domenica 21 luglio 2013

Tutto pur di non parlare di democrazia diretta


È già capitato altre volte. Si evita di parlare di argomenti come la democrazia diretta, sviando letteralmente l’attenzione del pubblico su cosucce insignificanti. Una specie di gioco delle tre carte, quando il giornalista (anziché informare) concentra la tua attenzione sul dito facendoti ignorare la luna.

Ricordiamoci ad esempio di quando Beppe Grillo rilasciò l’intervista a Time. I giornalisti italiani, espertissimi servi di regime, hanno tralasciato tutta un’intervista in cui si parla di democrazia, di crisi, di lavoro e hanno sottolineato, storpiandone il senso, solo due passaggi: “voglio il 100%” e presunte “minacce di violenza nelle strade”. Niente di più lontano dalle parole che si possono leggere nell’intervista originale. Beppe Grillo ha parlato del M5S come un movimento “destinato a finire” non appena i cittadini diventeranno il 100% delle istituzioni e diventeranno Stato in prima persona e, riguardo alla fantomatica minaccia di violenza nelle strade, ha detto testualmente che il M5S è anzi un argine allo sfociare della violenza (la gente non ce la fa più, il M5S canalizza rabbia e indignazione in modo pacifico e democratico, al contrario di quello che succede, ad esempio, in Grecia). Ed ecco che il senso dell’intervista è stato distorto e usato strumentalmente a fini politici. Esattamente quello che non dovrebbe fare una libera informazione. Ma qui siamo in Italia, l’informazione non è libera.

Ma ci sono stati altri casi del genere! Ad esempio quella famosa uscita dei quotidiani italiciCasaleggio shock! Beppe Grillo è come Gesù! Casaleggio vede in Beppe i tratti del Messia!”. Seh. Come no. L’articolo in questione, uscito sul Guardian, era ben diverso. Casaleggio parlava del messaggio diffuso da Beppe Grillo, partito dai palazzetti, passato dalla rete e divenuto virale. Così come il messaggio di Gesù, partito da pochi apostoli, diventò virale, con una diffusione mondiale. L’articolo del Guardian inizia infatti con la dichiarazione di Gianroberto Casaleggio: "It's like Jesus Christ and the apostles," said Roberto Casaleggio. "His message, too, became a virus." Da che mondo è mondo, “it” non si può riferire a Beppe Grillo, essendo Grillo una persona (quindi avrebbe dovuto essere “he”, cari i miei pennivendoli italioti) ma ad una cosa o una situazione. Risultato in Italia: significato stravolto, informazione strumentalizzata per scandalizzare l’opinione pubblica nei confronti del M5S. Ma ancora una volta, in particolare, non si parla del contenuto dell’intervista: lavoro, democrazia diretta, fine della partitocrazia. Si inventano una notizia che non c’è per non parlare degli argomenti seri.

