giovedì 31 ottobre 2013

Voto palese, niente sorprese


Quella di ieri è stata indubbiamente una vittoria. Il voto palese per la decadenza di Berlusconi in Senato costituisce forse l’unico atto responsabile che abbiamo visto dall’inizio della legislatura. Dirò di più: è totalmente auspicabile un futuro in cui tutti i voti saranno palesi. Il vincolo di mandato stesso, seppure non previsto dalla Costituzione, sarebbe un passo avanti per la trasparenza e la democrazia.


Ora, molti berlusconiani della prima e dell’ultima ora dicono che questa decisione è grave in quanto si tratta di una “legge contra-personam”. Questo è un punto di vista interessante. Forse dovremmo ricordare a questi sofisti della domenica di quante leggi ad-personam ha usufruito il delinquente B. per salvarsi nel corso di due decenni. Forse dovrebbero rileggersi l’elenco delle 37 leggi ad-personam emanate dal condannato che il condannato stesso ha usato per i propri fini. E che per molte, moltissime volte, gli hanno permesso di non giungere ad una condanna definitiva. Quest’uomo ha devastato, distrutto e annichilito il sistema giudiziario italiano per sfuggire alla giustizia nel corso degli anni. Vedere questi berlusconiani che reclamano un fantomatico “diritto” a fare tutto di nascosto, sotto banco, sperando nei franchi tiratori piddini, e che si indignano per una decisione “contra-personam” fa solamente vergognare di essere italiani. Dopo 20 anni di leggi su misura fatte per il condannato e per le sue aziende hanno la faccia tosta di recriminare. Sono vergognosi, non trovo altre parole. O meglio, le trovo, ma non è il caso di scriverle.


E adesso? Adesso cercheranno tutti quanti di far slittare il voto più in là possibile. Perfino Zanda (Pd) dice che la data “è prossima”, ma quando la senatrice Taverna (capogruppo M5S) ha proposto di calendarizzare la decadenza già il 5 Novembre tutti hanno detto di no. Pensate che bello sarebbe stato segnare il 5 Novembre sul calendario come il giorno in cui il Nano è finalmente caduto. Ogni anno avremmo potuto recitare i versi di V per VendettaRemember, remember the 5th of November”. Purtroppo invece, il voto slitterà e slitterà ancora e una bella (!) sorpresa potrebbe arrivare se il Parlamento concederà ai dipendenti di Berlusconi (i senatori del Pdl) il tempo necessario per dare battaglia e tornare a decidere sul voto palese.

E se invece si votasse subito? Siamo proprio sicuri che il voto palese sia la garanzia della decadenza di Berlusconi? Le sorprese potrebbero anche esserci. Noi pensiamo che il voto palese impedisca ai franchi tiratori di votare contro la decadenza, pena perdere la faccia ed essere linciati dai propri elettori. Ma ricordiamoci che questa è gente che la faccia l’ha già persa da tempo di fronte all’elettorato, senza preoccuparsene affatto. Questa è gente che ci ha messo la faccia nella rielezione di Napolitano, a cui erano contrari quasi tutti gli elettori del Pd. Questa è gente che ci ha messo la faccia quando ha votato contro l’abolizione del Porcellum. Questa è gente che ha rassicurato i votanti “Mai con Berlusconi!” e poi ti tirano fuori dal cilindro le “larghe intese”. Siamo sicuri dunque che il voto palese sia una garanzia?

Speriamo che il voto sulla decadenza di B. non porti con sé queste (brutte) sorprese e che invece si porti via il più famoso pregiudicato di tutta Europa dalla vita politica del Paese. Finito B. non è finito il berlusconismo, questo è chiaro, basti pensare al consenso di berluschini come Renzi, tutti slogan e balle spudorate. Ma, porca miseria, sbattere fuori Berlusconi sarebbe un buon inizio. E una grande liberazione.

mercoledì 30 ottobre 2013

Parole inopportune: “Populismo”

A cominciare da oggi mi occuperò, con frequenza più o meno regolare, di analizzare alcune parole. Precisamente quelle che, nell’attuale scenario in Italia, vengono maggiormente usate dai politici e dai mass media in modo perlopiù improprio. Sarà possibile notare che più determinate parole sono inflazionate, più sono al tempo stesso usate in modo scorretto: con ciò la nostra classe politica, che è l’artefice spavalda di questa manipolazione, dimostra così di essere doppiamente miserevole, sia per la crassa ignoranza culturale, sia per l’abietta disonestà intellettuale.

Il termine a cui mi voglio dedicare oggi è "Populismo": questa è, almeno adesso, una delle parole maggiormente abusate nella scena politica e mediatica nazionale. Dall’esplosione dello tsunami di Beppe Grillo e l’ingresso da gigante del MoVimento 5 Stelle dentro al Parlamento, la parola “populismo” è diventata una delle più storpiate da qualsiasi mezzo d’informazione (!) e all’interno di qualsiasi discorso politico. Il dizionario Treccani afferma che per “populismo” si intende il “movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia” tra il 19° e 20° secolo, “che si proponeva di raggiungere […] un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba.” Attenendosi dunque al significato proprio e originario di questo termine, non vi troviamo assolutamente niente di negativo o di criticabile, mentre quando chicchessia usa questa parola oggi, le conferisce un significato dispregiativo, confondendola di fatto con un’altra parola, che in realtà è “demagogia”. Facciamoci caso: quando (troppo spesso) si sente parlare il politico di turno, riferendosi al M5S nel suo complesso, la parola più benevola che pronuncia è “populista” o “populismo”, intendendola comunque come se fosse un sinonimo di “demagogo” o “demagogia”.

Restando in tema “Populismo/MoVimento 5 Stelle”, trovo significative le parole di Noam Chomsky che, riflettendo sul V-Day del 2007, giudica “interessante” l’accusa di “populismo” mossa a Beppe Grillo. Chomsky ci dà un’ottima definizione: “Populismo significa appellarsi alla popolazione.” Chi detiene il potere vuole invece che la popolazione venga “tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici.” Chomsky ritiene al contrario che “la popolazione dovrebbe essere partecipe e non spettatrice.” Tenere la popolazione lontana dalla cosa pubblica è una posizione “comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti.” Ciò, unito al fatto che le figure che vengono candidate alle elezioni sono “create dal mondo economico” (perché create tramite finanziamenti di tipo lobbistico e commerciale), contribuisce ad attribuire ai partiti una funzione totalmente “apolitica”, trasformandoli di fatto in macchine addette alla “produzione di candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione.

