mercoledì 11 settembre 2013

11 Settembre. 40 anni fa.

Undici Settembre 2013. Tra finti moralismi e melense commemorazioni vedo sfrecciare come ogni anno il noioso e antipatico combattimento tra “complottisti” e “sbufalatori” sul tema dell’attentato alle Twin Towers. Ma non è di questo che voglio parlare, non per mancanza di rispetto verso gli americani, ma per semplice sincerità. Oggi voglio ricordare l’11 Settembre di 40 anni fa, l’altro 11 Settembre, l’11 Settembre di cui nessuno parla, che nessuno ricorda più.

Esattamente quarant’anni fa moriva Salvador Allende, in circostanze ancora non chiare a seguito del golpe militare cileno guidato dal generale Pinochet e appoggiato dalle forze USA.

Salvador Allende arriva alla presidenza del governo in Cile il 3 Novembre 1970. Il primo (e per alcuni l’unico) Presidente marxista eletto democraticamente. La sua via verso il socialismo era la democrazia, la sua rivoluzione non era armata ma a suon di empanadas e vino rosso, la sua idea di socialismo era la riorganizzazione sociale delle classi, la “creazione” di un popolo unico e unito che potesse concorrere al bene comune della società. Tra le azioni da ricordare durante il suo mandato, possiamo citarne alcune cruciali: la riforma agraria, la nazionalizzazione delle banche e delle miniere di rame (queste ultime precedentemente sotto il controllo di aziende americane), introduzione del divorzio, riduzione degli affitti, un’importante operazione di alfabetizzazione, una forte agevolazione dei servizi sanitari e una considerevole “democratizzazione” dell’attività scolastica (che rese quasi gratuita l’università).

Chiaramente, la nuova piega presa dal Cile preoccupò notevolmente gli Stati Uniti d’America, che vedevano in questo nascente astro socialista una pericolosa asse Avana-Santiago, che avrebbe potuto sbilanciare gli equilibri mondiali verso il blocco di ispirazione sovietica. Le manovre USA atte a neutralizzare il pericolo Allende sono state molteplici. Prima di tutto il fattore economico: gli Stati Uniti avevano forti interessi economici con le proprie aziende (soprattutto la Kennecott e la Anaconda) nelle risorse del Cile. Il Presidente Nixon stesso, che in privato chiamava Allende “bastard” o “son of a bitch” (v. Salvador Allende, di S. Guzman), aveva autorizzato alla CIA lo sblocco di circa 10 milioni di dollari con l’obiettivo di fermare il Presidente cileno in ogni modo possibile. La CIA prevedeva sia un piano di “inganno parlamentare” per evitare che Allende ricevesse la carica di primo ministro (tramite la mancata ratifica del Presidente uscente), sia un più drastico e dispendioso sostegno ad un colpo di Stato militare, le cui condizioni avrebbero dovuto essere create ad hoc dall’Intelligence americana. Durante il periodo del governo socialista, inoltre, il Cile ha dovuto subire un insopportabile boicottaggio economico da parte degli Stati Uniti, culminante in un embargo anche di altri paesi latino-americani (anch’essi preoccupati per un’eventuale espansione del modello socialista cileno).  

L’11 Settembre 1973, il generale Pinochet fece bombardare il Palacio de la Moneda, sede presidenziale, e si impadronì del governo con il colpo di stato militare. Da quel momento, decine di migliaia di persone vennero torturate o andarono perdute nel dramma dei “desaparecidos”, ed il Cile conobbe la sua pagina più buia in assoluto, terminata (solo in parte, dato che molte leggi attuali sono ancora quelle del regime) dopo ben 17 anni.

Questo è l’11 Settembre che voglio ricordare oggi, l’11 Settembre da ricordare prima che questa data diventasse (almeno in una cospicua parte dei casi) una ricorrenza priva di vere riflessioni che rischia di diventare nient’altro che una moda. A me piace ricordare oggi Salvador Allende, grande socialista democratico e grande uomo, nella versione che più mi sta a cuore: quella in cui è stato visto poco prima di morire, con il mitra e l’elmetto in testa per difendere il Palacio de la Moneda dai golpisti, poche ore prima di pronunciare le sue ultime parole da Presidente:


“Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.”


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