sabato 31 agosto 2013

Renzo Piano, il M5S e i finti opinionisti


Si stanno diffondendo speculazioni di tanti aspiranti opinionisti (ma anche no) sulla personalità di Renzo Piano, neosenatore a vita nominato da Napolitano. Premetto che i quattro nomi fatti da Napolitano come senatori a vita mi piacciono, soprattutto Piano e Abbado, senza nulla togliere alla fisica Elena Cattaneo e a Carlo Rubbia. Da ricordare, di quest’ultimo, un’importante affermazione in favore delle energie rinnovabili: “L'energia pulita, l'energia rinnovabile è una necessità, è fondamentale, è una delle cose più importanti per il futuro e l'unico modo per svilupparla è puntare su ricerca e innovazione. È importante cercare fonti alternative di energia, sul solare che è disponibile nel nostro Paese in quantità illimitata, abbiamo una tale quantità di solare che bisogna chiedersi perché non sfruttarlo in pieno."

Ma torniamo a Renzo Piano: come architetto non credo che necessiti presentazioni. Stiamo parlando di colui che ha progettato meraviglie come il Zentrum Paul Klee di Berna, la New York Times Tower di New York, la California Academy of Sciences di San Francisco, lo Shard di Londra, il Centro Pompidou a Parigi, la riqualificazione del Porto Antico di Genova e la pianificazione dell’opera di ricostruzione di Potsdamer Platz a Berlino. La sua qualità e preparazione credo non possano essere messe in discussione.

Molti però, mentre si apprende la notizia della sua nomina a senatore a vita, sottolineano (spesso con una nota d’ironia e di spregio) la sua vicinanza a Beppe Grillo e al MoVimento 5 Stelle. Il messaggio che molti stanno cercando di far passare è che Renzo Piano sia una sorta di senatore a vita “grillino” che potrebbe aiutare il M5S ad entrare più a fondo nelle istituzioni, oppure fare da “ponte di congiunzione” tra l’intransigentismo di Beppe Grillo e le possibilità di un governo di scopo con il Pd. Si fa riferimento in particolare ad alcune affermazioni di Renzo Piano sul comico genovese. “Siamo amici da trent’anni, è un buono che fa la faccia cattiva”; “È semplificatorio definire anti-politico il Movimento, non è solo il partito degli scontenti. Cavalcando soltanto l’incazzatura puoi arrivare al 10%, non al 25. Grillo sbaglia su altre cose ma non su quella, la più importante: la ricostruzione di una cultura civica in Italia”; “Tra le cose giuste che sta facendo ha coinvolto tante persone che non hanno interessi privati in gioco o secondi fini. Giovani, entusiasti, non corrotti, animati dall’idea che la cosa pubblica è di tutti, che governare è una cosa meravigliosa, se fatta nel rispetto delle regole”; si fa poi riferimento a svariate telefonate colme di apprensione nei confronti di Beppe Grillo, quasi come se dal V-Day del 2007 in poi, Piano si preoccupasse dell’incolumità del comico; da ricordare anche un memorabile post di Renzo Piano sul Blog di Beppe Grillo, che riporto in questo link.


Ma facciamo attenzione a non confondere Renzo Piano con un grillino “tout court. Ho l’impressione che già ora molti lo stiano dipingendo come un senatore in quota pentastellata, come un grillino di vecchia data approdato al Senato. E questo non mi piace, perché di qui a diffamare l’autorevolezza di Renzo Piano il passo è molto breve, essendo il “tiro al grillo” lo sport preferito dall’informazione italica. Renzo Piano non è un grillino (anche se non ci sarebbe niente di male), semplicemente approva molte delle battaglie di cui Beppe Grillo prima e il M5S ora si stanno facendo carico. C’è una sostanziale differenza tra un “grillino” e un semplice simpatizzante 5 Stelle. Renzo Piano, ad esempio, non capì molto della situazione post-elezioni di Febbraio-Marzo 2013: auspicava infatti un accordo per formare un governo Pd+M5S. Questo denota due fattori inequivocabili: il primo è che un “grillino”, se davvero si rispecchia nei princìpi del MoVimento, non accetterà mai e poi mai di dare la fiducia ad un governo “partitico; il secondo è che, come ormai è stato spiegato in tutte le lingue, e molto chiaramente da Marco Travaglio, il Pd non ha mai voluto formare un governo con i 5 Stelle, ma voleva solo elemosinare voti per avere la fiducia. Dunque Renzo Piano è rimasto vittima in questo caso della (pantagruelica) disinformazione operata dai media mainstream. Cosa che un “grillino tout court” non farà molto facilmente.


Detto questo, personalmente non posso che essere contento per l’ingresso in Senato di una persona di qualità e autorevolezza indiscusse, che per di più simpatizza con le battaglie (sacrosante) di civiltà che porta avanti il M5S (e che Grillo porta avanti da anni ormai), pur non essendo Piano assolutamente del MoVimento 5 Stelle. Del resto, non sarebbe certo il primo caso di un personaggio autorevole e di fama mondiale che si trova d’accordo con le lotte di Beppe Grillo e che si trovi di fatto a simpatizzare per il MoVimento 5 Stelle. Basti pensare a persone come Dario Fo, Jeremy Rifkin, Massimo Fini, Marco Travaglio, Rossano Ercolini, Andrea Camilleri, Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Bruno Tinti, Ferruccio Sansa, Oliviero Beha, Maurizio Pallante, Erri De Luca, Don Andrea Gallo, Riccardo Iacona, Lester Brown, Moni Ovadia, Joseph Stiglitz, Cristiano De André e tanti altri. Insomma, possiamo dire che se si parla di simpatizzanti, Renzo Piano gode di un’ottima compagnia.

venerdì 30 agosto 2013

Epifani: un vero duro


Il Pd sta facendo uno strano gioco, un disgustoso gioco, in questi giorni che seguono la condanna di Silvio “Frodo” Berlusconi. Da una parte ci sono i Violante, quelli che si cimentano in tutti i modi per salvare il loro fratello e sodale di vecchia data. Dall’altra parte ci sono quelli della “linea dura”, come se applicare la legge fosse “linea dura, come i vari Epifani e compagnia bella.

I primi servono a dare sostegno a questo governo, ad evitare che la pentola a pressione costituita dal Pdl (il Popolo dei Ladri) esploda e faccia in mille pezzi Letta e tutto il Pd. Cosa che comunque anche il Pdl si guarda bene dal fare, dato che questo governo è l’unico ostacolo all’arresto di B., ma non si sa mai: i servi di Berlusconi (quelli del Pd) che ormai lavorano a tempo pieno per salvare il Frodo di Arcore, tengono a questo governo tanto quanto i pidiellini. Dunque, questa prima faccia della medaglia piddina ha uno scopo molto semplice: sostenere il governo dell’inciucio a qualsiasi costo.

I secondi invece servono alla base, alla maggioranza dell’elettorato piddino, per far sì che gli elettori vedano un comportamento “duro e puro”. Ogni volta che qualcuno della prima categoria se ne esce con un’idea per come salvare B., arriva Epifani o chi per lui a riportare l’attenzione degli utili Pdioti sul lato “antiberlusconiano” (si fa per dire) per evitare che fiotte di elettori decidano di abbandonare la nave e smetterla di farsi prendere per il culo. Questa seconda faccia della medaglia piddina ha lo scopo più meschino e vile dunque: prendere in giro gli elettori, quelli talmente stolti da scambiare le affermazioni di Epifani come “linea dura”.

Il problema di fondo, come ho già sottolineato su questo blog molte volte, è costituito proprio dall’elettorato del Pd. Esattamente come con il berlusconismo: Berlusconi può e ha potuto fare il Berlusconi, solo perché i suoi presunti avversari glielo hanno concesso. Come ha scritto un brillante Peter Gomez, Berlusconi vince per assenza del nemico. Allo stesso modo, appunto, la situazione si può paragonare al rapporto tra Pd ed i suoi elettori. Il motivo per cui il Pd fa tutto questo, dal lasciar campare indisturbato Berlusconi al prendere in giro milioni di persone, è perché ha dalla sua uno zoccolo duro estremamente numeroso di elettorato pronto a difendere a spada tratta il proprio partito. Nel bene e nel male. Nella buona e nella cattiva sorte. Neanche ci fossero grandi ideologie da difendere, come ai tempi in cui i partiti avevano veramente ragione di esistere. Per ogni nefandezza che combina il partito, è pieno di centinaia di utili Pdioti pronti ad ingoiare qualsiasi schifezza, che continuano a sostenere il proprio partito senza neanche farsi delle domande. Il Pd, in buona sostanza, fa quello che fa perché gli è permesso. Gli è permesso da una fascia di elettorato tale e quale a quella berlusconiana, che nello stesso modo, ingenuo e illogico, continua a sostenere l’insostenibile.

