sabato 20 luglio 2013

In ricordo di Don Andrea Gallo


Vorrei dedicare questo post di oggi ad una persona speciale, che oggi compie gli anni. Questa persona, al contrario del sottoscritto, è cattolica. Io mi definisco agnostico e profondamente anticlericale, ma questo certo non mi impedisce di andare al di là delle credenze di una persona e apprezzarne le qualità. La mia compagna è cattolica, ad esempio, e non discutiamo quasi mai di religione; quando lo facciamo, avviene sempre in modo civile. Certo, se mi mettete davanti un creazionista, me lo sbrano. Ma se davanti ho comunque una persone equilibrata che ha credenze e idee diverse dalle mie è un altro discorso.

E’ proprio di un personaggio cattolico che voglio parlare oggi, per il compleanno di questa persona speciale: Don Andrea Gallo.

Don Gallo ci ha lasciati il 22 Maggio 2013, neanche due mesi fa. Già sento la pesante mancanza di un uomo del genere. Un vero uomo, e per quanto mi riguarda, un vero prete. Un vero prete perché ha realmente speso tutta la sua vita al servizio non di un Dio, ma di un’idea di giustizia e di fratellanza del genere umano. Che poi, a mio avviso, se credi in Dio è così: il bene che fai dovresti farlo non per chissà quale ricompensa in Paradiso, non dovresti pensare di farlo recitando inutili salmi altisonanti; dovresti semplicemente fare il bene del prossimo, senza interessi e senza paroloni, solo perché credi che tutti gli uomini siano tuoi fratelli.

Questo è quello che ha sempre fatto Don Gallo. Il prete di strada, il prete vicino ai poveri e lontano dalla Chiesa. Ma perché i preti migliori sono quelli controcorrente? Don Milani, Padre Zanotelli, Don Pino Puglisi, Don Gallo... I migliori sono sempre gli outsider nella Chiesa: questo dovrebbe dirla lunga sulla Chiesa stessa. Ma lasciamo fare.

Il prete di “Bella Ciao” cantata in Chiesa era anche il prete vicino a tutti quelli che la Chiesa ha sempre discriminato: “Una persona transessuale è figlia di Dio al pari di ogni altro essere umano”; ha abbracciato le lotte in favore della legalizzazione delle droghe leggere (ricordarsi lo spinello fumato in segno di disobbedienza civile nel Palazzo del Comune di Genova); ha lottato insieme a Beppe Grillo in occasione del V2-Day per una libera informazione in questo Stato; grande amico e mentore di Fabrizio De André (diceva Don Gallo “I miei vangeli non sono quattro... Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”… Grandissimo…); ha insegnato ai cristiani stessi cosa significhi davvero essere cristiani (“I cristiani, se non sono accoglienti, non dicano che sono cristiani.”); convinto pacifista, ha anche collaborato con musicisti di livello come Cisco dei Modena City Ramblers o i Folkabbestia; oggi la Comunità da lui fondata di San Benedetto al Porto di Genova lo commemora e lo ricorda con affetto e riconoscenza.

Don Andrea Gallo rappresentava e incarnava secondo me quello spirito che dovrebbe avere qualsiasi cattolico del ventunesimo secolo: un atteggiamento pacifista, open-minded e progressista, che non cerca di costruire muri ma ponti, tanto per continuare a citare Don Gallo stesso.


Quindi concludo ripetendo che questo post è dedicato ad una persona speciale, mia madre, che pur essendo cattolica e dunque con punti di vista diversi dai miei, mi ha insegnato ad apprezzare e rispettare preti come Don Andrea Gallo, preti che prima di tutto sono persone per bene, che mettono l’onestà e la fratellanza tra gli uomini avanti a tutto, pure a Dio.
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