giovedì 18 luglio 2013

I partiti hanno paura



Ora non voglio sentire parole scandalizzate del tipo “Che palle, i partiti si tengono i rimborsi elettorali”. Beh, almeno vorrei evitare di sentirle da tutti quelli che hanno votato per quei partiti che in un momento di crisi come questo ieri hanno percepito 91.354.339 euro, alla faccia di chi non arriva a fine mese. E smettiamola di dire che restituire i soldi come fa il M5S non serve a niente. Intanto è un segnale. E poi se a voi fanno schifo 91 milioni di euro, beh… parliamone.

Che poi il discorso è un altro. Prima ancora di stare a discutere “è giusto, non è giusto”, bisogna ricordarci che gli italiani hanno detto (tramite referendum) NO ai finanziamenti ai partiti. Aggirare il valore di un referendum non è legale. Non è onesto. Ed infatti è tipicamente italico. Hanno preso il referendum e l’hanno volato nel cesso. Continuando a fare i parassiti col debito pubblico costantemente in aumento.

Parliamo invece di quanto sia giusto o meno percepire finanziamenti pubblici. Per come la vedo io, un qualche tipo di finanziamento è giusto. Ma solo da privati cittadini (non aziende, corporation o simili) per evitare voto di scambio. Il tetto massimo delle donazioni deve essere molto basso, come 50 euro. E soprattutto le donazioni devono essere volontarie. Esentasse, pure. Ma devono essere donazioni libere e non coatte, non sottratte dalle nostre tasse. Se vuoi finanziare un partito con una donazione, bene. Se non vuoi, devi essere in grado di non finanziare nessuno.

I partiti hanno paura. Hanno paura di scomparire. Senza il rimborso elettorale, rischiano di sparire in un amen. Con un sistema trasparente e basato esclusivamente su donazioni volontarie, questi partiti non prenderebbero un centesimo: chi avrebbe voglia di finanziare con i propri risparmi gente come Berlusconi, Alfano, Letta, Calderoli, Finocchiaro, Brunetta, e tutta la cricca annessa e connessa? Andrebbero avanti solo i partiti spinti dalla passione dei propri attivisti, dal loro rapporto diretto con i cittadini. È buffo vedere come tanti detrattori del MoVimento 5 Stelle ne parlino come “partito-azienda”. Si tratta anzi dell’unico movimento politico che non risponde allo schema di un azienda. Il Pdl è un’azienda. Completamente. Il Pd uguale. Sel lo stesso. Tutti i partiti che vegetano trasversalmente e si arricchiscono da 20 anni (ma anche di più) in questo paese hanno questa struttura comune. Una “struttura”, appunto. Il M5S no. La sede è in rete. Gli attivisti si trovano nella realtà in circoli, spazi all’aperto o ambienti comuni. Prende i soldi dagli attivisti che decidono di contribuire. Non prende soldi da Grillo, e nemmeno dal suo blog. Anche se il blog facesse quei ridicoli incassi che inventa la Gabanelli (e non li fa, leggere il mio post a proposito) non li prenderebbe: non rientra nella filosofia del MoVimento. Ditemi quali altri partiti potrebbero sopravvivere adottando il modus operandi del M5S. Zero. Nessuno. Nulla. Hanno un bilancioErgo, sono aziende


Tanto per essere chiari, ho detto di non voler sentire discorsetti dai votanti dei vari Pd, Pdl, Sel, Sc, Lega etc. dato che tutti hanno preso i rimborsi abusivi. Ma neanche da chi non ha votato. Non è che non votando si pagano meno rimborsi ai partiti. Le tasse le paghiamo tutti no? L’unico movimento politico che si è contrapposto a questo gran magnamagna di denaro pubblico è il M5S. Chi ha votato il MoVimento può fare le prediche, gli altri sono pregati di salvare la faccia e astenersi dal commentare questa assurda situazione. 
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