sabato 29 giugno 2013

Mi informo, dunque sono

Per riuscire a cambiare finalmente questo paese è essenziale che tutto parta dall'informazione. È inutile girarci intorno. L'attivismo, le iniziative popolari, il rispetto di tutta la cittadinanza, il rispetto delle leggi, il comune senso civico sono tutte belle cose. Belle cose che però non potranno mai diffondersi su larga scala a livello prima locale e poi nazionale senza una corretta informazione.


L'informazione è tutto. Ciò che vedi, ciò che percepisci, ciò che sai. La tua cultura, persino la tua sensibilità sono direttamente conseguenti dalle informazioni che il tuo cervello riceve. Una volta assimilato questo concetto, capiamo quanto sia importante la qualità delle informazioni che riceviamo, la loro fondatezza e verità. Tutto quello che noi percepiamo dovrebbe arrivarci direttamente senza filtro alcuno, o almeno senza che qualcuno lo filtri con secondi fini: ci sono modi e modi di dare le notizie. Qui in Italia ad esempio, come in molti altri paesi, abbiamo alcune categorie: ci sono i giornalisti che fanno bene il proprio lavoro (pochissimi), ci sono quelli che danno notizie false o completamente distorte (per favorire il proprio partito “portettore” o anche “datore di lavoro” in certi casi), e infine ci sono quelli (più abili e sicuramente più insidiosi) che danno una notizia vera, presentandoti un fatto vero, ma stravolgendone il significato con la forma. Quest’ultima categoria è la più insidiosa perché tende a “mascherare” un atto di propaganda spacciandolo per buona informazione: la forma giornalistica è chiara, sembra riportare fedelmente un fatto, ma presenta la notizia in modo tendenzioso e profondamente studiato, in modo da farti recepire un messaggio ben preciso, invece del fatto di cronaca. Tutta la valanga di articoli, dall’Huffington Post al Corriere, che hanno trattato del recentissimo decreto sul lavoro del governo Letta-Alfano, sono un eccellente esempio di quest’ultima categoria. Tutti articoli “formalmente” impeccabili, ma tutti con una peculiarità comune: alla fine dell’articolo, il messaggio che ti arriva è che il governo ha promosso un decreto per combattere la disoccupazione giovanile, Letta ha annunciato 250.000 posti di lavoro in arrivo per i giovani, e Beppe Grillo ha scritto un post sul suo blog in cui male interpreta il testo del documento. Tutte informazioni giuste, tutti fatti accertati. Peccato però che nessun articolo sottolinei come i provvedimenti presi dal governo non porteranno a 250.000 posti di lavoro, ma se va bene al massimo a 10.000! Si maschera da informazione corretta un atto di pura propaganda governativa. Si presentano i fatti in modo tale che al tuo cervello arrivi la “verità” secondo cui Grillo sbaglia e non sa leggere, mentre Letta fa buone cose per i giovani. Niente di più lontano dalla realtà. Concentrano la tua attenzione sul dito, invece di mostrarti la luna. Questi giornalisti sono i peggiori, peggio anche di Emilio Fede. Fede lo sai che non sarà mai obiettivo, lo sai che si inventa le cose di sana pianta, essendo al servizio di Berlusconi. Questi invece sono lupi travestiti da pecore. E dobbiamo fare molta attenzione a questi in particolare, perché sono proprio costoro che manipolano quotidianamente la nostra concezione di verità.


Bisogna capire anche che il peggior modo di informarsi è proprio leggere i giornali e guardare la TV. Se si legge Noam Chomsky (“La democrazia del Grande Fratello”) si possono trovare ottimi consigli. Nella sua lettera “Che cosa rende conformisti i media più importanti” si legge che i giornali, quelli più “autorevoli” non vivono certo di introiti, di incassi, di quante copie del giornale riescono a vendere. Anzi, parlando dei giornalisti che arrivano ai maggiori quotidiani nazionali, afferma che “il punto è che non sarebbero lì, se non avessero già dimostrato che nessuno dovrà dire loro cosa scrivere, perché loro scriveranno da soli la cosa giusta”. Il grande quotidiano è “una grande impresa e vende un prodotto. Quel prodotto è l'audience. Il giornale non fa soldi quando lo comprate. Chi lo gestisce è felice di metterlo gratuitamente sul web. Probabilmente, quando lo comprate, il giornale ci perde. Ma è il pubblico il loro prodotto. Il prodotto è un settore di privilegiati, come le persone che pubblicano i giornali, ossia, quelli che nella società prendono le decisioni che contano. Bisogna vendere un prodotto a un mercato, e il mercato, ovviamente, è quello della pubblicità (il che significa altre imprese). Che si tratti della televisione, dei giornali o di qualunque altra cosa, i media vendono il pubblico. Grandi corporation private vendono pubblico ad altre grandi imprese private. Nel caso dei media di élite, si tratta di grossi affari.

