sabato 10 agosto 2013

Sel getta la maschera


Sinistra Ecologia e Libertà, che di sinistra ha pochissimo, non parliamo neanche di ecologia e libertà, (ecologisti come Vendola che piazzano le discariche sopra le falde acquifere?) si mette nuovamente in luce per quello che è: una finta forza di opposizione, una finta sinistra, che in realtà è uguale a tutti gli altri partiti, dal Pd al Pdl compreso. Non ci trovo molta differenza. Le leggi di questo governo a cui Sel si è opposta non sono opposizione: sono il minimo sindacale. Non è fare opposizione votare contro leggi vergognose una tantum. Fare opposizione contro questo governo del nulla significa fare ostruzione, lotta dentro e fuori dal Palazzo. Ma questo è da un pezzo (un bel pezzo) che a sinistra non lo vedo fare più a nessuno.

Il dato con cui distingui facilmente un movimento politico forte nelle idee da uno che non ha alcuna forza se non dentro al Palazzo è molto semplice, addirittura banale: i soldi. Tocca i soldi ai politici e la loro reazione ti dirà chi sono realmente. Proprio sui soldi getta costantemente la maschera Sel, partito-azienda come tutti gli altri, con le parole del deputato Boccadutri, tesoriere di partito: “Sinistra Ecologia Libertà ha sempre affermato che il finanziamento pubblico della politica è garanzia di democrazia. […] Il Movimento 5 Stelle ormai non distingue più la propaganda dalla realtà. […]Seguendo questa deriva qualunquista, la politica diventerà praticabile solo per i miliardari”. Infatti gli attivisti 5 Stelle sono tutti miliardari, dico io. Ma vabbè. Del resto pure Nichi Vendola ci aveva commosso con una colossale smerdata proprio sui rimborsi elettorali (vedi link qui). Ma chi è questo simpatico signor Boccadutri? Sergio Boccadutri, tesoriere di razza, si è fatto notare per alcune vicende, tutte ovviamente spiacevoli. Quando il Codacons presentò un esposto alla Procura di Roma proprio sui rimborsi elettorali ai partiti, il buon Boccadutri tuonò minaccioso: “La presentazione di un esposto alla Procura di Roma da parte del Codacons sui rimborsi elettorali ai partiti è ridicola: si tratta solo della ricerca di facile protagonismo su un argomento delicatissimo, che interessa la qualità della democrazia.” Secondo il deputato di Sel, il Codacons voleva solo “cercare di far apparire il Movimento 5 stelle come movimento 'buono'”. No via, questo proprio non ci sta con la testa. Mi ricordo anche di quando Boccadutri venne smerdato dal Coisp sulla questione del monumento a Carlo Giuliani. Si piange sempre quando muore qualcuno, figuriamoci un ragazzo. Ma non dimentichiamoci nemmeno come è morto Carlo Giuliani. Insomma, non proprio da eroe pacifista. Onorarlo pure con un monumento mi pare un po’ troppo. Mi sa tanto di sinistroide modaiolo, quale il nostro Boccadutri è, assieme a tutta la combriccola di Sel.


Mettiamo un punto chiaro e definitivo sull’annosa questione dei rimborsi elettorali (ex-finanziamenti pubblici) ai partiti. Il finanziamento pubblico fu abolito nel 1993 con un referendum abrogativo promosso dai Radicali. Il 90,3% degli italiani si è espresso chiaramente in modo contrario ad un finanziamento pubblico. I partiti, essendo già più simili ad aziende che a movimenti politici, rischiavano la bancarotta. Dunque, subito, senza perdere tempo, fu introdotto il truffaldino “rimborso elettorale” che andava a riempire quel vuoto lasciato dal referendum (dalla volontà popolare). Ora quindi, prima ancora di stare a discutere se sia giusto o meno finanziare i partiti politici con denaro pubblico, dobbiamo ricordare che ogni tentativo di aggirare un referendum votato dagli italiani è illegale e antidemocratico. Ogni rimborso elettorale erogato ai partiti da allora (parliamo di 20 anni) dovrebbe essere restituito per legge, in quanto letteralmente rubato dalle tasche dei cittadini italiani. È inutile che Sig. Boccadutri, ex-tesoriere di Rifondazione e attuale tesoriere di Sel (insomma questo è uno del mestiere) si indigni tanto. Contro chi, poi? Contro qualcuno che ha deciso di rinunciare interamente ai rimborsi elettorali, rifiutandosi di fatto ad entrare nel sistema della partitocrazia. Forse è proprio questo l’elemento finale di conferma del fatto che anche Sel sia uguale a tutti gli altri partiti: il M5S ha di fatto introdotto qualcosa di nuovo e (almeno in questo paese) rivoluzionario, cioè riuscire ad entrare in Parlamento (e neanche con pochi voti) pur non avendo ricevuto finanziamenti da nessuno (solo da chi, attivista o semplice sostenitore, ha donato volontariamente una piccola somma). Si tratta di fumo negli occhi per chi di politica ci vive, trasformando la cosa pubblica in un affare privato. La reazione dei partiti di fronte a questo atto di rinuncia dei soldi è chiara e parla da sola.

Questa balla che per la politica servono i soldi deve finire. È chiaro che nulla è gratis, ma se c’è la base, se ci sono le idee dal basso (in definitiva, se si è un movimento politico basato sulle idee e sul territorio locale) l’autofinanziamento è non solo una scelta possibile e realizzabile, ma anche l’unica via onesta e trasparente. Anche Obama decise di affidare il finanziamento della campagna elettorale che lo vide diventare presidente alle micro-donazioni dei sostenitori. Perché in Italia non si può fare? La risposta è che non solo non c’è la volontà concreta da parte dei politici di non gravare sulle tasche dei cittadini, ma questi partiti solo talmente lontani dalla realtà dei cittadini stessi che se dovessero campare di donazioni volontarie morirebbero domani mattina. Chi ha veramente a cuore il sostentamento di forze politiche come il Pd, il Pdl o persino Sel? Per non parlare di Monti (non credo che ci siano molti italiani disposti a cacciare altri soldi per il non-statista Monti!!!). Io credo che neanche l’1% degli elettori di questi partiti vorrebbe finanziarli con i propri risparmi (cosa che comunque fanno con le loro tasse, ma si sa, occhio non vede cuore non duole).


Ho imparato a diffidare di questi politicanti da due soldi quando dicono che la politica senza finanziamento pubblico rischia di andare in mano ai miliardari. Non dovete cascarci, non è vero. Intanto occorre specificare cosa si vuole come finanziamento pubblico. Io credo che il finanziamento pubblico dovrebbe esistere , ma non sotto forma di prelievo forzoso e coatto dalle nostre tasche, bensì come autofinanziamento e micro-donazioni personali. Magari anche esentasse, e che venga dichiarato con zelo e trasparenza. Nella situazione attuale i soldi non fanno comodo ai partiti per continuare a esistere, ma per continuare a lucrare in un sistema di partitocrazia, ben lontano dal concetto di democrazia. Un partito esiste non quando ha i miliardi, ma quando ha le idee. Se un partito è vicino al territorio, alla cittadinanza locale, attivo nelle questioni cruciali di interesse pubblico, non vedo per quale motivo non debba promuovere anche campagne di autofinanziamento e di donazioni (campagne indubbiamente favorevoli e di successo, se il partito è vicino alla gente). Quella della politica destinata ai miliardari senza il finanziamento pubblico è una menzogna di quelle peggiori: di quelle in malafede e atta ad ingannare i propri elettori e concittadini.
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