Non si può chiedere ai berlusconiani di svegliarsi, quella è un’Italia che non ha speranza. A questo punto, a sostenere B. rimangono solo in due categorie: gli evasori e i cretini. Perché il paese possa finalmente chiudere la pratica B., è necessaria una presa di posizione netta da parte degli elettori del Pd: occorre smetterla di stare con il proprio partito se questo ha tradito tutta la fiducia di cui è attualmente investito. Occorre costringere il proprio partito a tenere veramente una “linea dura”. E se non lo fa, non votarlo più. Sputtanarlo in qualsiasi occasione. In poche parole: cominciare a ragionare con la propria testa.

Se questo mio ragionamento è corretto, allora diventa ovvio affermare che Berlusconi ha fatto quello che ha fatto (e fa quello che fa anche adesso) sì, grazie all’assenza dei suoi presunti avversari, ma anche grazie al silenzioso assenso di chi dovrebbe spronare i suoi presunti avversari a fargli opposizione. Cosa che non è mai stata fatta dall’elettorato “di sinistra, che continua (ahimé) a fidarsi della faccia della medaglia di Epifani, chiudendo un occhio (ma anche tutti e due) sulla vera faccia della medaglia, quella costituita da chi ha reso possibile, nel corso degli anni, il disastro del Nano di Arcore.

mercoledì 28 agosto 2013

La linea dura e le palle piene


Ieri sera al TG ho sentito una frase eccezionale. Parlando (ahimé, se ne parla ancora) della condanna all’evasore fiscale Silvio Berlusconi, passando anche per le scandalose affermazioni di Luciano Violante, si voleva far passare l’idea di questa “fronda” interna al Pd alternativa a quelli che (come Violante appunto) vorrebbero salvare B. ancora una volta, la parte “giustizialista” se vogliamo usare un errato termine politichese.

Ebbene, questa fronda è stata definita in TV come quella della “linea dura”. Linea dura? Ma come sarebbe a dire linea dura? Ve lo immaginate in tribunale, il giudice dice: “Lei ha stuprato e assassinato una donna, deve andare in carcere, mi dispiace ma sa, io sono per la linea dura.” Ma dico, stiamo scherzando? In Italia l’applicazione della legge è diventato essere “per la linea dura”?

Io voglio vivere in uno Stato di diritto, porca miseriaccia, e in uno Stato di diritto la legge si rispetta. E si applica. Se B. viene condannato, B. deve scontare la pena! Tutta questa classe politica che si azzuffa per salvare un pregiudicato, ma siamo impazziti? Questa classe politica (la stessa da vent’anni e anche di più) deve andare a casa, immediatamente, senza alcuna esclusione. Sono la rovina di questo paese, tutti: Berlusconi e i berlusconiani da una parte, e dall’altra tutti quelli che hanno permesso ai primi di fare quello che hanno fatto. In un paese civile questo non sarebbe successo: ve lo immaginate un “berlusconino" se fosse venuto fuori in Svezia? Non avrebbe mai, e dico mai, avuto la possibilità di fare quello che ha fatto B. qui da noi. Nessuno glielo avrebbe permesso. Sarebbe stato fin dall’inizio demolito da politica, stampa e istituzioni. Qui da noi invece, l’unico motivo per cui Berlusconi ha fatto (per dirla in una sola parola) il Berlusconi, è perché gli è stato concesso. Mettiamocelo bene in testa. Vogliamo dare l’Italia in mano a B. ed ai suoi “sinistri” complici?

E mentre l’Italia sprofonda, questi stronzi non fanno altro che parlare di Berlusconi. Non esiste alcun paese, in tutto il mondo, neanche in Bolivia, o in Uganda, o in Mozambico, in cui si tirano le sorti del governo a causa di una condanna di un senatore. Non esiste. La TV non parla d’altro ormai da quattro settimane. Il governo non si occupa d’altro da quattro settimane. Basta! Berlusconi deve decadere da senatore e scontare la sua pena. Come in ogni Stato di diritto. La questione della condanna di B. sarebbe stata liquidata in cinque minuti in qualsiasi paese normale. Non ci avrebbero scartavetrato i coglioni per quattro settimane (e chissà quante altre ancora). Ora, i Pdioti saranno anche per la linea dura, ma noi ne abbiamo piene le palle di questa storia.


Lasciate che il Nano cada!

martedì 27 agosto 2013

Stai a vedere che…


Stai a vedere che lo fanno di nuovo… Stai a vedere che la sinistra salverà ancora una volta Berlusconi

Le parole di Luciano Violante (il saggio Violante) lasciano pochi dubbi e destano molta preoccupazione, aprendo la possibilità al ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Severino: “Noi siamo legalitari e la legalità comprende il diritto di difesa che va pienamente garantito, in questo come in qualsiasi altro caso”. Siete legalitari? Definizione di “legalitario”, dal dizionario “Treccani”: “Che si attiene ai mezzi legali, che agisce (o sostiene, come principio etico-politico, doversi agire) nel pieno rispetto della legalità”. Mi sembra molto diverso invece quello che ha detto Violante: Berlusconi ha già avuto tre gradi di giudizio, è stato condannato, deve scontare la pena. A qualsiasi altro cittadino sarebbe andata così, proprio perché la legge va rispettata. Per quale motivo il saggio legalitario di sinistra (che non è né saggio, né legalitario, né di sinistra) dice queste fesserie allora? Ma andiamo avanti, perché Violante, in una sola frase, ha inserito un altro grande concetto (si fa per dire): “La legalità comprende il diritto di difesa che va pienamente garantito”. Allora non ci siamo: il diritto di difesa? Ma che crede Violante, che Berlusconi è andato a farsi processare senza avvocato? Io non tollero che un politico, un parlamentare, o comunque una persona che ricopre incarichi pubblici parli in questo modo, dicendo una cosa per un’altra e sbeffeggiando la legalità e la legge senza alcun ritegno. Ma d’altronde Violante ci aveva abituati a uscite del genere, avendo praticamente confessato in aula la sottomissione della sinistra nei confronti di Berlusconi. Se questi sono i saggi, vi prego, datemi gli imbecilli.

Adesso tanti utili Pdioti potranno dire che non è vero, che la sinistra non ha mai fatto il gioco di B., e che casomai la causa di questa ammucchiata Pd+Pdl è colpa di Grillo. Ma, appunto, sono solo degli utili Pdioti che farebbero bene a ristudiarsi un pochino i fatti:
  • 2003, Violante alla Camera: “L’on. Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, ma nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni. […] Lui lo sa. Lo sai lui e lo sa l’on. Letta”. In virtù di quale mandato elettorale la sinistra prese questi accordi con Berlusconi?
  • Per cinque elezioni, nessuno a sinistra ha proposto di applicare la legge 361 del 1957 secondo la quale B. sarebbe stato ineleggibile.
  • Nel 1996, D’Alema, che presiedeva la Commissione Bicamerale, investì Berlusconi della carica di “padre costituente”.
  • Veltroni, che ora si spaccia come un grande stratega di sinistra, ha facilitato la fine del governo Prodi II, mettendo su un altro progetto elettorale, l’attuale Partito Democratico, che ha di fatto tagliato fuori la sinistra (quella chiamata “estrema”) dal Parlamento e resuscitato Berlusconi (mentre Fini e Bossi dicevano “Mai più ad un tavolo con Berlusconi” Veltroni diceva che il “dialogo con Berlusconi era essenziale”)
  • Spiegatemi l’indulto per favore. Nessuna risposta? Molto bene, come pensavo.
  • Ditemi quante leggi-vergogna di B. ha abolito la sinistra quando era al governo. Silenzio assoluto, perché non ne ha abolita mezza.
  • Nel 2011, Berlusconi era finito e non sarebbe rinato per niente al mondo. Napolitano “nomina” Presidente del Consiglio il non-eletto Mario Monti. Il Pd che fa? Boicotta il nuovo governo, pretende le elezioni e fa fuori B.? Ma neanche per idea! Appoggia (assieme a B.) il governo Monti, dà così il tempo a Berlusconi di riprendersi, ricostruirsi una credibilità e torna alle elezioni quando il governo Monti (mai sfiduciato dal Parlamento) ha fatto abbastanza danni. Morale della favola, B. ne esce ancora vincitore, prendendo il 30% alle elezioni e tenendo di fatto per le palle tutta l’attuale maggioranza.
  • Nel 2013, infine, il Pd riesce in tre meraviglie in un colpo solo, nell’occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Uno: schifa Rodotà, uno di loro, perché lo propone Grillo; Due: impallina Prodi, perché non è gradito da Berlusconi; Tre: fa rieleggere (assieme a B.) l’unico Presidente della Repubblica incaricato per due mandati nella storia d’Italia, guarda caso l’unico che potesse fare tanti favori a Berlusconi (non è ancora detto che non concederà la grazia a B., anzi!)

