venerdì 13 luglio 2018

Super-Cazzola del vitalizio con scappellamento a destra


Giuliano Cazzola ha espresso ai microfoni di Radio Cusano Campus tutta la sua disapprovazione nei confronti del taglio dei vitalizi varato ieri alla Camera.

Il buon Cazzola ha scomodato nientemeno che le leggi razziali del 1938 come metro di paragone di questa azione del governo: “Di Maio dice che oggi è una giornata storica per il taglio dei vitalizi? Anche le leggi razziali del ’38 erano storiche. La storia non ha sempre pagine gloriose, ha anche pagine vergognose. Questa è una pagina vergognosa.”

Me cojoni. Le leggi razziali, addirittura. Si paragona l’abolizione di un privilegio immorale e odioso ad una delle peggiori macchie della storia italiana. Chiedo scusa, ma mi pare che qui si rasenti il livello di cazzata madornale. Per non dire che il buon Cazzola (nomen omen) abbia pronunciato una clamorosa supercazzola del vitalizio con scappellamento a destra.

Ma chi è il nostro amico Giuliano (super)Cazzola? Ex sindacalista, ex socialista (un classico!), non a caso ex deputato con il Popolo della Libertà, ex consigliere del gigante politico Renato Brunetta, ex sostenitore di Monti e della legge Fornero, ex affiliato di Angelino Al Fano, da come possiamo intuire ne ha indossate di maglie. Tuttavia, Cazzola è considerato un “addetto ai lavori” in materia di pensioni e previdenza sociale, risulterebbe dunque essere una “autorevole” fonte a cui attingere sulla questione. Peccato però che si fatichi enormemente a comprendere come il taglio dei vitalizi possa essere anche solo pronunciato all’interno di una frase contenente “leggi razziali del ‘38”.

In che cosa, vorrei domandare, in che cosa questo provvedimento somiglierebbe alla vergogna delle leggi razziali? Ma soprattutto, possiamo sapere dal Sig. Cazzola per quale motivo il vitalizio dovrebbe esistere per i parlamentari, che altro non sono che cittadini eletti a funzioni pubbliche a cui peraltro la Costituzione assicura il mantenimento del posto di lavoro a termine del mandato? Costituzione alla mano, art. 51:

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Uno dei cavalli di battaglia del M5S, e di Grillo stesso in quanto fondatore del Movimento, non a caso è stato proprio questo. Certo, il taglio dei vitalizi non porterà risparmi esorbitanti né potrà essere sensibilmente utilizzato per le coperture finanziare necessarie per attuare il programma di questo governo. Tuttavia, rimane un’azione simbolica di grande potenza ed efficacia: un effettivo riavvicinamento della funzione pubblica elettiva al cittadino comune. Nell’art. 51, infatti, trovo che sia racchiusa un po’ tutta la “filosofia” iniziale dei 5 Stelle: tutti possono candidarsi a funzioni elettive e, se eletti, dovranno portare avanti il proprio dovere con dedizione e onore, fino a che, terminato il mandato, torneranno nella società “civile” con il posto di lavoro che avevano lasciato, garantito dalla Costituzione.

Perché è questa, in fondo, la vera essenza della politica: essere eletti in Parlamento a rappresentare le istituzioni nel rispetto della volontà degli italiani, portare a termine il proprio mandato e infine, semplicemente, farsi da parte lasciando il posto ad altri. Un servizio nobile e onorevole, seppur temporaneo: la Costituzione stessa ci insegna dunque che la politica non è da intendersi come carriera “a vita”, ma un modo di farsi servitori dello Stato per il bene comune e tornare infine alla propria quotidianità: senza privilegi, senza favori, senza fiocchi rossi. Semplici cittadini.

Se in passato avessimo avuto una classe politica competente, con un generoso ricambio generazionale, fatta da semplici cittadini e non “politici di professione”, al momento non avremmo questa Italia disastrata che vediamo purtroppo oggi. E di questo sono assolutamente certo.

martedì 10 luglio 2018

Le magliette rosse… e le teste vuote


C’è da distinguere, a mio avviso, tra due categorie di persone che hanno partecipato a questa pagliacciata inverosimile. L’iniziativa ha visto partecipare da una parte associazioni che hanno sempre fatto del concetto di “accoglienza a porte aperte a chiunque” una sorta di mantra. È un mantra che non condivido, ma queste persone hanno tutto il diritto di esprimere questa opinione. Guardando questa parte dei partecipanti alla manifestazione, mi dispiace quasi che non siano stati i soliti quattro gatti: sarebbero stati pochi, d'accordo, ma almeno non strumentalizzati e insozzati dalla peggior pseudo-sinistra di cui si abbia ricordo.

