venerdì 5 luglio 2013

Restitution is Revolution


Il cosiddetto “Restitution Day” avvenuto ieri è un avvenimento storico della Repubblica italiana. Mi piace pensarlo come ad un giorno in cui diremo ai nostri figli: “tutto è cominciato da lì”. Mi piace pensare che il paese che vedranno i nostri figli sarà diverso da come è ora, non buio e corrotto, ma limpido e onesto. E mi piace credere che quando penseremo a quando è iniziato questo cambiamento, ricorderemo la data del 4 luglio 2013.

In parallelo all’Indipendence Day americano, i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno, come promesso, restituito la parte non rendicontata di diaria e ciò che resta dell’indennità parlamentare. Una cifra che in 3 mesi ammonta a 1.569.951,48 euro. Se tutti i parlamentari seguissero questo esempio, potremmo risanare parte del debito pubblico, anziché aumentarlo, di circa 40 milioni di euro l’anno. Non parliamo poi delle spese che derivano dai rimborsi elettorali. Il MoVimento 5 Stelle ha già restituito circa 42 milioni di euro. Pensate se lo facessero gli altri partiti. Oppure ridurre le spese del Colle, che da solo ci costa più dell’intera famiglia reale britannica. Anche qui, non si parla esattamente di noccioline. Se poi vogliamo parlare della possibilità di estendere questo comportamento virtuoso non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale, nei comuni, nelle regioni… beh, magari non si risana il debito pubblico, ma male non farebbe di certo.
Che poi il discorso non è credere di risolvere i problemi dell’Italia in questo modo. Lo sanno pure i grillini questo. Il punto è che la restituzione è importante proprio come gesto e per le sue implicazioni. Gli altri che fanno? L’obiettivo è introdurre non tanto dei risparmi (che comunque ci sono e non sono certo spiccioli), bensì “contagiare” il virus di questo comportamento virtuoso e onesto a più parlamentari possibili: non c’è una legge che lo vieta, se un parlamentare piddino volesse restituire i soldi, lo potrebbe fare (Civati, ci sei?!?); chi vuole può farlo. I partiti non lo fanno perché non vogliono adottare questo regime di onesta rendicontazione. Eppure si tratta di semplice rispetto verso gli elettori. Rispetto per tutti coloro che non arrivano a fine mese, che perdono la casa, il lavoro. Per tutti i giovani che non riescono a farsi una vita guadagnando 600 euro al mese in un ristorante o in un call center. Rispetto per quell’Italia che ogni giorno porta a casa uno stipendio sudato che manco basta per campare. È un messaggio forte e chiaro di riavvicinamento della politica (e dei politici) verso i cittadini. Questo messaggio, unito al fatto che dopo due legislature i parlamentari 5 stelle torneranno ad essere semplici cittadini e attivisti, dice chiaro e tondo “siamo cittadini onesti che si impegnano per cambiare l’Italia”. Perché i parlamentari dei partiti non vogliono dare questo esempio?

Il gesto è rivoluzionario, ma i giornali pensano a questioni più “importanti”. Quando in futuro verrà analizzato questo gesto storico, non si potrà fare a meno di notare che la stampa lo ha ignorato. Allora forse capiremo che per tanto, troppo tempo, l’Italia ha vissuto in un regime non democratico. Se l’informazione non è libera, ma controllata, anche i cittadini lo sono (v. mio precedente post sull’argomento). Vediamo di quali questioni più importanti, più storiche e più clamorose si sono occupati  i giornali che hanno preferito non inserire questa notizia in prima pagina oggi:

  • Il Giornale: “La Boldrini fa la comunista e attacca la Fiat”, o ancora meglio “L’Illuminismo più vero è nella Fede” e infine “Perché l’Islam non può essere democratico” (della serie “a noi Pontifex ci fa una pippa”)
  • Libero: “La Boldrini ama gli immigrati, non gli operai” e “Le 15 toghe che bloccano il paese” (Belpietro non ci delude mai)
  • Corriere della Sera: “Bronzi di Riace senza casa da 1291 giorni” (fammi capire, una notizia vecchia di 1291 giorni che passa avanti ad un fatto storico avvenuto ieri? Interessante.)
  • La Repubblica: “E Francesco cancella il partito della Curia” (oooh, un bel giornale laico e di sinistra, vero?)
  • La Stampa: “Il mondo di Pep riparte dall’Italia” (potevamo farci mancare lo sport in prima pagina?)
  • Il Tempo poi è fantastico: “Napolitano riceverà Grillo al Quirinale”. Fantastico perché parlano di una notizia sul M5S che ancora deve avvenire, pur di non parlare di quella già avvenuta ieri. Clamoroso.
  • Il Messaggero: “Il FMI difende l’Imu
  • L’Unità: “Pd, chi sfiderà Renzi?” In effetti ce lo stavamo chiedendo tutti no?
  • Il Mattino: “Sara Tommasi drogata per un porno”. Ma vi rendete conto?
  • Il Manifesto ci delizia sviolinando la Boldrini: “Il giusto rifiuto
  • Europa inventa di sana pianta: “Casaleggio guiderà i Cinque Stelle nella fase 2”. Fonte della notizia? Non pervenuta.
  • Avvenire: “Pagina blasfema. E facebook tace.” (sticazzi, ndr)
  • Il Secolo XIX: “Della Valle sfida Elkann, voglio il Corriere”.
Ripeto: queste sono le notizie in prima pagina di buona parte dei quotidiani che non hanno ritenuto opportuno mettere in prima pagina il Restitution Day. Onestamente, vi sembra normale?

La verità è che nessuno ne parla perché la stampa fa parte di quello stesso sistema di potere e di controllo che viene esercitato ogni giorno dal Governo italiano ai danni della cittadinanza. Il fatto stesso che non ne parli nessuno dunque è la riprova di quanto questo gesto sia profondamente rivoluzionario.
Come ha detto Riccardo Nuti, capogruppo M5S alla Camera, “avere le idee non ha un costo”: il paese che vorrei porta avanti le idee giuste, e le idee giuste non hanno bisogno di fondi particolari, perché andrebbero a favore della collettività. Mi scuso se risulto utopico, ma non posso mentire: è questo il paese che vorrei per i miei figli, e se significa sperare in un utopia, ci spero lo stesso.
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