Insomma, si accettano scommesse: la domanda a questo punto non è “Berlusconi verrà salvato” oppure “Chi salverà Berlusconi” perché mi sembra scontato che a salvarlo ancora una volta sarà la sinistra (sinistra?!?), ma “Come verrà salvato Berlusconi”. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

lunedì 26 agosto 2013

CICAP: se li conosci li eviti


È ormai da qualche anno (diciamo da quando mi occupo di controinformazione, che poi in tanti casi è l’unica informazione possibile) che non appena tocco un qualsiasi argomento “interessante” perché ancora da esplorare e da interpretare, mi imbatto in qualche “esperto” del CICAP. Sto parlando di tematiche comunemente (e spesso erroneamente) chiamate come “teorie del complotto”. Comincio dicendo che secondo me, l’utilizzo stesso dell’espressione “teorie del complotto” è fuorviante. Non ho mai avuto una chiara idea di come mai teorie e tesi alternative a quelle “ufficiali” vengano messe tutte insieme nello stesso calderone: insomma, uno che crede che la versione ufficiale degli attentati delle Torri Gemelle presenti molte incongruenze, per quale motivo deve essere messo dentro lo stesso gruppo di un “ufologo”? Che nesso hanno le due cose? Ecco per quale motivo mi fa storcere il naso l’espressione vaga “teorie del complotto”: ci sono le teorie valide e poi ci sono le panzane. Non bisogna buttare entrambe le categorie in un solo pentolone, il rischio è quello di non ragionare più con la propria testa, ma con quella degli altri. Per chi vuole, ho già scritto su questo blog sull'argomento "debunkers".

Cos’è il CICAP? Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) è un’organizzazione italiana no-profit fondata nel 1989, che si pone come obiettivi la divulgazione del metodo scientifico e la spiegazione razionale dei cosiddetti fenomeni paranormali. Tra i soci fondatori spicca Piero Angela, il famosissimo divulgatore televisivo italiano.

Cominciamo dai meriti (innegabili) de CICAP: i loro interventi e le loro inchieste hanno sicuramente salvato delle persone che rischiavano di cadere vittime di truffe (ad esempio sedicenti maghi, indovini, etc.) portando avanti campagne socialmente utili per evitare che questi raggiri potessero perpetrarsi ancora. Fin qui tutto bene. Ma veniamo ora alle critiche (altrettanto innegabili) che dobbiamo fare a questi signori.

Il metodo: mi dispiace, ma l’atteggiamento ultra-conservatore (quasi integralista) contro qualsiasi novità non è un atteggiamento scientifico. Esempio? L’omeopatia. Proprio sull’omeopatia sembra arenarsi oggi il CICAP, non a caso: pare che il drammatico calo di consensi e di soci (e quindi di entrate) siano in gran parte dovuti a questo atteggiamento di rifiuto anacronistico di ogni teoria alternativa (culminato con una brutta copia del “suicidio omeopatico” promosso dagli scettici inglesi). Queste posizioni medievali non sono certo ben viste, neanche dalle comunità scientifiche. Non a caso, quando il CICAP ha promosso una campagna per raccogliere 500 nuove associazioni per salvarsi dalla chiusura (quasi inevitabile) quanti “grandi scienziati” hanno sentito il bisogno di soccorrere questi prodi guerrieri della scienza? Zero. Neanche uno. E non riusciranno neanche a fare 500 soci in un anno. Il che è tutto dire. Questo atteggiamento di rifiuto è diametralmente opposto all’atteggiamento che dovrebbe tenere uno scienziato. La scienza avanza, non conserva. Non si ferma, ma procede. Si evolve. Ergo, fatti e fenomeni che oggi parrebbero assurdi e inspiegabili, in futuro potrebbero essere accompagnati da nuove scoperte scientifiche. Certo, non con l’atteggiamento chiuso e retrogrado del CICAP. Lo scienziato deve sempre avere la mente aperta a nuove scoperte, anche se dovesse significare mettere in dubbio le passate certezze. Insomma, questi del CICAP sembrano più talebani della scienza, che scienziati o ricercatori. Se tutti gli scienziati avessero avuto le posizioni di Piero Angela (un "uomo di scienza" nuclearista contro l'energia eolica?) e del CICAP, saremmo ancora all'età della pietra.


I temi: le tematiche che toccano spesso, al contrario di quello che il loro nome lascerebbe intendere, non sono affatto paranormali. I cerchi nel grano sono fenomeni paranormali? No. L’assassinio di J.F. Kennedy a Dallas è un fenomeno paranormale? No. Il crollo delle Twin Towers l’11 settembre è un fenomeno paranormale? No. La morte di Lady Diana è un fenomeno paranormale? No. Cos’è un fenomeno paranormale, innanzitutto? Un fenomeno paranormale è un evento che risulta contrario alle leggi della fisica e agli assunti scientifici. Cosa dovrebbe fare a questo punto il CICAP, se fosse composto da persone serie? Indagare! Spiegare cosa c’è di strano e, se il fenomeno è spiegabile scientificamente, dire perché. Se non lo fosse, la scienza deve saper ammettere che non riesce a trovare spiegazione a questo dato fenomeno. Cosa fa invece il CICAP? A priori, dice “questo non è possibile”. Ed ecco che il gioco riesce. Ma le cose non stanno così, la realtà è molto più grave invece: il CICAP, “smascherando” maghi e impostori, assume una credibilità “a basso costo” (“Avete visto? Hanno scoperto il mago che ingannava la gente?”) per poi sfruttare strumentalmente questa credibilità per mettere dentro un unico calderone assieme a maghi, nani e buffoni ambulanti, anche questioni che il Sistema non vuole che vengano messe in discussione: 11 settembre, Dallas e così via. Quello che il CICAP sembra fare non è smascherare bufale paranormali: l’obiettivo è sbufalare (in malo modo e in malafede) tematiche molto più delicate (come l’11 Settembre) per indurre la gente a credere (senza porsi domande) alle cosiddette “versioni ufficiali”. Certo, ci vuole una bella faccia tosta. Specialmente in Italia, il paese delle stragi di Stato, Ustica, le trattative Stato-Mafia, eccetera, eccetera, eccetera.


I membri: anche i membri che compongono questo gruppo di “scienziati” (a questo punto le virgolette diventano obbligatorie) rappresentano un problema sulla credibilità di questi personaggi. Tra i membri più attivi nell’arte dello “sbufalare” troviamo Paolo Attivissimo. Ecco alcune profonde convinzioni di Paolo Attivissimo (che non si sa per quale motivo stia nel CICAP, dato che si occupa di tutto, tranne che del paranormale): l’11 Settembre due aerei che hanno causato incendi minori hanno buttato giù i grattacieli più alti degli Stati Uniti; i telefoni cellulari funzionano alla grande su aerei a oltre 10000 metri di altezza; dietro agli attentati delle Torri Gemelle non c’era nessuno nel governo americano che sapeva qualcosa (Michael Moore quindi? Tutte puttanate?); Osama Bin Laden è l’organizzatore dell’attentato, pur non avendolo mai rivendicato, ed è morto per mano dei soldati americani che hanno pensato bene di mettere una foto falsa sui giornali, buttando le ceneri del corpo in mare; non è mai successo che un governo abbia causato la morte di suoi concittadini (memorabile la smerdata che Paolo Attivissimo si è preso davanti ad un testimone oculare di Ustica); Kennedy è stato ucciso dal magazzino di libri da cui non si vedeva manco la strada; il signoraggio bancario non esiste, e va benissimo che un ente privato stampi moneta al posto dello Stato; il Papa ha ragione sempre e comunque, guai a chi mette in dubbio l’esistenza di Dio (questo tipico atteggiamento scientifico, vero?); attenti a quei cattivoni in stile Alex Zanotelli che vi terrorizzano sul tema dell'acqua pubblica; non esistono cosmetici e rossetti contenenti sostanze nocive; il Papa non ha mai detto niente di maschilista, casomai sbagliano le agenzie di stampa a riportare frasi contro le donne a lui attribuite; la verità la so solo io. Potrei andare avanti, ma tanto per dare un’idea, questo è Paolo Attivissimo, questo è il vero volto del CICAP, questo è il vero volto di Piero Angela (come dimenticarsi la sua scandalosa puntata sul “complottismo” e l'altrettanto scandalosa puntata sull'energia nucleare?). Tra gli altri membri troviamo un elemento che molti di noi conoscono bene, brillante medico, ma ancor più brillante imprenditore, scaltro politico e furbo uomo d’affari: Umberto Veronesi. Veronesi, pur essendo un grande scienziato (peraltro in attrito con molti dei temi del CICAP stesso, come l’abolizione della sperimentazione animale e la legalizzazione della canapa) è anche quello della triste affermazioneQuanti danni provocano gli inceneritori alla salute umana? ZERO.” Veronesi è quello che si dice a favore delle centrali nucleari. Veronesi è quello che è senatore nelle file del Partito (anti)Democratico. Se sugli interessi economici personali viene meno l’onestà intellettuale e l’evidenza scientifica, è un brutta cosa. Poi, altri membri del CICAP? Sim Sala Bim: Aldo Savoldello, alias Mago Silvan (non ho parole).