Ed è questa infatti la seconda categoria di persone e personaggi pubblici che hanno vestito la maglietta rossa: da personaggi di spicco come Saviano, Boldrini, Lerner fino agli sciocchi e utili idioti a loro servizio. Tutta questa gentaglia che ha ignorato il sangue e le difficoltà dei lavoratori, mentre i governi filoeuropeisti e filocapitalisti smantellavano i diritti e il mondo del lavoro. Erano tutti in silenzio quando il governo faceva sparire i soldi destinati alle popolazioni colpite da terremoto. Guardavano altrove mentre il governo regalava miliardi a banche private.

Adesso invece si riuniscono, sotto la bandiera comune dell’ipocrisia, per contrastare le morti nel Mediterraneo (morti, peraltro, in netto calo rispetto al 2017) anziché tentare di risolvere il problema alla radice: chi è che fa partire questi nuovi schiavi su barconi della morte con la promessa di un lavoro e di una nuova vita?

Le magliette rosse, quest’ultima categoria almeno, rappresentano il peggio del peggio di ciò che – ahimè – ci ostiniamo a chiamare “sinistra”. Una sinistra di traditori e utili idioti. Una sinistra da seppellire e rifondare dai veri principi che questi ignobili personaggi hanno dimenticato e sostituito con i dettami del pensiero unico dominante.

domenica 8 luglio 2018

Un vaccino obbligatorio contro la stupidità del pensiero unico


Vorrei fare una domanda a tutti quei pecoroni che si sono indignati di fronte alla circolare del Ministro della Salute Giulia Grillo: non mi rivolgo ai cosiddetti no-vax, con cui non ho nulla da spartire e che reputo una piccolissima (ma molto “chiassosa”) minoranza, piuttosto mi rivolgo a tutti coloro che si dicevano sostenitori della legge voluta dalla fortunatamente ex ministra Lorenzin, che dall’alto della sua nulla istruzione scientifica emanò tale obbrobrio.

La domanda è la seguente: per quanto sia ovvio che questa circolare non è una soluzione definitiva alla cosiddetta questione vaccini (tanto che è una semplice circolare, magnifici furboni), qual è il reale effetto di questo provvedimento?

Ve lo dico io: che moltissimi bambini vedranno riconosciuto il loro diritto, sancito dalla nostra Costituzione e da ogni più basilare buon senso, di accedere all’istruzione scolastica.

Quello che mi ha da sempre turbato maggiormente del decreto Lorenzin, tra le moltissime enormi mostruosità del suddetto, è proprio la cosiddetta “sanzione” nei confronti dei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli (che, appunto, è una sanzione nei confronti di bambini non certo capaci di intendere).

A parte il fatto che un simile obbligo vaccinale non è presente in nessun paese, e che questo decreto sia stato visto molto, ma molto male in ambito medico pediatrico (sono moltissimi i pediatri e le ostetriche che lo ritenevano un abominio, fate un giro in una ASL per credere) e per tale motivo avrebbe lasciato fuori i bimbi non solo dei cosiddetti no-vax, ma anche di molti altri che magari avevano solo qualche dubbio a riguardo, ma poi: che razza di “sanzione” sarebbe mai questa? Se i genitori decidono di andare contro la legge non vaccinando i propri figli, chi ne paga le conseguenze? Si va a colpire il diritto all’istruzione del bambino perché il genitore non rispetta la legge?

Solo una ministra criminale come la Lorenzin e solo un governo criminale come quello che abbiamo avuto in carica fino allo scorso marzo potevano concepire un simile abominio.

Detto questo, sono felice che questo non sia (come anche specificato dalla Grillo) un punto di arrivo, ma un punto di partenza, una misura provvisoria e urgente per permettere a molti bimbi, di fatto, di accedere all’anno scolastico il prossimo settembre. Ma questo non toglie che una legge appropriata e giusta vada fatta, perché aggirare la deplorevole Lorenzin con migliaia di autocertificazioni di dubbia veridicità non è certo la soluzione al problema ma un semplice trucco per permettere ai bambini di accedere all’istruzione obbligatoria. Non a caso la circolare è stata concepita assieme al ministro dell'Istruzione.

