martedì 23 luglio 2013

Sfogo di un deluso di sinistra a supporto del M5S

Per un attimo, solo per un attimo, dimenticatevi che i grillini erano ignoranti, sprovveduti, dilettanti allo sbaraglio, manovrati da Grillo. Dimenticato? Bene, ora ditemi sinceramente da quanti anni volevate sentire queste parole dette dalla sinistra:


Perché non sono mai state dette?
Perché abbiamo dovuto aspettare l'arrivo dei pentastellati in Parlamento?
Dopo aver sentito queste parole, io non trovo più accettabile che chicchessia usi appellativi come ignoranti e dilettanti, o peggio, manovrati, rivolti ai cittadini eletti del MoVimento 5 Stelle.
Ogni voto dato agli altri partiti è un voto regalato a Letta e al suo governissimo.
Ogni voto non dato è una delega in bianco ai potenti di turno (l'astensionismo a prescindere non è una soluzione).
Ogni voto non dato al M5S perché "Grillo mi sta sulle balle" è un sostegno a chi ha rovinato l'Italia.
Ogni bufala inventata dalla stampa per screditare il M5S è un passo verso l'autoritarismo.
Ogni notizia non data dalla stampa sulle proposte di legge del M5S è un aiuto alla conservazione dello status quo.
Ogni Pigi Battista che butta valanghe di nulla contro la politica è il tentativo di farti credere che tutti i partiti sono uguali.
Ogni tentativo di fartelo credere è in malafede e ha interessi propri nella conservazione del sistema.
Ogni scusa che troveranno gli elettori (specialmente di sinistra) per non votare questi ragazzi è un'autolesionista mazzata sui coglioni.
Ogni italiano che non ama queste parole pronunciate da Alfonso Bonafede non è italiano.
Se è italiano, allora me ne tiro fuori io, non mi sento di essere suo connazionale.
Siamo in guerra, l'Italia è ad un bivio. Non è una situazione normale. E' o noi o loro.
Chiamatemi settario, chiamatemi di parte, ditemi che vedo solo bianco o solo nero, non mi importa.
Io non mi faccio più prendere per il culo.


lunedì 22 luglio 2013

Io sto con Maurizio Romani


Il 29 Giugno 2013, il sindaco di Firenze Matteo Fonzie Renzi, famoso perdente delle primarie del centrosinistra e assiduo lavoratore nel Consiglio Comunale di Firenze (AHAHAHAH), ha chiuso completamente il passaggio su Ponte Vecchio a cittadini fiorentini, lavoratori e turisti. Per cosa? Come ho già scritto su questo blog ed è ormai (purtroppo) famoso, lo ha dato in affitto ai ferraristi al ridicolo prezzo di 120.000 euro. Quando l'amico (e portatore di voti) Luca Cordero di Montezemolo chiama, Mr Bean di Rignano sull'Arno risponde.

I problemi sono tanti, e vado ad elencarli (leggere questo mio post per approfondire):
  • Ponte Vecchio è simbolo e orgoglio di Firenze. Dunque non si svende.
  • Se proprio lo si concede, si lascia modo ai cittadini di Firenze di poterlo comunque attraversare, almeno in parte.
  • Non esiste un prezzo per un opera d’arte o un monumento. Ve lo immaginate un dancing davanti al David di Michelangelo all’interno della Galleria dell’Accademia? Ma, anche se volessimo stipulare un prezzo, vi pare che 120.000 euro possano bastare? Specialmente considerando che questa è gente che spende 600.000 euro per una macchina. Ok, allora domani vado io a chiedere Ponte Vecchio. Vediamo se il buon Renzuccio mi fa lo stesso prezzo di Montezemolo. Fatemi il piacere.
  • Renzi ha fatto tutto in silenzio, senza dire nulla a nessuno, come se Ponte Vecchio fosse di sua proprietà. Pure le concessioni, come ha sottolineato al Senato Maurizio Romani (M5S) sono addirittura postdatate! Mettiamo una cosa in chiaro: il sindaco di una città, o il capo del governo di un paese, non sono i proprietari del paese stesso. Chiaro? Tutto si deve svolgere nella legalità e nella trasparenza, cosa che con Ponte Vecchio non è stata fatta.

Come appena detto, Maurizio Romani, eletto in Toscana per il MoVimento 5 Stelle e approdato lo scorso Febbraio al Senato della Repubblica, ha portato la questione all’attenzione del Parlamento. Vedere il suo intervento qui. Matteino Mr Bean Renzi lo ha sentito e la cosa gli rompe alquanto le balle. Infatti, Renzi non deve aver dato troppo peso alla perdita di consenso tra i fiorentini causata dalla "svendita" di Ponte Vecchio, visto che non è Firenze il suo obiettivo, ma la guida nazionale del Pd e la carica di Presidente del Consiglio. E i voti che ha perso quel giorno a Firenze non sono niente, grazie all’appoggio di Montezemolo e alle apparizioni in TV nazionali. Quindi l’ultima cosa che vuole Fonzie è che questa magagna assuma proporzioni nazionali. Ecco perché ce l’ha tanto con Maurizio Romani, reo di aver portato all’attenzione nazionale la marchetta di Mr Bean. Come si può constatare dal video in cui Renzi e Romani discutono da Mentana a Bersaglio Mobile su La7, il sindaco di Firenze comunica la decisione di querelare il Senatore. Romani all’inizio pensa (secondo me bene per alcuni motivi, male per altri) di avvalersi dell’immunità parlamentare. Bene perché se un cittadino qualunque si mette contro Renzi, va contro morte certa. Male perché non è molto coerente per un parlamentare del M5S avvalersi dell’immunità. Ma la questione ha assunto proporzioni serie, tanto da mobilitare il MoVimento non solo a Firenze, ma in tutto il Paese. Ecco dunque che, supportato dal M5S nazionale e dagli attivisti, e come è auspicabile da Grillo stesso, Romani si dice pronto a rinunciare all’immunità e far valere le proprie ragioni (e quelle di tutti i fiorentini in realtà) in qualsiasi sede sia necessario. Con coerenza e coraggio. Sottomettersi alla fame di popolarità di Renzi e farsi scannare dai suoi avvocati sarebbe stato un suicidio. In questo modo Maurizio Romani si è tutelato per essere davvero in un confronto alla pari con il sindaco di Firenze. Della serie, ho messo i guantoni, Mr Bean: ora fatti sotto.

Si farà avanti Renzie adesso? Oppure la sua (come prevedibile) era solo una sparata in diretta TV per farsi pubblicità? Avrà il coraggio delle sue azioni come ha già dimostrato invece Maurizio Romani rinunciando all'immunità? Oppure se la farà sotto perché credeva di ritrovarsi contro solo un omeopata fiorentino e alla fine si becca tutta l’opposizione di un movimento politico nazionale? Vedremo. Una cosa è certa: io ci sono passato (purtroppo) da Ponte Vecchio quel giorno. Sono tornato a casa e quando ho scoperto perché era stato chiuso ho sofferto. Da fiorentino. Da persona onesta. Ho scritto su questo blog la mia rabbia e la mia indignazione. E adesso, un Senatore, un mio concittadino, si fa carico di questa indignazione. Dunque, senza ombra di dubbio, io sto con Maurizio Romani. Con tutta la mia convinzione.

domenica 21 luglio 2013

Tutto pur di non parlare di democrazia diretta


È già capitato altre volte. Si evita di parlare di argomenti come la democrazia diretta, sviando letteralmente l’attenzione del pubblico su cosucce insignificanti. Una specie di gioco delle tre carte, quando il giornalista (anziché informare) concentra la tua attenzione sul dito facendoti ignorare la luna.

