sabato 28 settembre 2013

Quanti soldi vogliono i partiti?


Questa è una riflessione dedicata a tutti quegli idioti che quando cominci a parlare di “tagli dei costi della politica”, “eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti”, etc. ti rispondono che sei un “populista” e che la demagogia può anche andar bene in “campagna elettorale”, ma all’atto di dover governare il paese, è meglio lasciarla stare, che questo non è il modo di trovare fondi e coperture finanziarie. Ecco, invece, la simpatica storiella che ha portato all’attenzione Roberto Fico (M5S) sul “costo” di una candidatura nel Pd, mi ha fatto pensare che è esattamente il contrario di quello che sostengono queste persone.


Che cosa ha detto Fico? Ha detto che, pochi lo sanno, per candidarsi nel Pd per le elezioni occorre versare una quota minima di 25.000 euro al partito. Uhm. In effetti, chi ne aveva sentito parlare? Io no, onestamente. Si sa che i parlamentari (quindi solo chi viene eletto) versano una parte del proprio stipendio nelle casse del partito, ma che addirittura al momento della candidatura si debba versare una così ingente somma di denaro, mi suonava nuovo. O almeno mi sembrava strano che la cifra potesse essere così elevata. Io non sono abituato a vedere neanche lontanamente queste cifre, mi domando uno che può cacciare tutti questi soldi così, a babbo morto, quanto possa essere "vicino" alle condizioni degli italiani che lavorano.


Incredibile però trovare conferma di queste parole di Roberto Fico proprio tra le file del Pd, precisamente nel tweet di Pippo Civati:


A questo punto non ci ho visto più. Ma vi rendete conto quanti soldi entrano costantemente nelle casse di un partito come il Pd, o come il suo gemello, il Pdl? Quante centinaia di persone si candidano ad ogni elezione per il Pd? Facciamo due conti in tasca al Partito Disastro: alle scorse elezioni politiche di febbraio, 922 persone si sono candidate nelle liste del Pd. Questo esercito piddino ha versato, siamo clementi, diciamo la cifra “minima” che richiede il partito: 25.000 euro a testa (alla faccia della colletta!!!). Dunque, calcolatrice alla mano, il Pd ha incassato, solo con le “quote” dei candidati alle elezioni, qualcosa come 23 milioni di euro. La cifra, francamente, mi ha fatto impallidire. Specialmente pensando che le donazioni volontarie dei sostenitori di un Movimento come quello fondato da Beppe Grillo (che ha preso gli stessi voti del Pd) hanno toccato quota 774 mila euro, di cui solo 350 mila euro sono stati spesi per la campagna elettorale, mentre la rimanenza è stata donata al comune terremotato di Mirandola. E poi rompono i coglioni a Grillo per i soldi della campagna elettorale e della pubblicità sul blog (spiccioli, chiunque gestisca un blog lo sa).

Ma continuiamo a fare due conti in tasca al Pd. I parlamentari, una volta eletti, devono versare una parte del proprio stipendio al partito. Allo Stato? No, che idiozia! Non sono mica dei populisti come i grillini, che restituiscono quasi mezzo stipendio allo Stato. “Anche noi ci riduciamo lo stipendio, i soldi li diamo al partito”, come disse un acuto e geniale Epifani a suo tempo. La somma che i parlamentari piddini devono dare ogni mese al partito si aggira tra i 3.500 e i 4.500 euro. Anche qui siamo buoni, e contiamo 3.500 euro al mese. Che moltiplicato per 400 (il totale degli eletti nel Pd), ci dà un totale di circa un milione e mezzo di euro al mese. Ma non è finita qui, perché ci sono anche i soldi che derivano dai famigerati “rimborsi elettorali” conosciuti (dopo la mezzanotte lungo i viali delle Cascine) come “finanziamento pubblico ai partiti” (abolito con un referendum nel 1992, ma, citando Masini, “Chi se ne frega”). Il finanziamento pubblico per il Pd, questa legislatura, ammonta a circa 45 milioni di euro.

Ma tiriamo ora una bella linea e rendiamoci conto della bottom line di questa paradossale somma di denaro: a conti fatti, tra quote di candidatura, versamenti dello stipendio e rimborsi elettorali, al Pd entrano, solo per questa legislatura, qualcosa che si aggira intorno agli 80 milioni di euro. Senza contare tutti i versamenti dagli stipendi dei parlamentari di qui a fine legislatura, dopodiché, parte un altro giro di giostra.

Ora, a questo punto le domande sono molte, tralasciando quelle che sono a questo punto scandalose e patetiche insinuazioni sui finanziamenti al MoVimento 5 Stelle: quanti cazzo di soldi vogliono ancora questi partiti? E a cosa servono? Dove vanno a finire questi soldi? Chi ci rimette, e chi ci guadagna? Perché nessun giornale, presumibilmente “libero”, si occupa di questo pantagruelico gioco di soldi? Oggi mi sono occupato del giro di quattrini che sta intorno al Pd, ma ricordiamoci che ci sono altre forze politiche, dal Pdl alla Lega a Monti a Sel, che si comportano in modo simile, se non identico. A questo punto, chi non è debole di cuore potrebbe domandarsi a quanto ammonta questo immane spreco di denaro. Ma, mi raccomando per la vostra salute, non fatelo: ci vuole fegato.
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