La strada giusta da percorrere in ambito di vaccini è una nuova legge che vada di pari passo con la corretta informazione scientifica, la consultazione con la medicina pediatrica per un corretto e misurato svolgimento del calendario vaccinale, la divulgazione di dati corretti e non controvertibili. Nel resto d’Europa, dove il “problema no-vax” non sussiste, utilizzano questi tre strumenti per far funzionare la questione vaccinale, non certo impedendo ai bimbi di andare a scuola. Robe che “nemmeno in Uganda”.

martedì 3 luglio 2018

Tre storie sportive ai tempi di Saviano il razzista


Vi voglio raccontare tre storie, tre belle storie di sport.

La prima è quella che sicuramente ormai già conoscete. È sulla bocca di tutti e tutti quanti ne parlano: le 4 meravigliose e velocissime atlete italiane che hanno conquistato l’oro nella staffetta 4x400 ai Giochi del Mediterraneo. Non voglio aggiungere parole a quello che è già stato detto, dato che purtroppo sono state spese fin troppe parole a riguardo, ma solo riflettere sul perché questa storia ha avuto una tale risonanza al contrario delle altre due storie che sto per raccontare.

La seconda storia è quella dell’intera spedizione italiana che, sempre ai Giochi del Mediterraneo, è al primo posto nel medagliere. Una grande storia di costanza, impegno, serietà e mentalità vincente. Una grande storia che purtroppo non finisce sulla bocca di tutti, resta silenziata nel marasma dell’informazione pubblica nel nostro paese. Ogni motivo di (sano) orgoglio nazionale resta muto e soppresso dall’informazione del pensiero unico. Per loro nessun titolone, nessuna gloria, nessun manifesto: solo un assordante silenzio.

La terza storia è quella di una straordinaria squadra italiana che nel 2017 ha stravinto la finale degli europei di basket, stracciando col punteggio di 26-8 la nazionale portoghese che peraltro giocava in casa. Questi “eroi” sportivi che dovrebbero farci riempire di orgoglio sono questi giovani ragazzi affetti dalla sindrome di Down. Nessun TG, nessun titolone, nessun Saviano, nessuno ne parlò come si deve, relegando questa grande notizia nei trafiletti delle pagine sportive.

Ecco, di queste tre storie, vorrei sapere dai vari Sig. Saviano di turno: perché della prima si parla e le altre si ignorano? Chi sono i razzisti: quelli che esultano per la vittoria in una disciplina sportiva (compiuta da chiunque a prescindere dal colore della pelle) o quelli che strumentalizzano volgarmente un episodio per sostenere le proprie (insostenibili e criminogene) tesi?

Il razzismo di Saviano è un razzismo al contrario, persino più pericoloso e spregevole di quello da lui (ingiustificatamente) paventato.

Concludo con una domanda: secondo voi, quale di queste tre storie aveva un qualche motivo di essere giustamente raccontata dai titoloni dei giornali? Quale di queste vi riempie maggiormente di orgoglio? Ma soprattutto: chi di voi ancora sopporta le spregevoli uscite di questi buonisti razzisti al contrario come il “nostro” Saviano?

domenica 24 giugno 2018

I saputelli non piacciono a nessuno



Sta girando in internet, divulgata da fonti principalmente (quasi esclusivamente) di sinistra, una vignetta che illustra la percentuale di analfabetismo funzionale in Italia (47% fonte Human Developement Report 2009).

Queste persone, evidentemente, puntano il dito contro i presunti “analfabeti” e contro quella che sarebbe la loro vera colpa. L’ignoranza? La scarsa informazione? No, assolutamente no: la loro vera colpa risiede nel fatto che questi “analfabeti” votano.


Cari radical chic de sinistra, mi verrebbe da dire come il buon Sheldon Cooper nella famosa serie TV: “I saputelli non piacciono a nessuno!”. Tuttavia, se il problema fosse semplicemente la spocchia e l’antipatia di questi “saputelli”, non ci sarebbe molto da discutere. Il problema è proprio la presa di posizione di questa “democratica” gentaglia.

A quanto pare, secondo i nostri amici, questi “analfabeti” dovrebbe avere accesso limitato al voto. Una sorta di suffragio universale honoris causa: il diritto di contare dovrebbe essere guadagnato, non acquisito dalla nascita.

Cari saputelli sinistrati, la vostra non è solo un’offesa nei confronti delle persone che voi tacciate come “analfabeti” semplicemente perché non votano come voi, ma nei confronti di secoli di sudore, battaglie, sacrifici e morte per conquistare quell’unico diritto che ci rende eguali nella moderna democrazia rappresentativa.