Ricordiamoci ad esempio di quando Beppe Grillo rilasciò l’intervista a Time. I giornalisti italiani, espertissimi servi di regime, hanno tralasciato tutta un’intervista in cui si parla di democrazia, di crisi, di lavoro e hanno sottolineato, storpiandone il senso, solo due passaggi: “voglio il 100%” e presunte “minacce di violenza nelle strade”. Niente di più lontano dalle parole che si possono leggere nell’intervista originale. Beppe Grillo ha parlato del M5S come un movimento “destinato a finire” non appena i cittadini diventeranno il 100% delle istituzioni e diventeranno Stato in prima persona e, riguardo alla fantomatica minaccia di violenza nelle strade, ha detto testualmente che il M5S è anzi un argine allo sfociare della violenza (la gente non ce la fa più, il M5S canalizza rabbia e indignazione in modo pacifico e democratico, al contrario di quello che succede, ad esempio, in Grecia). Ed ecco che il senso dell’intervista è stato distorto e usato strumentalmente a fini politici. Esattamente quello che non dovrebbe fare una libera informazione. Ma qui siamo in Italia, l’informazione non è libera.

Ma ci sono stati altri casi del genere! Ad esempio quella famosa uscita dei quotidiani italiciCasaleggio shock! Beppe Grillo è come Gesù! Casaleggio vede in Beppe i tratti del Messia!”. Seh. Come no. L’articolo in questione, uscito sul Guardian, era ben diverso. Casaleggio parlava del messaggio diffuso da Beppe Grillo, partito dai palazzetti, passato dalla rete e divenuto virale. Così come il messaggio di Gesù, partito da pochi apostoli, diventò virale, con una diffusione mondiale. L’articolo del Guardian inizia infatti con la dichiarazione di Gianroberto Casaleggio: "It's like Jesus Christ and the apostles," said Roberto Casaleggio. "His message, too, became a virus." Da che mondo è mondo, “it” non si può riferire a Beppe Grillo, essendo Grillo una persona (quindi avrebbe dovuto essere “he”, cari i miei pennivendoli italioti) ma ad una cosa o una situazione. Risultato in Italia: significato stravolto, informazione strumentalizzata per scandalizzare l’opinione pubblica nei confronti del M5S. Ma ancora una volta, in particolare, non si parla del contenuto dell’intervista: lavoro, democrazia diretta, fine della partitocrazia. Si inventano una notizia che non c’è per non parlare degli argomenti seri.

Veniamo ora al più recente caso di distorsione e di strumentalizzazione delle notizie. L’intervista a Gianroberto Casaleggio, appena rilasciata a Bruce Sterling per Wired, si preannuncia molto interessante (dico “preannuncia” perché sarà pubblicata sul mese di Agosto). Casaleggio parte con una presa di coscienza inevitabile, nel paese in cui il Parlamento non discute, ma va avanti a colpi di decreti di governo: l’unico modo per cambiare le cose in Italia è andare al governo. E vogliamo pure dargli torto? Abolizione dei rimborsi elettorali? No. Rinvio del pagamento dei rimborsi elettorali? Neanche per sogno. Abolizione dell’Imu? Non se ne parla. Reddito minimo garantito? Manco per idea. Ineleggibilità di Berlusconi? Una pippa. Referendum propositivo? Ma di che. Riduzione numero dei parlamentari? Assolutamente no. Ergo, cosa vuoi combinare in un parlamento dove la maggioranza dei parlamentari è affiliata (questo è proprio il termine giusto) ai partiti? Viviamo in una partitocrazia, in una dittatura governativa. L’unico modo di cambiare le cose è andare al governo, con la maggioranza, e spazzare via questi partiti, rendendo finalmente l’Italia una democrazia. Continua poi Casaleggio: il calo delle amministrative era previsto. Ha detto forse che era una strategia, come i giornalisti sinistroidi dell’Unità hanno scritto? No. Hanno semplicemente pensato che le liste che potevano candidarsi erano quelle radicate da almeno un paio di anni sul territorio. Buona o cattiva tattica, questo non lo so. Ma cosa dice il paragiornalista dell’Unità (povero Gramsci) Toni Jop? “Il marketing è più tenero della storia: anche una boiata pazzesca può essere utile ad uno scopo. Casaleggio ha tenuto Grillo all’oscuro di un paio di situazioni: mentre quel poveraccio di sbragava cercando di convincere le nonne a votare per lui che è simpatico, il pensatore lavorava per perdere. La seconda: quante volte abbiamo sentito Grillo urlare che punta al 100% dei consensi? Bene, non era vero, cioè il povero Grillo era stato mandato avanti a fare il matto ma in cuor suo Casaleggio sapeva, e ieri lo ha affermato, che in realtà il Movimento – lui – punta al 51%.Ancora con ‘sta storia del 100%? Ma solo un cretino può scrivere queste cose! E in effetti, il buon Jop non mi sembra molto reattivo. Anche sul punto del “lavorare per perdere”: quante volte ha detto Grillo che le amministrative sono state una sconfitta? Nessuna! Ha casomai detto che il lavoro del M5S è un lavoro che va valutato “nel lungo periodo”, e che la vittoria della sinistra era una “vittoria di Pirro”. Ma poi da quale autorevole fonte questa specie di giornalista dell’Unità dice che Grillo “convinceva le nonne a votare per lui perché è simpatico”? Alcune dichiarazioni di Grillo: se hai votato il M5S per delegare un partito, hai sbagliato voto; Se vuoi dare il voto e poi non attivarti, allora vota un partito; l’elenco delle citazioni in cui Grillo fa tutto tranne elemosinare voti potrebbe essere infinito. Ma all’Unità, come al solito, scrivono il falso senza citare alcuna fonte. Il grande giornalismo italico. Ripeto: povero Gramsci. Ma torniamo all’intervista di Wired. Bruce Sterling conclude dicendo qualcosa che (guarda caso) nessun giornalista italiano ha riportato. “Mi è molto chiaro quello che Casaleggio sta facendo in Italia. Vuole liberarsi dell’intermediazione dei partiti e dei media convenzionali, collegarsi direttamente agli elettori, spingerli a candidarsi e votarsi da soli, usando le piattaforme digitali di Casaleggio. Nessun altro al mondo è riuscito a fare con tanta efficacia e su scala così vasta quello che lui ha fatto in Italia. Ma non c’è nulla di nascosto, di misterioso o di magico in tutto questo. Il suo attivismo digitale probabilmente è la cosa meno misteriosa della politica italiana. Un sistema in cui tutti hanno gli stessi diritti civili e in cui ognuno partecipa al bene comune e lo fa perché è giusto. Se fosse così oggi l’Italia sarebbe un paese migliore.Eccoci al dunque, si parla di democrazia diretta, argomento che in Italia è considerato tabù, perché in contrasto con la partitocrazia. Democrazia diretta non significa che oltre 50 milioni di persone devono entrare nel Parlamento, ma che ognuno tramite alcuni strumenti (e la Rete è solo uno di questi) può far valere le proprie idee. Strumenti di democrazia diretta sono la Rete (perché connette le intelligenze e annulla le distanze), i referendum propositivi (che portano l'azione legislativa direttamente al cittadino), il collegio unilaterale secco (o recall, ossia ciascuna circoscrizione può revocare il proprio parlamentare eletto se non mantiene le promesse elettorali), il vincolo di mandato (cioè se vieni eletto con uno schieramento, non è che dopo 2 giorni cambi casacca e passi con un altro partito), etc. Come mai i giornali hanno tanta paura che questi temi vengano portati all’attenzione pubblica? Forse perché i loro datori di lavoro (i partiti) non vogliono, non rientra nei loro interessi.


Tutti questi sono strumenti di democrazia diretta che sarebbero possibili e necessari in questo paese, ma sono realizzabili solo ed esclusivamente senza questi partiti incancreniti che ammorbano la nostra democrazia come insaziabili parassiti. E rieccoci al 51%. L’unico modo per bypassare i partiti è avere la maggioranza, con l'attuale sistema istituzionale. Con l’introduzione della democrazia diretta, un movimento come il M5S non avrebbe più ragione di esistere. Lo ha detto svariate volte Beppe Grillo, lo ha detto svariate volte Gianroberto Casaleggio e lo dicono pure gli attivisti. Esiste una parola per questo: coerenza.

sabato 20 luglio 2013

In ricordo di Don Andrea Gallo


Vorrei dedicare questo post di oggi ad una persona speciale, che oggi compie gli anni. Questa persona, al contrario del sottoscritto, è cattolica. Io mi definisco agnostico e profondamente anticlericale, ma questo certo non mi impedisce di andare al di là delle credenze di una persona e apprezzarne le qualità. La mia compagna è cattolica, ad esempio, e non discutiamo quasi mai di religione; quando lo facciamo, avviene sempre in modo civile. Certo, se mi mettete davanti un creazionista, me lo sbrano. Ma se davanti ho comunque una persone equilibrata che ha credenze e idee diverse dalle mie è un altro discorso.

