mercoledì 12 giugno 2013

Report e quella sporca inchiesta


So che sono passati già diversi giorni da quell’inchiesta, ma ci tengo a fare alcune osservazioni circa il servizio di Report sul M5S.

Cominciamo subito dando una lezione di giornalismo: se una persona non è disponibilie ad essere intervistata o a rilasciare motivazioni, il fatto non legittima a diffamare questa pubblicamente sostenendo come giustificazione che se si fosse fatta intervistare avrebbe potuto dire la verità. Prima viene realizzato il proprio servizio a discredito atto a suscitare indignazione, per poi dichiarare che se sono state dette cose non vere, saranno pubblicate le correzioni. Ottimo: anziché lavorare sulle fonti, e portare fatti concreti al pubblico televisivo, invento, suppongo, lavoro di fantasia. Prima ti sputtano, poi ti lascio diritto di replica. Non è corretta informazione.

Un’altra premessa: in Italia si cerca sempre la trasparenza tra i più onesti, facendogli le pulci in ogni modo possibile, ma mai tra i potenti e i disonesti. Io questa energia, questa cattiveria (giornalistica), questo desiderio di informare, lo vorrei vedere prima di tutto rivolto contro i partiti che hanno rovinato il nostro Paese. Solo allora si potrà dire che non è in atto un attacco mediatico contro il MoVimento 5 Stelle (cosa peraltro confermata dallo stesso Paolo Liguori).


