mercoledì 21 agosto 2013

La fine della Terra


Ieri, 20 Agosto 2013, era l’Earth Overshoot Day dell’anno 2013. Anche detto Ecological Debt Day (giorno del debito ecologico), segna il giorno in cui viene esaurita la quantità di risorse prodotte nell’arco dell’anno. Per capirci meglio, significa che tutte le risorse che abbiamo accumulato da Gennaio ad ora, sommate a quelle che accumuleremo da oggi fino al 31 Dicembre, sono pari alla quantità di risorse consumate dall’umanità nel periodo che va dal 1° Gennaio 2013 ad oggi. Ergo, tutto quello che consumiamo da oggi in poi va a pescare dalla quantità di risorse “di riserva(vale a dire quelle che da oggi cominciamo a rosicchiare al nostro futuro fabbisogno). Nell’insieme dei dati che vengono valutati per questa statistica sono compresi: cibo, acqua, materie prime, rifiuti inquinanti che non vengono smaltiti.

L’Earth Overshoot Day è calcolato dalla Global Footprint Network, ed è un dato assolutamente reale e accurato, che persino i vari “scettici” della decrescita felice accettano come valido. Non stiamo parlando di teorie catastrofiste o roba simile, i dati sono alla portata di tutti e sono accertati.

Il “giorno del giudizio” in questione viene calcolato dal 1987, anno in cui possiamo tranquillamente affermare che il pianeta “faceva pari”: l’Overshoot Day veniva calcolato al 19 Dicembre, il che significa che solo per pochi giorni si andava ad intaccare la “riserva. Non il massimo, ma ancora perfettamente sostenibile. Ma l’andamento dell’Overshoot Day è andato sempre a peggiorare: nel giro di 26 anni, siamo passati dal 19 Dicembre al 20 Agosto, in una escalation davvero preoccupante. Non è tanto il dato in sé che preoccupa, quanto il trend con cui questa data è andata ad anticiparsi col tempo:

1987      19 Dicembre
1990      7 Dicembre
1995      21 Novembre
2000      1° Novembre
2005      20 Ottobre
2007      26 Ottobre
2008      23 Settembre
2009      25 Settembre
2010      21 Agosto
2011      27 Settembre *
2012      22 Agosto
2013      20 Agosto
(unico caso di netto miglioramento, dettato dalla crisi economica)

Vediamo infatti che questa data si sta anticipando con velocità sempre maggiore, e pare che (crisi economica a parte) il trend sia destinato a precipitare. Gli esperti dicono che entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per riuscire a sopravvivere. È ovvio che la situazione non è sostenibile.

La colpa, chiaramente, è da addossare ai governi dei paesi più industrializzati (in totale mancanza di controlli) e, senza ombra di dubbio, al sistema consumista (non tanto capitalista, quanto consumista) in cui il mondo sta sprofondando. Ma prima ancora di parlare delle colpe dei governi, è più che opportuno precisare che la colpa è dei singoli. Occorre ripensare a livello personale i nostri consumi, i nostri pasti, i rifiuti che produciamo, i nostri trasporti, i nostri vizi, le nostre abitudini. Viviamo in una società che ci abitua al concetto di “consumo”, come se fosse una cosa positiva e di poca importanza, mentre invece dovremmo riflettere bene su questo concetto. La soluzione non è quella via d'uscita futuristica e un po' fantascientifica che ci vede emigrare verso altri pianeti, bensì un radicale cambiamento della nostra mentalità. Parole come “consumo”, “rifiuto” e “ambiente” dovrebbero entrare drasticamente nella nostra vita con una riflessione profonda sulle nostre abitudini.


Se noi non facciamo questa riflessione al più presto, sarà il Pianeta ad obbligarci a farla. Sarà pure una dura verità per alcuni, ma il modo in cui la maggior parte di noi vede la natura è sbagliato. La natura non è qualcosa che ci lascia fare liberamente quello che vogliamo, la natura non è democratica. La natura è una dittatura. E se noi non facciamo tutto il possibile per coesistere con essa, un giorno verremo obbligati a farlo perché, è inutile convincersi del contrario: vincerà lei.
UA-57431578-1