martedì 11 giugno 2013

Re Giorgio e Papa Francesco


Pochi giorni fa (Sabato 8), durante l’incontro tra Giorgio Napolitano e Papa Francesco, il Presidente della Repubblica ha tributato il suo omaggio, a nome di non si sa quale Popolo italiano, alla figura del Papa. Premetto che il nuovo Papa non mi dispiace. Le ombre sul suo passato non mi sembrano eccessivamente pesanti e le sue prime parole, i suoi primi gesti, hanno preso una direzione che non pensavo potesse prendere oggi la Chiesa Cattolica (dopo Benedetto XVI meno che mai), anche se fino ad ora si è trattato pur sempre di gesti, di simboli, non di fatti concreti. Ma diamogli tempo.
Quello che invece non accetto, è che il nostro Presidente della Repubblica vada a titolo non personale, ma quale rappresentante del Popolo italiano, a rendere omaggio ad un Papa, utilizzando espressioni e pensieri che non risiedono in alcun modo nel concetto di laicità dello Stato.

Ma ascoltiamo ora le parole di Re Giorgio II.
  • Assolvo oggi al tradizionale ma non formale compito di porgere il deferente, solenne omaggio dello Stato Italiano al nuovo Pontefice.” Mettiamoci in testa un concetto che sta alla base della laicità di qualsiasi Stato: il Papa, oltre ad essere il capo “spirituale” di quella che è solo una tra le tante confessioni religiose presenti nel mondo, è anche il capo dello Stato Vaticano (sovrano assoluto, come recita l’art. 1 della Legge Fondamentale). Quando viene nominato il nuovo Capo di Stato in Danimarca, non mi risulta che gli svedesi o gli olandesi vadano a rendere il loro “deferente e solenne omaggio”. Giusto? Potrei capire fargli gli auguri per il suo pontificato! Ok, ma per quale motivo dobbiamo essere deferenti e solenni?
  • Ella è già divenuta figura familiare e cara agli italiani.” Con quale autorità il nostro Presidente della Repubblica parla in questo modo, arrogandosi il diritto di esprimere una sua opinione personale spacciandola come il pensiero degli italiani?
  • Si sente poi parlare Napolitano della necessità di cambiamento. Beh, in questo mi sento di spezzare una lancia in favore della Chiesa che, almeno a parole (ma è già qualcosa) ha intrapreso, con le dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio, un cammino di cambiamento che la politica italiana non sa neanche dove sta di casa. Ma come? Parla proprio Herbert Von Napolitaner? Al suo secondo mandato? Il quale ha nominato il governo meno rivolto al cambiamento nella storia della Repubblica italiana? Ma forse non è di questo cambiamento che Napolitano parlava: “Il cambiamento che si pone in Italia non può non toccare anche i comportamenti diffusi, allontanatisi gravemente da valori spirituali e morali che soli possono ispirare la ricerca di soluzioni sostenibili ai nostri problemi.” Quindi i problemi dell’Italia vengono da un allontanamento dai valori della Chiesa? Mi dispiace, ma il capo di uno Stato laico non può parlare così. Specialmente se in Italia abbiamo ben altri problemi che l’allontanamento dai valori spirituali della religione cattolica.
  • L’affermazione a mio avviso più grave di Giorgio Napolitano, è quella in cui afferma che “sulle solide basi poste dalla nostra lungimirante Costituzione, […] le istituzioni repubblicane e la Santa Sede sono protagonisti e guide di una limpida collaborazione […] per il bene del Paese”. In un paese laico, le istituzioni dello Stato e quelle di una qualsivoglia dottrina religiosa non devono mai, per nessun motivo, entrare in collaborazione: ne va della laicità, della democrazia, della tutela dei cittadini di qualsiasi orientamento politico e religioso. Non mi interessa quanti cattolici ci siano in Italia (non cito un dato perché il numero dei battezzati non è chiaramente lo stesso dei praticanti, ne sono la conferma vivente io che scrivo) ma questo non significa niente. La Repubblica dovrebbe tutelare, in egual misura, ogni cittadino nella sua specifica e particolare religiosità. Il cattolico deve essere libero di essere cattolico, il musulmano di essere musulmano, l’ebreo di essere ebreo e l’ateo di non credere. Nessuna istituzione deve affiancarsi in nessun modo ad alcuna organizzazione religiosa. Farlo è un atto violento e arrogante nei confronti di chiunque non la pensi come l’organizzazione religiosa predominante. Su questo punto voglio essere chiaro: non è una questione di anti-cattolicesimo, se fossimo in un paese in cui la maggioranza dei cittadini è di un’altra Fede, il discorso sarebbe il medesimo. Nessuna religione ufficiale, nessuna sponsorizzazione religiosa: è l’unico modo per permettere a tutti di esprimere la propria fede (o la propria non-fede).
Le “vassallate” a piena lingua del nostro Presidente della Repubblica mi offendono, in quanto cittadino italiano, in quanto laico, in quanto italiano libero. Stato italiano e Stato vaticano non devono incontrarsi “sulla strada che unisce i due Colli”, ma al massimo coesistere nello stesso ambiente (geografico) garantendo la libertà di scelta di ogni singolo cittadino italiano. Qualsiasi atto contrario è pura e semplice sudditanza, finta moralità e calpestamento dei diritti fondamentali di ogni uomo.
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