lunedì 30 settembre 2013

La lunga notte


La Rai ha attraversato una lunga notte. Non ancora finita. Tutto è cominciato dal famigerato editto bulgaro di Berlusconi nel 2002. Luttazzi, Biagi e Santoro venivano cacciati dalle trasmissioni della Rai, per ordine del Presidente del Consiglio. Una simile caso, degno delle dittature della peggior specie, farebbe scoppiare in qualsiasi altro paese una reazione incontenibile, ma qui, tenuti a bada dai due finti nemici “centrodestra” e “centrosinistra” non è successo un bel niente. Biagi cacciato. Santoro cacciato. Luttazzi cacciato. Nulla è cambiato con il ritorno di Santoro alla Rai con Annozero. La Rai non poteva certo permettere che Travaglio potesse fare il suo “editoriale” impunemente. Così, Annozero andrò online. Dopo Raiperunanotte, si spostò come “Servizio Pubblico” su La7. In compenso, mentre La7 ospita tutti (e dico tutti) i programmi di approfondimento politico, sulla Rai ci teniamo TG degni di un regime dittatoriale, videomessaggi di un delinquente che sta piegando l’Italia e programmi del livello di Kazzenger.

Da Febbraio, è in atto una missione di disinformazione in Rai, finalizzata unicamente a screditare e diffamare il MoVimento 5 Stelle. Una lunga linea rossa che parte dalle interviste montate e tagliate ad hoc, alla scandalosa puntata di Report, ai sondaggi taroccati di Ballarò, alla recentissima bufala di un bugiardo (di nome Enrico Letta) sulla legge elettorale. Tutto assecondato da una serie di conduttori televisivi, da Vespa a Fazio passando per Parenzo, piegati volontariamente alle esigenze della classe dirigente. Non bisogna pensare che a questi “giornalisti” sia richiesto esplicitamente questo comportamento, è solo che (come insegna Noam Chomsky) queste persone non sarebbero lì in TV, se non avessero dimostrato di non aver bisogno che qualcuno gli dica cosa è giusto dire.

La lunga notte sta per terminare. La menzogna di Letta sul Porcellum è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I tempi in cui puoi fare una cosa in Parlamento (bocciare la mozione di Giachetti, Pd, per abolire il Porcellum, votata a favore solo da M5S e Sel) e poi andare in TV davanti a tutti gli italiani a raccontarne un’altra (che per colpa del voto del M5S non è stato possibile abolire il Porcellum), sono finiti. Sono finiti i tempi in cui bugiardi di professione possono andare dai loro servi in TV a raccontare balle impunemente. Sono finiti i tempi in cui l’informazione, che plasma meglio di qualsiasi altro elemento la nostra percezione di realtà, è fatta da un manipolo di personaggi dalla dubbia onestà. Sono finiti questi tempi.



La reazione di Beppe Grillo e del M5S, in questo momento davanti alla Rai per una manifestazione indignata e sacrosanta, è totalmente da appoggiare. Se siamo arrivati al punto in cui a un condannato per evasione fiscale viene permesso di andare in TV a spalare merda sulla magistratura e infangare ogni concetto di democrazia, è perché per anni, per troppi anni, non abbiamo avuto questo genere di reazioni. L’atto di occupare la Rai è giusto per un semplice motivo: non è il M5S che sta cercando di occupare la sede della televisione pubblica, ma sono i partiti che per lunghi anni hanno occupato abusivamente l’informazione.


La lunga notte è finita. Mandiamoli tutti a casa.

domenica 29 settembre 2013

La fine dei giochi


Come era ovvio sin dall’inizio, e per inizio intendo il triste giorno in cui un manipolo di loschi figuri eletti da nessuno ha attuato un golpe morbido rieleggendo Napolitano Presidente della Repubblica (soffocando le speranze di cambiamento, giustizia e onestà rappresentate dalla candidatura di Stefano Rodotà), siamo arrivati alla fine dei giochi. Il governo Letta, generato dalla rielezione di Napolitano e sostenuto dalla medesima maggioranza che ha sostenuto Monti, ha diversi “meriti” da annoverare con orgoglio:
  1. L’annullamento dell’esito delle elezioni: avevamo un governo tecnico con una maggioranza Pd+Pdl prima delle elezioni; abbiamo ora una governo non votato con una maggioranza Pd+Pdl.
  2. L’atteggiamento pseudototalitario e antidemocratico con cui si sono fatti passare decreti omnibus ricorrendo alla fiducia.
  3. La totale inadeguatezza a fronteggiare i problemi reali del paese.
  4. L’acquisto di costosi e inutili caccia F-35 di cui già abbiamo avuto modo di pentirci (con quei soldi si sarebbero potuti comprare i mezzi necessari a spegnere i numerosi incendi in Sardegna).
  5. La conferma di tutti gli sprechi della politica, dai costi delle camere, gli stipendi, le pensioni d’oro, dei dipendenti, ai rimborsi elettorali.
  6. La presa di culo dell’Imu, a cui è stato cambiato nome e aumentata all’interno della Service Tax.
  7. Il rifiuto dell’istituzione di un reddito di cittadinanza, essenziale per ogni cittadino e presente in varie forme in tutti gli stati europei.
  8. Il rifiuto di abolire il Porcellum o di introdurre una qualsiasi legge elettorale che rispetti la costituzione.
  9. Lo stupro della Costituzione tramite la modifica dell’art. 138 con un gruppo di 40 “diversamente” saggi.
  10. La svolta, o almeno il tentativo di svolta, verso il presidenzialismo, portando così quasi a termine il piano politico della loggia massonica P2.