Veniamo ora al più recente caso di distorsione e di strumentalizzazione delle notizie. L’intervista a Gianroberto Casaleggio, appena rilasciata a Bruce Sterling per Wired, si preannuncia molto interessante (dico “preannuncia” perché sarà pubblicata sul mese di Agosto). Casaleggio parte con una presa di coscienza inevitabile, nel paese in cui il Parlamento non discute, ma va avanti a colpi di decreti di governo: l’unico modo per cambiare le cose in Italia è andare al governo. E vogliamo pure dargli torto? Abolizione dei rimborsi elettorali? No. Rinvio del pagamento dei rimborsi elettorali? Neanche per sogno. Abolizione dell’Imu? Non se ne parla. Reddito minimo garantito? Manco per idea. Ineleggibilità di Berlusconi? Una pippa. Referendum propositivo? Ma di che. Riduzione numero dei parlamentari? Assolutamente no. Ergo, cosa vuoi combinare in un parlamento dove la maggioranza dei parlamentari è affiliata (questo è proprio il termine giusto) ai partiti? Viviamo in una partitocrazia, in una dittatura governativa. L’unico modo di cambiare le cose è andare al governo, con la maggioranza, e spazzare via questi partiti, rendendo finalmente l’Italia una democrazia. Continua poi Casaleggio: il calo delle amministrative era previsto. Ha detto forse che era una strategia, come i giornalisti sinistroidi dell’Unità hanno scritto? No. Hanno semplicemente pensato che le liste che potevano candidarsi erano quelle radicate da almeno un paio di anni sul territorio. Buona o cattiva tattica, questo non lo so. Ma cosa dice il paragiornalista dell’Unità (povero Gramsci) Toni Jop? “Il marketing è più tenero della storia: anche una boiata pazzesca può essere utile ad uno scopo. Casaleggio ha tenuto Grillo all’oscuro di un paio di situazioni: mentre quel poveraccio di sbragava cercando di convincere le nonne a votare per lui che è simpatico, il pensatore lavorava per perdere. La seconda: quante volte abbiamo sentito Grillo urlare che punta al 100% dei consensi? Bene, non era vero, cioè il povero Grillo era stato mandato avanti a fare il matto ma in cuor suo Casaleggio sapeva, e ieri lo ha affermato, che in realtà il Movimento – lui – punta al 51%.Ancora con ‘sta storia del 100%? Ma solo un cretino può scrivere queste cose! E in effetti, il buon Jop non mi sembra molto reattivo. Anche sul punto del “lavorare per perdere”: quante volte ha detto Grillo che le amministrative sono state una sconfitta? Nessuna! Ha casomai detto che il lavoro del M5S è un lavoro che va valutato “nel lungo periodo”, e che la vittoria della sinistra era una “vittoria di Pirro”. Ma poi da quale autorevole fonte questa specie di giornalista dell’Unità dice che Grillo “convinceva le nonne a votare per lui perché è simpatico”? Alcune dichiarazioni di Grillo: se hai votato il M5S per delegare un partito, hai sbagliato voto; Se vuoi dare il voto e poi non attivarti, allora vota un partito; l’elenco delle citazioni in cui Grillo fa tutto tranne elemosinare voti potrebbe essere infinito. Ma all’Unità, come al solito, scrivono il falso senza citare alcuna fonte. Il grande giornalismo italico. Ripeto: povero Gramsci. Ma torniamo all’intervista di Wired. Bruce Sterling conclude dicendo qualcosa che (guarda caso) nessun giornalista italiano ha riportato. “Mi è molto chiaro quello che Casaleggio sta facendo in Italia. Vuole liberarsi dell’intermediazione dei partiti e dei media convenzionali, collegarsi direttamente agli elettori, spingerli a candidarsi e votarsi da soli, usando le piattaforme digitali di Casaleggio. Nessun altro al mondo è riuscito a fare con tanta efficacia e su scala così vasta quello che lui ha fatto in Italia. Ma non c’è nulla di nascosto, di misterioso o di magico in tutto questo. Il suo attivismo digitale probabilmente è la cosa meno misteriosa della politica italiana. Un sistema in cui tutti hanno gli stessi diritti civili e in cui ognuno partecipa al bene comune e lo fa perché è giusto. Se fosse così oggi l’Italia sarebbe un paese migliore.Eccoci al dunque, si parla di democrazia diretta, argomento che in Italia è considerato tabù, perché in contrasto con la partitocrazia. Democrazia diretta non significa che oltre 50 milioni di persone devono entrare nel Parlamento, ma che ognuno tramite alcuni strumenti (e la Rete è solo uno di questi) può far valere le proprie idee. Strumenti di democrazia diretta sono la Rete (perché connette le intelligenze e annulla le distanze), i referendum propositivi (che portano l'azione legislativa direttamente al cittadino), il collegio unilaterale secco (o recall, ossia ciascuna circoscrizione può revocare il proprio parlamentare eletto se non mantiene le promesse elettorali), il vincolo di mandato (cioè se vieni eletto con uno schieramento, non è che dopo 2 giorni cambi casacca e passi con un altro partito), etc. Come mai i giornali hanno tanta paura che questi temi vengano portati all’attenzione pubblica? Forse perché i loro datori di lavoro (i partiti) non vogliono, non rientra nei loro interessi.


Tutti questi sono strumenti di democrazia diretta che sarebbero possibili e necessari in questo paese, ma sono realizzabili solo ed esclusivamente senza questi partiti incancreniti che ammorbano la nostra democrazia come insaziabili parassiti. E rieccoci al 51%. L’unico modo per bypassare i partiti è avere la maggioranza, con l'attuale sistema istituzionale. Con l’introduzione della democrazia diretta, un movimento come il M5S non avrebbe più ragione di esistere. Lo ha detto svariate volte Beppe Grillo, lo ha detto svariate volte Gianroberto Casaleggio e lo dicono pure gli attivisti. Esiste una parola per questo: coerenza.
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