Sono convinto che il cittadino “modello”, affinché il problema dell’analfabetismo funzionale venga risolto alla radice, debba puntare il dito contro la malapolitica, l’informazione distorta (certificata da anni a livello internazionale, con l’Italia in costante stato di “informazione semi-libera”), la condizione di scatafascio in cui sta cadendo la nostra scuola, la scarsa propensione delle televisioni per seri programmi di divulgazione e informazione, la dilagante ignoranza diffusa nel Paese, la cultura della moda e del consumo promossa dai media, e chi più ne ha più ne metta; al contrario, il radical chic sinistrato preferisce inveire contro le persone (mai il problema) e lamentarsi del loro diritto di votare – da bravo democratico qual egli è!

Che poi, se proprio dobbiamo essere cattivi, stiamo un attimo al gioco dei nostri cari amichetti e facciamo finta che – come affermano con spiazzante leggerezza – gli “analfabeti” siano effettivamente quella metà di italiani che vota 5 Stelle, che vota Salvini, che si astiene, che prende posizioni in conclusione avverse a quelle dettate dal pensiero unico dominante. Allora in questo caso dico: che Dio mi guardi bene da coloro che hanno raggiunto un elevato livello di “alfabetizzazione”!!! Questi sono quelli che si vantano del loro (presunto?) livello di cultura e di alfabetizzazione, facendosi scherno della “plebe” che non è al loro stadio, e poi? E poi votano Renzi, vedono di buon occhio Berlusconi, si fanno prendere per il naso dai mezzi d’informazione che ci hanno trascinato ai minimi storici per libertà di stampa e dai politici che ci hanno portato ad essere uno dei paesi più corrotti d’Europa!

Per cui, cari boriosi "compagni", molto meglio essere considerato un “analfabeta funzionale” (ma da chi poi?) piuttosto che essere uno come voi.

lunedì 18 giugno 2018

Caro Francesco, lascia perdere il nazismo


La stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione si sta concentrando su alcune delle parole pronunciate da Papa Francesco riguardo al tema della famiglia. Ci si sofferma, forse anche eccessivamente, sul mancato riconoscimento da parte del capo della Chiesa cattolica delle cosiddette “famiglie Arcobaleno”. Questo indubbiamente perché la Chiesa ha volutamente fatto eco alle parole del neo ministro della Famiglia, il leghista Fontana, il quale era stato punzecchiato dalla stampa per le sue posizioni “conservative” riguardo alla famiglia tradizionale.

Intendiamoci, su questo non c’è niente di strano. È assolutamente ovvio che la Chiesta mantenga una certa posizione riguardo all’allargamento della parola “famiglia” anche a coppie omosessuali. Chi si aspettava qualcosa di diverso, beh… a loro consiglio di ricordarsi che è dell’istituzione più conservatrice della storia dell’umanità che stiamo parlando. Chi parla di “Papa Francesco che mette in pausa la rivoluzione” non sa cosa dice: di quale rivoluzione poi stiamo parlando? Nella forma Francesco sta, , portando una certa novità, ma nella sostanza non potrà mai e poi mai, neanche volendo, discostarsi anche solo minimamente dalla “dottrina” ufficiale.

Inoltre, se proprio vogliamo dirla tutta, le opinioni di Fontana non sono neanche così sballate. È un punto di vista decisamente conservatore, questo sì, ma che comunque non arretra di un passo rispetto ai diritti già ottenuti in materia, almeno giudicando dalle sue intenzioni come ministro. Ma mi riservo il diritto di aggiungere due parole sul tema della famiglia a brevissimo su questo blog.

Dove casca l’asino nelle parole di Papa Francesco è qui:
“E’ di moda, abituale, quando in gravidanza, se si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è ‘lo mandiamo via?’ L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente. Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi.”
Calma, Franceschino, stiamo molto calmi. Questa non è una presa di posizione né consona alla natura della Chiesta, né legittima da punto di vista etico.

Vogliamo parlare del fatto che sia giusto o meno poter ricorrere all’aborto nella fase iniziale della gravidanza? Facciamolo, per carità: il dibattito è più che aperto. Ma non tiriamo in ballo il nazismo. Il nazismo era un’altra cosa. Per di più, spinta da tutt’altre intenzioni rispetto a chi, magari pure in difficoltà economica, decide di interrompere una gravidanza semplicemente per non mettere al mondo un essere umano con gravissimi problemi di salute in serie difficoltà socio-economiche. Ripeto: può essere giusto o meno. Ma vedere dietro a questa decisione (una decisione peraltro cruciale e drammatica, che segna irrimediabilmente la vita di una coppia) l’intenzione di “preservare una razza” e farlo con i guanti bianchi è quantomeno follia. Follia completa. Perché Francesco non parla piuttosto delle enormi difficoltà che attraversano la società civile specialmente nel nostro Paese, e non fa qualcosa di concreto per aiutare le famiglie che hanno figli in simili difficoltà? È forse meglio tacciare di nazista chiunque non la veda come Mamma Chiesa?