Se per populismo dunque si intende una concezione della politica che riavvicini i cittadini alla cosa pubblica e dia la priorità agli interessi della popolazione anziché a quelli ristretti di una esigua élite di privilegiati, la cosa non è solo positiva, ma ha un nome preciso: “democrazia”. Nello specifico, in Italia, in cui la contrapposizione tra “casta” (o, meglio, “caste”) e la cittadinanza è considerevolmente più netta e marcata rispetto a molti altri paesi europei, la volontà di una maggiore giustizia ed equità, non solo economica, ma anche di partecipazione democratica, non può che essere considerata altro che un sentimento nobile e giusto.

L’errato utilizzo di questa parola (insieme a molti altri, purtroppo) denota quanto la politica e l’informazione, intrisecamente e patologicamente collegate, seguano più una “moda” nel parlare e nell’usare certi termini, quando in realtà questa gente non sa neanche di che cosa sta parlando. Temo però (e questo sarebbe l’aspetto più grave e deleterio) che l’intento sottile perseguito da questa operazione consista nel voler far passare nella testa della gente l’idea ultima che qualsivoglia difesa degli interessi popolari, quantunque nobile in sé, sia purtroppo illusoria, utopica, perché in contrasto con la dura realtà economica e le sue immodificabili leggi liberistiche. Insomma, una pia quanto infantile posizione da “anime belle”, a fronte di una coriacea realtà con cui invece occorre confrontarsi in modo maturo.

martedì 29 ottobre 2013

Cambio di marcia?


Beppe Grillo ieri si è presentato “a sorpresa” al Senato. Oggi la stessa cosa succede alla Camera dei Deputati. Parla, anche con i giornalisti. Anche con le odiate televisioni. Cerca (inutilmente) di contenersi e rispondere in modo pertinente alle domande, cosa che ha più volte ammesso di non saper fare: difficile incanalare un fiume in piena. Si sa, Beppe Grillo è nato per i monologhi, per tenere in pugno le redini del discorso, ma ho l’impressione che stia cercando di farsi vedere in modo più “consono” davanti alle telecamere. Certo, stamani i giornali hanno stampato titoli come “Grillo attacca Napolitano”, lo stesso titolo che avrebbero mandato in stampa se Grillo avesse messo una bomba sotto il culo del Presidente, su questo non ci piove. Ma intanto Beppe ci prova: si apre, parla, ascolta, risponde, non alza la voce. Il tutto, e questa è la vera novità, a Roma assieme ai cittadini eletti in Parlamento.

Ora, non voglio dire che la strategia comunicativa di Beppe Grillo sia stata fallimentare dallo tsunami tour a oggi, perché non è vero: qualsiasi parola che poteva essere male interpretata gli è stata rivolta contro da una classe mediatica completamente schierata e di parte, senza nessuna eccezione. Qualsiasi motivo era buono per diffamare pubblicamente Grillo. Storpiandone le frasi, tagliandone le interviste, esagerando i toni (già forti) del suo blog, dipingendo Casaleggio come il Padrino che, col gatto sulle ginocchia, manovrava tutto il MoVimento. Ma pare evidente che qualcosa non ha funzionato nella comunicazione di Grillo verso i media. Sarà questo un cambio di marcia?

Potrebbe essere un cambio di marcia in più direzioni: prima di tutto, si tratterebbe di una svolta a livello mediatico. Quello che è successo è stato analizzato splendidamente da Andrea Scanzi, uno che del M5S ha sempre capito più di molti altri (a volte anche più di Grillo stesso): “Ogni volta che Grillo accetta (ed è il minimo) di parlare garbatamente con i giornalisti e fare le conferenze stampa, fuga molti dubbi (in parte da lui stesso generati) e aiuta dei parlamentari (fallibili, ma onesti) che hanno tutti contro o giù di lì. L'ho sempre pensato: dovrebbe farlo di più. E forse stavolta lo ha capito.” Se così fosse, le due giornate di incontro con i parlamentari potrebbero essere un’inizio di una collaborazione che, più che necessaria, sarebbe dovuta.

Un altro cambio di direzione potrebbe essere rappresentato dalle ripercussioni nei sondaggi elettorali (esclusi quelli di Ballarò, si capisce): è chiaro, la stampa e le Tv continueranno sempre ad agire “in blocco” contro Grillo e il M5S, ma il fatto stesso di presentarsi in luce diversa davanti ai media, consente a Grillo di dare meno spunti all’informazione (!) per danneggiarlo pubblicamente. Di conseguenza, un eventuale cambio di direzione nella strategia comunicativa potrebbe portare il M5S a crescere sempre di più nell’opinione pubblica. Non nel modo istintivo e incazzoso delle elezioni politiche di febbraio 2013, ma in modo più convinto e ragionato. Sono convinto che molte persone, vedendo “la realtà” riportata in Tv (con Grillo che si pone in modo estremamente diverso e pubblicamente “accettabile”) in contrasto con le infinite offese e ingiurie che i media e i politici tirano continuamente addosso a Grillo (vedere le balle di Renzi al Tg 1, please), arriveranno forse a capire qual è la realtà dei fatti: i fatti sono che in Italia esistono in questo momento due grandi blocchi. Il primo è costituito da una classe dirigente che tira a campare da molto, troppo tempo grazie ad uno status quo favorevole che essa stessa ha creato sulle spalle dei cittadini. Si tratta di un blocco che ha contribuito alla rovina di questo paese, in cui stanno dentro indistintamente tutti i partiti (tutti) in quanto correi e corresponsabili dello sfacelo nazionale. Il secondo blocco è costituito da tutti gli altri. Potrà sembrare esagerato e qualunquista, ma le cose stanno così: solo quando il primo blocco verrà completamente annientato e finalmente la classe dirigente conoscerà un ricambio di cui ha un disperato bisogno, allora potremo ricominciare a parlare di tutto il resto. Fino ad allora, siamo in guerra: è o noi, o loro.