Di tutto questo scempio dobbiamo ringraziare prima di tutto Re Giorgio Napolitano, che ha voluto, sostenuto, creato e rimpinzato questa oscena maggioranza e questo inquietante governo. Le dimissioni di Napolitano sono la risposta più ovvia: il fallimento di questo governo, che ha perso oltre sette mesi a gingillarsi senza risolvere neanche mezzo dei problemi che affliggono l’Italia, rende le dimissioni di Napolitano qualcosa di quasi scontato, elementare, logico e, soprattutto, dovuto. Come atto di rispetto verso il popolo italiano. Le bizze e le inaccettabili dichiarazioni, i soprusi e le ignobili manifestazioni, i videomessaggi e le violente affermazioni del delinquente B., sono adesso tra i motivi che stanno facendo cadere quell’orripilante mostro chiamato governo Letta-Alfano.


Le elezioni sono una necessità immediata. Visto che il Pd, Partito (auto)Distruttivo, non farà nulla per mollare Berlusconi, condannandosi a perdere (nuovamente) una caterva di voti, le prossime elezioni saranno presumibilmente uno scontro Pdl/M5S. La contrapposizione, quasi manichea, di queste due forze politiche, rende superfluo ogni commento. Siamo in guerra, e questa volta la guerra va vinta. Un governo a 5 Stelle potrebbe spazzare via in due settimane tutto il marcio che abbiamo avuto nel Parlamento negli ultimi 20 anni. Potrebbe portare all’elezione di un Presidente della Repubblica che rappresenti veramente gli italiani e che sia rispettoso della Costituzione e delle sue funzioni. Ma soprattutto potrebbe, in quattro e quattr’otto, dare al Paese una legge elettorale di tipo proporzionale (l’unica ammessa dall’articolo 48 della Costituzione) degna di ogni democrazia.


I giochi sono finiti. Lasciamo che chi ha veramente a cuore le sorti di questo paese sia in condizione di governare

sabato 28 settembre 2013

Quanti soldi vogliono i partiti?


Questa è una riflessione dedicata a tutti quegli idioti che quando cominci a parlare di “tagli dei costi della politica”, “eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti”, etc. ti rispondono che sei un “populista” e che la demagogia può anche andar bene in “campagna elettorale”, ma all’atto di dover governare il paese, è meglio lasciarla stare, che questo non è il modo di trovare fondi e coperture finanziarie. Ecco, invece, la simpatica storiella che ha portato all’attenzione Roberto Fico (M5S) sul “costo” di una candidatura nel Pd, mi ha fatto pensare che è esattamente il contrario di quello che sostengono queste persone.


Che cosa ha detto Fico? Ha detto che, pochi lo sanno, per candidarsi nel Pd per le elezioni occorre versare una quota minima di 25.000 euro al partito. Uhm. In effetti, chi ne aveva sentito parlare? Io no, onestamente. Si sa che i parlamentari (quindi solo chi viene eletto) versano una parte del proprio stipendio nelle casse del partito, ma che addirittura al momento della candidatura si debba versare una così ingente somma di denaro, mi suonava nuovo. O almeno mi sembrava strano che la cifra potesse essere così elevata. Io non sono abituato a vedere neanche lontanamente queste cifre, mi domando uno che può cacciare tutti questi soldi così, a babbo morto, quanto possa essere "vicino" alle condizioni degli italiani che lavorano.


Incredibile però trovare conferma di queste parole di Roberto Fico proprio tra le file del Pd, precisamente nel tweet di Pippo Civati:


A questo punto non ci ho visto più. Ma vi rendete conto quanti soldi entrano costantemente nelle casse di un partito come il Pd, o come il suo gemello, il Pdl? Quante centinaia di persone si candidano ad ogni elezione per il Pd? Facciamo due conti in tasca al Partito Disastro: alle scorse elezioni politiche di febbraio, 922 persone si sono candidate nelle liste del Pd. Questo esercito piddino ha versato, siamo clementi, diciamo la cifra “minima” che richiede il partito: 25.000 euro a testa (alla faccia della colletta!!!). Dunque, calcolatrice alla mano, il Pd ha incassato, solo con le “quote” dei candidati alle elezioni, qualcosa come 23 milioni di euro. La cifra, francamente, mi ha fatto impallidire. Specialmente pensando che le donazioni volontarie dei sostenitori di un Movimento come quello fondato da Beppe Grillo (che ha preso gli stessi voti del Pd) hanno toccato quota 774 mila euro, di cui solo 350 mila euro sono stati spesi per la campagna elettorale, mentre la rimanenza è stata donata al comune terremotato di Mirandola. E poi rompono i coglioni a Grillo per i soldi della campagna elettorale e della pubblicità sul blog (spiccioli, chiunque gestisca un blog lo sa).

Ma continuiamo a fare due conti in tasca al Pd. I parlamentari, una volta eletti, devono versare una parte del proprio stipendio al partito. Allo Stato? No, che idiozia! Non sono mica dei populisti come i grillini, che restituiscono quasi mezzo stipendio allo Stato. “Anche noi ci riduciamo lo stipendio, i soldi li diamo al partito”, come disse un acuto e geniale Epifani a suo tempo. La somma che i parlamentari piddini devono dare ogni mese al partito si aggira tra i 3.500 e i 4.500 euro. Anche qui siamo buoni, e contiamo 3.500 euro al mese. Che moltiplicato per 400 (il totale degli eletti nel Pd), ci dà un totale di circa un milione e mezzo di euro al mese. Ma non è finita qui, perché ci sono anche i soldi che derivano dai famigerati “rimborsi elettorali” conosciuti (dopo la mezzanotte lungo i viali delle Cascine) come “finanziamento pubblico ai partiti” (abolito con un referendum nel 1992, ma, citando Masini, “Chi se ne frega”). Il finanziamento pubblico per il Pd, questa legislatura, ammonta a circa 45 milioni di euro.