Analizziamo punto per punto tutte le inesattezze riportate dalla video-inchiesta:
  • Entrato poco più di due mesi fa in Parlamento ed è bastato dire - Ci dimezziamo lo stipendio e rinunciamo ai rimborsi elettorali, che la ricaduta si è vista anche negli altri partiti. – In tanti a dire troveremo i soldi sul territorioCome se fosse poco, dico io, come se ci fossero stati tanti precedenti in passato. L’atto del M5S in questione è stato un atto rivoluzionario nella scena politica italiana, impensabile fino a solo 2-3 anni fa. Ma anche qui, l’attenzione dei giornalisti è tutta su altri temi.
  • Il servizio prosegue poi con il parallelismo tra l’attuale Grillo (che informa in Rete attraverso il Blog, che predica la democrazia diretta tramite la Rete) e il Grillo di circa 15 anni fa (che spaccava il computer alla fine di uno spettacolo). Lo “scoop” è trito e ritrito, e a mio avviso solo un imbecille potrebbe trovarci qualcosa di strano. Cosa è successo? Grillo lo spiega in un’intervista del 2007 su Rolling Stone:
    Ero più nemico della macchina, dell’hardware. Sfasciavo i computer sul palco perché bisognava adattarsi a loro e non viceversa, perché tutti impazzivano per i PC che andavano in bomba, avevano i virus, c’era il baco. Poi ho letto un libro di Gianroberto Casaleggio che mi ha fatto venir voglia di conoscerlo, ci siamo piaciuti e abbiamo iniziato un discorso che ha portato al blog, a fare informazione bypassando i canali normali.” E prima ancora, in “Tutto il Grillo che conta” nel 2006: “Vent'anni fa ho fatto una pubblicità. Ma poi ho capito alcune cose sulla pubblicità. Quindici anni fa me la prendevo con i politici. Ma poi ho capito alcune cose sull'economia. Dieci anni fa finivo i miei spettacoli sfasciando un computer a mazzate. Ma poi ho capito alcune cose sui computer e su internet. Oggi la pubblicità sembra uno dei mali peggiori, l'economia la vera padrona della politica, internet uno dei pochi spiragli per difendersi e per ridare alla politica lo spazio che l'economia le ha rubato.” Tutto chiaro fin qui? Andiamo avanti.
  • Segue una banalissima messa in onda di un documentario curato dalla Casaleggio Associati, contenente alcune “inquietanti” previsioni per il futuro (una terza guerra mondiale, un unico governo mondiale, etc.) A parte il fatto che tutto ciò non mi risulti avere niente a che fare con i programmi del M5S (se non sbaglio l’argomento del servizio è il MoVimento, non alcune strampalate idee di Casaleggio circa 7 anni fa), ma poi è interessante vedere con quanto “terrore”, quanta atmosfera da film horror viene mandato in onda lo spezzone del documentario. Se non sbaglio, lo Stato più potente del mondo e il suo Capo (una delle persone più influenti in Italia e nel mondo), si rifanno a libri contenenti versetti come questo: “Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.” (Apocalisse 12, 9) Casaleggio cattivo, Apocalisse buona? Andiamo bene… Che alti livelli di giornalismo!
  • Veniamo ora alla parte in cui si parla delle donazioni volontarie fatte da comuni cittadini al MoVimento 5 Stelle. Si chiama in causa persino l’ormai famosa Federica Salsi, non contenta della visibilità già avuta danneggiando il MoVimento, che afferma l’impossibilità di fare politica senza soldi. Si arriva addirittura a richiedere la pubblicazione di nomi e cognomi dei donatori. Allora, se le donazioni venissero da un ente, un comune, un’azienda pubblica, una grossa azienda privata o che so io, ok. Questa è una cosa. Allora non solo si dovrebbe pubblicare tutto, ma dovrebbe essere la legge a imporlo. Ma se io, privato cittadino, faccio un bonifico di 10 euro, e magari non ho neanche piacere che il mio nome venga pubblicato in Rete, cosa devo pubblicare? Già, perché le donazioni sono state tutte minime. E la parte non spesa, come promesso all’inizio della campagna di raccolta fondi, è stata destinata al comune di Mirandola, uno dei più colpiti dal terremoto in Emilia Romagna.
    A seguito dell’inchiesta di Report, sono stati pubblicati i nomi dei donatori che hanno acconsentito la propria pubblicazione (prima c’era solo l’importo donato con le iniziali del donatore). Me lo spiegate chi è Beppe Grillo per pubblicare i dati di chicchessia sul blog senza autorizzazione? In secondo piano, vorrei riepilogare un po’ di storia sul blog di Beppe Grillo. Il Blog nasce nel 2005 e non ha mai utilizzato fondi pubblici. È un blog privato pagato dal titolare, che promuove una propria idea con il proprio impegno. Beppe Grillo si è sempre finanziato grazie ai suoi spettacoli, ai suoi libri e ai vari DVD e gadget, cosa che più onesta e meritocratica non c’è: se vuoi comprarlo, lo finanzi, altrimenti no. Libero mercato e democrazia. Da allora il blog pubblica una media di un articolo al giorno, al pari di una vera e propria testata che opera autonomamente senza l’ausilio di finanziamenti pubblici, a differenza di quasi tutte le realtà.
  • Veniamo ora alla vera bufala, al vero delirio dell’inchiesta di Report: i guadagni del Blog tramite Google AdSense, i banner pubblicitari che compaiono sul sito. Si afferma nella video-inchiesta che gli inserzionisti pubblicitari pagano in base a quante visite fa il sito. Cazzata.