Se le elezioni avranno luogo quando questa nuova strategia di comunicazione di Beppe Grillo avrà consolidato le proprie basi, credo ci siano poche possibilità per i partiti tradizionali di andare a governare. Il M5S è dato già ora al 24-25%. Aggiungiamo quegli 8/10 punti che i sondaggi non mostrano. Avremo un governo a 5 Stelle?

A confermare tutto questo cambio di marcia, è arrivato un elemento nuovo, che secondo me toglie ogni dubbio della consapevolezza di Grillo della necessità di una strategia diversa: la piattaforma di discussione delle leggi.


Il Sistema Operativo del MoVimento 5 Stelle è finalmente online. Le proposte di legge vengono pubblicate in anticipo, dando la possibilità agli iscritti di commentare, valutare o presentare emendamenti. Certo, il sistema è goffo, ha bisogno di qualche miglioramento, ma in fondo è per questo che è ancora in versione beta. Ma ciò che conta è che la strada è segnata: per la prima volta abbiamo uno strumento (vero) di democrazia diretta. Luigi Di Maio, Presidente della Camera del M5S ha commentato: “Benvenuti nel futuro”. Come dargli torto?

lunedì 28 ottobre 2013

Gli Utili Pdioti


Prima di cominciare questo post, vorrei subito mettere le mani avanti: questa non vuole essere un'offensiva invettiva sparata contro gli elettori del Pd. Credo che tanta gente che (magari turandosi il naso) vota ancora Pd lo fa Per Disperazione (PD, appunto) e perché è talmente disillusa e priva di alternative da buttare via il proprio voto, regalandolo a una manica di disonestipseudocomunisti raccattati e democristiani mancati. Questo post non descrive queste persone: con loro si può (quasi sempre) parlare, si può discutere con argomenti seri. Con questo post voglio descrivere altre persone, quelle che "crollasse il mondo" voterebbero ancora Pd. Quelli che lo fanno come se fosse una religione. Per loro non c'è argomento che tenga, ma solo una grassa e amara risata. Quella che spero di tirarvi fuori con questo post. Buona lettura.

Il piddino medio è in genere una persona che risponde a tre caratteristiche generiche: disinformato, tifoso, falso. Possono esistere chiaramente le eccezioni, ma rimangono pur sempre eccezioni, e non la regola. Il piddino, paradossalmente, è ancora più conformista e ottuso di quella mandria di berlusconiani coi paraocchi che quando gli rammenti le malefatte del Nano ti chiedono “Ma come fai a dire che è un delinquente?” (cit.) La sua è una pseudoreligione, e non c'è nulla che gli farà cambiare idea.

Disinformato: il piddino medio è inverosimilmente disinformato. Le sue uniche fonti certe sono l’Unità, Repubblica e Ballarò. Tende a non dare peso al fatto che i sondaggi di Ballarò, spacciati per veri (!), siano realizzati interpellando poche decine di persone. Ignora che i suoi quotidiani preferiti siano in mano allo stesso partito che vota. Ignora che la Rai, da troppo tempo, è in mano ai partiti. Il fatto che tale "informazione" possa non essere così imparziale e dunque non veritiera non lo sfiora neanche lontanamente. È uno che se l'Unità scrive una cosa, quella deve essere. Qualunque altra fonte d'informazione, che sia in mano ad altri partiti o posizioni politiche avverse, che sia dipendente o libera, che sia autorevole o sfacciatamente di parte, al piddino medio non interessa. Sente solo una campana, e l'idea che i suoi quotidiani e i suoi programmi TV preferiti lo stiano clamorosamente prendendo per i fondelli è un'ipotesi che mai e poi mai potrà passargli per l'anticamera del cervello. E quando glielo fai notare, il piddino medio risponde scocciato, stizzito, indignato, cambiando discorso e attaccandoti sul livello personale. È un po' come lo struzzo che, quando vede qualcosa che lo turba e non sa come reagire, mette impietosamente la testa sottoterra, senza pensare che il semplice fatto di ignorare qualcosa non significhi assolutamente che quel qualcosa non possa continuare ad esistere anche mentre non guardi: insomma, più che un codardo, un idiota.


Tifoso: il piddino medio non conosce argomentazioni. Le posizioni del partito (e, per riflesso, le sue) non sono soggette ad autocritica alcuna. La sola reazione possibile, quando qualcuno gli fa notare che sta dicendo un mare di fesserie, è l'offesa: quando va bene, offende questo o quel partito (dipende da chi gli muove la critica); se va male, le offese vanno direttamente a colpire la persona con cui sta parlando. Le sue argomentazioni sono al pari del più sfegatato tifo da stadio. Come un tifoso allo stadio, il piddino medio non perde occasione di commentare un qualsiasi fatto con valanghe di esclamazioni ed insulti a pioggia. Da qui il pazzesco fenomeno del trollismo cybernetico piddino: se si guarda forum, blog, o siti d'informazione in generale, nei commenti saremo inondati di interventi vuoti e sparati a sproposito, tipico atteggiamento del piddino privo di argomenti. Un fenomeno davvero snervante e insopportabile, una vera piaga della razza umana.


Falso: seguendo di fatto la politica come una religione, il piddino medio è di una falsità sconvolgente. Quante volte abbiamo visto piddini spalare merda sopra qualcuno e poi, quando quel qualcuno viene "riabilitato" dalle alte cariche del partito, magicamente, sono i primi a cantarne le lodi? Vedremo molto presto (e in realtà stiamo già vedendo) questo processo applicato al caso di Matteo Mr Bean Renzi: quando il sindaco di Firenze perse alle primarie di dicembre 2012, il piddino medio schifava Renzi, cantando trionfale "Smacchiamo il giaguaro!"; tra non molto, le parole d'ordine del piddino medio saranno vuote frasi come "Rottamare!", "Adesso!" ed altre fregnacce simili. Il piddino medio è un voltagabbana di professione. E la cosa più (tragicamente) divertente è che nonostante tutto lo prende sempre nel culo: quante elezioni già vinte sono stati capaci di perdere i piddini?