Per tirare le conclusioni, vorrei proporre un mio personale punto di vista sul CICAP: il modo in cui provano a guadagnarsi una credibilità, pur facendo del bene, è profondamente disonesto. Non ci vogliono scienziati per dire alla gente di non fidarsi di maghi e truffatori, basta un comitato di persone oneste e una corretta informazione. Il tentativo di guadagnarsi con poco sforzo una credibilità a livello pubblico è riprovevole. Utilizzare poi la credibilità ottenuta per affermare la propria visione di un argomento spacciandola per certezza scientifica (un conto è parlare di scienza, ma questi pretendono di affermare la “verità assoluta” parlando di questioni politiche internazionali) è ancora peggio. 11 Settembre: ci sono oltre 2000 architetti nel mondo che affermano che il crollo delle torri e altri episodi riportati nella versione “ufficiale” non quadrano; ci sono i familiari delle vittime che chiedono verità perché non si bevono la versione “ufficiale” dei fatti: un atteggiamento scientifico dice “rifacciamo un'indagine, che sia realmente indipendente, e poi rivalutiamo la faccenda.” Le follie di Paolo Attivissimo sull’attentato delle Torri Gemelle sono un'offesa all’intelligenza umana, nonché una tematica fortemente al di fuori del reparto “paranormalea cui dovrebbero attenersi questi signori del CICAP, stando al nome che loro stessi si sono dati.

Che dire, tutta questa storia, oltre all'avermi fatto conoscere meglio questi disinformatori di professione, mi ha anche dato una percezione più esatta di ciò che è il Sig. Piero Angela: un ultra-conservatore dalla dubbia onestà intellettuale, un buon divulgatore (buono, ma niente di più: evitiamo di divinizzarlo solo perché ci tocca avere Giacobbo alla Rai), una persona che dovrebbe avere il buon gusto di tacere su quello che non gli compete. Beh, tanto vale non scaldarsi: questi talebani della scienza vedranno presto la loro fine, ormai non li ascolta più nessuno. Falliranno e potranno essere felici di gingillarsi con i loro dogmi, mentre la Scienza (quella vera) va avanti. 

"L'immaginazione è più importante della conoscenza" (A. Einstein)

domenica 25 agosto 2013

Top 5 dei politici a scuola d’inglese


Un post da ridere (o forse da piangere) in cui voglio redigere la mia personale classifica di politici italiani che tentano di parlare la lingua inglese. Pronti per la Top 5? Let’s go!


5. Mastella a Berlino davanti ai militari. Assieme alla moglie, a cui i militari chiedono un documento d’identità, Clemente Mastella non ci sta e reagisce così: “Cos’e pazzi! Lei è mia moglie! AI EM PARLAMENTARI EUROPEI!!!” Davvero notevole. Link al video.

5. A parimerito con il ceppalonico, ci mettiamo senza alcun dubbio Alessandra Mussolini. Rilasciando un’intervista alla Associated Press, spiega che i parlamentari daranno la fiducia al governo Berlusconi. E dice: “And we will give FIDUCIA to PRESIDENTE BERLUSCONI for other three years.Meraviglioso, we will give fiducia. Ecco il video.

4. Al numero 4 si piazza Ignazio La Russa, che da Ministro della Difesa cerca di parlare inglese. Poi, sconfitto da se stesso, desiste. E delega il collega per rilasciare l’intervista in inglese. “FOR UOT DEI DU..D..DE..DID TUDEI. But I prefer that my SCIFF TELLIN INGLISC UOT UILL DU-UOT UILL D-UOT UILL DE…” e poi il cervello del ministro si inceppa e ci rinuncia. Bellissimo. Link al video.

3. Al gradino più basso del podio troviamo la replicante berlusconiana Michaela Biancofiore (quella che voleva Berlusconi Presidente della Repubblica e andava in TV senza vergogna a dire che Berlusconi è un innocente): durante una manifestazione pro-Berlusconi (anti-giudici) la nostra si lascia andare ad una pazza dichiarazione d’amore a Silvio. Purtroppo però, come se già questo non bastasse, il microfono è della BBC, e la Biancofiore parla inglese (OH, NOOOOO): “DE ITALIAN PIPOL AR IN LAV UIDD SILVIO BERLUSCONI. HE’S AN INNOSSENT, HE’S NOT A DELINQUENT LAIKKK DDDE…. ….. GIADDD-GGGESSS (inutile tentativo di pronunciare “judges”, ndr) HIR IN ITALI.Link al video di questa meraviglia.

2. Al secondo posto, anche se molti se lo aspetteranno al primo, c’è Rutelli con il suo immortale “PLIZ...VISIT...AUAR CAUNTRI, BATTT...PLIZ...VISIT...ITALI”. Nella presentazione al sito degli sprechi Italia.it, pagato con le nostre tasche a caro prezzo e mai entrato in funzione, Rutelli dà vita ad uno show che resterà scolpito nella memoria delle generazioni future. Inutile qualsiasi commento per questa bellezza. Ecco il link al video di Rutelli, ed il link alla geniale parodia concepita da Tetris.

1. Vince la nostra classifica l’immortale discorso di Berlusconi ospite di Bush a Camp David, negli Stati Uniti. Tento di riportare testualmente le parole pronunciate da Berlusconi: “AI CONSIDERESDES DE FLEG OF UNAISTEITS, NOSONLY E FLEG OV E CAUNTRI, BAZZ IZZ A UNIVERSAL MESSEGE OV FRIDOM EV… DIMOCRASI”. Riguardatevi ancora una volta il video, che come il buon vino, migliora con l’invecchiamento: semplicemente EPICA l’espressione di G. W. Bush nell’attimo in cui si rende conto che B. sta parlando inglese (Oh, shit! This guy is trying to speak english!!!) e di come B. trova il modo di farsi ridicolizzare, deridere e prendere per il culo persino da uno come Bush alla fine con “His english is pretty good…!Favoloso ed epocale.



Il livello d’inglese di questi personaggi è scandaloso, nonostante le cariche che ricoprono dovrebbero obbligarli a saperlo parlare. È un fatto che denota quello che è il principale problema della politica italiana, assieme alla mancanza d’onestà: la totale mancanza di cultura.

sabato 24 agosto 2013

Ma che vergogna!!!


Basta, è una vergogna. Dopo giorni, ancora la stampa e i disinformatori mainstream si ostinano a dire che Grillo e il M5S vogliono tornare al voto con il Porcellum. Questa cosa è veramente una vergogna all'italiana, peggio di tante altre vergogne italiche. Una falsità di quelle peggiori, perché detta in malafede e con secondi fini.

Breve cronistoria del Porcellum:

  • Votata ed entrata in vigore a Dicembre 2005, con i voti della destra e con il consenso silente di Re Giorgio Napolitano. Il MoVimento 5 Stelle ancora non è presente (e neanche esiste).
  • Legislatura numero 15: governo Prodi II. La sinistra, contraria al Porcellum durante la sua approvazione e durante la campagna elettorale, non muove un dito per cambiare la legge elettorale. E i numeri potrebbero già esserci, nonostante la risicata maggioranza. Il MoVimento 5 Stelle (neonato) propone con il V-Day la reintroduzione della preferenza. La proposta di legge firmata da 350.000 italiani approda in Parlamento e rimane in un cassetto.
  • Legislatura numero 16: governo Berlusconi IV. Dopo essersi proposti di cambiare la legge elettorale che loro stessi avevano approvato e che Calderoli stesso aveva definito "porcata", anche la destra non muove un dito per cambiare la legge. Beppe Grillo rinnova l'invito a prendere in considerazione la proposta di legge del V-Day, che naturalmente resta ben chiusa nello stesso cassetto.
  • Ancora legislatura numero 16: governo Monti. La legge elettorale a questo punto dovrebbe essere una priorità, ma Monti preferisce dedicarsi ad altro. Invece di rifare la legge elettorale e poi urne, Monti fa tutt'altro, ignorando ancora le pressioni di Beppe Grillo e del M5S per la proposta del V-Day. Con la caduta di Monti, anche la proposta del V-Day "scade" nel silenzio della stampa e del Parlamento. 350.000 cittadini italiani bellamente ignorati.
  • Legislatura numero 17: governo Letta. Questa volta il M5S è in Parlamento. Alla prima occasione, vota compatto la mozione di Giachetti (Pd) per l'abolizione del Porcellum. Il Pd (tranne Giachetti) vota contro, così come tutte le altre forze parlamentari (escluso Sel).
  • Alla fine, è chiaro che nessuno nel governo Letta e nella maggioranza in generale vuole cambiare la legge elettorale, l'unico modo per cambiarla è mandare via l'attuale maggioranza. E l'unico modo per mandare via l'attuale maggioranza è con le elezioni. E l'unico modo per votare, attualmente, è il Porcellum.
La morale della favola per questi imbecilli di Pdioti, pidiellini, e tutti gli altri assieme, è che il M5S vuole il Porcellum. Credo che alla luce dei fatti (eeeh questi sconosciuti!) la verità sia piuttosto evidente e che non ci sia altro da aggiungere, se non che questi disinformatori di 'sta cippa hanno veramente la faccia come il culo. Mo' basta.

venerdì 23 agosto 2013

Il Pd contro Monopoly


Notizie esilaranti che circolano in Rete ce ne sono tante, ma questa mi fa particolarmente sorridere.