Ma tiriamo ora una bella linea e rendiamoci conto della bottom line di questa paradossale somma di denaro: a conti fatti, tra quote di candidatura, versamenti dello stipendio e rimborsi elettorali, al Pd entrano, solo per questa legislatura, qualcosa che si aggira intorno agli 80 milioni di euro. Senza contare tutti i versamenti dagli stipendi dei parlamentari di qui a fine legislatura, dopodiché, parte un altro giro di giostra.

Ora, a questo punto le domande sono molte, tralasciando quelle che sono a questo punto scandalose e patetiche insinuazioni sui finanziamenti al MoVimento 5 Stelle: quanti cazzo di soldi vogliono ancora questi partiti? E a cosa servono? Dove vanno a finire questi soldi? Chi ci rimette, e chi ci guadagna? Perché nessun giornale, presumibilmente “libero”, si occupa di questo pantagruelico gioco di soldi? Oggi mi sono occupato del giro di quattrini che sta intorno al Pd, ma ricordiamoci che ci sono altre forze politiche, dal Pdl alla Lega a Monti a Sel, che si comportano in modo simile, se non identico. A questo punto, chi non è debole di cuore potrebbe domandarsi a quanto ammonta questo immane spreco di denaro. Ma, mi raccomando per la vostra salute, non fatelo: ci vuole fegato.

venerdì 27 settembre 2013

Elena Cattaneo non dice la verità


Ha le idee chiare la neomilionaria (ops… pardon: neosenatrice a vita) Elena Cattaneo: “Chi afferma che oggi esistano metodi alternativi in grado di sostituire completamente la sperimentazione animale nella ricerca biomedica dice il falso.” E aggiunge: “Se vogliamo continuare a capire perché ci ammaliamo e come possiamo curarci non possiamo rinunciare del tutto alla sperimentazione animale.” Si scaglia poi contro gli antivivisezionisti, dando loro fondamentalmente dei bugiardi che agiscono in malafede, con queste ultime parole: “Trovo intellettualmente disonesto verso i cittadini, in particolare verso tutti i malati, continuare a diffondere questi messaggi privi di fondamento, forti di campagne mediatiche fuorvianti, che stanno minacciando pesantemente il futuro della ricerca biomedica e quindi della nostra salute.

Ora, tralasciamo il fatto che stiamo parlando del più giovane senatore a vita (51 anni) nella storia della Repubblica italiana, e che (secondo le aspettative di vita di una donna media) potrebbe costarci complessivamente dai 5 ai 7 milioni di euro; questa “signora”, questa “senatrice-scienziata” farebbe bene a non disinformare con le sue idiozie, scagliandosi contro persone che onestamente manifestano la propria contrarietà a quella tecnica selvaggia, costosa e controproducente che è la sperimentazione animale.

Elena Cattaneo dice il falso in primo luogo ogni volta che afferma che la vivisezione non si pratica più da secoli, e che non è sinonimo di sperimentazione animale. Come mai la neosenatrice dice queste idiozie? Lo capisce anche un bambino che siamo nel 2013 e non si usa più “sezionare” letteralmente animali vivi. Ma la cosiddetta “sperimentazione animale” che cos’è, se non la versione “moderna” e “annacquata” della vivisezione? Per sperimentazione animale si intende la sperimentazione a scopo di studio e ricerca su animali da laboratorio. Animali vivi. E sin qui, nessuna differenza con la vivisezione. I test maggiormente utilizzati avvengono introducendo una qualsiasi patologia su un animale (vivo) e verificarne le reazioni a seguito della somministrazione di farmaci. E, considerando che siamo nel Ventunesimo Secolo, direi che questa pratica è persino più barbara e scellerata rispetto alla vera e propria “vivisezione”, che non si pratica  più dall’Ottocento. Con i mezzi, le tecnologie e le conoscenze che abbiamo acquisito, trovarsi oggigiorno a sperimentare farmaci (o peggio, cosmetici) su animali indifesi, è persino peggio di quando gli animali venivano letteralmente “aperti” e “sezionati” a scopo di studio, in tempi in cui la conoscenza e la tecnologia non erano così avanzate da permetterci di abbandonare l’utilizzo degli animali. 

La sperimentazione animale è inutile, fuorviante e pericolosa, su questo punto è necessario ribattere. Non esiste un modello animale paragonabile all’uomo. L’aspirina, un vero e proprio miracolo per l’organismo umano, danneggia, uccide o rende malformi moltissime delle specie animali. Bisogna ricordare oltretutto, che qualsiasi sperimentazione “superi” il livello animale viene comunque applicata all’essere umano. E quando si parla di sperimentazione animale, occorre ricordarsi ancora di più che il 92% dei farmaci trovati sicuri nei test su animali falliscono nelle fasi cliniche. I sostenitori della sperimentazione animale sorvolano abilmente su questo dato, portando ad esempio le “grandi conquiste” fatte grazie all’utilizzo degli animali. Ma cos’hanno da dire questi “esperti” di tutte le centinaia, migliaia di farmaci che vengono considerati “nocivi” a livello animale e di cui non sapremo mai l’eventuale effetto benefico sull’uomo? Quanti farmaci potrebbero essere rimasti “sconosciuti” e “occultati”, visto che ci stiamo ancora basando (troppo) sulla sperimentazione animale?


La strada è una sola: il graduale abbandono della sperimentazione animale. I governi dei paesi (europei, prima di tutti) devono incentivare pubblicamente ed economicamente la ricerca e la specializzazione di tecniche alternative. Per tanti e tanti motivi: morali, economici, scientifici.