Conclusione: il perfetto piddino è quello che di pelo sullo stomaco ne ha tanto, ma proprio tanto. Pensate un po’ a questa successione: il segretario di partito è Palmiro Togliatti, antifascista e membro dell’Assemblea Costituente, uno dei più grandi uomini politici dello scorso secolo; passano gli anni e ti ritrovi un altro grande uomo, Enrico Berlinguer; passano pochi anni e devi farti piacere uno come Achille Occhetto; ne passano pochi altri e dal baffetto di Occhetto ti trovi davanti il baffino di Massimo D’Alema; il giorno prima eri un “comunista” e quello dopo un “democratico di sinistra”, mentre gli accordi inciuciari con un imprenditore di Milano di nome Silvio Berlusconi sono sempre più vicini; sei partito dai tempi in cui davi ascolto a persone come Togliatti e Berlinguer, invece ora vedi sfilare dinanzi ai tuoi occhi una carrellata da tunnel dell’orrore in cui spuntano Fassino, Veltroni, Rutelli, Franceschini e Bersani con il nome orripilante di Partito Democratico. Ieri eri un “comunista”, volevi cambiare il mondo. Oggi, con un livello di sopportazione ai limiti del surreale ti fai piacere a forza il nomignolo “democratico: ogni idea di rivoluzione è morta, ogni pensiero di giustizia sociale scomparso, ogni ideologia anticapitalista distrutta. Eppure, gli utili Pdioti continuano a sostenere oggi Epifani o Renzi o Letta o, peggio ancora, D’Alema, esattamente come ieri sostenevano Berlinguer o Togliatti, che inutilmente si rivoltano nella tomba. Dove possiamo trovare la coscienza critica e politica di persone che si comportano allo stesso modo di fronte a Berlinguer e a Letta? Quale moralità potranno mai avere? Hanno forse scambiato la “fede politica” con una “fede pseudoreligiosa”? Come si può dire di aver mantenuto la stessa idea e integrità politica quando prima votavi Togliatti e poi finisci a votare Bersani? Inspiegabilmente, esistono queste persone che mai e poi mai cambieranno il proprio voto, neanche se Brunetta diventasse segretario del Pd: tutta quella schiera di elettori che hanno votato prima PCI, poi PDS, poi DS, poi Pd e che mai cambieranno.

Chi l’avrebbe detto: per la famosa legge del contrappasso, quelli che nel Sessantotto definivano i piccoli borghesi “sciocchi servi del capitalismo”, si sono oggi trasformati a loro volta in quelle stesse persone contro cui combattevano. Per questo, oggi, li definisco con convinzione “Utili Pdioti”.

domenica 27 ottobre 2013

PD: ovvero, il partito dei Papalini Diocesani

Molti di voi avranno sicuramente visto per le strade delle nostre città (a Firenze, la mia città, si trova su Viale Belfiore) il cartellone della campagna “senza D” dell’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti):


La campagna, concepita per dare risalto a quella grande “minoranza” che in Italia è costituita dai non credenti, sbatte in prima pagina un messaggio forte e chiaro. Si parla di una “minoranza” per modo di dire, innanzitutto: la stragrande maggioranza degli italiani si dice “cattolica” (circa il 90%) anche se questo è un dato a cui bisogna dare il giusto peso, in quanto si identificano come “cattolici” tutti i battezzati. Si stima che solo due terzi dei battezzati siano credenti e appena un terzo praticanti. Se parliamo di altre religioni, diciamo le minoranze religiose, si va dallo 0.17% dei buddhisti, allo 0.06% degli ebrei, allo 0.18% degli induisti, fino alla “maggiore” minoranza religiosa rappresentata dai musulmani (2.17%).

Gli atei e gli agnostici in questo “discorso” tra le varie “minoranze” non vengono mai presi in considerazione. Eppure, studi recenti affermano che si possa parlare di circa 10 milioni di atei e agnostici presenti in Italia. Praticamente un sesto di tutta la popolazione nazionale. Se parliamo di “minoranze”, non possiamo non considerare quella rappresentata dagli atei e dagli agnostici come la più imponente “credenza” (o “non-credenza”) dopo quella cattolica. Nonostante questo dato, gli atei e gli agnostici vengono ripetutamente oltraggiati e offesi o, ancora peggio, ignorati.

La campagna dell’Uaar si pone proprio questo obiettivo: riunire in una voce unica e potente questa enorme massa silenziosa. Quando questa massa diviene omogenea e non più passiva, ma liberamente attiva e equamente rappresentata, non vedrà più calpestati i propri diritti, di quella che altro non è una scelta libera, etica e personale.

Il Pd, come molti ormai sanno, non è altro che una sottospecie di riedizione della Democrazia Cristiana, abbandonato qualsiasi principio fondante della storia della sinistra. Assieme a questo abbandono di principi, si unisce chiaramente una clericalizzazione del pensiero politico e delle dichiarazione pubbliche. Un ultimo esempio lampante è stato quello della lettera scandalizzata che il deputato Pd Ernesto Preziosi ha inviato al direttore de L’Unità. Il magazine Left (settimanale de L’Unità) è “reo” di aver pubblicato il manifesto della campagna “senza D” dell’Uaar.
Il piddino Preziosi scrive: “L’ateismo, come negazione non solo di un dio trascendente ma di qualsiasi carattere religioso e sacro della vita e della realtà, è presente in ogni tempo e in ogni cultura, ma mi chiedo il senso e l’opportunità che la pagina in questione sia ospitata sul magazine de l’Unità. I miei doppi complimenti, caro il mio piddino. Doppi perché dimostra in un sol gesto due evidenti verità: l’Unità risponde direttamente alle volontà e alle esigenze del Partito Democratico (per chi ne avesse ancora dubbi) e non a principi come “libera informazione” e “libertà di stampa”; inoltre, dimostra così la posizione del Pd nei confronti della Chiesa Cattolica e del cattolicesimo in generale, una posizione di servilismo e sottomissione, altro che indipendenza della politica dalla religione! Il direttore de l’Unità, Claudio Sardo, risponde così in un patetico “mea culpa”: “Condivido le preoccupazioni di Ernesto Preziosi. […] Il punto è se una propaganda ateistica o antiteistica sia compatibile con un giornale come l’Unità. […] La mia opinione è che non sia compatibile. Perché quella propaganda contiene un pregiudizio anti-religioso che va ben oltre la libertà di coscienza. […] Il settimanale Left è autonomo da l’Unità. Ma sono certo che gli amici di Left prenderanno in seria considerazione queste nostre riflessioni.