Nella nuova versione di Monopoly che presto la Hasbro metterà in commercio ci sono alcune differenze: abolita la casella “prigione”, aggiunta di voci come “pacchetti azionari” e “Borsa”. Curioso. Ma a quanto pare, la cosa proprio non va giù a sette deputati piddini (Michele Anzaldi, Marina Berlinghieri, Matteo Biffoni, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno) che hanno addirittura scritto una lettera all’ambasciatore americano in Italia per far sì che queste nuove regole vengano ridiscusse. Secondo loro, il rischio è di tornare “ad esaltare la turboeconomia che ha aperto la crisi finanziaria del 2008, con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene neanche puniti”. Uhm. Interessante (leggi "esilarante"). Soprattutto se facciamo un paio di osservazioni.

Per prima cosa dobbiamo riflettere su un aspetto cruciale: da che pulpito viene la critica? Beh, trattandosi di 7 deputati di un gruppo che è attualmente al governo, alleato con il partito del condannato Berlusconi, direi che la “battaglia civile” contro il Monopoly assume proporzioni quanto mai curiose. Ma ammettiamo anche che questi sette siano “duri e puri”, cosa alquanto difficile tra i militanti del Partito Democratico, ma facciamolo lo stesso (anche perché almeno questi risultano essere tra i più presenti in Parlamento nelle file Pd, questo va detto): noi italiani, siamo davvero in grado di dare lezioni morali sul “rispetto della legge”? Il nostro sistema giudiziario è ai minimi storici in quanto a rapidità ed efficienza, per non parlare di modernizzazione. Bruno Tinti non si stanca mai nei suoi libri di sottolineare il fatto che nella giustizia non sia ancora stato “informatizzato” il materiale lavorativo (cioè vanno ancora di cartaceo!!!).

Non parliamo poi del modo in cui noi italiani ci facciamo sempre riconoscere quando si tratta di “fare i furbi” eludendo qualche regola, evitando di pagare qualche tassa. Noi siamo quelli di Attilio Pacifico, avvocato di Previti nel processo SME, che diceva “Sono un evasore, embè? Che problema c’è?”.

Ma la questione che rende tutta questa indignazione piddina contro il Monopoly una roba ridicola oltre ogni limite è un’altra: l’Italia è quel paese in cui in galera un evasore fiscale non va mai. Lo stesso Berlusconi (graziato o no da Napolitano, non importa) lo vedremo tutti, che in galera non ci andrà. Ma forse neanche qualche mese di arresti domiciliari. Qui, anche se vieni condannato per evasione fiscale (condanne ridicole, tipo 3/6 anni) in galera non vai. Tra indulti, sconti, clemenze, etc. in galera devi veramente fare un gran casino per andarci. Il bello è che ‘sti piddini vanno a fare la morale agli americani. Ma vi rendete conto? Vediamo in America, un paese in cui l’evasione fiscale è considerata come “mentire al popolo americano”, cosa succede se imbrogli il fisco.
  • Nel 2012, circa 4.000 persone sono state condannate per frode fiscale. Il 95% di loro è andato in galera. Si parla di restituzione, sanzioni salatissime (pari al 75% della somma dovuta) e reclusione di (mediamente) 32 mesi (che si fanno in galera, con la tuta arancione da galeotto in cella, non è che la fanno per finta la prigione, in America).
  • Nel 2006 il dentista Thomas William Minguske ha evaso il fisco per circa 100.000 dollari (non una cifra sconvolgente, se paragonata ai milioni di cui era accusato, un esempio a caso, Valentino Rossi). Un anno di carcere, sanzione notevole e 3 anni di libertà vigilata.
  • Carol Kapala nel 2006 è stata condannata per 30 mesi di galera per non aver riportato le entrate proveniente dalla costruzione di alcuni edifici nella dichiarazione dei redditi.
  • Leona Helmsley, una delle più grandi imprenditrici nel settore alberghiero di New York, dotata di un vero e proprio esercito di avvocati, fu condannata a 4 anni di carcere. Uno degli avvocati fece mettere a verbale che nel caso di riduzione della pena, la Helmsley avrebbe risolto da sola il problema dei senzatetto a NYC, donando alla popolazione tutti i suoi alberghi. Offerta rifiutata, la Helmsley se l’è fatta la galera, eccome.
  • L’attore Wesley Snipes, quello della trilogia di Blade e del video di Bad (Michael Jackson), ha scontato 3 anni di carcere in Pennsylvania per non aver pagato le tasse. Adesso sta continuando a scontare la pena agli arresti domiciliari.
  • Bernard Madoff, uomo d’affari newyorchese reo di aver truffato il fisco per 65 milioni di dollari, sta scontando attualmente una condanna a 150 anni di carcere.
  • Norman Schmidt sta scontando una condanna per una truffa milionaria in Texas. La sua data di rilascio (che non avverrà mai chiaramente) è fissata per il 12 settembre 2291.
  • Sholam Weisse, accusato di frode, riciclaggio e bancarotta finanziaria, detiene un record. È attualmente l’uomo con la condanna più severa, tra tutte le condanne ai “colletti bianchi”: 845 anni di carcere.


Voi capite che con questo sistema giudiziario, l’evasore fiscale viene visto come un “nemico della patria”. E chi sono dunque questi 7 parlamentari piddini che inviano una lettera di protesta all’ambasciatore americano per la scomparsa della casella “Prigione” da Monopoly per andare a farsi belli davanti agli americani? Non oso neanche immaginare la grassa risata che l’ambasciatore americano si farà quando leggerà questa lettera, qualcuno dovrebbe prepararlo psicologicamente: potrebbe anche morire dal ridere, poverino.

mercoledì 21 agosto 2013

La fine della Terra


Ieri, 20 Agosto 2013, era l’Earth Overshoot Day dell’anno 2013. Anche detto Ecological Debt Day (giorno del debito ecologico), segna il giorno in cui viene esaurita la quantità di risorse prodotte nell’arco dell’anno. Per capirci meglio, significa che tutte le risorse che abbiamo accumulato da Gennaio ad ora, sommate a quelle che accumuleremo da oggi fino al 31 Dicembre, sono pari alla quantità di risorse consumate dall’umanità nel periodo che va dal 1° Gennaio 2013 ad oggi. Ergo, tutto quello che consumiamo da oggi in poi va a pescare dalla quantità di risorse “di riserva(vale a dire quelle che da oggi cominciamo a rosicchiare al nostro futuro fabbisogno). Nell’insieme dei dati che vengono valutati per questa statistica sono compresi: cibo, acqua, materie prime, rifiuti inquinanti che non vengono smaltiti.

L’Earth Overshoot Day è calcolato dalla Global Footprint Network, ed è un dato assolutamente reale e accurato, che persino i vari “scettici” della decrescita felice accettano come valido. Non stiamo parlando di teorie catastrofiste o roba simile, i dati sono alla portata di tutti e sono accertati.

Il “giorno del giudizio” in questione viene calcolato dal 1987, anno in cui possiamo tranquillamente affermare che il pianeta “faceva pari”: l’Overshoot Day veniva calcolato al 19 Dicembre, il che significa che solo per pochi giorni si andava ad intaccare la “riserva. Non il massimo, ma ancora perfettamente sostenibile. Ma l’andamento dell’Overshoot Day è andato sempre a peggiorare: nel giro di 26 anni, siamo passati dal 19 Dicembre al 20 Agosto, in una escalation davvero preoccupante. Non è tanto il dato in sé che preoccupa, quanto il trend con cui questa data è andata ad anticiparsi col tempo:

1987      19 Dicembre
1990      7 Dicembre
1995      21 Novembre
2000      1° Novembre
2005      20 Ottobre
2007      26 Ottobre
2008      23 Settembre
2009      25 Settembre
2010      21 Agosto
2011      27 Settembre *
2012      22 Agosto
2013      20 Agosto
(unico caso di netto miglioramento, dettato dalla crisi economica)

Vediamo infatti che questa data si sta anticipando con velocità sempre maggiore, e pare che (crisi economica a parte) il trend sia destinato a precipitare. Gli esperti dicono che entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per riuscire a sopravvivere. È ovvio che la situazione non è sostenibile.

La colpa, chiaramente, è da addossare ai governi dei paesi più industrializzati (in totale mancanza di controlli) e, senza ombra di dubbio, al sistema consumista (non tanto capitalista, quanto consumista) in cui il mondo sta sprofondando. Ma prima ancora di parlare delle colpe dei governi, è più che opportuno precisare che la colpa è dei singoli. Occorre ripensare a livello personale i nostri consumi, i nostri pasti, i rifiuti che produciamo, i nostri trasporti, i nostri vizi, le nostre abitudini. Viviamo in una società che ci abitua al concetto di “consumo”, come se fosse una cosa positiva e di poca importanza, mentre invece dovremmo riflettere bene su questo concetto. La soluzione non è quella via d'uscita futuristica e un po' fantascientifica che ci vede emigrare verso altri pianeti, bensì un radicale cambiamento della nostra mentalità. Parole come “consumo”, “rifiuto” e “ambiente” dovrebbero entrare drasticamente nella nostra vita con una riflessione profonda sulle nostre abitudini.


