martedì 20 agosto 2013

Due pesi e due misure


Il caso dell’espulsione del consigliere comunale sardo Gianluigi Piras (Pd) è un interessante spunto di riflessione. Vediamo cosa è successo: Yelena Isinbayeva, atleta russa e campionessa olimpica di salto con l’asta, ha reagito in malo modo alla provocazione di un’atleta inglese, che aveva usato per le unghie uno smalto con i colori dell’arcobaleno, in segno di protesta verso le leggi anti-gay emanate da Putin. Protesta legittima (a mio parere). La Isinbayeva ha reagito così: “Noi russi siamo normali i ragazzi con le donne e le ragazze con gli uomini. Rispettate le nostre leggi”. Uhm. Bleah. Brutta cosa. Ha poi aggiunto (facendo parzialmente retromarcia): “L’inglese non è la mia prima lingua e penso che io sia stata fraintesa quando ho parlato ieri. Quello che volevo dire era che la gente dovrebbe rispettare le leggi di altri paesi, in particolare quando sono ospiti. Ma vorrei che fosse chiaro che io rispetto le opinioni degli altri atleti e voglio dire in termini decisi che sono contraria a qualsiasi discriminazione nei confronti delle persone omosessuali sulla base della loro sessualità”. Non ha certo recuperato la figuraccia, ma si può lasciar perdere. Specialmente se a dirlo è stata (senza offesa) solo un’atleta. Casomai mettiamoci a parlare di Putin, che questa legge l’ha fatta, ma lasciamo stare un’atleta che non ha fatto altro che un’uscita infelice. Non sembra dello stesso parere il consigliere piddino Piras, che sente irrefrenabilmente il bisogno di commentare (nel peggiore dei modi). Dal suo profilo Facebook: “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso. Magari mi fraintendono”. Ma non perdi proprio occasione per chiudere la bocca, Piras? La figura di merda diventa uno scandalo, ed il Pd è costretto all’espulsione (sacrosanta) del consigliere sardo, che passa il suo tempo recitando un mea culpa dopo l’altro. Se te ne stavi zitto era meglio.


Vorrei fare un parallelismo con un altro caso, ora. Dolores Valandro (Lega Nord), consigliere di quartiere a Padova, aveva reagito in modo simile nei confronti del ministro Kyenge, dopo che la ministra oculista dell’integrazione aveva sparato quelle che onestamente vedo come sciocchezze a ripetizione sullo Ius Soli. E sono a favore dell’integrazione, vorrei sottolinearlo, perché è importante. Solo non reputo la Kyenge una persona né competente né seria, che si è fin dall’inizio adeguata al lifestyle del politicante italico (vedi episodio scorta a sirene spiegate). Ma vediamo, per chi se lo fosse perso, cosa ha scritto questa leghista da quattro soldi nel suo profilo Facebook sul ministro Kyenge: “Ma mai nessuno che la stupri così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? (Il tema era un reato commesso da un immigrato, ndr) Vergogna!Orrende parole. Senza ombra di dubbio. Infatti, la Valandro viene espulsa, con una scia di sdegno che parte da Letta ed arriva fino alla Boldrini: “inaccettabili parole, intrise di razzismo e di odio”.

Posso chiedere una cosa, al netto di ogni preconcetto? Che differenza c’è tra le espressioni usate da Piras e dalla Valandro? Io non ne vedo alcuna. Violente, entrambe. Folli, ambedue. Tutte e due si auguravano che una donna venisse stuprata. Allora posso chiedere perché le parole della Valandro sono considerate razziste e quelle di Piras no? Semplice, perché la Kyenge è nera, e la Isinbayeva è bianca.

Questo è un classico esempio di doppiopesismo mediatico (tipicamente italico). Quando un personaggio di colore viene offeso, provocato o deriso, a prescindere della natura di queste offese, si parla di razzismo. Un esempio più spicciolo? Mario Balotelli. Balotelli è criticato perché è grullo (come si dice qui a Firenze) non perché è nero. La gente lo provoca perché sa che poi lui reagisce (essendo grullo). E lui continua ad accettare le provocazioni (essendo grullo) perché sa che tanto poi la stampa (almeno in buona parte) dirà che gli vengono rivolte “accuse razziste” e quindi la farà franca. Il grullo! Seedorf mi sembra che sia nero quanto Balotelli, ma non viene fischiato e provocato: come mai? Eccola qui la grande ipocrisia che affligge ogni dibattito sul ministro Kyenge: il colore della pelle influisce molto di più di quello che dice o che fa. Non puoi criticare la Kyenge in Italia senza che qualcuno ti dia del “razzista che incita all’odio. L’articolo ormai famoso di Sartori sul Corriere della Sera ne è un chiaro esempio. Dare del razzista a Sartori mi sembra davvero assurdo, e come se non bastasse, il giornalista del Corriere ha ragione: la Kyenge di immigrazione non capisce una mazza, e questa è una pura constatazione, non razzismo. Calderoli, con il suo indimenticabile “Sembra un orango”: quello sì, che è razzismo. Ma Calderoli è ancora in Parlamento. Curioso, vero?

Comunque, tanto per mettere i puntini sulle i, Calderoli deve andarsene dal Parlamento, non solo per gli insulti razzisti, ma per tutte le porcate e le figuracce internazionali che ci ha regalato negli anni. I post su Facebook da parte di persone che ricoprono incarichi pubblici come quelli di Piras e la Valandro sono inaccettabili. Qui la questione è unicamente il classico giochino illusionistico delle parole: Piras incita allo stupro, esattamente come la Valandro. Usiamo le parole appropriate: questa si chiama incitazione alla violenza. Il razzismo, per favore, lasciamolo stare.
UA-57431578-1