    Google AdSense non mette neanche i banner in siti dove non ci sono molte visualizzazioni (provate ad aprire un blog per credere, please) e soprattutto se clicchi, scatta un pagamento (centesimi di euro), se non clicchi, non succede nulla. Ma poi, non è vero (come lascia intendere il servizio) che ci sono inserzionisti privati che inseriscono la propria pubblicità: fa tutto Google! Google non permette la gestione dei contenuti pubblicitari, li gestisce lui in base alle keywords presenti nella pagina internet (AdSense, appunto). “Aumentano i visitatori, quindi gli introiti”. Sembra che sia un crimine. Se vai sul sito della Rai, dove puoi rivedere le puntate di Report in streaming, c’è la pubblicità. Più visitatori cliccano sui banner, più la pubblicità paga. Più visitatori ha il sito della Rai, più possibilità ci sono che i banner vengano cliccati. Ma non è vero che più visite fa il sito, maggiori sono i singoli pay-per-click! In più, la Rai grava sulle tasche dei cittadini con un pizzo legalizzato su ogni apparecchio atto a ricevere il segnale, chiamato canone.
  • Veniamo ora alla forma in cui questi concetti (già falsi e diffamatori di partenza) vengono espressi: si vede la manina, che va sul blog, che clicca sul banner, “DLIN!”, dollarino che casca giù. Questo è un metodo per discriminare e criminalizzare il profitto tramite il proprio sito internet, che in realtà, a pensarci bene, è molto più etico di tanti altri sistemi! Basti pensare, ancora una volta, ai finanziamenti pubblici ai giornali. In questo modo è democratico: se ti è piaciuto un articolo, puoi pensare di aiutare il blogger (Grillo o non Grillo, non importa, funziona così per tutti) cliccando su un banner pubblicitario. Lo hai finanziato perché lo hai scelto tu. Se l’articolo ti fa schifo, chiudi il blog, e non finanzi nessuno. Democratico. O è troppo anche per i tanti cittadini rivoluzionari da salotto?
  • Ora, tanto per mettere un punto sui finanziamenti del MoVimento 5 Stelle (non del blog), occorre ricordare che agli albori del MoVimento, essi sono stati supportati in gran parte da una generazione giovane, talvolta bene istruita, con pochi averi, e con tanta passione.
    I gruppi locali poi, nel territorio, si autofinanziano con attività ricreative, banchini informativi, gadget, etc. Questi sono contributi volontari sospinti dal sentimento, non estorti all’insaputa del cittadino con finanziamenti statali dalle proprie tasse. Finanziamenti che tra l’altro vengono pure indebitamente sottratti ad altri servizi pubblici.
  • Continuano le imprecisioni (Seh!) o meglio, le diffamazioni in malafede: si afferma che non si può fare una stima dei ricavi del blog (in realtà è molto semplice, chiedete a Peter Gomez, direttore del FattoQuotidiano.it) perché "l’ultimo bilancio di Casaleggio è molto vago". Dov’è la malafede, chiedete? Il bilancio non è affatto vago (punto primo) ed è stato pubblicato dal Fatto Quotidiano. E poi, la pubblicità sul blog è presente dal 2012 (punto secondo). Dove la vai cercando sul bilancio del 2011? BOH. La giornalista (se così si può definire) chiede a Casaleggio come mai non pubblica sul sito quanti guadagni fa con i banner di Google AdSense.
    Ditemi: su Repubblica c’è scritto quanti soldi incassano di pubblicità? Perché dovrebbero pubblicare questi dati sul proprio sito? La Rai lo fa? Non mi risulta. Perché dovrebbe farlo?!? Eh ma Casaleggio non risponde, mi diranno alcuni. Certo che non risponde. La domanda non è “quanto guadagni” (domanda peraltro a cui un imprenditore può anche non rispondere in quella sede), ma “come mai non pubblichi i guadagni sul sito”. Ripeto: la Rai, il Corriere, Repubblica… lo fanno forse? Eppure hanno i banner pubblicitari anche loro! Si prosegue, e si va ancora peggio: va da un parlamentare del M5S, e glielo chiede! Repubblica è il braccio informativo del Pd. Quanti giornalisti avete visto andare dai deputati del Pd a chiedere se sanno quanto guadagna il sito di Repubblica? La domanda vi sembrerebbe lecita? Sarebbe come se, negli anni passati, uno fosse andato a fare un’inchiesta alla Festa dell’Unità, chiedendo:Ma voi guadagnate dalle pizze…!
  • Questo è il primo caso di un movimento politico che pubblicizza sotto il proprio simbolo un prodotto commerciale”. Zoom sulla scheda elettorale, sulla scritta www.beppegrillo.it, click, dollarino. Si può essere più in malafede di così? Il blog è il portale di riferimento e di confronto di tutti gli attivisti del MoVimento, non è un prodotto commerciale. Amazon sarebbe un prodotto commerciale. Ebay sarebbe un prodotto commerciale. Ibs sarebbe un prodotto commerciale.
    Ma poi, anche se fosse un simbolo di un prodotto commerciale, non si capisce dove sia il problema. Sarebbe autofinanziamento, senza gravare su un centesimo di denaro pubblico. Questa è forse l’inesattezza, la distorsione della realtà, più sporca di tutto il servizio di Report.