Elena Cattaneo, dall’alto dei suoi 20 mila euro al mese (“devo pur portare qualcosa a casa”, ha detto con un’impareggiabile faccia da schiaffi), deve ricordarsi che i metodi sostitutivi ci sono, e laddove non ci sono ancora, la ricerca deve occuparsene immediatamente, per evitare che la sperimentazione animale procuri altri danni alla salute umana; deve ricordarsi che la direzione da seguire è quella della ricerca per il progressivo abbandono della sperimentazione animale; deve ricordarsi che la grande iniziativa popolare di Stop Vivisection è una benedizione, rispetto a quel patetico e pericoloso collage di articoli della Direttiva 2010/63/UE che favorisce il grande business internazionale legato alla sperimentazione animale; deve infine, molto semplicemente, dimezzarsi lo stipendio, considerando che in un periodo di crisi come questa non è possibile gravare per chissà quanti decenni sulle spalle degli italiani. E, possibilmente, smetterla di disinformare con le sue idiozie a favore della vivisezione.

giovedì 26 settembre 2013

“Bella Addormentata” ed il problema dei film italiani


Ieri ho visto un film, “Bella Addormentata”, diretto da Marco Bellocchio nel 2012. Il film rappresenta un mosaico di storie che si intrecciano durante gli ultimi sei giorni della vita di Eluana Englaro.

Una tossicodipendente decisa a farla finita ed un medico deciso a salvarle la vita.
Una ex-attrice di talento che decide di mollare tutto e seguire la figlia, caduta in coma anni prima, anche sacrificando il marito ed il figlio ad una vita terribile.
Un ragazzo che accompagna il fratello psicotico alle manifestazioni a favore dell’interruzione dell’alimentazione forzata ad Eluana, ed il suo incontro con una ragazza che al contrario manifestava attivamente per il Movimento per la vita.
Il padre di questa ragazza, senatore del Pdl, in viaggio verso Roma, con tutta l’intenzione di votare secondo coscienza, contraria a quella che era la linea di partito.

Il film prosegue, ribattendo sempre molto forte e con costanza sulla questione di Eluana Englaro tramite spezzoni di TG e dichiarazioni di politici in aula, senza mai prenderti particolarmente, senza mai coinvolgere eccessivamente lo spettatore all'interno delle storie rappresentate, nonostante la loro umanità e tragicità. Alla fine, il problema del film è proprio questo. Entrano i titoli di coda, e tutta quella carica di umanità e di morale che queste storie potevano portarsi dietro rimane persa, chissà dove, nei meandri del film. Trovo che questo sia uno dei problemi principali di tanti film nostrani che ho visto, la mancanza di una linea diretta che porti lo spettatore a sentirsi dire qualcosa. Questa tattica del film-mosaico ha dei pro e dei contro. Se riesce, rischi che il film diventi un capolavoro. Certo, è una tecnica assai complicata perché, come avviene nella maggior parte dei casi (e questo film non fa eccezione), finisce per lasciarti essere un semplice e indifferente “spettatore” della vita, senza comunicarti alcunché.

Viene il sospetto che Bellocchio, cosciente di questa pecca del suo scritto, abbia richiamato a sé grandi nomi per far sì che questa tattica del film-mosaico funzioni: nel film troveremo infatti uno straordinario Toni Servillo negli improbabili panni del senatore berlusconiano, una magnifica Isabelle Huppert nel ruolo della madre spezzata dal dolore, un buon Gianmarco Tognazzi ed un incredibile performance del medico, Pier Giorgio Bellocchio, nella sua “missione” per salvare la vita ad una ragazza. Sicuramente il film non ci fa mancare un ottimo livello di recitazione e interpretazione, con personaggi (uno a caso, Toni Servillo) che difficilmente avrebbero spessore reale solo grazie al copione, senza l’aiuto di una grande performance dell’attore.


Insomma, come in tanti altri casi, dopo aver guardato film italiani, mi sono sentito in qualche modo “esterno”, non coinvolto nella trama (o in questo caso “nelle trame”) del film, senza che una sola di queste storie raccontate mi abbia lasciato qualcosa. Tutte ti scivolano incredibilmente addosso, cosa che, vista la carica emotiva e sociale che ha (potenzialmente) un tema come la morte assistita, costituisce un ulteriore aspetto per cui “Bella Addormentata” sia (purtroppo) un esperimento da dimenticare.

martedì 17 settembre 2013

Pitonessa televisiva


Esiste un tipo di politico di cui bisogna sempre diffidare, a prescindere dal proprio “pensiero” o dalla propria “appartenenza” a questo o quel partito: il politico televisivo. O teledipendente, a seconda dei casi, ma spesso le due cose combaciano. Si sta andando sempre più a delineare una figura politica caratterizzata da una presenza assidua in televisione ed un atteggiamento a dir poco scorretto e “ingombrante” durante i dibattiti televisivi. A mio avviso, oggi, non esiste esponente politico che meglio di Daniela Santanchè esprima questa curiosa categoria televisiva.

Parliamo prima di tutto della presenza in TV di Daniela Santanchè, tanto per non allontanarci dal punto primario e più evidente: l’occupazione costante dello schermo. La Pitonessa ha partecipato, dal 25 febbraio 2013 (giorno delle scorse elezioni politiche nazionali) ad oggi, alla bellezza di 52 trasmissioni televisive, considerando talk show, speciali TG e quant’altro passi sul piccolo schermo. Il numero, che di per sé tende a non far impallidire, ci comunica invece una costante presenza in TV, se guardato meglio da più vicino: dalle elezioni ad ora, infatti, su 204 giorni a disposizione, la Pitonessa ha speso in programmi televisivi il 25% delle sue giornate. In altre parole, chiunque abbia acceso la tv la sera quattro volte negli ultimi mesi almeno una volta si sarebbe trovato davanti le gambe incrociate della Santanchè. Qui stiamo parlando di una tale preponderanza nell’apparizione televisiva che potrebbe far impallidire qualsiasi altro parlamentare di qualsiasi altro paese del mondo (dittatoriale o democratico che sia). Tanto per rendere un’idea, la Santanchè è stata enormemente più presente in TV che in Parlamento: la sua presenza alle sedute della Camera dei Deputati ammonta infatti ad un misero 8,9%, tra i cinque deputati più assenteisti di questa legislatura, ben lontana dall’assidua frequentazione dei salotti televisivi. Una media certo non meritoria e poco virtuosa.


