martedì 17 settembre 2013

Pitonessa televisiva


Esiste un tipo di politico di cui bisogna sempre diffidare, a prescindere dal proprio “pensiero” o dalla propria “appartenenza” a questo o quel partito: il politico televisivo. O teledipendente, a seconda dei casi, ma spesso le due cose combaciano. Si sta andando sempre più a delineare una figura politica caratterizzata da una presenza assidua in televisione ed un atteggiamento a dir poco scorretto e “ingombrante” durante i dibattiti televisivi. A mio avviso, oggi, non esiste esponente politico che meglio di Daniela Santanchè esprima questa curiosa categoria televisiva.

Parliamo prima di tutto della presenza in TV di Daniela Santanchè, tanto per non allontanarci dal punto primario e più evidente: l’occupazione costante dello schermo. La Pitonessa ha partecipato, dal 25 febbraio 2013 (giorno delle scorse elezioni politiche nazionali) ad oggi, alla bellezza di 52 trasmissioni televisive, considerando talk show, speciali TG e quant’altro passi sul piccolo schermo. Il numero, che di per sé tende a non far impallidire, ci comunica invece una costante presenza in TV, se guardato meglio da più vicino: dalle elezioni ad ora, infatti, su 204 giorni a disposizione, la Pitonessa ha speso in programmi televisivi il 25% delle sue giornate. In altre parole, chiunque abbia acceso la tv la sera quattro volte negli ultimi mesi almeno una volta si sarebbe trovato davanti le gambe incrociate della Santanchè. Qui stiamo parlando di una tale preponderanza nell’apparizione televisiva che potrebbe far impallidire qualsiasi altro parlamentare di qualsiasi altro paese del mondo (dittatoriale o democratico che sia). Tanto per rendere un’idea, la Santanchè è stata enormemente più presente in TV che in Parlamento: la sua presenza alle sedute della Camera dei Deputati ammonta infatti ad un misero 8,9%, tra i cinque deputati più assenteisti di questa legislatura, ben lontana dall’assidua frequentazione dei salotti televisivi. Una media certo non meritoria e poco virtuosa.


Ma veniamo ora al secondo aspetto di questa assidua frequentazione televisiva: la “qualità” e lo spessore politico di queste presenze. Basta andarsi a ricercare gli innumerevoli video su YouTube tratti dalle tante trasmissioni a cui la Sig.ra Garnero Santanchè ha preso parte per farsi un idea. Alla fine di ogni “dibattito”, non importa quale sia l’argomento trattato, c’è sempre una caratteristica comune: tirate le somme, tu, che stai a guardare la TV da casa, non hai capito un cazzo. La parlantina ininterrotta, l’accavallamento delle voci, il continuo refrain dei mantra berlusconiani, l’interruzione dell’interlocutore, i berci da stadio, i commentini di sottofondo mentre parlano gli altri, la persistente incoerenza nelle affermazioni e la puntale capacità di evitare di rispondere alle domande fanno di questa “signora” una delle regine del talk show casinista e inconcludente.


Perché alla fine il nocciolo della questione è proprio questo. È questo “Metodo Santanchè” il problema di fondo, non tanto la mole di presenze televisive che la Pitonessa annovera sera dopo sera. La frequentazione istericamente assidua di un personaggio politico alle trasmissioni in TV potrebbe anche non essere un problema (ma in fondo lo è, se in TV ci vanno assenteisti e fancazzisti): se la presenza fosse valida e aperta al dibattito, in fondo la cosa sarebbe anche giustificata. Ma se si manda una parlamentare in TV al solo scopo di coprire di insulti gli altri ospiti e parlare sopra ogni altra voce al fine di non far capire una mazza dell’argomento serio di cui si vorrebbe trattare, allora la cosa si fa decisamente più grave.  Verrebbe da pensare, fossimo maligni, che il partito (non solo il Pdl) mandi di proposito in TV personaggi che adottino questo metodo (chiamiamolo “Metodo Santanchè”) al solo fine di mettere scompiglio nei dibattiti pubblici, per far sì che i programmi che dovrebbero fare informazione e approfondimento politico siano di fatto bloccati da questo continuo sbraitare. Per non permettere ai telespettatori di fare di qualcosa di fondamentale in una democrazia vera: capire ed essere informati. Ma, visto che non siamo maligni, diciamo pure che è tutto quanto una casualità.
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