E’ proprio di un personaggio cattolico che voglio parlare oggi, per il compleanno di questa persona speciale: Don Andrea Gallo.

Don Gallo ci ha lasciati il 22 Maggio 2013, neanche due mesi fa. Già sento la pesante mancanza di un uomo del genere. Un vero uomo, e per quanto mi riguarda, un vero prete. Un vero prete perché ha realmente speso tutta la sua vita al servizio non di un Dio, ma di un’idea di giustizia e di fratellanza del genere umano. Che poi, a mio avviso, se credi in Dio è così: il bene che fai dovresti farlo non per chissà quale ricompensa in Paradiso, non dovresti pensare di farlo recitando inutili salmi altisonanti; dovresti semplicemente fare il bene del prossimo, senza interessi e senza paroloni, solo perché credi che tutti gli uomini siano tuoi fratelli.

Questo è quello che ha sempre fatto Don Gallo. Il prete di strada, il prete vicino ai poveri e lontano dalla Chiesa. Ma perché i preti migliori sono quelli controcorrente? Don Milani, Padre Zanotelli, Don Pino Puglisi, Don Gallo... I migliori sono sempre gli outsider nella Chiesa: questo dovrebbe dirla lunga sulla Chiesa stessa. Ma lasciamo fare.

Il prete di “Bella Ciao” cantata in Chiesa era anche il prete vicino a tutti quelli che la Chiesa ha sempre discriminato: “Una persona transessuale è figlia di Dio al pari di ogni altro essere umano”; ha abbracciato le lotte in favore della legalizzazione delle droghe leggere (ricordarsi lo spinello fumato in segno di disobbedienza civile nel Palazzo del Comune di Genova); ha lottato insieme a Beppe Grillo in occasione del V2-Day per una libera informazione in questo Stato; grande amico e mentore di Fabrizio De André (diceva Don Gallo “I miei vangeli non sono quattro... Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”… Grandissimo…); ha insegnato ai cristiani stessi cosa significhi davvero essere cristiani (“I cristiani, se non sono accoglienti, non dicano che sono cristiani.”); convinto pacifista, ha anche collaborato con musicisti di livello come Cisco dei Modena City Ramblers o i Folkabbestia; oggi la Comunità da lui fondata di San Benedetto al Porto di Genova lo commemora e lo ricorda con affetto e riconoscenza.

Don Andrea Gallo rappresentava e incarnava secondo me quello spirito che dovrebbe avere qualsiasi cattolico del ventunesimo secolo: un atteggiamento pacifista, open-minded e progressista, che non cerca di costruire muri ma ponti, tanto per continuare a citare Don Gallo stesso.


Quindi concludo ripetendo che questo post è dedicato ad una persona speciale, mia madre, che pur essendo cattolica e dunque con punti di vista diversi dai miei, mi ha insegnato ad apprezzare e rispettare preti come Don Andrea Gallo, preti che prima di tutto sono persone per bene, che mettono l’onestà e la fratellanza tra gli uomini avanti a tutto, pure a Dio.

venerdì 19 luglio 2013

Sempre con Paolo Borsellino



Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta”. Questa è forse una delle frasi più famose pronunciate da Paolo Borsellino, assassinato 21 anni fa, il 19 Luglio 1992 in Via D’Amelio a Palermo. Purtroppo Borsellino è morto, anche se solo una volta, in un paese che avrebbe ancora bisogno del coraggio e dell’onestà dimostrata dal compianto magistrato. Servirebbe ancora quella chiarezza con la quale affermava che un politico non solo deve essere incensurato, ma deve anche apparire onesto. Ci vorrebbe ancora quella determinazione, quella coralità di sforzi che aveva condotto il pool antimafia. Avrebbe dovuto esserci uno come Borsellino nel ventennio berlusconiano, in cui Mafia e poteri occulti sono entrati di fatto al governo di questo paese, e ancora ne muovono i fili.

Paolo Borsellino deve rimanere un punto di riferimento, non come rimangono tutti i personaggi che alla fin fine vengono compianti come martiri (sempre decantati e citati, senza mai capirne veramente i concetti), ma come un’anima di giustizia vera, viva e sempre accesa. Il 19 Luglio 1992 è un giorno che dovrebbe essere ricordato come una strage di Stato: lo Stato (quello buono, quello vero, quello che dovrebbe essere davvero Stato) veniva ammazzato brutalmente dallo Stato (quello che ha trattato, ha nascosto, ha coperto, ha collaborato con la Mafia).

Chi ancora crede che Stato e Mafia si sono combattuti l’uno contro l’altro, o non conosce gli eventi, o è un ingenuo totale. D’altra parte, come proprio Borsellino ricordava, “politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo”.

E invece siamo ancora qui, legati senza ombra di dubbio ad un sistema politico-mafioso tuttora vivo e vegeto, con la sua scatola nera della vergogna (l’agenda rossa di Paolo Borsellino) ancora ben chiusa e sigillata. Quando riusciremo ad aprire finalmente quella scatola? Quando riuscirà il fratello Salvatore Borsellino ad avere giustizia? La verità è che in questa povera Italia ci manca enormemente un personaggio come Paolo Borsellino, la cui scomparsa si ripercuote ad oggi come un terribile colpo per la Repubblica italiana. Un piccolo esempio, fresco fresco di giornata: oggi, a 21 anni dalla sua morte, il Presidente del Senato Grasso ha ordinato la rimozione delle agende rosse che i senatori del M5S stavano sventolando dopo l’intervento di Nicola Morra. No, vi prego. Già accettare la strage di Via D’Amelio è difficile. Anche questo schiaffo non lo sopporto.


Borsellino probabilmente aveva ragione: morì solo una volta, perché non ha avuto paura di morire per la sua lotta. Tuttavia, il dramma vero è che negli anni successivi, Borsellino è morto di nuovo, ogni volta che riceveva uno schiaffo come quello di oggi, ogni volta che qualcuno definiva “eroe” un personaggio come Mangano, ogni volta che la memoria di Paolo Borsellino veniva infangata e oltraggiata.


Io voglio invece che la memoria di questo grande magistrato antimafia possa diventare un bene comune, un esempio da seguire e insegnare, un vero punto di riferimento per questo paese. Non vuoto e retorico, ma vivo e pungente come merita di essere.


giovedì 18 luglio 2013

I partiti hanno paura



Ora non voglio sentire parole scandalizzate del tipo “Che palle, i partiti si tengono i rimborsi elettorali”. Beh, almeno vorrei evitare di sentirle da tutti quelli che hanno votato per quei partiti che in un momento di crisi come questo ieri hanno percepito 91.354.339 euro, alla faccia di chi non arriva a fine mese. E smettiamola di dire che restituire i soldi come fa il M5S non serve a niente. Intanto è un segnale. E poi se a voi fanno schifo 91 milioni di euro, beh… parliamone.

Che poi il discorso è un altro. Prima ancora di stare a discutere “è giusto, non è giusto”, bisogna ricordarci che gli italiani hanno detto (tramite referendum) NO ai finanziamenti ai partiti. Aggirare il valore di un referendum non è legale. Non è onesto. Ed infatti è tipicamente italico. Hanno preso il referendum e l’hanno volato nel cesso. Continuando a fare i parassiti col debito pubblico costantemente in aumento.