Ma veniamo ora al secondo aspetto di questa assidua frequentazione televisiva: la “qualità” e lo spessore politico di queste presenze. Basta andarsi a ricercare gli innumerevoli video su YouTube tratti dalle tante trasmissioni a cui la Sig.ra Garnero Santanchè ha preso parte per farsi un idea. Alla fine di ogni “dibattito”, non importa quale sia l’argomento trattato, c’è sempre una caratteristica comune: tirate le somme, tu, che stai a guardare la TV da casa, non hai capito un cazzo. La parlantina ininterrotta, l’accavallamento delle voci, il continuo refrain dei mantra berlusconiani, l’interruzione dell’interlocutore, i berci da stadio, i commentini di sottofondo mentre parlano gli altri, la persistente incoerenza nelle affermazioni e la puntale capacità di evitare di rispondere alle domande fanno di questa “signora” una delle regine del talk show casinista e inconcludente.


Perché alla fine il nocciolo della questione è proprio questo. È questo “Metodo Santanchè” il problema di fondo, non tanto la mole di presenze televisive che la Pitonessa annovera sera dopo sera. La frequentazione istericamente assidua di un personaggio politico alle trasmissioni in TV potrebbe anche non essere un problema (ma in fondo lo è, se in TV ci vanno assenteisti e fancazzisti): se la presenza fosse valida e aperta al dibattito, in fondo la cosa sarebbe anche giustificata. Ma se si manda una parlamentare in TV al solo scopo di coprire di insulti gli altri ospiti e parlare sopra ogni altra voce al fine di non far capire una mazza dell’argomento serio di cui si vorrebbe trattare, allora la cosa si fa decisamente più grave.  Verrebbe da pensare, fossimo maligni, che il partito (non solo il Pdl) mandi di proposito in TV personaggi che adottino questo metodo (chiamiamolo “Metodo Santanchè”) al solo fine di mettere scompiglio nei dibattiti pubblici, per far sì che i programmi che dovrebbero fare informazione e approfondimento politico siano di fatto bloccati da questo continuo sbraitare. Per non permettere ai telespettatori di fare di qualcosa di fondamentale in una democrazia vera: capire ed essere informati. Ma, visto che non siamo maligni, diciamo pure che è tutto quanto una casualità.

mercoledì 11 settembre 2013

11 Settembre. 40 anni fa.

Undici Settembre 2013. Tra finti moralismi e melense commemorazioni vedo sfrecciare come ogni anno il noioso e antipatico combattimento tra “complottisti” e “sbufalatori” sul tema dell’attentato alle Twin Towers. Ma non è di questo che voglio parlare, non per mancanza di rispetto verso gli americani, ma per semplice sincerità. Oggi voglio ricordare l’11 Settembre di 40 anni fa, l’altro 11 Settembre, l’11 Settembre di cui nessuno parla, che nessuno ricorda più.

Esattamente quarant’anni fa moriva Salvador Allende, in circostanze ancora non chiare a seguito del golpe militare cileno guidato dal generale Pinochet e appoggiato dalle forze USA.

Salvador Allende arriva alla presidenza del governo in Cile il 3 Novembre 1970. Il primo (e per alcuni l’unico) Presidente marxista eletto democraticamente. La sua via verso il socialismo era la democrazia, la sua rivoluzione non era armata ma a suon di empanadas e vino rosso, la sua idea di socialismo era la riorganizzazione sociale delle classi, la “creazione” di un popolo unico e unito che potesse concorrere al bene comune della società. Tra le azioni da ricordare durante il suo mandato, possiamo citarne alcune cruciali: la riforma agraria, la nazionalizzazione delle banche e delle miniere di rame (queste ultime precedentemente sotto il controllo di aziende americane), introduzione del divorzio, riduzione degli affitti, un’importante operazione di alfabetizzazione, una forte agevolazione dei servizi sanitari e una considerevole “democratizzazione” dell’attività scolastica (che rese quasi gratuita l’università).

Chiaramente, la nuova piega presa dal Cile preoccupò notevolmente gli Stati Uniti d’America, che vedevano in questo nascente astro socialista una pericolosa asse Avana-Santiago, che avrebbe potuto sbilanciare gli equilibri mondiali verso il blocco di ispirazione sovietica. Le manovre USA atte a neutralizzare il pericolo Allende sono state molteplici. Prima di tutto il fattore economico: gli Stati Uniti avevano forti interessi economici con le proprie aziende (soprattutto la Kennecott e la Anaconda) nelle risorse del Cile. Il Presidente Nixon stesso, che in privato chiamava Allende “bastard” o “son of a bitch” (v. Salvador Allende, di S. Guzman), aveva autorizzato alla CIA lo sblocco di circa 10 milioni di dollari con l’obiettivo di fermare il Presidente cileno in ogni modo possibile. La CIA prevedeva sia un piano di “inganno parlamentare” per evitare che Allende ricevesse la carica di primo ministro (tramite la mancata ratifica del Presidente uscente), sia un più drastico e dispendioso sostegno ad un colpo di Stato militare, le cui condizioni avrebbero dovuto essere create ad hoc dall’Intelligence americana. Durante il periodo del governo socialista, inoltre, il Cile ha dovuto subire un insopportabile boicottaggio economico da parte degli Stati Uniti, culminante in un embargo anche di altri paesi latino-americani (anch’essi preoccupati per un’eventuale espansione del modello socialista cileno).  