E qui mi riallaccio al tema dei giornali e dei mezzi d’informazione in generale: perché mai dovrebbe far notizia un Papa contrario alle famiglie Arcobaleno, mentre invece un Papa che parla di aborto come del nazismo passa quasi in secondo luogo? Forse sto esagerando io, chissà, ma questa mi pare un’uscita tristemente infelice sulla quale l’opinione pubblica dovrebbe quantomeno interrogarsi. Anche forse per smettere di dipingere un Papa – per carità, moderno, umile e dai modi più pacati rispetto ai suoi predecessori – come una sorta di rivoluzionario quale non sarà mai, né lui, né i suoi successori.

domenica 17 giugno 2018

La dura vita del “giustizialista”


Ora, tutto d’un tratto, come per incanto, tutti i politici e media diventano improvvisamente giustizialisti. Con la vicenda dello stadio della Roma, a quanto pare, sono stati tutti folgorati dallo spirito santo del giustizialismo.

Ridicoli. Semplicemente ridicoli. A parte il fatto che questo presunto dibattito sul giustizialismo è tutto sbagliato, a partire dalla parola stessa, che vuol dire tutt’altro. Ma qui stiamo parlando di un consulente assunto dai 5 Stelle su cui non si celava assolutamente alcun dubbio, anzi. Le ottime referenze si vedevano anche dalla gestione dell’Aams a Livorno, salvata dal team guidato da Lanzalone e per la quale Lanzalone si è fatto ben vedere dai 5 Stelle che lo hanno portato a Roma.

Fino a ieri, cene con mafiosi (mentre si era a conoscenza che fossero mafiosi) non erano mai state un problema. Lo spirito “garantista” regnava sovrano su tutte le questioni giudiziarie riguardanti esponenti politici dei partiti “governativi”. Oggi invece, si chiede la testa di Virginia Raggi e di tutto il M5S perché non sapevano che cosa stesse facendo un consulente da loro assunto.

La realtà è che la differenza si vede eccome, rispetto alle modalità utilizzate in precedenza. Oggi, se si scopre quello che si è scoperto in questi giorni, vai a casa. Dimissioni immediate, senza storie. La dura vita del giustizialista. Non si parla di “giustizialismo” a vanvera, di “giustizia a orologeria” o di “magistratura politicizzata”. Si scartano le mele bacate, punto e basta. Se le mele bacate fossero state scartate in questo modo dalla politica che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, oggi non ne rimarrebbe quasi nessuno.

Quello che sta passando sempre di più all’opinione pubblica, oltre alla clamorosa conferma (come se ne servisse una) della macchina del fango dell’informazione nei confronti dei partiti cosiddetti “antisistema”, è che nella gestione 5 Stelle di Roma, chi sbaglia paga. Mentre i 27 arrestati tra Pd e Forza Italia, non solo non fanno più notizia, ma all’interno del partito nulla cambia, nessuno agisce, nessuno si interroga come migliorare la selezione della classe dirigente.

Perché mentre i meccanismi di selezione dei 5 Stelle, come ho scritto anche in passato, sono ancora piuttosto deboli e molto migliorabili (questo episodio servirà senz’altro da lezione), quelli dei partiti “tradizionali” sono e restano quello che sono sempre stati: una losca e disdicevole spartizione di poltrone condotta con personaggi di dubbia onestà.

E un’ultima parola per quanto riguarda i mezzi d'informazione: questi che oggi chiedono la testa di Virginia Raggi, sono gli stessi che tutt'ora non hanno nulla da eccepire sulla presenza di Silvio Berlusconi in politica, che ieri minimizzavano sulla situazione della Capitale, pre-M5S. Mafia Capitale, signori, Mafia Capitale. E un simile sistema certamente è difficile da smantellare, in particolar modo in un paese come il nostro. E non dimentichiamoci anche che se le richieste di dimissioni della Raggi fossero un minimo fondate, la Sindaca di Roma sarebbe andata in tribunale come imputata, non certo come testimone.

Quello che questa informazione marcia forse ancora non ha capito è che il metodo Raggi (inteso come il fango continuo che hanno gettato su Roma cercando di danneggiare la cosiddetta “antipolitica”) ha portato i 5 Stelle al governo. Ora sembra che lo vogliano applicare su scala nazionale. Vi immaginate i risultati?

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