Parliamo invece di quanto sia giusto o meno percepire finanziamenti pubblici. Per come la vedo io, un qualche tipo di finanziamento è giusto. Ma solo da privati cittadini (non aziende, corporation o simili) per evitare voto di scambio. Il tetto massimo delle donazioni deve essere molto basso, come 50 euro. E soprattutto le donazioni devono essere volontarie. Esentasse, pure. Ma devono essere donazioni libere e non coatte, non sottratte dalle nostre tasse. Se vuoi finanziare un partito con una donazione, bene. Se non vuoi, devi essere in grado di non finanziare nessuno.

I partiti hanno paura. Hanno paura di scomparire. Senza il rimborso elettorale, rischiano di sparire in un amen. Con un sistema trasparente e basato esclusivamente su donazioni volontarie, questi partiti non prenderebbero un centesimo: chi avrebbe voglia di finanziare con i propri risparmi gente come Berlusconi, Alfano, Letta, Calderoli, Finocchiaro, Brunetta, e tutta la cricca annessa e connessa? Andrebbero avanti solo i partiti spinti dalla passione dei propri attivisti, dal loro rapporto diretto con i cittadini. È buffo vedere come tanti detrattori del MoVimento 5 Stelle ne parlino come “partito-azienda”. Si tratta anzi dell’unico movimento politico che non risponde allo schema di un azienda. Il Pdl è un’azienda. Completamente. Il Pd uguale. Sel lo stesso. Tutti i partiti che vegetano trasversalmente e si arricchiscono da 20 anni (ma anche di più) in questo paese hanno questa struttura comune. Una “struttura”, appunto. Il M5S no. La sede è in rete. Gli attivisti si trovano nella realtà in circoli, spazi all’aperto o ambienti comuni. Prende i soldi dagli attivisti che decidono di contribuire. Non prende soldi da Grillo, e nemmeno dal suo blog. Anche se il blog facesse quei ridicoli incassi che inventa la Gabanelli (e non li fa, leggere il mio post a proposito) non li prenderebbe: non rientra nella filosofia del MoVimento. Ditemi quali altri partiti potrebbero sopravvivere adottando il modus operandi del M5S. Zero. Nessuno. Nulla. Hanno un bilancioErgo, sono aziende


Tanto per essere chiari, ho detto di non voler sentire discorsetti dai votanti dei vari Pd, Pdl, Sel, Sc, Lega etc. dato che tutti hanno preso i rimborsi abusivi. Ma neanche da chi non ha votato. Non è che non votando si pagano meno rimborsi ai partiti. Le tasse le paghiamo tutti no? L’unico movimento politico che si è contrapposto a questo gran magnamagna di denaro pubblico è il M5S. Chi ha votato il MoVimento può fare le prediche, gli altri sono pregati di salvare la faccia e astenersi dal commentare questa assurda situazione. 

mercoledì 17 luglio 2013

Grasso e la bandiera della Pace



Onestamente, rimango basito nel leggere del piccolo episodio (ma forse non tanto piccolo) che ha coinvolto il Senatore Cotti (M5S), richiamato in aula dal Presidente Grasso perché indossava una giacca coi colori dell’arcobaleno e la scritta “pace”. Il Senatore, in modo indubbiamente provocatorio e un po' esibizionista, stava per pronunciare una dichiarazione di voto contro gli F-35, facendosi portatore in prima persona dei colori della pace. Per quanto appunto possa essere considerato un modo di fare provocatorio ed esibizionista, mi chiedo: cosa c’è di male? Fino a prova contraria, la Repubblica italiana dovrebbe riconoscere la bandiera della pace come propria bandiera, allo stesso livello del tricolore (secondo il principio dell’art. 11 della nostra Costituzione); in più, una giacca (teoricamente) vale come una qualsiasi altra giacca: dubito che, se fosse entrato in parlamento, il mitico Oscar "Mago Zurlì" Giannino avrebbe vestito colori più “consoni”. Ma, d’altro canto, lo sappiamo: in Italia, paese dei criminali ben vestiti con bei conti in banca, conta solo l’apparenza, che copre meravigliosamente giri di prostituzione, coinvolgimenti mafiosi, eccetera eccetera eccetera. Secondo il Sig. Grasso è più decoroso rubare o fare gli interessi privati di qualcuno in Parlamento, piuttosto che indossare una giacca fuori dall’ordinario. Interessante notare queste ligie osservazioni al regolamento nel paese in cui in aula abbiamo visto entrare bottiglie di spumante, mortadelle, magliette “Il diavolo veste Prodi” (mentre il buon Grasso se la rideva spassosamente), forconi, gente condannata con sentenza definitiva, urlatori di folli accuse, inciuci allo scoperto, pianisti che neanche Benedetti Michelangeli e molto altro ancora.

Il punto qual è? Un parlamentare porta su di sé quello che a tutti gli effetti è un simbolo di pace, qualcosa che (udite udite) non ha mai ammazzato o fatto del male a nessuno. Il Sig. Grasso dovrebbe motivare meglio la ragione che lo ha spinto a prendere questo provvedimento. Ma tanto lo sappiamo di che pasta è fatto il nostro Presidente del Senato, quello che quando scoppiò il caso dei “pianistisi scandalizzava di chi li aveva fotografati. Della serie “fate quello che vi pare, ma non fatevi beccare”. Un simbolo di pace non ha mai fatto male a nessuno, dovremmo anzi poter sbandierare l’arcobaleno della pace con più convinzione, per una politica del disarmo e alla ricerca della vera pace internazionale, idea inserita e radicata nella nostra Costituzione Repubblicana.


“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.” 
(Sandro Pertini)

martedì 16 luglio 2013

Strana gente...



Strana gente quella che non si indigna più per nulla.
Strana gente quella che si scandalizza per il doping nell’atletica e rimane in silenzio davanti allo sfruttamento della prostituzione di cui è accusato un ex-premier (ma mica tanto ex).
Strana gente quella si scandalizza delle parole di Giovanni Sartori sul ministro Kyenge ma non batte ciglio dopo le parole del vice-presidente del Senato e ministro delle Riforme Costituzionali Calderoli.
Strana gente quella che sente il bisogno di criticare un atto di pura trasparenza e onestà come il Restitution Day (se si critica questo, allora non so più cosa dire).
Strana gente quella che chiude gli occhi davanti ai misteri kazaki che coinvolgono il governo.
Strana gente quella che vuole la pace e ritiene gli F-35 un acquisto necessario.
Strana gente quella che si indigna per un comico che fonda un movimento politico.
Strana gente quella che al tempo stesso non si indigna per un condannato piduista e mafioso a capo del governo per anni.
Strana gente quella che non si indigna per una sinistra al soldo dello stesso piduista di cui sopra.
Strana gente quella che scrive su blog e giornali senza neanche un minimo d’informazione.
Strana gente quella che crede ai giornali e alle TV di partito (o di regime).
Strana gente quella che fa disinformazione di professione.
Strana gente quella che fa disinformazione a gratis, manco ci fosse un giornale a pagarla.
Strana gente quella che confonde il progresso col profitto.
Strana gente quella che confonde la tutela dell’ambiente con il “dire sempre e solo di no”.
Strana gente quella che confonde la scienza col profitto delle case farmaceutiche.
Strana gente quella che crede nel libero mercato con capitalisti che ricevono fondi pubblici.
Strana gente quella che con le proprie tasse mantiene i banchieri e i partiti senza darci troppo peso.
Strana gente quella che vuole la democrazia delegando da 20 anni la stessa cricca per governare.
Strana gente quella che si crede libera perché ogni 5 anni mette una croce su un simbolo.
Strana gente quella che accetta qualsiasi nefandezza faccia il proprio partito senza muovere un dito.
Strana gente quella che misura il benessere con il PIL.
Strana gente quella che tassa al minimo le rendite finanziarie e strozza di tasse le piccole medie imprese.
Strana gente quella che confonde l’economia con la finanza.
Strana gente quella che crede che un giovane possa lavorare con 1000 euro al mese.
Strana gente quella che crede nel posto fisso nel paese dei clientelismi e dei favoritismi.
Strana gente quella che preferisce affidare il futuro dei suoi figli al petrolio e al carbone.
Strana gente quella che non capisce che l’energia pulita garantirebbe abbondanza energetica ed economica per il mondo intero.
Strana gente quella che si scandalizza delle distese di rifiuti in Campania e poi ignora la raccolta differenziata.
Strana gente quella che chiama termovalorizzatori degli inceneritori che non termovalorizzano una mazza.
Strana gente quella che non capisce che se non cambiamo il nostro modo di pensare, saremo destinati a finire.
Strana gente quella che dice “Salviamo il pianeta” senza ricordarsi che dovremmo pensare a salvare prima di tutto noi stessi, visto che il pianeta ci sopravviverà.
Strana gente quella che vota le stesse facce da 20 anni e “crede nel cambiamento”.
Strana gente quella che fa tanto la rivoluzionaria ma non muove mai un dito per cambiare le cose.