Se noi non facciamo questa riflessione al più presto, sarà il Pianeta ad obbligarci a farla. Sarà pure una dura verità per alcuni, ma il modo in cui la maggior parte di noi vede la natura è sbagliato. La natura non è qualcosa che ci lascia fare liberamente quello che vogliamo, la natura non è democratica. La natura è una dittatura. E se noi non facciamo tutto il possibile per coesistere con essa, un giorno verremo obbligati a farlo perché, è inutile convincersi del contrario: vincerà lei.

martedì 20 agosto 2013

Due pesi e due misure


Il caso dell’espulsione del consigliere comunale sardo Gianluigi Piras (Pd) è un interessante spunto di riflessione. Vediamo cosa è successo: Yelena Isinbayeva, atleta russa e campionessa olimpica di salto con l’asta, ha reagito in malo modo alla provocazione di un’atleta inglese, che aveva usato per le unghie uno smalto con i colori dell’arcobaleno, in segno di protesta verso le leggi anti-gay emanate da Putin. Protesta legittima (a mio parere). La Isinbayeva ha reagito così: “Noi russi siamo normali i ragazzi con le donne e le ragazze con gli uomini. Rispettate le nostre leggi”. Uhm. Bleah. Brutta cosa. Ha poi aggiunto (facendo parzialmente retromarcia): “L’inglese non è la mia prima lingua e penso che io sia stata fraintesa quando ho parlato ieri. Quello che volevo dire era che la gente dovrebbe rispettare le leggi di altri paesi, in particolare quando sono ospiti. Ma vorrei che fosse chiaro che io rispetto le opinioni degli altri atleti e voglio dire in termini decisi che sono contraria a qualsiasi discriminazione nei confronti delle persone omosessuali sulla base della loro sessualità”. Non ha certo recuperato la figuraccia, ma si può lasciar perdere. Specialmente se a dirlo è stata (senza offesa) solo un’atleta. Casomai mettiamoci a parlare di Putin, che questa legge l’ha fatta, ma lasciamo stare un’atleta che non ha fatto altro che un’uscita infelice. Non sembra dello stesso parere il consigliere piddino Piras, che sente irrefrenabilmente il bisogno di commentare (nel peggiore dei modi). Dal suo profilo Facebook: “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso. Magari mi fraintendono”. Ma non perdi proprio occasione per chiudere la bocca, Piras? La figura di merda diventa uno scandalo, ed il Pd è costretto all’espulsione (sacrosanta) del consigliere sardo, che passa il suo tempo recitando un mea culpa dopo l’altro. Se te ne stavi zitto era meglio.


Vorrei fare un parallelismo con un altro caso, ora. Dolores Valandro (Lega Nord), consigliere di quartiere a Padova, aveva reagito in modo simile nei confronti del ministro Kyenge, dopo che la ministra oculista dell’integrazione aveva sparato quelle che onestamente vedo come sciocchezze a ripetizione sullo Ius Soli. E sono a favore dell’integrazione, vorrei sottolinearlo, perché è importante. Solo non reputo la Kyenge una persona né competente né seria, che si è fin dall’inizio adeguata al lifestyle del politicante italico (vedi episodio scorta a sirene spiegate). Ma vediamo, per chi se lo fosse perso, cosa ha scritto questa leghista da quattro soldi nel suo profilo Facebook sul ministro Kyenge: “Ma mai nessuno che la stupri così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? (Il tema era un reato commesso da un immigrato, ndr) Vergogna!Orrende parole. Senza ombra di dubbio. Infatti, la Valandro viene espulsa, con una scia di sdegno che parte da Letta ed arriva fino alla Boldrini: “inaccettabili parole, intrise di razzismo e di odio”.

Posso chiedere una cosa, al netto di ogni preconcetto? Che differenza c’è tra le espressioni usate da Piras e dalla Valandro? Io non ne vedo alcuna. Violente, entrambe. Folli, ambedue. Tutte e due si auguravano che una donna venisse stuprata. Allora posso chiedere perché le parole della Valandro sono considerate razziste e quelle di Piras no? Semplice, perché la Kyenge è nera, e la Isinbayeva è bianca.

Questo è un classico esempio di doppiopesismo mediatico (tipicamente italico). Quando un personaggio di colore viene offeso, provocato o deriso, a prescindere della natura di queste offese, si parla di razzismo. Un esempio più spicciolo? Mario Balotelli. Balotelli è criticato perché è grullo (come si dice qui a Firenze) non perché è nero. La gente lo provoca perché sa che poi lui reagisce (essendo grullo). E lui continua ad accettare le provocazioni (essendo grullo) perché sa che tanto poi la stampa (almeno in buona parte) dirà che gli vengono rivolte “accuse razziste” e quindi la farà franca. Il grullo! Seedorf mi sembra che sia nero quanto Balotelli, ma non viene fischiato e provocato: come mai? Eccola qui la grande ipocrisia che affligge ogni dibattito sul ministro Kyenge: il colore della pelle influisce molto di più di quello che dice o che fa. Non puoi criticare la Kyenge in Italia senza che qualcuno ti dia del “razzista che incita all’odio. L’articolo ormai famoso di Sartori sul Corriere della Sera ne è un chiaro esempio. Dare del razzista a Sartori mi sembra davvero assurdo, e come se non bastasse, il giornalista del Corriere ha ragione: la Kyenge di immigrazione non capisce una mazza, e questa è una pura constatazione, non razzismo. Calderoli, con il suo indimenticabile “Sembra un orango”: quello sì, che è razzismo. Ma Calderoli è ancora in Parlamento. Curioso, vero?

Comunque, tanto per mettere i puntini sulle i, Calderoli deve andarsene dal Parlamento, non solo per gli insulti razzisti, ma per tutte le porcate e le figuracce internazionali che ci ha regalato negli anni. I post su Facebook da parte di persone che ricoprono incarichi pubblici come quelli di Piras e la Valandro sono inaccettabili. Qui la questione è unicamente il classico giochino illusionistico delle parole: Piras incita allo stupro, esattamente come la Valandro. Usiamo le parole appropriate: questa si chiama incitazione alla violenza. Il razzismo, per favore, lasciamolo stare.

venerdì 16 agosto 2013

Proselitismo d’Agosto


Navigando in Rete sono inciampato in questa curiosa notizia. A Riccione, un gruppo di giovani cattolici tra i 18 e i 35 anni, capitanati dal prode comandante don Giacomo Pavanello, organizzerà delle vere e proprie missioni (o spedizioni, se preferite) sulle spiagge di maggiore richiamo della città, con l’intento di distogliere i turisti (specialmente i giovani) da peccatucci di gioventù, per riportarli sulla retta via e farli avvicinare alla fede cattolica.

Non vi sto prendendo per il culo, trovate tutto qui, fonte Radio Vaticana: link.

La notizia, che pare ridicola già per conto suo, è condita con un ancor più ridicolo tono “eroico” da “spedizioni della fede”. Onestamente, non volevo crederci. Non ho niente contro giovani che abbracciano la fede cattolica, pur non condividendone i valori e le credenze. Ma questo mi pare un po’ troppo. Io non voglio più sentire nessun cattolico lamentarsi di quanto sono fanatici e insistenti (facciamo un esempio a caso) i testimoni di Geova. O gli ebrei. O i musulmani. Ah già, i musulmani. Ve lo immaginate se una cosa del genere fosse stata fatta in nome di Allah, invece che in nome di Gesù Cristo? Non oso neanche immaginare le reazioni sdegnate dei tanti cattolici da ristorante della domenica. Ipocrisia ai massimi livelli.

Ma tu guarda se uno mentre sta in spiaggia e si gode magari l’unica settimana di ferie dell’anno, deve sorbirsi questi veri e propri scocciatori della fede quando meno se lo aspetta!

Non voglio sembrare intollerante, o fanatico, o talebano, o chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Solo che questa iniziativa, chiamata “Chi ha sete venga a me” sembra (tanto per cambiare) l’ennesimo tentativo di farci bere ‘sta sbobba anche se non si ha affatto sete. Io sono tollerante: loro sono cattolici, ed hanno il diritto di esserlo senza alcun problema. Io sono agnostico, e devo essere libero di esserlo. Non disturbo nessuno esercitando il mio diritto di esserlo. Se cominciassi a frequentare le chiese la domenica mattina diffondendo dubbi sull’esistenza di Dio? Sarei esattamente come loro: un intollerante e (cosa ancora più rilevante) un incivile. E non è verso i cattolici che non nutro rispetto, ma verso gli incivili. Proprio come sono gli adepti di questo strano proselitismo d’agosto.

Insomma, un anno decisamente sfortunato per chi ha deciso di partire per il mare a Ferragosto: tra aeroplanini di Silvio e fondamentalisti cattolici, a Riccione non si è salvato proprio nessuno.

mercoledì 14 agosto 2013

Napolitano deve dimettersi


L’Italia è in uno stato di emergenza democratica. Il paese in cui un delinquente condannato per frode fiscale manda un video-messaggio in televisione spalando merda sopra le istituzioni e la giustizia non è un paese normale. Un paese in cui un Presidente della Repubblica, che dovrebbe avere unicamente la funzione di garante della Costituzione, tiene in realtà in mano l’Italia come una sottospecie di assoluto monarca, non è un paese normale.

