giovedì 26 settembre 2013

“Bella Addormentata” ed il problema dei film italiani


Ieri ho visto un film, “Bella Addormentata”, diretto da Marco Bellocchio nel 2012. Il film rappresenta un mosaico di storie che si intrecciano durante gli ultimi sei giorni della vita di Eluana Englaro.

Una tossicodipendente decisa a farla finita ed un medico deciso a salvarle la vita.
Una ex-attrice di talento che decide di mollare tutto e seguire la figlia, caduta in coma anni prima, anche sacrificando il marito ed il figlio ad una vita terribile.
Un ragazzo che accompagna il fratello psicotico alle manifestazioni a favore dell’interruzione dell’alimentazione forzata ad Eluana, ed il suo incontro con una ragazza che al contrario manifestava attivamente per il Movimento per la vita.
Il padre di questa ragazza, senatore del Pdl, in viaggio verso Roma, con tutta l’intenzione di votare secondo coscienza, contraria a quella che era la linea di partito.

Il film prosegue, ribattendo sempre molto forte e con costanza sulla questione di Eluana Englaro tramite spezzoni di TG e dichiarazioni di politici in aula, senza mai prenderti particolarmente, senza mai coinvolgere eccessivamente lo spettatore all'interno delle storie rappresentate, nonostante la loro umanità e tragicità. Alla fine, il problema del film è proprio questo. Entrano i titoli di coda, e tutta quella carica di umanità e di morale che queste storie potevano portarsi dietro rimane persa, chissà dove, nei meandri del film. Trovo che questo sia uno dei problemi principali di tanti film nostrani che ho visto, la mancanza di una linea diretta che porti lo spettatore a sentirsi dire qualcosa. Questa tattica del film-mosaico ha dei pro e dei contro. Se riesce, rischi che il film diventi un capolavoro. Certo, è una tecnica assai complicata perché, come avviene nella maggior parte dei casi (e questo film non fa eccezione), finisce per lasciarti essere un semplice e indifferente “spettatore” della vita, senza comunicarti alcunché.

Viene il sospetto che Bellocchio, cosciente di questa pecca del suo scritto, abbia richiamato a sé grandi nomi per far sì che questa tattica del film-mosaico funzioni: nel film troveremo infatti uno straordinario Toni Servillo negli improbabili panni del senatore berlusconiano, una magnifica Isabelle Huppert nel ruolo della madre spezzata dal dolore, un buon Gianmarco Tognazzi ed un incredibile performance del medico, Pier Giorgio Bellocchio, nella sua “missione” per salvare la vita ad una ragazza. Sicuramente il film non ci fa mancare un ottimo livello di recitazione e interpretazione, con personaggi (uno a caso, Toni Servillo) che difficilmente avrebbero spessore reale solo grazie al copione, senza l’aiuto di una grande performance dell’attore.


Insomma, come in tanti altri casi, dopo aver guardato film italiani, mi sono sentito in qualche modo “esterno”, non coinvolto nella trama (o in questo caso “nelle trame”) del film, senza che una sola di queste storie raccontate mi abbia lasciato qualcosa. Tutte ti scivolano incredibilmente addosso, cosa che, vista la carica emotiva e sociale che ha (potenzialmente) un tema come la morte assistita, costituisce un ulteriore aspetto per cui “Bella Addormentata” sia (purtroppo) un esperimento da dimenticare.
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