  • Poi si torna sul discorso dei talk show. Oh, ancora? Basta…! Non è vietato andare nei talk show. Lo è andare a parlare a nome del MoVimento, se ci vai parli a titolo personale. Lo è andare e non parlare di contenuti, ma di gossip. Lo è andare per assicurarsi visibilità mediatica personale. Qui, ho sentito molta gente dire “Eh già, solo il grande capo Grillo può andarci!”. Ditemi l’ultima volta che avete visto Grillo in un talk show. Mai? Ah, ecco. Beppe Grillo la sua visibilità ce l’ha da tempo, perché è un comico di successo. Non l’ha avuta andando in TV nei panni del politico, non dimentichiamocelo. A conferma di tutto ciò: adesso i grillini vanno in TV. Ma appunto, solo per parlare di fatti, di contenuti, di programma. Non prendono parte a sterili e vuote discussioni nei talk show con i politici di turno e con conduttori faziosi e falsi (Santoro ne è un esempio, Formigli poi è di un altro pianeta…)
  • Un altro aspetto che dimostra la malafede di chi ha montato il servizio, è ancora il ritorno sulla schermo di Federica Salsi. Viene intervistata facendo credere lo spettatore che persone che la pensino così ce ne siano in abbondanza dentro al MoVimento. Ma non è così.
    Ci sono migliaia e migliaia di attivisti dentro i MeetUp locali del M5S, non solo i cittadini eletti, e se ci sono altre persone che la pensano come la Salsi… beh, sono talmente poche che non se ne sente neanche parlare. Il punto è che ai cosiddetti “dissidenti” viene data una visibilità mediatica enorme, mentre agli “ortodossi” (come odio questa parola) non viene data una cicca. Alla Salsi è stato dedicato uno spazio di 4 minuti sui 18 minuti del servizio. Perché? È informazione corretta questa?
  • Tutta la comunicazione dal blog al Parlamento è sotto il controllo della Casaleggio Associati”. Il motivo sarebbe che le persone che vengono pagate dalla C.A. e che hanno la responsabilità di comunicare con la stampa sono state nominate da Grillo e Casaleggio. Poco importa che si tratti di blogger già molto vicini al MoVimento che godono di piena fiducia da parte dei parlamentari e degli attivisti vero? Ma poi, chi doveva sceglierli? Minzolini? La Gruber? Feltri? Riotta? Forse Vespa? Sono stati semplicemente scelti dal merito e l’attivismo di tanti anni, affermati dopo anni di attività.
  • La parte (vicino alla conclusione del servizio-truffa) in cui si parla della scalata di Casaleggio con il blog di Grillo (passando tra le altre cose dal povero Tonino Di Pietro, manco avesse lavorato con Cirino Pomicino) è ridicola. Si crea un clima inquietante, quasi da teoria della cospirazione, sulla figura di Casaleggio, perché? Perché è riuscito a far salire un blog in cima al mondo, tra i più cliccati, un blog in cui si parla di contenuti, di politica, di economia e di ambiente, un blog in cui la battaglia di civiltà è portata al pieno impegno. Terribile ‘sto Casaleggio eh!
La Gabanelli infine chiude con le sue osservazioni:
  • I proventi (del Blog, ndr) vanno anche al MoVimento?E perché dovrebbero? La sede del MoVimento non è il blog e non è una sede fisica. È la Rete.
    Sono i MeetUp che si incontrano nei gruppi di lavoro locali. Il Blog è il megafono (tanto è che numerosi post del Blog sono scritti non da Grillo, non da Casaleggio, ma dagli attivisti, eletti e non, del M5S).
  • Con 3 milioni di disoccupati smettetela di parlare dei vostri scontrini”. Buona questa. Questi stanno in Parlamento a proporre leggi per il bene del Paese (costantemente ignorate dalla stampa) e i giornali e le TV parlano solo di diaria, stipendi, etc. E poi devono anche smettere di parlare delle cose di cui non parlano loro, ma le TV? Questa frase cretina, di ispirazione tipicamente renziana, proprio dalla Gabanelli, non me l’aspettavo.
  • Il 25% di voi tiri fuori tutte le idee che ha”. Si informi, cara Milena, prima di sparare sentenze. Ad esempio con i dati riportati in questo articolo (tutti affiancati da fonte) in cui si elencano uno ad uno tutti gli interventi o proposte di legge presentate dal MoVimento, che compongono guarda caso praticamente tutti i 20 punti del programma elettorale.
  • La proposta della Gabanelli sul finanziamento pubblico poi, sembra esattamente descrivere ciò che è stato fatto in campagna elettorale dal M5S: chi vuole, privato cittadino, può destinare una percentuale (o una donazione, in questo caso) volontaria ad un partito o movimento politico. Tutto trasparente.
Eviterei di concludere tirando le somme su quello che è stato detto a Report, perché snocciolato abbondantemente in questo post, e analizzerei invece la bottom line di ciò che è stato taciuto (non solo da Report) fino a questo momento, da tutta la stampa italiana.
Il MoVimento 5 Stelle è stata la dimostrazione che si può far politica senza gravare sul pubblico, senza soprattutto spendere e sperperare denaro e senza (cosa importante) nessuna alleanza: l’aspetto fondamentale sono gli impegni e le azioni, mantenendo i principi fondanti e le premesse elettorali. Via quei dogmi del voto perso, del voto inutile, i falsi miti delle alleanze viste essenziali per vincere. Questi credo sono ancora impressi in quelle generazioni che tra l’altro non hanno lasciato niente di buono alle nuove.

Occorre compiere noi stessi, in prima persona, una rivoluzione culturale. Muoverci da cittadini informati, poi attivi, che si fanno Stato nello Stato.

P.S.: Questo articolo è stato scritto a quattro mani da me e Paolo Chiarini, che ringrazio. Qui potete trovare il suo video-intervento su questo argomento.
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