Ho letto la nota del nostro Re (non vedo come altro potremmo chiamarlo) Giorgio Napolitano II e non volevo credere ai miei occhi. Non ti dico che mi sarei aspettato qualcosa alla Sandro Pertini, che probabilmente avrebbe fatto esclamazioni tipo “non chiedermela nemmeno la grazia, che ti prendo a calci nel sedere!”, o forse lo avrebbe preso direttamente a calci, ma nella nota di Napolitano ci sono passaggi che mi fanno sinceramente vergognare di essere rappresentato da uno così.

Secondo Re Giorgio, “la preoccupazione fondamentale, […] è lo sviluppo di un’azione di governo che […] guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti”. Come ho scritto su questo blog pochi giorni fa, questo governo è di gran lunga quello meno “produttivo” in quanto a leggi e attività parlamentari, comparato con i parlamenti degli altri grandi paesi europei. Non si tratta di opinioni, i dati ci sono e sono tutti consultabili. Napolitano è il Presidente della Repubblica e non sa neanche di che cosa stiamo parlando. Quando poi nella sua nota si metta a parlare dell’urgenza di una revisione della legge elettorale, Napolitano sfiora il ridicolo. Ma chi è l’uomo che è stato eletto Presidente della Repubblica solo sei mesi dopo l’entrata in vigore del Porcellum? Ma proprio lui, Napolitano! Ha avuto 7 anni mezzo per sbattere i pugni sul tavolo e spingere il Parlamento a modificare una legge antidemocratica che annulla la scelta di voto dell’elettore, esautorandolo dalla sua capacità democratica di decidere da chi deve essere rappresentato. Vogliamo fare una scommessa? Anche se questo governo indegno non dovesse cadere, non verrà neanche toccata la legge elettorale, se non con modifiche che la renderanno ancora più “porcata”. Scommettiamo?

Prosegue nella sua nota Giorgio Napolitano: “Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni”. La domanda è semplice e diretta: perché?!? I governi nascono e cadono. Da sempre. In tutto il mondo. Questo è uno dei pochi a cui si dovrebbe auspicare pure vita breve, perché è illegittimo e non votato dagli italiani. Forse anche più illegittimo del governo Monti, perché questo è dichiaratamente politico (o meglio, anti-politico, inteso nel vero senso della parola). Ma poi, non era forse lui il Presidente che fissava la data di scadenza di questo governo? Governo di diciotto mesi, poi elezioni: questo diceva Re Giorgio. Cosa gli ha fatto cambiare idea?

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto.Grazie mio Re, ci volevi proprio tu a ricordarcelo! Ma roba da matti. Se viene condannato un poveraccio, va in galera. Se viene condannato un delinquente come B, “si prende atto”. Il massimo dell’ipocrisia politichese. Io voglio un Presidente che parli come Pertini: “La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo; se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.” Io voglio un Presidente così, non uno che si limiti a "prendere atto".

Napolitano afferma che è “stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.” E te ne meravigli anche, Napolitano? Chissà chi è che l’ha voluta tutta ‘sta baracca del Governo Letta? Chi è che ha voluto accettare l’inaccettabile (ossia un doppio mandato), pur di mettere tutti partiti insieme contro gli interessi del paese per il perpetrarsi dei privilegi della Casta? Il Capo supremo di questa coalizione di governo non è Letta. Non è Alfano. E non è nemmeno Berlusconi. Il Capo è Napolitano, monarca assoluto di una Repubblica, un ossimoro vivente.

Arriva poi la parte cruciale della nota di Napolitano, che ha sempre meno l’aria di una nota e sempre più l’aria di un editto: “Nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda.” Che, tradotto, significa: “Se voi pidiellini affiliati al delinquente B volete chiedere la grazie per il vostro padrone, fatelo, ecco come si procede.Semplicemente vergognoso. Come ha sottolineato correttamente Andrea Scanzi, la grazia a Berlusconi, se dovesse essere concessa, non cambierebbe molto, almeno a livello politico (la decadenza  da senatore, l’incandidabilità, etc. sarebbero tutte questioni scisse dal discorso della grazia). Tuttavia, se qualsiasi evasore fiscale dovesse essere arrestato, nessuno potrebbe impedirgli di dire: “Ma come? Se ha avuto la grazia B, allora perché io non posso averla?”. Concedere la clemenza ad un delinquente solo perché si chiama Berlusconi è un messaggio che, arrivando proprio da un’alta carica dello Stato, toglierebbe di fatto qualsiasi valore a concetti come “legalità” e “rispetto della legge”. È questo il messaggio che dovremmo aspettarci da un Presidente della Repubblica? La posta in gioco è tutt'altro che bassa, ed il messaggio che passerebbe andrebbe a danneggiare l'Italia ben oltre i confini della durata politica di Berlusconi.


Basta, basta, basta. Non si può andare avanti così. Napolitano deve gettare la maschera (è lui che tiene viva tutta la Casta, lui e nessun altro, in questo momento), togliersi la corona e abdicare. Se Napolitano dovesse concedere la grazia a Silvio Berlusconi sarebbe ancor più fermamente il peggior Presidente nella storia della Repubblica (e già lo è, figuriamoci). Andrebbe chiesto immediatamente il suo impeachment, la cosa è ovvia.

Le elezioni sono una necessità a questo punto. Napolitano se ne deve andare. Pd e M5S devono proporre un nome vero (tipo Rodotà o Zagrebelsky) come nuovo Presidente.  Nuova legge elettorale, e dritti alle urne senza passare dal via. Napolitano deve dimettersi perché l’Italia possa rinascere.





PS: Segnalo l’articolo di Flores D’Arcais sull’argomento “grazia”. Epocale:

Ad affannarsi per l’impunità del Delinquente di Arcore possono essere solo due categorie: i complici e i ricattati. Se i dirigenti del Pd non fanno parte né degli uni né degli altri (un SE da scrivere in maiuscole), la smettano di tracheggiare, riducano i tempi all’osso, come chiede il M5S, e Berlusconi in politica resti solo un disgustoso ricordo. I suoi lacché faranno cadere il governo? Ci sono altre due maggioranze possibili: un bel governo Rodotà o Zagrebelsky senza ministri di partiti o un brutto governo Pd con gli sbandati del berlusconismo pronti a riciclarsi.

lunedì 12 agosto 2013

W le ferie!!!


La Boldrini, prima di richiamare dalle ferie i parlamentari per parlare di femminicidio (che ancora non si è capito bene se torneranno dalle ferie o meno, come ha spiegato bene il vicepresidente della camera Luigi Di Maio), ha affermato che “i politici italiani (in quanto a ferie, ndr) danno il buon esempio ai politici europei”.

Una simile cazzata non dovrebbe neanche essere commentata, ma visto che (come si evince dalla Boldrineide che trovate su questo blog) adoro sottolineare quanto sia vuota e insulsa politicamente una come Madama Boldrini. La nostra eroina (o il “miracolo Boldrini”, come ha detto qualcuno) mette abilmente a confronto le date di inizio e fine ferie dei principali parlamenti nazionali europei, sottolineando così che i parlamentari italiani fanno molte meno ferie dei colleghi stranieri. Con un ragionamento degno di un bambino di due anni, la Boldrini fa una gran bella figura coi giornali, sentendosi la prima della classe. Peccato che siamo ben lontani dal poter dare lezioni agli altri parlamentari: un mese di vacanza per cosa? Per avere una delle maggiori percentuali di assenze di tutta Europa? Per il governo che non ha fatto un bel niente per risollevare il paese dalla crisi? O forse perché i nostri parlamentari, i più pagati d’Europa e col maggior numero di vitalizi e agevolazioni, non sanno come spendere la montagna di soldi che si beccano ogni mese dalle nostre tasche?