C’è gente strana in un modo e gente strana in un altro, tuttavia. Non tutta la gente è strana allo stesso modo:

Strana gente quella che nonostante l’Italia e gli italioti crede ancora di poter costruire un paese più giusto.
Strana gente quella che ancora spera (e lotta) per un futuro migliore.
Strana gente quella che nonostante tutto si sente ancora fiera di essere italiana.
Strana gente quella che scrive la verità con tutto quello che comporta in questo paese di merda.
Strana gente quella che crede in un cambiamento vero, in una vera democrazia diretta.
Strana gente quella che vuole un’umanità che viva in armonia con l’ambiente.
Strana gente quella che lotta per migliorare le condizioni dei lavoratori.
Strana gente quella che rifiuta una classe politica di corrotti nel Parlamento dove regna la ricattabilità.
Strana gente quella che crede ancora nel valore dell’onestà.


Nel paese dell’anomalia totale, essere onesti è strano. E' rivoluzionario.
Un atto di normale civiltà, assume proporzioni ciclopiche.
Nel paese che voglio, l’onestà deve andare di moda.
Non chiedo l’impossibile. Voglio solo un paese normale.

lunedì 15 luglio 2013

Sinistri personaggi: Vincenzo De Luca


Negli ultimi giorni ho avuto la sfortuna di incrociare dei video-interventi su Youtube del Sig. De Luca. Il Sig. Vincenzo De Luca è un politico italiano originario della Basilicata, che inizia la sua carriera politica con la carica di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici a Salerno, 23 anni fa. La giunta comunale, sciolta nel 1993 a seguito di numerose dimissioni della maggioranza legate ai fatti di Tangentopoli, lo vede poi come sindaco nel 1993. Ex-comunista, ex-DS, attualmente Pd, il nostro eroe è tutt’ora sindaco di Salerno, dopo "appena" 20 anni dalla sua prima elezione. Con mio enorme stupore (datevi un’occhiata ai suoi video su Youtube per comprendere il mio stupore), scopro che è uno dei sindaci più votati d’Italia.  Insomma, la situazione in Campania è drammatica sotto molti punti di vista, e Salerno non è da meno, ma i voti vanno sempre alle stesse persone. Curioso vero? Beh, evitiamo di scrivere cose maligne per oggi, fermiamoci qui.

Nonostante la carica di Sindaco, ora attiva per il suo quinto mandato consecutivo, dovrebbe portargli via molto tempo, essendo Salerno e la Campania in generale in una situazione difficile, il buon Vincenzo trova pure il tempo di fare il parlamentare. Infatti, dal 2001 al 2008 De Luca è stato deputato alla Camera. Non solo: è stato il decimo deputato più assenteista in assoluto. Perché? Ah beh, certo, doveva fare il sindaco a Salerno. Appunto. E allora cosa ti candidi a fare in Parlamento? Per prendere il tuo bello stipendio da parlamentare italico? Ma non è finita qui! Visto che la sua presenza in parlamento è stata così trionfale, il Nipote Letta, che per queste cose ha un fiuto che neanche un cane da tartufo, ha pensato bene di nominarlo Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti! Di nuovo doppio incarico, stavolta pure con la carica di Vice Ministro.

È colpa di questa gente se siamo nella situazione in cui siamo. Questa classe politica, arraffona e ladra, ha divorato voracemente il sistema italiano, rendendolo goffo, lento, mal funzionante e pieno zeppo di sprechi. L’ipocrisia di queste persone non conosce limiti.

Vedere i video-interventi di questo personaggio, sinceramente, all’inizio mi ha divertito. Poi ho provato una vergogna immensa. Vergogna di essere concittadino di un elemento simile. Guardateli questi video.
Come questo, in cui parla delle consultazioni Bersani-M5S. La Lombardi ha avuto una pessima uscita con la battuta “non siamo mica a Ballarò” per carità. Ma sentite questo cosa dice. Come lo dice. Parlata che starebbe bene a un personaggio di un film di camorra. “Uè”. Ma come ? “Improbbabbile”. Ditegli che di b ce n’è una sola per favore. Si rivolge alla ex-capogruppo alla camera del M5S con un civile “Ma va’ a mori’ ammazata”. Io non ho parole. Ma che impari a parlare prima di tutto! E poi i problemi sono i toni di Grillo. Grillo è un comico, questo signore fa il ministro.

Poi ho trovato anche questo video, in cui se la prende con i giornalisti del Fatto Quotidiano. “Siano protetti come i panda, ogni volta che scrivono di me, io guadagno voti”. Questo dovrebbe suscitare qualche domanda sulla provenienza di questi voti. O sbaglio?
Il video in cui parla della “Casta” poi è meraviglioso: rigira completamente la frittata, dicendo che i vari grillini, Ingroia, etc. dopo aver criticato la Casta, ora vogliono farne parte. Quindi dovremmo lasciarla lavorare in pace questa Casta, giusto De Luca?
Non parliamo poi della “campagna di procurato allarme” di “tale Padre Zanotelli”, che pare più “un attore che un prete”, per cui voleva denunciare il povero Alex Zanotelli, reo di mettere in guardia i cittadini dei problemi dell’ambiente e dell’inquinamento.
Non dimentichiamoci nemmeno di quando insultavaquel grandissimo sfessato di Travaglio”, che avrebbe voluto incontrarlo al buio. Questo sì che è parlare da persona civile vero?
Oppure questo video, in cui afferma che “non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza” (falso): propone pure la “briochina la mattina con il cappuccino”. E poi chiede: “Ci volete dire dove diavolo li prendete questi soldi?”. Peccato che non possa rispondere nessuno, dato che i commenti e i “mi piace” sono stati disattivati a tutti i video del Sig. De Luca, che a quanto pare allora ha un concetto abbastanza particolare di “democrazia.

D’altra parte, De Luca è quello che in nome della dottrina “Legge e Ordine”, distribuiva manganelli ai vigili urbani. Che idea di democrazia potrà mai avere uno del genere?

domenica 14 luglio 2013

Femministaiole Democratiche


Mi viene in mente una battuta di Woody Allen in “Basta che funzioni”, quando Boris Yelnikoff dice: “Personalmente perdo ogni interesse erotico quando una donna è membro dell’Associazione Naizonale Armi.” Non voglio sembrare maschilista, ma è esattamente quello che ho pensato quando ho visto il report della Conferenza delle Donne Democratiche: perdo ogni interesse verso il genere femminile quando una donna è membro del Partito Democratico.