L’11 Settembre 1973, il generale Pinochet fece bombardare il Palacio de la Moneda, sede presidenziale, e si impadronì del governo con il colpo di stato militare. Da quel momento, decine di migliaia di persone vennero torturate o andarono perdute nel dramma dei “desaparecidos”, ed il Cile conobbe la sua pagina più buia in assoluto, terminata (solo in parte, dato che molte leggi attuali sono ancora quelle del regime) dopo ben 17 anni.

Questo è l’11 Settembre che voglio ricordare oggi, l’11 Settembre da ricordare prima che questa data diventasse (almeno in una cospicua parte dei casi) una ricorrenza priva di vere riflessioni che rischia di diventare nient’altro che una moda. A me piace ricordare oggi Salvador Allende, grande socialista democratico e grande uomo, nella versione che più mi sta a cuore: quella in cui è stato visto poco prima di morire, con il mitra e l’elmetto in testa per difendere il Palacio de la Moneda dai golpisti, poche ore prima di pronunciare le sue ultime parole da Presidente:


“Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.”


martedì 10 settembre 2013

Silvio facci sognare!!!


Non fatevi ingannare dal titolo di questo post: non mi sono bevuto il cervello e non sono stato ipnotizzato da Capezzone. È solo che in questo momento stanno avvenendo due procedimenti molto importanti, direi cruciali, per la storia di questo Paese: la nomina dei Quaranta per le modifiche alla Costituzione e la decadenza del Senatore Berlusconi.


La prima questione è fondamentale per nostra Repubblica. Ho già ampiamente parlato della questione “articolo 138” nei miei ultimi due post. Ma è opportuno ribadirlo qui: il nodo è cruciale, cambiato l’articolo 138 si ha accesso alla chiave di volta che conduce alla modifica della Costituzione, il che è pericolosissimo. Riscrivere la Costituzione significa alterare la condizione della nostra Repubblica parlamentare. Modificare la Costituzione si può, ma certo non in modo facile e sbrigativo. Il procedimento deve essere lungo e laborioso, non è ammissibile modificare con leggerezza la Carta.


Nello stesso momento sta avvenendo un fatto davvero incredibile: il Pd sta veramente pensando di votare favorevolmente alla decadenza di B, determinando in questo modo l’apertura di scenari infiniti. La storia a questo punto potrebbe prendere qualsiasi direzione. Gli equilibri che possono condurre ad una risoluzione positiva che porti il Paese fuori da questa crisi, come è ovvio, sono delicatissimi. È un po’ come camminare su un filo. Basta il minimo spostamento di queste condizioni, di questi equilibri, e il risultato cambia completamente.

Ma come potrebbe evolversi la situazione, se la Giunta decidesse alla fine di porre fine al ruolo di Senatore di Silvio Berlusconi?
  1. Per prima cosa, è altamente probabile che i ministri del Pdl si dimettano e che il governo Letta cada, non più sostenuto dal Popolo della Libertà.
  2. Caduto il governo Letta, si aprono diversi scenari. Se la maggioranza alternativa Pd-Sel-senatori a vita non dovesse essere sostenuta anche da dissidenti del M5S, non si potrebbe pensare ad un Letta-bis. E dato che si spera vivamente che i senatori 5 Stelle non si sottraggano dagli impegni elettorali chiaramente espressi fin dall’inizio appoggiando un governo dei partiti, è probabile che la maggioranza alternativa a sostenere un governo Letta-bis non avrà mai luce.
  3. A questo punto, possiamo sbizzarrirci: elezioni? Può darsi. Parlamento senza un governo per nuova legge elettorale e poi elezioni? Ancora meglio. Ma non limitiamoci ad analizzare, azzardiamoci a sognare: Napolitano, artefice di questo governo e di questa psicotica maggioranza, si dimette assieme al governo dell’inciucio, da lui voluto e sostenuto, nella vergogna e nel silenzio che competono al peggior Presidente della Repubblica di sempre.
  4. Dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, che sia stavolta una figura autorevole e onesta, il M5S dovrà per forza (pena fustigarsi la schiena ogni giorno da qui all’eternità) fare i nomi di un governo non-partitico, cosa che già avrebbe dovuto fare durante le consultazioni da Napolitano. Dinanzi ad una squadra di governo con nomi come Rodotà, Zagrebelsky, etc., il nuovo Capo dello Stato darà il mandato al M5S e a questo governo “dei grandi nomi”, al fine di risollevare l’Italia da vent’anni di inciucio e berlusconismo.

Ovviamente la caduta del governo Letta non implica automaticamente questi quattro passi con cui l’Italia potrebbe tornare ad essere un paese civile: come ho detto si tratta di un susseguirsi di equilibri e di scelte che possono essere spostati e fatti cadere nel nulla da qualsiasi elemento di disturbo.
Ma come per assurdo, l’unico elemento che potrebbe in un colpo solo salvare la Costituzione da questi stracciacarte che ci stanno governando e aprire ad un futuro migliore che mi sono appena permesso di sognare, è proprio la decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore della Repubblica. Questo evento, con la diretta conseguenza della fine del sostegno del Pdl al governo Letta, potrebbe far detonare la catena di eventi sopra elencata che, simile ad un susseguirsi di tasselli che cadono uno addosso all’altro come nel film V per Vendetta, potrebbero portare l’Italia ad avere quello che non ha mai avuto: un Paese normale.