Mettiamo qualche dato a confronto, come ha fatto la Boldrini con la sua genialata:
  • Leggi approvate: Inghilterra prima della classe, con 196 (dico: 196) leggi approvate nel 2013. In Germania sono appena passati alla digitalizzazione di tutta la burocrazia dell'azione legislativa, garantendo così una velocità ed efficienza che noi ci possiamo scordare. In Francia addirittura si dice che il Parlamento emani “troppe” leggi, e che dovrebbe farne di meno. In Italia? Quest’anno il Parlamento ha approvato 4 (ripeto: q-u-a-t-t-r-o) leggi.
  • Presenze e assenze: Anche stavolta, l’Inghilterra domina (cit.), grazie al fatto che i parlamentari devono presentare certificati di serie condizioni di salute per non presentarsi al lavoro. In Germania si scandalizzarono una volta per il fatto che 100 parlamentari avevano disertato il Bundestag per la visita di Benedetto XVI (che peraltro è un ottimo motivo per disertare il posto di lavoro! Ma quanto sarò anticlericale?). Da quante poche assenze fanno invece i francesi, non esiste alcun articolo di giornale che parli di assenteismo parlamentare. E  i nostri invece? I più assenteisti, chiaramente. Danno anche il cattivo esempio gli europarlamentari italiani, maglia nera di presenze al Parlamento Europeo.
  • Stipendi dei parlamentari: come accennavo precedentemente, siamo ultimi anche in questa categoria. Pur non facendo leggi, non presentandosi al lavoro e passando tutto il tempo o in TV (o al massimo a manifestare davanti ai tribunali), i nostri parlamentari sono i più pagati, con il maggior numero di agevolazioni e vitalizi.
  • Opinione pubblica: anche questo è un dato che conta. Non mi risulta che le ferie, anche se più lunghe, dei parlamentari negli altri paesi siano viste così male. In Francia non ne parla nessuno. In Inghilterra pure, anche perché l’assenza è resa più difficile dalla regolamentazione interna. In Germania poi un sondaggio ha constatato che l’88% dei tedeschi pensa addirittura i loro parlamentari se le meritino, le ferie! In Italia, con il paese in una situazione drammatica e con la classe politica più malvista di tutta Europa, ci vuole una bella faccia di bronzo per prendersi anche solo due settimane di ferie. Della serie, non abbiamo fatto un cazzo finora, perché dovete pure negarci di andare in ferie? O forse, a pensarci bene, fanno proprio la cosa giusta andando in ferie: non fanno una mazza quando sono in Parlamento, almeno in ferie non fanno finta che stanno lavorando per noi.


Dobbiamo davvero sentirci in dovere di dare lezioni ai parlamentari stranieri? Proprio noi italiani? La Boldrini farebbe meglio a scendere dalla cattedra, togliersi lo scolapasta dalla testa e tacere, magari per un bel po’, evitando di fare queste figure barbine.

sabato 10 agosto 2013

Sel getta la maschera


Sinistra Ecologia e Libertà, che di sinistra ha pochissimo, non parliamo neanche di ecologia e libertà, (ecologisti come Vendola che piazzano le discariche sopra le falde acquifere?) si mette nuovamente in luce per quello che è: una finta forza di opposizione, una finta sinistra, che in realtà è uguale a tutti gli altri partiti, dal Pd al Pdl compreso. Non ci trovo molta differenza. Le leggi di questo governo a cui Sel si è opposta non sono opposizione: sono il minimo sindacale. Non è fare opposizione votare contro leggi vergognose una tantum. Fare opposizione contro questo governo del nulla significa fare ostruzione, lotta dentro e fuori dal Palazzo. Ma questo è da un pezzo (un bel pezzo) che a sinistra non lo vedo fare più a nessuno.

Il dato con cui distingui facilmente un movimento politico forte nelle idee da uno che non ha alcuna forza se non dentro al Palazzo è molto semplice, addirittura banale: i soldi. Tocca i soldi ai politici e la loro reazione ti dirà chi sono realmente. Proprio sui soldi getta costantemente la maschera Sel, partito-azienda come tutti gli altri, con le parole del deputato Boccadutri, tesoriere di partito: “Sinistra Ecologia Libertà ha sempre affermato che il finanziamento pubblico della politica è garanzia di democrazia. […] Il Movimento 5 Stelle ormai non distingue più la propaganda dalla realtà. […]Seguendo questa deriva qualunquista, la politica diventerà praticabile solo per i miliardari”. Infatti gli attivisti 5 Stelle sono tutti miliardari, dico io. Ma vabbè. Del resto pure Nichi Vendola ci aveva commosso con una colossale smerdata proprio sui rimborsi elettorali (vedi link qui). Ma chi è questo simpatico signor Boccadutri? Sergio Boccadutri, tesoriere di razza, si è fatto notare per alcune vicende, tutte ovviamente spiacevoli. Quando il Codacons presentò un esposto alla Procura di Roma proprio sui rimborsi elettorali ai partiti, il buon Boccadutri tuonò minaccioso: “La presentazione di un esposto alla Procura di Roma da parte del Codacons sui rimborsi elettorali ai partiti è ridicola: si tratta solo della ricerca di facile protagonismo su un argomento delicatissimo, che interessa la qualità della democrazia.” Secondo il deputato di Sel, il Codacons voleva solo “cercare di far apparire il Movimento 5 stelle come movimento 'buono'”. No via, questo proprio non ci sta con la testa. Mi ricordo anche di quando Boccadutri venne smerdato dal Coisp sulla questione del monumento a Carlo Giuliani. Si piange sempre quando muore qualcuno, figuriamoci un ragazzo. Ma non dimentichiamoci nemmeno come è morto Carlo Giuliani. Insomma, non proprio da eroe pacifista. Onorarlo pure con un monumento mi pare un po’ troppo. Mi sa tanto di sinistroide modaiolo, quale il nostro Boccadutri è, assieme a tutta la combriccola di Sel.


Mettiamo un punto chiaro e definitivo sull’annosa questione dei rimborsi elettorali (ex-finanziamenti pubblici) ai partiti. Il finanziamento pubblico fu abolito nel 1993 con un referendum abrogativo promosso dai Radicali. Il 90,3% degli italiani si è espresso chiaramente in modo contrario ad un finanziamento pubblico. I partiti, essendo già più simili ad aziende che a movimenti politici, rischiavano la bancarotta. Dunque, subito, senza perdere tempo, fu introdotto il truffaldino “rimborso elettorale” che andava a riempire quel vuoto lasciato dal referendum (dalla volontà popolare). Ora quindi, prima ancora di stare a discutere se sia giusto o meno finanziare i partiti politici con denaro pubblico, dobbiamo ricordare che ogni tentativo di aggirare un referendum votato dagli italiani è illegale e antidemocratico. Ogni rimborso elettorale erogato ai partiti da allora (parliamo di 20 anni) dovrebbe essere restituito per legge, in quanto letteralmente rubato dalle tasche dei cittadini italiani. È inutile che Sig. Boccadutri, ex-tesoriere di Rifondazione e attuale tesoriere di Sel (insomma questo è uno del mestiere) si indigni tanto. Contro chi, poi? Contro qualcuno che ha deciso di rinunciare interamente ai rimborsi elettorali, rifiutandosi di fatto ad entrare nel sistema della partitocrazia. Forse è proprio questo l’elemento finale di conferma del fatto che anche Sel sia uguale a tutti gli altri partiti: il M5S ha di fatto introdotto qualcosa di nuovo e (almeno in questo paese) rivoluzionario, cioè riuscire ad entrare in Parlamento (e neanche con pochi voti) pur non avendo ricevuto finanziamenti da nessuno (solo da chi, attivista o semplice sostenitore, ha donato volontariamente una piccola somma). Si tratta di fumo negli occhi per chi di politica ci vive, trasformando la cosa pubblica in un affare privato. La reazione dei partiti di fronte a questo atto di rinuncia dei soldi è chiara e parla da sola.

Questa balla che per la politica servono i soldi deve finire. È chiaro che nulla è gratis, ma se c’è la base, se ci sono le idee dal basso (in definitiva, se si è un movimento politico basato sulle idee e sul territorio locale) l’autofinanziamento è non solo una scelta possibile e realizzabile, ma anche l’unica via onesta e trasparente. Anche Obama decise di affidare il finanziamento della campagna elettorale che lo vide diventare presidente alle micro-donazioni dei sostenitori. Perché in Italia non si può fare? La risposta è che non solo non c’è la volontà concreta da parte dei politici di non gravare sulle tasche dei cittadini, ma questi partiti solo talmente lontani dalla realtà dei cittadini stessi che se dovessero campare di donazioni volontarie morirebbero domani mattina. Chi ha veramente a cuore il sostentamento di forze politiche come il Pd, il Pdl o persino Sel? Per non parlare di Monti (non credo che ci siano molti italiani disposti a cacciare altri soldi per il non-statista Monti!!!). Io credo che neanche l’1% degli elettori di questi partiti vorrebbe finanziarli con i propri risparmi (cosa che comunque fanno con le loro tasse, ma si sa, occhio non vede cuore non duole).


Ho imparato a diffidare di questi politicanti da due soldi quando dicono che la politica senza finanziamento pubblico rischia di andare in mano ai miliardari. Non dovete cascarci, non è vero. Intanto occorre specificare cosa si vuole come finanziamento pubblico. Io credo che il finanziamento pubblico dovrebbe esistere , ma non sotto forma di prelievo forzoso e coatto dalle nostre tasche, bensì come autofinanziamento e micro-donazioni personali. Magari anche esentasse, e che venga dichiarato con zelo e trasparenza. Nella situazione attuale i soldi non fanno comodo ai partiti per continuare a esistere, ma per continuare a lucrare in un sistema di partitocrazia, ben lontano dal concetto di democrazia. Un partito esiste non quando ha i miliardi, ma quando ha le idee. Se un partito è vicino al territorio, alla cittadinanza locale, attivo nelle questioni cruciali di interesse pubblico, non vedo per quale motivo non debba promuovere anche campagne di autofinanziamento e di donazioni (campagne indubbiamente favorevoli e di successo, se il partito è vicino alla gente). Quella della politica destinata ai miliardari senza il finanziamento pubblico è una menzogna di quelle peggiori: di quelle in malafede e atta ad ingannare i propri elettori e concittadini.
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