La realtà è che ci vuole fantasia, ma parecchia, per definire una campagna pacifica e civile come quella dell’Uaar come “contenente un pregiudizio anti-religioso”. Se milioni di persone vivono bene “senza la Dnon è un reato. Se queste persone decidono di far sentire la propria voce, senza chiaramente imporre la propria personale scelta religiosa ai credenti, non è solo legittimo, ma anche più che opportuno e doveroso. Il partito dei chierichetti, o quello dei Papalini Diocesani se vogliamo, dovrebbe ricordarsi di questi principi, che vanno a braccetto con i concetti di “libertà personale” e di “democrazia” in tutti i paesi laici del mondo. Quello che, purtroppo, non è il nostro Paese.

sabato 26 ottobre 2013

Le mille balle blu


Sono rimasto molto colpito dall’intervista a Matteo Renzi che il TG1 (oh, servizio pubblico) ha mandato in onda il 22 ottobre 2013. Non tanto per le gratuite (e false) sparate contro un avversario politico (M5S) senza alcun diritto di replica, ma proprio per quello che il gggiovane sindaco ha detto. In una sola intervista, durata meno di 4 minuti, possiamo riconoscere distintamente la bellezza di 13 balle spudorate.

Balla numero 1: “Anche Grillo, che doveva essere la grande novità…” Perché? Grillo forse non è stato una novità? Anche i detrattori del M5S non possono fare a meno di notare la grande novità espressa dal movimento di Grillo, nato dalla rete come un fenomeno inspiegabile e anomalo nella stagnante scena politica italiana. Per la prima volta, un gruppo di cittadini che mai avrebbero trovato spazio nei partiti tradizionali (per pure logiche di lobby e di conoscenze) è entrato in Parlamento. Il gruppo parlamentare è completamente incensurato (prima novità) e molto istruito, l’88% è laureato (seconda novità). Perché Renzi non motiva la sua affermazione? Perché sa, già in partenza, che è falsa. Non avendo davanti un giornalista che glielo faccia notare, ma un servo del potere, il gggiovane Renzie la spara senza porsi problemi.

Balla numero 2/3: “Invece che stare sul tetto, devono andare al piano di sotto a far le cose concrete.” In una sola frase, due balle. Stando a quello che dice Renzi, pare che sia un atto spregiudicato e buffone quello di salire sul tetto per manifestare per qualcosa di giusto. Peccato che anche il suo Pd salì sui tetti un tempo per esprimere solidarietà alle manifestazioni studentesche. Pure l’ex-candidato Presidente del Consiglio Bersani lo fece. Ma in quel caso non era un problema, vero? Seconda balla: chi è che non fa cose concrete? Forse il Mr Bean di Rignano sull’Arno farebbe bene a rileggersi le iniziative parlamentari del M5S. Cosa può vantare il suo partito, a parte tirare a campare con un governo in combutta con un pregiudicato? L’aumento dell’IVA? La mancata abolizione del Porcellum? O forse il voto contrario al reddito di cittadinanza?

Balla numero 4: “Sono 3 milioni di euro al mese che gli italiani pagano perché questi stiano in Parlamento.Calma: 3 milioni diviso 150 parlamentari fa 20.000 euro al mese. Dove le prende queste cifre Renzi? Se le inventa? Lo stipendio medio di un parlamentare è di 11-13 mila euro al mese. Tutte le “eccedenze” che il M5S restituisce ammontano a una media di 5 mila euro al mese. Più il TFR, ma questo per ora non ci interessa. Insomma, la cifra è quasi 4 volte meno di quella spacciata dal gggiovane sindaco di Firenze. Senza contare che stiamo facendo le pulci sugli stipendi all’unico movimento politico che restituisce soldi allo Stato (il Pd li restituisce al partito, ndr). Ipocrisia totale, per usare un eufemismo.

Balla numero 5: “Fanno qualcosa, invece di fare discorsi?” Rieccoci: vedi sopra, balla numero 2/3. Rileggiti le iniziative parlamentari del MoVimento. Ma poi, deve dare queste lezioni uno dei sindaci più assenteisti d’Italia che ha letteralmente abbandonato la sua città per dedicarsi ad una campagna politica nazionale a tempo pieno?

Balla numero 6: “Facciamo la legge elettorale e restituiamo ai cittadini il diritto di scegliere.” Già. Peccato che il gggiovane Renzie non abbia in mente una legge elettorale proprio “democratica” e “costituzionale”: la Costituzione recita “Il voto è eguale, libero e segreto” (Art. 48). Ma il sistema maggioritario che ha in mente Renzi non rende il voto tanto “eguale”. Se il mio voto vale 1 e il tuo vale 2, a causa di un qualche spericolato premio di maggioranza, il voto non è “eguale”. Ma poi, si fa presto a dire “restituiamo il diritto di preferenza”: il Pd propone una legge elettorale con un 20% di candidati bloccati, nominati dal partito. Perché? Che la possibilità di scegliere sia totale, altrimenti è un mini-porcellum.

Balla numero 7/8: “Io credo che per tagliare i costi della politica, Beppe Grillo dovrebbe smettere di fare le sue grandi manifestazioni e iniziare a far lavorare i suoi parlamentari che al momento dicono no a tutto.” La settima balla di Renzie è incomprensibile: che cosa hanno a che vedere le manifestazioni con i costi della politica? Questa sa tanto di grossa frase a effetto sparata per accaparrarsi simpatie. Le manifestazioni vengono forse finanziate da denaro pubblico? Demagogia allo stato puro. Ma poi, proprio Renzi deve dare lezioni? Gli eletti nel M5S, dai comuni al Parlamento, si sono ridotti tutti lo stipendio e hanno rinunciato ai rimborsi elettorali. Renzi e il Pd che hanno fatto per ridurre i costi della politica? La Balla numero 8: “Dicono no a tutto”. La mozione Giachetti (Pd), che prevedeva l’abolizione del Porcellum, è stata votata da tutti i parlamentari 5 Stelle. Hanno detto “” ad una proposta giusta e sensata. Il Pd ha detto no, nonostante la mozione fosse stata presentata e firmata da numerosi esponenti piddini. Ma quante balle dice il Renzino?!?