Queste sono cose che mi fanno sbellicare dalle risate, non posso farci niente. Il femminismo modaiolo di cui parlava Gaber in “Quando è moda è moda”:

Di quelli che diranno che sono qualunquista non me ne frega niente:
non sono più compagno né femministaiolo militante,
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari
e le altre cazzate;
e finalmente non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione:
autisti di piazza, studenti, barbieri, santoni, artisti, operai,
gramsciani, cattolici, nani, datori di luci, baristi,
troie, ruffiani, 
paracadutisti, ufologi...
Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Il Paese è in condizioni pessime, il loro partito non ne parliamo nemmeno, e queste cosa vogliono? Un leader donna. A parte il fatto che (magari sono un coglione io eh) sono stato abituato a pensare che una persona è valida o meno a prescindere dal proprio sesso, etnia o altro: ci sono persone brave, oneste e competenti tra gli uomini e tra le donne, spesso in egual misura. Io questa cosa delle “quote rosa” la trovo di un’indecenza anche peggio del maschilismo più bieco. Le donne partecipano se sono valide, gli uomini partecipano se sono validi. Se la donna è Daniela Santanchè, preferisco un uomo per bene, voi che dite? Sentire queste pollastrelle dalle labbra rifatte dire che le donne devono agire “osando, osando, coraggiose, dirompenti” ed essere “in tante in tutti i luoghi” mi fa una tristezza immensa. Ma questa è la Conferenza delle Donne Democratiche o la Sagra del Luogo Comune? La Fiera delle Banalità? Il Mercato della Superficialità? Ma poi le contraddizioni: Marina Sereni, deputata piddina, dice che le donne sono “più interessate ai contenuti” e il Pd deve diventare “un Partito di contenuti e non di leader”; ma dalla Conferenza cosa esce poi? Il bisogno di un leader donna. Ma non volevate parlate di contenuti? E invece siamo qui a parlare di leader. Leader, leader e ancora leader. Come se i leader che avete avuto fino ad ora non avessero fatto più danni della grandine. Che poi se a parlare alla conferenza invitate Stefano Fassina, mi immagino che popò di leader volete mandare avanti. Infatti, la Pollastrini aggiunge: “Come si fa a negare che una donna come Rosy Bindi (sic!) abbia un profilo da leader?”. Rosy Bindi? Ok, avete vinto. Siete meravigliose. Ma continua sempre di più a girarmi in testa la battuta di Woody Allen, sarà un caso. Sabrina Alonsi, con tutti i problemi che ha l’Italia, lo sapete cosa è che “auspica”? “Quello che mi auspico è che noi non facciamo un passo indietro rispetto agli uomini”. Complimenti. Hai capito tutto.

Il Partito Democratico ha tanti difetti, tanti problemi, tante mancanze, tante colpe, ma non mi sento di dire che lascia indietro le donne. O almeno non mi pare. Se qualcuno viene lasciato indietro è perché non si inserisce nella logica dello scambio di favori della partitocrazia italiana, non certo per il suo sesso. Una come la Madia, nel Pd, rimarrà indietro, se vogliamo fare un esempio. Non le lasceranno la possibilità di sfondare, e non perché è donna, ma perché rimane fuori dai meccanismi dei partiti, dal principio di ricattabilità che accomuna tutti quelli che hanno voce in capitolo in questo paese. Civati, che se davvero si candida come futuro segretario prenderà una mazzata bestiale, verrà fatto fuori per le stesse ragioni. Ma Civati, fino a prova contraria, è un uomo. La Finocchiaro, quella che fa la spesa con la scorta e si chiede pure “ma che vogliono questi qua?”: queste sono le donne che vanno avanti nel Pd e nell’Italia delle Meraviglie. Non prendiamoci in giro.

Ne ho piene le balle di femministaiole militanti, che invece di preoccuparsi dei problemi veri del loro partito e del paese (nonché dei veri problemi delle donne), fanno queste scene da asilo nido come la Conferenza delle Donne Democratiche, parlando del nulla, con una superficialità impressionante ed una totale mancanza di proposte. Sono queste le donne che vogliamo in politica? Andiamo bene.

Quando è moda è moda… Quando è moda è moda…

sabato 13 luglio 2013

Berlusconi non ha nulla da temere (il Pd veglia su di lui)



La situazione che riguarda il disegno di legge Mucchetti/Zanda per la modifica della legge del 1957 che renderebbe ineleggibile Silvio Berlusconi sta diventando sempre più grottesca a mio avviso.

Cerchiamo innanzitutto di ripetere in senso chiaro e logico cosa dica questa legge che il Pd vuole cambiare con tanta urgenza.

Il 1° Marzo 2013 Micromega lancia l’appello: “Firma anche tu per cacciare Berlusconi dal Parlamento”. Cacciare il Nano si può: la legge c’è. È sufficiente applicarla. So che in Italia sia una roba inaccettabile applicare la legge, o comunque rispettarla. Ma per una volta dovremmo smettere di essere italioti e riprenderci in mano in nostro Paese. Comunque, per chi si fosse perso questo appello, potrà ritrovare il testo qui: http://goo.gl/uun38. Leggere l’articolo in questione per capire come questa legge non necessiti di nient’altro che di essere applicata. È completa così com’è. Parla in modo chiaro e diretto. Visto che Silvio Berlusconi è il referente economico di una società concessionaria di frequenze televisive, non rimane altro che far rispettare questa legge: il Pd non l’ha voluto fare.

Leggo tra i commenti che su Facebook sono stati lasciati per questa iniziativa di Micromega: “tanto farà in tempo a cambiare anche questa legge...e la sinistra glielo permetterà come sempre.Sbagliato! Anche io avrei detto una cosa del genere, ma infatti sottovaluto sempre la capacità del Pd di stupirmi! Infatti, ecco arrivare prontamente il ddl Mucchetti/Zanda, con cui addirittura il Pd vuole cambiare questa legge. Altro che “Berlusconi la cambierà, e la sinistra starà a guardare”. È proprio la sinistra che sa fare la cosa giusta e arriva a soccorrere Berlusconi.

Il ddl in questione infatti prevede che si sostituisca la parola ineleggibile con incompatibile, e si darebbe un tempo determinato (un anno) per far decidere: o le sue aziende, o il Parlamento. Ma certo, la legge è lì, la possiamo applicare quando vogliamo: diamogli ancora un anno al Nano, no? Cretini.

Non bisogna farsi infinocchiare dai discorsetti di Epifani o di Bersani (che dopo aver fatto una figura di merda colossale nelle ultime elezioni, è inspiegabilmente ancora in giro). Quando proclamano a gran voce che è “falso” dire che la proposta non allunga di un anno la vita di Berlusconi, e che si tratta di una proposta “serissima che risolve il problema annoso del conflitto d’interesse”, voi dovete rispondere: "COOOSA?" La legge c’è, l’abbiamo vista, basta farla applicare! Ma con quale faccia Bersani viene a raccontarci queste fandonie? Con che cervello gli utili Pdioti ci credono? Io non ho parole: non ho parole per definire questo partito, ma soprattutto questo elettorato. Il Pd sarebbe già morto e sepolto da un pezzo, tanto è inconsistente e inutile, se non fosse per gli utili Pdioti che ancora lo sostengono, ingoiando qualsiasi schifezza e bugia propini loro il partito. Tant’è che proprio mentre scrivo questo post, il web è pieno di sciocchi piddini che danno contro a Grillo perché nel suo blog afferma che il Pd fa un favore a Berlusconi. Ma, avendo confrontato le due leggi (quella originale del 1957 e quella del ddl Mucchetti/Zanda), mi chiedo come sia possibile dargli torto. La cosa più bella che ho visto scrivere dagli sciocchi piddini è stata “il Grande Capo Grillo ha dettato la linea, i grillini poverini devono andargli dietro”. Affermare che questo ddl fa un favore a Berlusconi è pura logica, ripeto, basta leggere. Ma gli utili Pdioti hanno pensato bene di ingoiare pure questa e continuare a dare torto a Grillo, perché lo ordina il partito. Il Pd: che livelli…

