venerdì 23 agosto 2013

Il Pd contro Monopoly


Notizie esilaranti che circolano in Rete ce ne sono tante, ma questa mi fa particolarmente sorridere.

Nella nuova versione di Monopoly che presto la Hasbro metterà in commercio ci sono alcune differenze: abolita la casella “prigione”, aggiunta di voci come “pacchetti azionari” e “Borsa”. Curioso. Ma a quanto pare, la cosa proprio non va giù a sette deputati piddini (Michele Anzaldi, Marina Berlinghieri, Matteo Biffoni, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno) che hanno addirittura scritto una lettera all’ambasciatore americano in Italia per far sì che queste nuove regole vengano ridiscusse. Secondo loro, il rischio è di tornare “ad esaltare la turboeconomia che ha aperto la crisi finanziaria del 2008, con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene neanche puniti”. Uhm. Interessante (leggi "esilarante"). Soprattutto se facciamo un paio di osservazioni.

Per prima cosa dobbiamo riflettere su un aspetto cruciale: da che pulpito viene la critica? Beh, trattandosi di 7 deputati di un gruppo che è attualmente al governo, alleato con il partito del condannato Berlusconi, direi che la “battaglia civile” contro il Monopoly assume proporzioni quanto mai curiose. Ma ammettiamo anche che questi sette siano “duri e puri”, cosa alquanto difficile tra i militanti del Partito Democratico, ma facciamolo lo stesso (anche perché almeno questi risultano essere tra i più presenti in Parlamento nelle file Pd, questo va detto): noi italiani, siamo davvero in grado di dare lezioni morali sul “rispetto della legge”? Il nostro sistema giudiziario è ai minimi storici in quanto a rapidità ed efficienza, per non parlare di modernizzazione. Bruno Tinti non si stanca mai nei suoi libri di sottolineare il fatto che nella giustizia non sia ancora stato “informatizzato” il materiale lavorativo (cioè vanno ancora di cartaceo!!!).

Non parliamo poi del modo in cui noi italiani ci facciamo sempre riconoscere quando si tratta di “fare i furbi” eludendo qualche regola, evitando di pagare qualche tassa. Noi siamo quelli di Attilio Pacifico, avvocato di Previti nel processo SME, che diceva “Sono un evasore, embè? Che problema c’è?”.

Ma la questione che rende tutta questa indignazione piddina contro il Monopoly una roba ridicola oltre ogni limite è un’altra: l’Italia è quel paese in cui in galera un evasore fiscale non va mai. Lo stesso Berlusconi (graziato o no da Napolitano, non importa) lo vedremo tutti, che in galera non ci andrà. Ma forse neanche qualche mese di arresti domiciliari. Qui, anche se vieni condannato per evasione fiscale (condanne ridicole, tipo 3/6 anni) in galera non vai. Tra indulti, sconti, clemenze, etc. in galera devi veramente fare un gran casino per andarci. Il bello è che ‘sti piddini vanno a fare la morale agli americani. Ma vi rendete conto? Vediamo in America, un paese in cui l’evasione fiscale è considerata come “mentire al popolo americano”, cosa succede se imbrogli il fisco.
  • Nel 2012, circa 4.000 persone sono state condannate per frode fiscale. Il 95% di loro è andato in galera. Si parla di restituzione, sanzioni salatissime (pari al 75% della somma dovuta) e reclusione di (mediamente) 32 mesi (che si fanno in galera, con la tuta arancione da galeotto in cella, non è che la fanno per finta la prigione, in America).
  • Nel 2006 il dentista Thomas William Minguske ha evaso il fisco per circa 100.000 dollari (non una cifra sconvolgente, se paragonata ai milioni di cui era accusato, un esempio a caso, Valentino Rossi). Un anno di carcere, sanzione notevole e 3 anni di libertà vigilata.
  • Carol Kapala nel 2006 è stata condannata per 30 mesi di galera per non aver riportato le entrate proveniente dalla costruzione di alcuni edifici nella dichiarazione dei redditi.
  • Leona Helmsley, una delle più grandi imprenditrici nel settore alberghiero di New York, dotata di un vero e proprio esercito di avvocati, fu condannata a 4 anni di carcere. Uno degli avvocati fece mettere a verbale che nel caso di riduzione della pena, la Helmsley avrebbe risolto da sola il problema dei senzatetto a NYC, donando alla popolazione tutti i suoi alberghi. Offerta rifiutata, la Helmsley se l’è fatta la galera, eccome.
  • L’attore Wesley Snipes, quello della trilogia di Blade e del video di Bad (Michael Jackson), ha scontato 3 anni di carcere in Pennsylvania per non aver pagato le tasse. Adesso sta continuando a scontare la pena agli arresti domiciliari.
  • Bernard Madoff, uomo d’affari newyorchese reo di aver truffato il fisco per 65 milioni di dollari, sta scontando attualmente una condanna a 150 anni di carcere.
  • Norman Schmidt sta scontando una condanna per una truffa milionaria in Texas. La sua data di rilascio (che non avverrà mai chiaramente) è fissata per il 12 settembre 2291.
  • Sholam Weisse, accusato di frode, riciclaggio e bancarotta finanziaria, detiene un record. È attualmente l’uomo con la condanna più severa, tra tutte le condanne ai “colletti bianchi”: 845 anni di carcere.


Voi capite che con questo sistema giudiziario, l’evasore fiscale viene visto come un “nemico della patria”. E chi sono dunque questi 7 parlamentari piddini che inviano una lettera di protesta all’ambasciatore americano per la scomparsa della casella “Prigione” da Monopoly per andare a farsi belli davanti agli americani? Non oso neanche immaginare la grassa risata che l’ambasciatore americano si farà quando leggerà questa lettera, qualcuno dovrebbe prepararlo psicologicamente: potrebbe anche morire dal ridere, poverino.
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