mercoledì 17 luglio 2013

Grasso e la bandiera della Pace



Onestamente, rimango basito nel leggere del piccolo episodio (ma forse non tanto piccolo) che ha coinvolto il Senatore Cotti (M5S), richiamato in aula dal Presidente Grasso perché indossava una giacca coi colori dell’arcobaleno e la scritta “pace”. Il Senatore, in modo indubbiamente provocatorio e un po' esibizionista, stava per pronunciare una dichiarazione di voto contro gli F-35, facendosi portatore in prima persona dei colori della pace. Per quanto appunto possa essere considerato un modo di fare provocatorio ed esibizionista, mi chiedo: cosa c’è di male? Fino a prova contraria, la Repubblica italiana dovrebbe riconoscere la bandiera della pace come propria bandiera, allo stesso livello del tricolore (secondo il principio dell’art. 11 della nostra Costituzione); in più, una giacca (teoricamente) vale come una qualsiasi altra giacca: dubito che, se fosse entrato in parlamento, il mitico Oscar "Mago Zurlì" Giannino avrebbe vestito colori più “consoni”. Ma, d’altro canto, lo sappiamo: in Italia, paese dei criminali ben vestiti con bei conti in banca, conta solo l’apparenza, che copre meravigliosamente giri di prostituzione, coinvolgimenti mafiosi, eccetera eccetera eccetera. Secondo il Sig. Grasso è più decoroso rubare o fare gli interessi privati di qualcuno in Parlamento, piuttosto che indossare una giacca fuori dall’ordinario. Interessante notare queste ligie osservazioni al regolamento nel paese in cui in aula abbiamo visto entrare bottiglie di spumante, mortadelle, magliette “Il diavolo veste Prodi” (mentre il buon Grasso se la rideva spassosamente), forconi, gente condannata con sentenza definitiva, urlatori di folli accuse, inciuci allo scoperto, pianisti che neanche Benedetti Michelangeli e molto altro ancora.

Il punto qual è? Un parlamentare porta su di sé quello che a tutti gli effetti è un simbolo di pace, qualcosa che (udite udite) non ha mai ammazzato o fatto del male a nessuno. Il Sig. Grasso dovrebbe motivare meglio la ragione che lo ha spinto a prendere questo provvedimento. Ma tanto lo sappiamo di che pasta è fatto il nostro Presidente del Senato, quello che quando scoppiò il caso dei “pianistisi scandalizzava di chi li aveva fotografati. Della serie “fate quello che vi pare, ma non fatevi beccare”. Un simbolo di pace non ha mai fatto male a nessuno, dovremmo anzi poter sbandierare l’arcobaleno della pace con più convinzione, per una politica del disarmo e alla ricerca della vera pace internazionale, idea inserita e radicata nella nostra Costituzione Repubblicana.


“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.” 
(Sandro Pertini)
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