Vorrei però soffermarmi su un fatto che sui maggiori quotidiani non è stato riportato. Paolo Flores D’Arcais ha scritto ieri una lettera ai senatori del Pd che avrebbero dovuto applicare la legge 361 del 1957: “Dovete rispondere innanzitutto alla vostra coscienza, e naturalmente della caratura della vostra coscienza avranno il diritto di occuparsi tutti i cittadini. Esiste una netta maggioranza in Giunta, di senatori Pd, Sel e M5S, che tale sarebbe anche se il Presidente decidesse di astenersi (il che non è affatto un obbligo). A meno che la vostra coscienza non sia satura degli interessi di Berlusconi il vostro voto dovrebbe andare da sé.” Ha anche invitato poi i lettori a scrivere una e-mail a questi senatori, richiedendo la (doverosa) applicazione della legge. Oltre tremila cittadini hanno seguito il consiglio di Flores D’Arcais, esercitando un loro diritto in quanto elettori e cittadini. Siamo in democrazia. Oppure no?!? Sta di fatto che la risposta che cittadini onesti e desiderosi di migliorare il Paese (mandare via il Nano significa migliorare il Paese, su questo non ci sono dubbi) hanno ricevuto da una delle senatrici (Rosanna Filippin) è stata la seguente:


“Buongiorno,
capisco che ogni mezzo è buono ma l'unico risultato che avete ottenuto finora è quello di avere intasato la mia casella di posta impedendomi di lavorare e comunicare.
Spero che la cosa finisca presto perché diversamente dovrò fare intervenire il Servizio Informatica e sicurezza del Senato e fermare il bombardamento.
Così riuscirò di nuovo a fare il mio dovere.
Grazie”


Minaccia. Minaccia di far intervenire il servizio informatico di sicurezza. Questa è la “democrazia” in Italia. Al manifestante si risponde con il manganello, al cittadino che scrive si risponde così. Questa è la democrazia nel Partito Democratico. Che di sinistra, come ripeto sempre, non ha più nulla. Ma nemmeno di democratico a quanto pare. I cittadini chiedono, il Partito minaccia: la grande democrazia nel Pd.

venerdì 12 luglio 2013

Partito (auto)Distruttivo


Se il Pd vuole evitare la propria (definitiva) autodistruzione, deve giocare d’anticipo. Lo so che è come chiedere a Ferrara di dimagrire, ma questa è l’unica verità. Hanno tutti paura che cada il governo: perché?

A parte il fatto che il governo non cadrà, perché Berlusconi è l’ultimo a volerlo far cadere (se cade il governo, il Parlamento non può più salvarlo dall’arresto), ma io proprio non capisco le furbe tattiche del Partito Disastro.

Analizziamo la situazione attuale del Pd:
  • Il proprio elettorato (almeno quello a cui è rimasto un minimo di senno) vuole che molli Berlusconi
  • Il partito che gli ha fatto ottenere il premio di maggioranza (Sel) vuole che molli Berlusconi
  • La principale (e unica) forza di opposizione (M5S) lo spinge a mollare Berlusconi
  • Una corposa corrente interna vuole che molli Berlusconi
  • Solo i berlusconiani vogliono che non molli Berlusconi!

Dunque cosa fa il Pd? Ma mi sembra chiaro no? Rimane con Berlusconi! Le tattiche autodistruttive di questo pseudo-partito mi lasciano allibito ogni volta, ma forse sono io che non mi abituerò mai a pensare come un idiota (o un utile Pdiota). Sarebbe così semplice se il Pd giocasse d’anticipo: se mollasse Berlusconi adesso, e decidesse di tornare alle elezioni subito (sì, subito: anche con questa legge elettorale, tanto se si aspetta che la cambino si arriva nel prossimo secolo) otterrebbe per la prima volta un consenso che il centro-sinistra non ha mai avuto: un elettorato convinto, larghe intese (con tutte le forze di sinistra, non con i berluscones), possibilità di dialogo costruttivo con il MoVimento 5 Stelle. Il Pd ha poco meno di tre settimane per farlo (la sentenza Mediaset è prevista per il 30 Luglio). Se lo facesse, nel momento in cui non ci sarà governo, Berlusconi verrebbe probabilmente condannato in via definitiva nel processo Mediaset, con interdizione ai pubblici uffici. Senza Berlusconi la destra collasserebbe e il Pd potrebbe vincere a mani basse le prossime elezioni. Sia chiaro, non lo dico perché spero che lo faccia, né tantomeno me lo aspetto: “se il Pd può sbagliare, lo farà” (parafrasando la Legge di Murphy). Io il Pd non lo voterei mai. Questa è gente che ha perso qualsiasi credibilità. Mi chiedo solo perché non fanno una cosa tanto ovvia per evitare l'autodistruzione! Per quale masochistica e pervertita ragione? Avrebbero solo da guadagnarci, e probabilmente ci guadagnerebbe anche il Paese.

La (dura) verità è che non possono andare contro al loro Capo (Nano): il Pd si regge sulle stesse caratteristiche, gli stessi vantaggi, gli stessi favori e gli stessi conflitti d’interesse di Berlusconi. Il motivo per cui non perdono occasione di inchinarsi (o meglio, mettersi a 90) ogni volta che il Pdl lo richieda è questo. Andando contro Berlusconi andrebbero (de facto) contro se stessi.

Ma il Pd non ha niente da temere, perché dalla loro ci sarà comunque una vagonata di elettori senza cervello che continueranno a sostenere il partito senza se e senza ma (e soprattutto senza ragionare). Un po' di esempi? Vediamo:
  • Quando Napolitano proclamò Monti Presidente votato-da-nessuno del Consiglio, il Pd, anziché impuntarsi e andare al voto (quando B. avrebbe straperso) si mise a 90 e sostenne il governo tecnico, dando a B. il tempo di resuscitare ancora una volta: gli elettori Pdioti non dissero nulla.
  • Quando Bersani perse (pardon, “non-vinse”) elezioni già vinte, con una campagna elettorale da deficienti, lasciando a B. la possibilità di spadroneggiare e di riprendersi circa il 12-13% dei consensi che aveva perso: gli elettori Pdioti non dissero nulla.
  • Invece di coinvolgere il M5S al governo (che so, presentando un governo non dei partiti, ma di grandi personalità), pensò bene lo smacchia-giaguari Bersani di andare ad elemosinare i voti per la fiducia (sapendo già che la risposta era no): gli elettori Pdioti non dissero nulla (e ancora credono alla favoletta del governo Pd+M5S, pure dopo le “confessioni” di Bersani “son mica matto io!).
  • Quando Micromega (che di fatto è come dire Repubblica, dunque “roba del Pd”) promosse la campagna per l’attuazione della legge del 1957 che avrebbe portato B. ad essere ineleggibile, se ne fregò di brutto: gli elettori Pdioti non dissero nulla.
  • Quando Grillo diceva: “votate Rodotà, si apriranno praterie per un governo insieme”, il Partito Democratico decise di non votare Stefano Rodotà (il SUO Rodotà, che tutto è tranne che un grillino), offrendo senza censure il proprio sedere al Nano con la rielezione di Napolitano: gli elettori Pdioti, prima fecero tanto casino, poi non dissero più nulla.
  • Quando nei primi mesi di governo “del fare” (puah!) è stato fatto di tutto, ma niente per i cittadini italiani (F-35, vari rinvii per non risolvere una mazza, decreti su emergenze ambientali che non erano né emergenze né ambientali, decreti-propaganda sul lavoro che non porteranno ad un solo posto di lavoro, etc.): gli elettori Pdioti non dissero nulla.
  • Infine, quando il Pd è sceso ad uno dei punti più bassi della sua già bassissima storia, congelando il Parlamento su richiesta del Pdl per potersi concentrare sulla sovversiva protesta dei berlusconiani contro la magistratura, contribuendo così alla pressione del governo nei confronti della Cassazione (nei confronti di uno dei tre poteri dello Stato): anche qui, gli elettori Pdioti fanno tanto casino, ma domani se ne saranno già dimenticati e non diranno nulla.

Cosa vogliamo aspettarci da un partito come questo? E soprattutto, cosa vogliamo aspettarci da un Paese che ancora ha votato per questa classe politica, destra e sinistra, che ha rovinato l’Italia? Gli elettori Pdioti hanno il partito che si meritano, ma purtroppo in questo Paese ci sono anche altre persone, che come me, si devono puppare tutto questo. Ecco, allora, io ne ho piene le balle di questo paese e di questi italiani.


