mercoledì 5 giugno 2013

Io non voglio più pagare Repubblica



Basta, basta, basta. Siamo arrivati alle comiche.
Laura Castelli (M5S) durante un (ottimo) intervento su TAV, grandi appalti, mafia e camorra, ha pronunciato questa frase: “Io a questi attori sì, che darei l’olio di ricino”, riferito alle ditte che inquinano gli appalti,  in chiave mafiosa. In precedenza, Stefano Allasia (Lega Nord) ha affermato infatti “Forse vi servirebbe un po’ di olio di ricino per capire”, frase rivolta ai manifestanti NO TAV.
Marco Bracconi di Repubblica ha pensato bene: “Noooo, una parlamentare 5 Stelle che pronuncia in aula le parole OLIO DI RICINO?!? Bellooo!” e ancora “Facciamo così: io adesso mi invento che il M5S vuole dare l’olio di ricino ai giornalisti, mi guadagno la prima pagina nella home page di Repubblica, e mi faccio un paio di giorni di gloria, che prendersela con il M5S dà tanta visibilità!”.
La sua lettera pubblicata sulla home page di Repubblica:

Cara onorevole Castelli. Lei è una parlamentare della Repubblica, e come tale merita rispetto. E il rispetto si esprime in tanti modi. A volte, anche, ricordando a chi parla a vanvera il significato delle parole.
Così, a Lei che onorevolmente discetta in aula di olio di ricino da somministrare ai giornalisti, va ricordato che il suddetto olio vegetale, estratto dalla pianta del ricino e ottimo lubrificante, è servito qualche anno fa a seminare non il terrore, ma l’umiliazione. Non la violenza ma qualcosa di peggio, la denigrazione del corpo, delle sue funzioni e della sua proprietà: l’individuo.
A Lei, che onorevolmente motteggia sull’olio di ricino, ricevendo gli applausi dei suoi altrettanto onorevoli colleghi, va ricordato che l’olio di ricino  era il regalo che alcuni baldi movimentisti recapitavano in casa alle persone per punirle di quel che erano. Nel modo più schifoso. Purgando fino alle sofferenze il corpo, per distruggere le idee.
Questo era il suo tanto onorevolemente evocato olio di ricino. E Le auguro, in tutta la sua vita, di vivere sempre in un Paese dove questa roba è scritta solo sui libri di storia, e non nei verbali di un Parlamento liberamente e democraticamente eletto.
Nell’attesa di meritare la Sua purga, e aspettando il momento in cui Lei avrà finalmente il potere per somministrarla, io provero’ intanto a vergognarmi un po’ al Suo posto. Esercizio che, glielo assicuro, non è affatto difficile.

Non appena Repubblica si accorge della figura di merda, toglie l’articolo di corsa, ma non tanto di corsa perché qualcuno sul web aveva scattato lo screenshot della pagina e ha conservato l’articolo. Bella cosa la Rete eh? Le balle vengono a galla così facilmente. Infatti, adesso la lettera di Marco Braccobaldo Bracconi spopola sul web, ridicolizzando Repubblica e l’intera stampa italiana.
Ma vediamo ora gli importi (fonte del 2010) dei finanziamenti pubblici ai giornali:


Ecco, sia chiaro, questa storia deve finire. Fai un giornale serio, bello, ben fatto, con brave persone e bravi giornalisti che ci scrivono, non ti inventi balle, non fai politica, ma fai informazione? Ti comprano i lettori e ti finanziano. Fai un giornale palesemente di partito, fazioso, pieno di balle e scemenze, fai pessima informazione? CHIUDI! Benvenuti nel libero mercato, non l’ho certo inventato io.

Io non voglio più pagarli questi parassiti, che succhiano soldi e linfa vitale alla nostra democrazia e alla nostra informazione. L’Italia è al 57esimo posto nel mondo per libertà di stampa. E voglio che le proposte del V2-Day del 2008 vengano discusse e approvate in Parlamento. Ne va della nostra libertà di stampa.
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