Per cui, forza Silvio, facci sognare e fai cadere ‘sto governo!

domenica 8 settembre 2013

Una situazione inconcepibile


È veramente inconcepibile quello che leggo spesso in queste ore girando per il web, a proposito della protesta contro il governo di modificare l’art. 138 della Costituzione. È veramente inconcepibile leggere articoli che remano contro queste proteste, contro chi sta tentando in ogni modo (e sottolineo, in ogni modo, cara Madama Boldrini) di difendere la nostra Costituzione. Di non lasciare che i partiti manomettano la nostra Carta, forzandone la serratura, che è proprio ciò che l’art. 138 rappresenta: il meccanismo di sicurezza che impedisce che i governi, con colpi di mano, modifichino l’assetto stesso della Repubblica. È veramente inconcepibile leggere articoli che remano contro le proteste dei vari MoVimento 5 Stelle, Azione Civile, etc. non tanto dai giornali (che essendo dipendenti più o meno diretti dei partiti, si capisce bene perché lo facciano), ma da persone qualunque, da blogger, da semplici cittadini.

Occorre sensibilizzare queste persone, occorre far accrescere in loro la preoccupazione che deriva dal fatto che una maggioranza bulgara sta tentando in questo momento di forzare la cassaforte che detiene le chiavi della Costituzione. Occorre far capire a queste persone che la Costituzione non è intoccabile, ma proprio perché eventuali modifiche e ammodernamenti sono tanto delicati quanto strutturali, i nostri padri costituenti hanno voluto evitare la futura possibilità, inserendo questo articolo, che colpi di governo potessero giocare con la Carta e ribaltare i princìpi della Repubblica parlamentare. Le modifiche alla Costituzione, se necessarie, vanno discusse ampiamente e devono richiedere molto tempo. Sabotare questa norma per scavarsi una scorciatoia che faciliti la modifica della Carta equivale a rasentare il colpo di Stato. Il golpe bianco.

La Costituzione rappresenta ciò per cui i partigiani ed i veri patrioti italiani sono morti, sono stati imprigionati e torturati: per nessuna ragione al mondo la virtù ed il coraggio di questi eroi nazionali devono essere imbrattati, lasciando che personaggi come Daniela Santanché, Maurizio Gasparri, Anna Finocchiaro, il diversamente saggio Quagliariello, Angelino Alfano o il condannato Berlusconi riscrivano la Costituzione. Ma poi, sono queste le priorità del Paese? La modifica della Costituzione? Perché non avere tanta fretta, ad esempio, per la nuova legge elettorale? Che magari, sia pure costituzionale stavolta, dato che il porcellum (così come ogni altro sistema maggioritario) va contro l’art. 48 della Costituzione? A quanto pare, le priorità del governo non sono le priorità degli italiani. A quanto pare, si sta tentando di approfittare di questa maggioranza bulgara, di questa orgia infernale che è l’attuale alleanza che guida il Paese, per applicare le giuste condizioni per il perpetrarsi dell’attuale casta politico-dirigenziale, al fine di mantenere l’attuale status quo, in cui la logica della politica non è il buon senso guidato dall’onestà, ma l’opportunismo guidato dalla ricattabilità.

La nostra Costituzione deve essere applicata, non modificata. Solo dopo averne applicati tutti i princìpi fondamentali, allora potremo parlare di modifiche. La nostra Costituzione contiene valori che, se applicati, offrirebbero all’istante la realizzazione di un Paese migliore. Quando (speriamo che non succeda mai) vedremo i valori della nostra Costituzione, la Costituzione stessa, stracciati e violati, quando ci ritroveremo senza questa bellissima Costituzione e al suo posto avremo una Carta su misura per i Berlusconi e per i Formigoni, allora credo che ci ricorderemo di questo 7 Settembre 2013 di proteste dalle piazze e dai tetti d’Italia. Credo che ci ricorderemo bene di chi per questa Costituzione sta lottando e chi invece l’avrà manomessa. Credo che avremo ben presente le bandiere di quelli che vogliono salvaguardarla contro le bandiere di quelli che non hanno mai fatto politica se non per interessi personali. Credo che ci mancheranno molto quei giorni in cui potevamo fare qualcosa per sostenere la causa della Costituzione e non abbiamo fatto nulla. E credo che quelli che, peggio ancora, hanno scritto contro chi difendeva la Costituzione, proveranno vergogna e rimorso per quello che avrebbero potuto dire o scrivere. Perché si sa, come diceva Piero Calamandrei, “la libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.

sabato 7 settembre 2013

Una Presidente senza vergogna


C'è da rimanere allibiti alle parole di Laura Boldrini, una Presidente della Camera dei Deputati che non mi rappresenta in alcun modo. Donna Prassede Boldrini afferma che la protesta di 12 parlamentari 5 Stelle, saliti sul tetto di Montecitorio per manifestare contro il tentativo di questo governo di modificare la Costituzione, è "un atto di eccezionale gravità", denunciando anche gli sprechi causati da questo gesto.

Meglio stendere un velo pietoso riguardo questi eventuali sprechi. Difendere la Costituzione giustificherebbe qualsiasi spreco, ma facciamo finta di nulla. Parliamo invece degli sprechi veri, del vero sperpero di denaro pubblico che costituisce il nostro Parlamento, la nostra macchina burocratica mangiasoldi per eccellenza. A partire dagli stipendi più alti di tutti gli altri parlamentari europei. Al mondo, peggio di noi, solo Kenya, Ghana, India e pochi altri. Siamo fanalino di coda d'Europa, strapagando centinaia di nullafacenti e assenteisti senza la minima vergogna.

Quella stessa vergogna che Madama Boldrini sembra non avere, pur presiedendo la Camera dei Deputati di un Parlamento in cui ormai i tre quarti dei parlamentari tentano di aggirare la legge per salvare la pelle ad un condannato per evasione e frode fiscale, pur essendo figura istituzionale di rilievo in un Parlamento in cui il governo si regge grazie ad un'alleanza psicotica tra il peggior centrosinistra d'Europa e l'esercito del condannato B., in cui fondamentalmente l'esistenza stessa di questo governo e di tale maggioranza è costantemente messa a rischio dalle vicende giudiziarie e penali di un solo uomo.