Vedremo nei prossimi giorni: come ho detto, il Pd ha poco meno di tre settimane per giocare d’anticipo, muoversi prima della sentenza della Cassazione e mollare il Nano, riconquistando una credibilità e un consenso (ma anche una dignità) mai avuti. Oppure rimanere fedeli a Berlusconi, stando al governo con un condannato, e contribuire (come già hanno fatto e stanno facendo) alla propria autodistruzione e allo sfascio del Paese. Ma già sappiamo come andrà a finire, no?

giovedì 11 luglio 2013

Petra Reski distrugge i giornalisti italiani

Prendetevi 12 minuti del vostro tempo e guardatevi questa intervista.


Petra Reski, giornalista tedesca, è impegnata da anni ormai nella lotta contro la Mafia e la criminalità organizzata. Pluripremiata e riconosciuta nell’ambiente come una a cui “si deve tutto ciò che si sa della Mafia” (cit. Donna Leon), vive in Italia dal 1989 e segue ultimamente (ma non solo) il percorso politico di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle.

In questa intervista la Reski distrugge senza pietà i giornalisti italiani, servi di un sistema corrotto e autoritario, nella misura in cui la stampa e le TV diffamano quotidianamente il MoVimento 5 Stelle e il suo fondatore.



Raccogliamo alcune chicche che Petra Reski ci regala durante l’intervista, anche per avere un’idea di come vedono all’estero, o in questo caso in Germania, il fenomento a 5 Stelle:
  • Beppe Grillo ed il suo movimento sono stati vittime di una falsificazione mediatica incredibile.” Afferma che è impressionante vedere con quale leggerezza questi falsi vengono pubblicati. Il sospetto però, è che dietro questa leggerezza, a mio parere, ci sia una vera e propria macchinazione. Non sto parlando di teorie del complotto, ma si semplice logica: il Sistema in Italia è talmente radicato, inarrivabile, autoreferenziale e autoritario, che qualsiasi spinta di cambiamento (o, peggio, di rivoluzione) della classe politica è vista come fumo negli occhi dalla classe dirigente del Paese. Il modo in cui l’informazione italica attacca Beppe Grillo e il M5S non è altro che una riprova di quanto il MoVimento si ponga come anti-sistema e anti-casta. I tentativi di mettere a tacere il suo blog sono degni del peggiore fascismo. La coralità dell’attacco sferrato ai grillini da destra e da sinistra è la conferma della reale situazione italiana: la fortezza del potere lotta con le unghie e con i denti per la conservazione del potere stesso.
  • Lo hanno descritto come antisemita, […], come Duce, come razzista, […] ovviamente è difficile che uno si fidi ancora di questo giornalismo.” Ce lo ricordiamo tutti no? Beppe Grillo è stato insultato e diffamato in qualsiasi modo umanamente concepibile. Le lotte per la riforma della legge elettorale, per i lavoratori, per l’acqua pubblica, per il Parlamento pulito, per gli animali, contro la TAV, sugli scandali finanziari, per l’energia pulita, contro gli inceneritori, per il ritiro dall’Iraq e dall’Afghanistan: tutte lotte, evidentemente, fasciste, populiste, razziste, antidemocratiche. Vero? L’informazione italica è l’informazione alla rovescia. La Reski infine aggiunge, centrando nuovamente il punto della questione: “Qui si tratta secondo me di un grande gioco di potere”.
  • Dietro questo giornalismo c’è solo politica! […] Non si tratta di un giornalismo apolitico, questo è solo politica fatta tramite giornalismo.” Afferma la Reski che i giornalisti si mettono proprio “a disposizione della politica”. Brava, brava, brava e ancora brava! Il giornalismo italiano, da troppo tempo, è completamente asservito ai politici, e questo è un punto importante: non è tanto il “controllo” sull’informazione (in realtà, le strutture sono apparentemente democratiche e libere), bensì il “servilismo” dei mezzi d’informazione nei confronti della politica! Come diceva Marco Travaglio: “C’è chi pagherebbe per vendersi”. Questi giornalisti sono un ottimo esempio di come ci si possa ridurre servi del potere. Io sapevo che l’informazione non dovrebbe essere collaborativa (vero, Napolitano?!?!?) ma si deve pretendere un’informazione “cane da guardia” del potere. Questa informazione al massimo fa il “cane da riporto” del potere (cit.).
  • Ma cosa pensa Petra Reski del MoVimento 5 Stelle? “Io sono molto contenta che tanti italiani che negli ultimi anni […] avevano davanti la corruzione politica degli ultimi 20 anni, sia dal Pdl che dal Pd, abbiano avuto la possibilità di votare per una voce nuova […] per esprimere una nuova opposizione, che non c’era stata in 20 anni.
  • A proposito della paventata “inesperienza” e “incompetenza” dei neo-parlamentari grillini, la Reski dice una grande verità: “Perché dovrebbe esserci un’impreparazione? […] Se l’esperienza è quella dei partiti degli ultimi 20 anni, allora è meglio l’inesperienza. In realtà non credo che loro siano così inesperti, è gente molto impegnata, molto istruita, […] e dovremmo essere contenti che giovani italiani così impegnati entrino in Parlamento”. Tralasciando il fatto che i “grillini” sono in realtà la parte più istruita del Parlamento (88% di laureati, primi tra tutti i partiti politici) e che dunque non si capisce da dove venga tutta questa “incompetenza”, cosa è meglio secondo voi: avere in Parlamento dei giovani inesperti ma onesti, o dei competentissimi ladri?
  • Il MoVimento 5 Stelle non è populismo, è solo grande impegno sociale e anche morale.” La moralità: vogliamo parlarne un attimo? Purtroppo l’italiota medio non reputa molto importante questo aspetto, mentre invece per me è cruciale. Avere un comportamento morale implica tutta una serie di conseguenze che inevitabilmente portano ad una migliore politica. È come quando alcuni giornalisti (o addirittura semplici blogger, della serie appunto “c’è chi pagherebbe per vendersi”) snobbano, o peggio si dichiarano contro il Restitution Day di pochi giorni fa. Come si fa ad essere contro una cosa del genere? Chi è contro una cosa del genere, si merita i ladri al governo. Il Restitution Day non è stato un atto rivolto a risolvere chissà quale problema economico del Paese (anche se male non può certo fare), ma voleva essere un atto simbolico di moralità e riavvicinamento ai cittadini. Il Restitution Day, così come la moralità, non è un obiettivo nella politica: è il punto di partenza per una politica migliore.

Che dire, forse i vari troll o cittadini rivoluzionari da salotto troveranno inaccettabili queste affermazioni, ma sta di fatto che stiamo parlando una brava giornalista, di una persona onesta e informata sui fatti. Visto che c’è l’abitudine di dare di fascista, di populista, di demagogo, di manovrato, di caprone ad ogni persona che in modo onesto esprime il proprio sostegno alla causa del M5S, voglio sentirmelo dire in faccia: Petra Reski è manovrata? E altri eminenti personaggi che appoggiano Grillo e il suo movimento? Dario Fo è fascista? Gioacchino Genchi è un demagogo? Jeremy Rifkin è un populista? Padre Alex Zanotelli è fascista? Don Andrea Gallo era un fascista? L’elenco potrebbe essere infinito. E tutte le risposte identiche: NO. Tutti questi aggettivi che vengono costantemente rivolti, non solo al M5S, ma a qualsiasi forza politica o movimento dal basso cerchi di ribaltare l’attuale sistema di potere in Italia, sono frutto di una stampa asservita alla politica, di un vero e proprio regime antidemocratico, di una dittatura governativa.


Chiunque voglia diffondere il video dell’intervento di Petra Reski, che in poco più di 10 minuti demolisce l’intera stampa di regime italiana, lo faccia subito, e lo faccia assiduamente, perché queste verità non possono essere confinate in una misera pagina di Youtube. Basta copiare e incollare questo link nei vostri post e nei vostri commenti: http://youtu.be/NPehjot4BT8 

In questo momento, le uniche armi che il Sistema usa contro il MoVimento 5 Stelle sono la falsità e la diffamazione: questo dato è estremamente significativo.
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