E c’è tutto un iter che porta inevitabilmente al conformismo. Aggiunge Chomsky: “Quelli fra voi che hanno frequen­tato l'università, sanno che il sistema scolastico è profondamente strutturato in modo da ricompensare il conformismo e l'obbedienza; se non ti uniformi a quel modello, sei un piantagrane. Quindi, si tratta di una sorta di filtro per cui alla fine le persone che pensano onestamente (cioè non mentono) interiorizzano lo schema di convinzioni e di orientamenti del sistema di potere in cui vengono formati.
Trascrivo quasi integralmente un passaggio in cui Chomsky spiega in modo esemplare come funziona il potere: “Tipicamente, vi sentirete dire [...] che il grosso pubblico è costituito da "estranei ignoranti e impiccioni". Dobbiamo tenerli fuori dall'arena pubblica perché sono troppo stupidi, e se entreranno in gioco, faranno solo guai. La loro funzione è di essere "spettatori", e non "partecipanti". Di tanto in tanto, hanno la possibilità di votare, scegliendo uno fra "noi", ossia gli intelligenti. Ma, dopo, se ne devono tornare a casa a fare qualcos'altro, come guardare le partite di football. I partecipanti sono quelli che vengono definiti "uomini responsabili", e l'intellettuale con un ruolo istituzionale, naturalmente, è sempre uno di loro. Que­sti ultimi non si chiedono mai cosa li rende "uomini responsabili", mentre altre persone [...] finiscono in galera? La risposta è ovvia. Loro sono obbedienti e subordinati al potere, mentre l'altro è indipendente. Ma loro, naturalmente, non si pongono nemmeno la domanda. E' per questo che si ritengono gli "uomini responsabili" chiamati a gestire il potere, mentre il resto della gente deve restarne fuori. E "noi" non dovremo soccombere [...] ai «dogmatismi democratici che dipingono l'uomo come il miglior giudice dei propri interessi». Non lo è. E’ un cattivo giudice, sicché le persone responsabili devono occuparsi dei loro inte­ressi al posto loro e a loro beneficio. In effetti, questa dottrina è molto simile al leninismo. Noi facciamo le cose per voi, e lo stiamo facendo nel vostro interesse. Io ho il sospetto che sia questo, in parte, il motivo per cui storicamente è stato così facile per molta gente passare da un entusiastico fervore stalinista a un appoggio incondizionato alla potenza americana. La gente si sposta con grande rapidità da una posizione all'altra, e il mio sospetto è che questo dipenda, fondamentalmente, dal fatto che si tratta sempre della stessa posizione. In realtà non ti stai muovendo più di tanto. Stai solo facendo una diversa valutazione dei luoghi dove risiede il potere.

Ma come fare dunque? Le TV sono piene zeppe di questi lupi travestiti da pecore, i giornali ancora peggio, perché spacciando una presunta maggiore “autorevolezza” rischiano di farti prendere per buone le peggio balle, senza parlare della Rete, in cui vere e proprie Balle Spaziali si aggirano con bufale, anti-bufale e pure cazzate senza, il più delle volte, il benché minimo controllo. La Rete è e rimane uno dei pochi strumenti per difendersi dalle balle quotidiane che ci vengono propinate, ma non per questo va idolatrata come verità assoluta.
La soluzione risiede unicamente in noi stessi. Dobbiamo farci una corazza, imparare a distinguere le notizie dalla propaganda. Capire finalmente che siamo in un paese in cui, purtroppo, le notizie non te le danno: devi andare a cercartele. Una volta capito questo, potranno cominciare a cambiare molte cose in Italia. Fino ad allora, andremo solo verso la catastrofe.

Una volta capito il Potere, e di conseguenza chi detiene l’Informazione, possiamo capirne i meccanismi e riuscire a leggere tra le righe: il nostro cervello a quel punto non si limita a recepire le informazioni e ad assimilarle; non si limita più nemmeno a recepirle e ragionarci su come faceva prima, in modo (per quanto potesse sembrarci “libero” e “indipendente”) estremamente indotto e conformista; solo dopo aver capito questi meccanismi, il nostro cervello è in grado di analizzare in senso veramente critico le informazioni che gli arrivano, da ogni direzione. E’ un po’ come nella musica: fino a quando non conosci la teoria musicale, quello che ascolti ti arriva in un certo modo, ma via via che impari a conoscere quelle teorie, quelle tecniche, quelle armonie particolari, vedi tutto in chiave diversa. Noti aspetti che non avevi notato prima, apprezzi sfumature che non potevi riconoscere, riesci a leggere un linguaggio che prima ti era sconosciuto.
Dobbiamo allenare costantemente il nostro cervello a sfondare quel muro di superficialità che i media, tutti quanti, ci costruiscono dinnanzi per sbarrarci la strada della conoscenza. La manipolazione mentale è qualcosa di molto meno fantascientifico di quello che alcuni tendono a farci credere. Non ci sono raggi alfa, MK ultra, strane scie nel cielo che ci ipnotizzano, facendoci cadere nel conformismo e nell’obbedienza, ma qualcosa di molto meno “alieno” e molto più propriamente “umano” che vuole allinearci tutti con le spalle allo stesso muro. Ci sono puri e semplici interessi di una classe dirigente dominante che per niente al mondo desidera far salire il cittadino semplice sopra lo stesso piedistallo degli “uomini responsabili di cui parlava Chomsky. Faranno di tutto per evitare che tu possa realmente partecipare attivamente alla vita democratica del tuo Paese, e le decisioni che contano verranno prese sempre dagli stessi. Il loro mezzo principale (non l’unico, ma il più determinante) è l’informazione.

Ribaltare il valore dell’informazione, capirne i meccanismi, assimilarne le tattiche e reagire di conseguenza con un’analisi critica e realmente anti-conformista: questo è il viatico che nella nostra vita ci può portare alla libertà, quella vera. L’informazione ha plasmato il nostro modo di pensare e di vedere le cose. Ha plasmato noi stessi. Non lasciamoci plasmare da chi non ne ha il diritto. Diventiamo padroni di noi stessi.
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