Balla numero 9: “Il lavoro che non c’è per i cinquantenni, prima c’era un problema solo sui giovani”. In quale paese ha vissuto il Mr Bean toscano negli ultimi 10-15 anni? La disoccupazione è sempre stata un problema, anche per i cinquantenni, non solo per i giovani. Anzi, se ora esiste una differenza, è proprio sui giovani: abbiamo toccato e (purtroppo) superato il 40% di disoccupazione giovanile. E questo intervento del gggiovane-tutt’altro-che-disoccupato Renzi è uno schiaffo alla vera piaga del nostro paese: i giovani non sono tutelati, non sono agevolati, non sono incentivati allo studio e non sono facilitati nel trovare lavoro. Nel paese del “Cerchiamo giovane apprendista con esperienza”, i problemi di Renzi sono i quasi-pensionati che perdono il lavoro.

Balla numero 10: “Io credo che questa discussione sul doppio incarico sia abbastanza strana.” Renzi, sindaco di una delle città più importanti d’Europa, non reputa disdicevole il fatto di correre per la carica di segretario e aspirante Presidente del Consiglio mentre ricopre il ruolo di primo cittadino. Cosa c’è di diverso tra Renzi e un Vincenzo De Luca qualsiasi? Sempre di doppio incarico stiamo parlando. E Renzi smentisce se stesso quando afferma idiozie simili. Vi ricordate quando si diceva contrario ai doppi incarichi? Da buon democristiano qual è, cambia spesso la propria posizione con fini puramente opportunistici.

Balla numero 11: “A me non interessa fare il segretario di partito.” No, certo che no, Matteino. E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata. Come no.

Balla numero 12: “A me interessa che il Partito Democratico sia fatto da persone normali, che tutti i giorni vanno a lavorare.” Anche questa è una balla colossale. Tanto è che in un poco famoso fuori onda, Renzi disse: “Guardate che anche se perdo le primarie io in Parlamento ci mando i miei uomini”. Gli “uomini” di Renzi sono normali lavoratori o classici uomini di partito, appartenenti alla classe dirigente piddina? Ma d’altra parte, Renzie è questo: una battutina lì per prendere qualche voto da destra, una battutina là per prendere qualche voto dai 5 Stelle.

Balla numero 13: “Il problema non è cosa farò io da grande.” Ma chi vuoi prendere per il culo, Fonzie? Il tuo unico problema, il più incessantemente ossessivo, è sempre stato arrivare alla guida nazionale del Partito Democratico. La riuscita di una scalata che (ahimè) arriverà presto al suo apice. Purtroppo la scena è stata già vista molto spesso in passato, in questo paese: io mi butto, entro in politica, per il bene dei cittadini. E poi quello che ci ritroviamo è un uomo solo al comando. Un cane sciolto che parla di maggioritario, di articolo 18, di alleanze che puzzano e che come parla, detta legge.

Per concludere, vorrei invitare semplicemente ad una riflessione. Anzi, un indovinello.

C’è un personaggio che appare continuamente in televisione. Si dice che si sia “fatto da solo” e che sia arrivato dove è arrivato solo grazie alle sue capacità, senza spinte dai partiti. La sua parlantina tanto svelta e pronta quanto vuota e insulsa fa breccia nei cuori (ma soprattutto nelle pance) degli italiani. Il suo programma politico non esiste, ma grazie ad un’attenta propaganda e un’intelligente pubblicazione di slogan orecchiabili, ottiene sempre più consenso. Quando parla cerca di accaparrarsi voti e simpatie a destra e manca. Fornisce slogan e frasi ad effetto ad ogni giornalista che incontra, cercando di risultare simpatico. Riesce nell’abile tentativo di mentire fornendo numeri. Quando parla riempie i suoi discorsi di balle spaziali per screditare i suoi avversari politici.

Non vi ricorda qualcuno?


venerdì 25 ottobre 2013

Lo svilimento della democrazia


“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (Art. 1)

“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.” (Art. 55)

“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.” (Art. 70)

“L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.” (Art. 76)

“Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.” (Art. 87)

“Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.” (Art. 90)

“Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.” (Art. 91)

La Costituzione italiana ci arriva in soccorso, quando non riusciamo a capire cosa sta succedendo al nostro paese, nel momento in cui ci stiamo trasformando in qualcosa che i nostri padri costituenti e eroi della Resistenza non avevano assolutamente previsto.


Il popolo è sovrano, ce lo dice l’articolo numero 1 della Costituzione. E in una Repubblica parlamentare, la sovranità del popolo si esprime attraverso il Parlamento. L’iniziativa di legge è un diritto del governo, che la discute e la presenta al Parlamento. Il Parlamento decide, legifera: in parole povere, “esercita la sovranità popolare”. Il Presidente della Repubblica non è altro che un garante della Costituzione, che esercita la facoltà di promulgare una legge presentatagli dal Parlamento, o di rinviarla per motivi di dubbia costituzionalità. Questo dovrebbe essere il funzionamento della nostra Repubblica.


Inutile dirlo, quello che sta succedendo in questi giorni sta andando ben oltre il tracciato di ciò che è consentito dalla nostra Costituzione. Non si è mai visto (ma sicuramente si rivedrà, purtroppo) un Presidente della Repubblica che convoca dei capigruppo per la discussione di una legge, per di più di una legge importante come il sistema elettorale. Sarebbe estremamente scorretto e poco ortodosso anche se fossero stati convocati i capigruppo di tutti gli schieramenti parlamentari, figuriamoci se invece (come è successo) vengono ignorate tutte le opposizioni presenti in Parlamento.

MoVimento 5 Stelle: 8 689 458 voti
Sinistra Ecologia e Libertà: 1 089 409 voti
Lega Nord: 1 390 014 voti

Queste sono le tre principali forze di opposizione (senza voler entrare nel merito di quale opposizione facciano in realtà le ultime due) che hanno ottenuto complessivamente più di 11 milioni di voti alle scorse elezioni politiche. Vale a dire quasi 2 milioni di voti in più di ciascuna delle rispettive alleanze elettorali di centro-destra e centro-sinistra. Ecco, l’atto (illecito e eversivo) del Presidente della Repubblica di ignorare queste opposizioni scavalca e svilisce la volontà popolare di 11 milioni di cittadini italiani, che significa un terzo di tutti i votanti alle scorse elezioni. Un vero svilimento della democrazia.

