lunedì 8 luglio 2013

Civati: riuscirà il PD a cambiare faccia?


Pippo Civati ha deciso: si candiderà alla guida del Partito Democratico. Difficile prendere una posizione ferma e univoca, visto quanto si contraddice il parlamentare piddino.

Quando Beppe Grillo lo ha preso per il culo nel suo post “Pippo non lo sa”, ha centrato in pieno il personaggio: un perfetto uccellino da riporto di Bersani. “Va’ e torna con parlamentari pentastellati”. Passa più tempo tra i grillini che tra i suoi. “Vorrebbe essere come noi, ma è uno di loro”. Come dargli torto? L’analisi, per quanto irriverente e offensiva, è inoppugnabile.
Come dimenticarsi poi della risposta all’intervento di Andrea Scanzi! Civati se la prendeva con Scanzi, sentendosi quasi tradito da uno dei pochi amici (sob), e confonde la constatazione che che non vincerà mai le primarie del Pd con la soddisfazione nel non vincerle: se Scanzi afferma che Civati non ha chance di prendere la guida del Pd, non lo fa perché gli fa piacere (figuriamoci), ma perché effettivamente è impossibile. Il Pd (la dirigenza) sta riuscendo persino nel tentativo (suicida) di far fuori Matteo Renzi dalla conversazione delle primarie (lui che potrebbe vincere le elezioni), figuriamoci cosa potrebbe fare con Civati, che oltre al fatto che le elezioni non le vincerà mai, ha una caratteristica che il Pd non tollera: è di sinistra.

In effetti, il programma che Civati ha anticipato in occasione del suo annuncio di candidatura, è composto esclusivamente da punti degni di un programma riformista di sinistra (infatti nessuno di questi punti è nel programma del Pd): ambiente, lavoro, reddito di cittadinanza, matrimoni gay, riduzione delle tasse sul lavoro, Imu per i più ricchi. Poi ovviamente in questo discorso ci sarebbe di conseguenza un’alleanza con Sel e un dialogo per il cambiamento con il M5S.

Le critiche che vorrei fare a questo progetto, a parte la plateale impossibilità di successo, sono le seguenti:
  • Perché nel Pd? Civati dice che nel Pd c’è una quantità di storie e di persone valide che non si può abbandonare. Eh già. Ma anche se fosse vero, il Pd (rullo di tamburi) è un partito. E come tale (c’è poco da girarci intorno) comanda la dirigenza. Non è un movimento politico democratico, come tutti vorrebbero farci credere. Se la dirigenza decide qualcosa e tu non sei d’accordo, vai fuori. Altro che il temibile Grillo. Andatevi a rileggere la lista delle espulsioni nel Pd e soprattutto i motivi delle espulsioni.
  • I punti del programma! Io posso capire la candidatura alle primarie se ci sono proposte diverse, ma comunque che rientrano nell'orientamento generale del partito. Insomma, se avesse vinto Renzi, o Vendola, o Tabacci, o la Puppato alle primarie del Pd, non è che poi i perdenti andavano contro al nuovo segretario: lo avrebbero ugualmente sostenuto. Esattamente come è successo. Perché i punti del programma (quale programma poi non si sa) andavano comunque nella direzione generale del partito. Poi arriva Civati che propone queste cose: Ambiente (non gliene frega un cazzo a nessuno nel Pd), Lavoro (idem con patate, leggersi il decreto Letta per credere), Reddito di cittadinanza (il Pd lo ha bocciato in Parlamento), Matrimoni gay (facile, in uno dei partiti più cattolici che abbiamo in Italia), Imu solo per i più ricchi (mentre il Pd l’Imu non vuole toglierla, anzi l’ha riconfermata anche alle case terremotate). Se vuoi portare avanti un discorso di questo tipo, mi dispiace Pippo, ma non lo puoi fare dentro al Pd. Chi pensi che te le voterà queste idee? Non importa che la base del Pd o gli elettori in generale potrebbero essere d’accordo con questi nuovi punti, ma se la dirigenza ti taglia le gambe (e lo farà) tu non vai da nessuna parte.
  • Civati, ora come ora, non ha credibilità. Ha ragione Scanzi quando gli chiede cosa vuole fare da grande. Io non l’ho capito. Non appoggia il governo, ma ci sta dentro. Voleva Prodi o Rodotà al Quirinale, ma non si fa problemi ad appoggiare il partito che non li ha votati. Vuole tagliare i rimborsi elettorali, ma non riesce a dire una parola nemmeno al proprio partito. Vuole ridursi lo stipendio, ma non restituisce una mazza (e lo potrebbe fare, dunque non vuole). Insomma, la credibilità di Pippo Civati è ai minimi storici. E dunque anche questo mi lascia perplesso.

Sinceramente apprezzerei molto di più il buon Pippo se si mettesse all’opera fuori dal Pd, nel tentativo di ricostruire una vera sinistra. Stimi Rodotà? Coinvolgilo! Nel Pd non ne vogliono sapere di personaggi onesti come Rodotà. Per quale motivo bisogna andare a sbattere contro un muro in un partito che di sinistra non ha più nulla e che governa con Berlusconi? Civati invece parteciperà alle primarie e perderà sonoramente, perché tutti nella dirigenza Pdiota lo faranno fuori nel modo più spietato. Arriverà dunque in gran corsa nel gruppo dei Grandi Trombati della Storia, assieme a Ingroia e tanti altri. Ne vale davvero la pena di rovinarsi così? O forse è meglio tentare di ricostruire qualcosa di valido a sinistra, piuttosto che cercare di riparare un giocattolo così rovinato e irreparabile come il Partito Democratico?
UA-57431578-1