Una Presidente della Camera che non prova vergogna al cospetto della condanna Dell'Utri.
Una Presidente della Camera che non prova vergogna pur essendo stata eletta a tale ruolo da pochi non-eletti, e a fronte di una misera percentuale di voto alle elezioni (Sel ha preso circa il 3%).
Una Presidente della Camera che non prova vergogna del fatto che nessuno muova un dito per cambiare una legge elettorale incostituzionale, che va palesemente contro l'art. 48 della Costituzione e contro il principio stesso di democrazia.
Una Presidente della Camera che non prova vergogna di stare al cospetto di un parlamento pieno zeppo di inquisiti e condannati.
Una Presidente della Camera che non prova vergogna dinnanzi a veri fatti di eccezionale gravità, quali le mancate dimissioni di deputati condannati o inquisiti, dinnanzi ai terribili fatti di Brescia, dinnanzi all'arroganza ed al totalitarismo di questa classe dirigente.


Se non si prova vergogna per tutto ciò, non solo non si sta rappresentando al meglio il Paese nella figura istituzionale di cui è si è investiti, ma non si è nemmeno degni di essere considerati cittadini italiani. Madama Boldrini non è mia rappresentante e non è mia concittadina e connazionale, e non mi stancherò mai di ripeterlo, fino a quando non chiamerà le cose col loro nome: un tentativo di manomettere la Costituzione per futuri colpi di governo va definito come un atto di eccezionale gravità, mentre il tentativo di salvare la Costituzione più bella del mondo va definito come un atto eroico. Fino a quel momento, Laura Boldrini è semplicemente pregata di vergognarsi, se ci riesce almeno un pochino.

giovedì 5 settembre 2013

Una medaglia al disonore


Consultando le presenze e le attività dei parlamentari attualmente in carica, ho fatto una scoperta interessante: Valentina Vezzali, campionessa italiana di scherma, che ha indubbiamente rappresentato alla grande l’Italia in termini sportivi, non può certo vantare questa qualità a livello di rappresentanza politica.

Ex-berlusconiana sfegatata, ci ricordiamo della sua mitica (si fa per dire) scena al cospetto del Nano evasore, in cui gli si è praticamente avvinghiata addosso, con un’imbarazzante battuta: “Io da Lei, Presidente, mi farei veramente toccare”. La Vezzali avrebbe poi specificato che si trattava di un termine “schermistico”. Sì, certo. E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata. Ma io dico, come fa una donna a ridursi ad un tale livello? Le tremava persino la voce dall’emozione.

Poi, tutto ad un tratto, la nostra si rende conto che Berlusconi ha reso l’Italia lo zimbello dell’Europa, e che al contrario, Monti aveva restituito al Paese un’autorevolezza che con il Nano non abbiamo mai avuto. Beh, certo con Monti abbiamo smesso di farci riconoscere solo per escort e utilizzatori finali (leggere troie e puttanieri), ma di qui a dire che Monti ha risolto una virgola dei problemi del Paese, beh ce ne vuole davvero tanta di faccia tosta. Il professorone Monti. Il massone Monti.

E insomma, la nostra ex-berlusconiana adesso con gli occhi aperti e la mente sgombra, si presenta alle scorse elezioni proprio nella lista del Senatore a vita Mario Monti, Scelta Civica. Scelta Civica che poi, a pensarci bene, rappresenta una forza che di concreto non ha niente, una forza che dopo aver svenato gli italiani si presenta alle elezioni sottraendo di fatto voti a movimenti politici preesistenti in nome di non si sa quale cambiamento. Ma evitiamo di discutere dell’utilità politica di Mario Monti, dato che non ha senso discutere sul nulla.

Adesso, la Vezzali si trova in Parlamento, più precisamente alla camera dei deputati, ed ha un imbarazzante record: la parlamentare più assenteista di tutta la camera dei deputati. Su 1043 appuntamenti di lavoro, sapete la Vezzali quante volte si è presentata? 2. Solo due presenze in aula. Direte voi, vabbè, è stata incinta fino a Maggio. E con ciò? Se preferiva fare la mamma a tempo pieno, poteva semplicemente non candidarsi. Mica l'hanno obbligata fare il parlamentare. Il fatto è che essere chiamati a rappresentare il proprio elettorato ed il proprio paese deve essere visto come un impegno. Se si pensa di essere in grado di mantenerlo, bene. Sennò fai semplicemente un altro lavoro. Non ti obbliga nessuno a fare il deputato.

Ma facciamo un attimo due conti in tasca alla Vezzali: in sei mesi di lavoro, senza contare gli ultimi giorni di febbraio 2013 e senza contare eventuali maggiorazioni sullo stipendio visto il suo stato, si parla di circa 72.000 euro guadagnati finora, a fronte di soli due giorni di lavoro. 1041 assenze pagate con i nostri soldi. Ha senso pagare un parlamentare per fare questo tipo di lavoro? Sta veramente lavorando per noi? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli elettori di Scelta Civica. Se proprio la vogliono tenere in Parlamento, perché non se la pagano loro? Direi che di sprechi come questi se ne può fare tranquillamente a meno. E intanto, mentre noi lo prendiamo in quel posto, l’affare lo ha sicuramente fatto la Vezzali.

Perché non istituire un numero minimo di presenze per fare il parlamentare? Se la presenza è inferiore al 50% per più di 3 mesi durante il mandato, la carica elettiva cade, senza possibilità da parte della forza politica di rimpiazzarla. Vuoi vedere che le cose cambiano?
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