Questo atto è inaudito e non deve essere tollerato da nessuna forza politica: tollerare un'azione tanto eversiva significa automaticamente farsi complice di un vero e proprio stupro della nostra Costituzione. Non mi metto neanche a discutere la proposta di legge elettorale avanzata da Napolitano assieme ai capigruppo dei partiti di maggioranza (anche perché ci è dato sapere veramente poco dai giornali e dai media in generale), ma si evince già che potrebbe essere una sorta di proporzionale con premio di maggioranza à la Prima Repubblica che guardi con un occhio attento e vigile che nessun “partitino” rimanga indietro e che conservi una sorta di mini-porcellum (il 20% dei candidati resta bloccato e deciso dalle segreterie di partito). Non entro comunque in una discussione su questa proposta perché farlo significa in qualche modo accettare l’estrema violenza di questo atto del Presidente della Repubblica: chiunque abbia a cuore questa nostra povera Italietta non può non esigere immediatamente le dimissioni del Capo dello Stato che ha evidentemente confuso la democrazia parlamentare con una sottospecie di presidenzialismo totalitario.

Se stiamo qui a discutere di sovranità del Parlamento, di Presidenzialismo, di semi-Presidenzialismo, significa che ci sta sfuggendo a tutti qualcosa, un piccolissimo particolare: questa è già Monarchia, altro che Repubblica parlamentare.

giovedì 24 ottobre 2013

Quello che Napolitano non dice


Vi ricordate “Essi Vivono”? Il geniale film di John Carpenter in cui mostruosi alieni antidemocratici e ultracapitalisti soggiogavano la Terra tramite messaggi subliminali? Mentre la gente maneggiava il denaro, aveva in realtà nelle mani bigliettoni con la scritta “This is your God”; mentre guardavi una pubblicità in realtà c’era un cartellone bianco e nero con parole come “Don’t think – Consume”; mentre ascoltavi un comizio politico, alle sue spalle c’era in realtà una grande scritta “Obey”. La fantascienza arriva in soccorso all’informazione e alla democrazia sotto forma di metafora: il messaggio del film era “Leggi cosa c’è sotto”. Mentre cittadini (consumatori) ignari vedevano pubblicità, soldi, poliziotti o uomini di potere, si celava occultamente dietro di loro un messaggio di sottomissione, di cieca obbedienza, di moderna schiavitù. Perché era brillante quel film? Perché era vero: andava a colpire in modo quasi scherzoso, fantascientifico e irreale qualcosa che in verità accade sistematicamente nel mondo odierno dei media e dei giochi di potere.


Allo stesso modo, si sente spesso parlare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che pone se stesso sempre di più nella posizione del vero manovratore del governo, del vero “mastro burattinaio” che muove i fili della politica nazionale. Nota bene: stiamo qui a parlare di “presidenzialismo sì, presidenzialismo no” ma non prendiamoci in giro, il presidenzialismo ce l’abbiamo già.

Proprio così: il presidenzialismo già esiste in Italia, in modo chiaramente non ufficiale ma egualmente efficace, quando un Presidente della Repubblica detta passo dopo passo l’agenda politica del governo e del Paese intero. Un soggetto che non dovrebbe avere peso politico, in quanto super-partes, che si permette di uscire violentemente dai propri limiti istituzionali con discorsi come quello di ieri all’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

Leggiamo le parole di Napolitano di ieri:

“La vita pubblica e l’opinione dei cittadini sono condizionate e deviate da un’onda diffusa e continua di vociferazioni, di faziosità, di invenzioni calunniose che inquinano il dibattito politico e mirano, non solo a destabilizzare un equilibrio di governo, ma a gettare ombre in modo particolare sulle istituzioni di più alta garanzia e di imparziale e unitaria rappresentanza nazionale. É stata da più parti alimentata una rappresentazione contraffatta, grossolanamente strumentale delle mie parole alla Camera. Nel mio messaggio si indicavano dati di fatto, cifre non occultabili e scadenze non eludibili. Non cederò al clima avvelenato.”

Ma cosa dice realmente Napolitano? Cosa si cela dietro queste parole? Qual è il messaggio che arriva, a livello subliminale, al cervello di chi ascolta? Ecco quali sono le parole di Re Giorgio una volta che indossiamo gli occhialini di “Essi Vivono”, quelli che permettono di vedere quali sono i messaggi che in realtà i nostri governanti usano per controllarci. Le vere parole di Napolitano, tradotte in linguaggio corrente, sono le seguenti:

“Il controllo della vita pubblica e l’opinione dei cittadini (che devono essere manovrate dal sottoscritto) è minacciato da un’onda diffusa e continua di informazioni, di prove, di accuse che smascherano l’inciucio politico e mirano, non solo a destabilizzare uno status quo a noi favorevole, ma a gettare ombre in modo particolare sulle istituzioni che noi, in modo pseudodittatoriale, controlliamo e manipoliamo contro la popolazione. É stata alimentata, da parte del nostro unico avversario politico (il MoVimento 5 Stelle), una rappresentazione fin troppo reale delle mie parole alla Camera, cosa che non mi fa per niente comodo, nel mio tentativo di salvare Berlusconi con il sotterfugio dell’amnistia. Nel mio messaggio si indicavano dati di fatto, cifre non occultabili e scadenze non eludibili, messi lì di proposito per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo che mi ero posto: salvare Berlusconi e la casta politica. Non cederò a queste opposizioni, perché qui comandiamo noi, e ai cittadini non è permesso mettere il naso dentro alla politica. La politica è cosa nostra, è vietata ogni ingerenza e ogni resistenza.”

Queste sono le parole che Napolitano pensa mentre parla, questo è il suo vero messaggio. Prostratevi ai nostri piedi, noi siamo qui per fare quello che è meglio per voi, non date ascolto a chi vuole riportare democrazia e trasparenza dentro la politica.

Un po’ come quando, all’alba del governo del largo inciucio, Re Giorgio disse che si aspettava “collaborazione” da parte della stampa. Tradotto (sempre con la stessa tecnica): i media se ne stiano buoni, quieti e tranquilli mentre noi ci chiudiamo nel bunker.

