venerdì 28 giugno 2013

Decreto di Propaganda

Ricapitoliamo un attimo questa storia del decreto di Letta sul lavoro, perché qui sembra che il problema sia che Beppe Grillo lo ha letto male, non che questo decreto sia l’ennesima presa di culo del governo-inciucio nei confronti del Popolo italiano.


Prima ancora di analizzare il contenuto del decreto è bene soffermarsi sulla successione cronologica dei fatti. Il giorno precedente, il governo proclamava “Sì agli F-35” (inutili e costosi strumenti di guerra, non di difesa, non di protezione, ma di guerra). La mattina successiva bocciava la proposta di reddito di cittadinanza avanzata dal MoVimento 5 Stelle e appoggiata da Sel. Nel frattempo diceva di doverci “pensare su” a proposito degli F-35. Guardate in che modo meschino e subdolo fanno in modo (i governi e i loro servi dei media) di farti arrivare le notizie: dopo una giornata tragica (per il governo) in cui approvavano l’investimento degli impopolari cacciabombardieri (aggravata ancor di più dalla gaffe mostruosa di Boccia, Pd), la notizia del soffocamento della mozione per il reddito minimo garantito sarebbe stato un altro duro colpo da mandare giù per il governo Letta-Alfano. Sì alla guerra, chissenefrega dei lavoratori. Il messaggio ad arrivare nelle case degli italiani sarebbe stato questo. Ma il nostro governo, che ben conosce i meccanismi della propaganda, arriva al TG delle 20 con la notiziona da prima assoluta: 250.000 posti di lavoro per i giovani! Sticazzi. Nessuno parla più degli F-35 e del fatto che il governo ne abbia approvato l'acquisto entro sei mesi. Nessuno parla più della bocciatura del reddito minimo. Si parla solo della grande conquista del Nipote Letta per combattere la disoccupazione giovanile. La stampa di regime esegue. Il governo ringrazia. Mi torna in mente ancora V per Vendetta, in cui quel giornalista diceva: “il nostro compito è riferire le notizie, non fabbricarle: quello è compito del governo”. Ma non finisce qui: il problema, a quanto pare, non è cosa ci sia scritto nel decreto, ma che Grillo abbia letto male il suo contenuto (cosa che oltretutto aveva fatto anche Repubblica poche ore prima, cliccate qui per vedere la versione non corretta dell’articolo, che io saggiamente avevo stampato). Il massimo del servilismo giornalistico e della anti-informazione. Parlano di qualsiasi cosa, basta distrarre le masse dal fatto.

E il fatto qual è? Il fatto, signori, è che qui ne abbiamo piene le balle di farci prendere in giro. Vediamo nel dettaglio queste benedette 3 casistiche con cui, essendo inquadrati in almeno una di queste ed avendo tra i 18 e i 29 anni, l'azienda può ricevere incentivi per l’assunzione:
  1.  Essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
  2.  Essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;
  3.  Essere lavoratori che vivono da soli con una o più persone a carico.

Punto primo. Sei mesi (almeno) di totale disoccupazione. Il che significa che automaticamente tagliamo fuori qualsiasi giovane che abbia lavorato non a nero anche solo 2 settimane in bar nell’arco di 6 mesi. Hai lavorato in un ristorante per un periodo di circa 3 mesi durante la peak season? Allora sono cazzi tuoi. La prossima volta fatti pagare in nero almeno Letta ti aiuta.
Punto secondo. Devi essere un semianalfabeta. Mi domando e dico, ma quanti giovani oggigiorno non finiscono neanche un istituto professionale o un liceo superiore? Non siamo più negli anni 50, ragazzi. Oggi tutti finiamo questi studi. Qui si parla di una cifra talmente piccola di giovani che siamo a livelli infinitesimali. Ma la cosa più bella mica è questa: mi spiegate perché questo decreto favorisce chi non ha studiato? Cioè, io ho davanti un mezzo analfabeta e un laureato, entrambi disoccupati. Tu, Stato, mi incentivi ad assumere il primo dei due? Ecco dunque la seconda perla di Letta: hai studiato? Hai una cultura e delle competenze? Allora sono (ancora una volta) cazzi tuoi. Roba da matti.
Punto terzo. Devi essere un lavoratore sotto i 30 con una persona a carico. Mmmm. Interessante. Soprattutto nel paese in cui esistono ancora migliaia e migliaia di “giovani” di 35-40 anni che ancora vivono con i genitori. I famosi bamboccioni. Dai, sul serio, parliamone un attimo: quante decine di persone in Italia rientrano in questa ultima casistica? È talmente una briciola in confronto a quello che si dovrebbe fare per combattere la disoccupazione giovanile, che ho perso già troppo del mio tempo a parlarne.

Ecco cosa conteneva questo miracoloso decreto. NULLA. Il nulla più totale. Ma aveva una caratteristica: il proclamone pronto per andare in tutte le case degli italiani al TG delle ore 20. Non si parla delle questione vere, si fa unicamente propaganda governativa, e si rimarca che Beppe Grillo non sa leggere perché nel post ha scritto che il decreto non avrebbe portato lavoro a nessun giovane, in quanto nessun giovane ha queste 3 caratteristiche assieme allo stesso tempo. Peccato che nel suo post, Beppe Grillo aveva ragione comunque, nonostante l’errore: questo decreto è pura propaganda, una presa di culo, e non porterà lavoro a nessuno. Poco importa che avesse ragione, i giornali e le TV riferiscono solo quello che vuole il governo.

Con tanti saluti a quelli che dicevano che i fascisti erano i grillini.
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