Mi scusi Presidente (come direbbe il mitico Gaber) ma questa non si chiama libera stampa, bensì propaganda della menzogna. In un paese libero, non solo non mi aspetto che la stampa sia collaborativa, ma mi aspetto che sia il cane da guardia del potere.

mercoledì 23 ottobre 2013

100 volte Peggio Palaia!!!


Il 31 Maggio scorso, esattamente 146 giorni fa, aprii questo blog. Da allora, ho scritto molto, quasi tutti i giorni, e questo è il centesimo post che pubblico su Peggio Palaia. Non sono un Narciso e neanche un tipo autocelebrativo, ma questo post ci voleva, come una chiacchierata che metta qualche puntino sulle "i".

Quando ho cominciato questa avventura, non avevo idea di cosa scrivere. Sì, certo, sapevo all'incirca su che cosa mi sarei trovato a scrivere più o meno regolarmente. Ma il fatto è che ogni giorno, nessuno escluso, non sapevo cosa avrei scritto il giorno dopo. E così, ho cominciato a rapportarmi con la realtà in modo diverso: con l'idea di mantenere "vivo" il blog e dunque di aggiornarlo tutti i giorni, ho smesso di guardare, nel senso di essere spettatore, e ho cominciato ad osservare, nel senso di essere partecipe. Quello che osservavo mi dava idee per scrivere e, anche se di quello che pensavo poteva non fregare una cippa a nessuno, non importava: lo scrivevo e basta. È stata la mia valvola di sfogo, la mia motivazione, il mio spunto: in una parola, la mia voce.

Ad ogni modo, non mi nascondo certo dietro a un dito: mi fa piacere scrivere e mi fa piacere essere letto su internet. È una soddisfazione immensa vedere gente che clicca su un "mi piace" o fa +1 sul mio post; è ancora più bello vedere quando decine di persone si mettono a commentare o a condividere quello che scrivo. E accetto tutto, lodi o critiche, perfino alcune offese, tanto mi fa piacere constatare che un mio pezzo possa suscitare una qualsiasi reazione.

Facciamo un bilancio. In circa cinque mesi, ho ottenuto migliaia di visite, centinaia di commenti ed una collaborazione (iniziata e conclusa da parte mia) con una rivista online di tutt'altra linea politica. Ah, per inciso: un cazzo di nulla di soldi. Le pubblicità che vedete ai lati del blog sono un piccolo tentativo di autofinanziamento che non rende altro che centesimi. Alla faccia di chi pensa che un blog possa essere una macchina da soldi. Tra molti commenti ricevuti, ne ho apprezzati in particolare alcuni: "E' un buon articolo, sobrio e analizza bene la situazione"; oppure "Uno dei migliori blog indipendenti che potete leggere in community.". Mi ha fatto molto piacere ricevere "un abbraccio grande" dal deputato Alessandro Di Battista, che stimo molto. Ma ho letteralmente adorato i commenti contenenti offese, che mi hanno fatto sperticare dalle risate, primo su tutti: "Questo post è scritto da un lobotomizzato!". Ah, e non mi devo dimenticare di mettere sul curriculum il commento ricevuto da un piddino renziano in occasione del post in cui, citando gente "ignorante" come Calamandrei (!), difendevo le manifestazioni M5S contro chi vuole modificare l'art. 138 della Costituzione: "Quanta ignoranza e vuotezza di contenuti". Detto da uno che vota Renzi, mi rende orgoglioso.

Per concludere, perché non voglio annoiarvi troppo e credo di aver preso fin troppo spazio, vorrei fare qualche ringraziamento: per primi i miei genitori, che corrispondono alle prime due visite che il blog ha ricevuto, miei attenti e critici lettori e collaboratori nella vita di tutti i giorni; la mia bellissima Giulia, che mi legge sempre pur non seguendo molto la politica, e che quasi ogni giorno mi sopporta quando, con tono inquietante e inquisitorio, le chiedo "Hai letto il blog oggi????"; i miei amici, "pochi ma buoni" come amo sempre ripetere, che nonostante le loro diverse opinioni mi sostengono e mi apprezzano; infine i lettori che ogni giorno commentano e condividono i miei post, specialmente quelli con cui ho in comune il sogno di riuscire a migliorare questo Paese, uscendo allo scoperto a riveder le stelle.

Grazie.

martedì 22 ottobre 2013

Lo Zerbino colpisce ancora


Il gesto che Maradona ha fatto l’altra sera a “Che tempo che fa?” davanti a Fazio è grave. Lo è perché va a colpire, ad offendere e a deridere tutta quella popolazione che le tasse le paga. È grave perché è un gesto fatto con leggerezza. Maradona deve la bellezza di 39 milioni di euro allo Stato. Ma, mentre la colpa del gesto in sé è tutta da attribuire all’ex-calciatore, la colpa di questa “leggerezza” è tutta italiana.

Mai e poi mai Maradona avrebbe fatto lo stesso gesto se si fosse trovato in un altro paese, in un altro studio televisivo e con un altro conduttore davanti. Solo in Italia (e questo Maradona lo sa) si possono fare queste infelici uscite. In Italia può succedere che un conduttore, anziché liquidare l’intervistato in meno di un minuto, scandalizzato da un gesto tanto incivile, stia lì, seduto, tranquillo, e il massimo che riesce a dire sia “Mi dissocio eh” oppure “E’ qui a titolo gratuito”.


Ma non è la prima volta che Fazio (lo Zerbino più pagato d’Italia) si lascia andare a queste meraviglie. L’ultima, molto recente, ce la ricordiamo bene. Ne ho anche scritto qui sul blog. Il Presidente del Consiglio dice una puttanata inverosimile, una menzogna sfacciata e intollerabile, e tu stai zitto? Lasci che milioni di persone possano prendere per vero quello che è stato appena detto?

Oppure mi ricordo di quando Fazio, intervistando Travaglio, rispose col suo classico “Mi dissocio” quando le critiche del giornalista nei confronti dell’allora Presidente del Senato Schifani si facevano più gravi.

Ieri l’ultimo esempio: Maradona sfotte letteralmente tutti gli italiani che pagano le tasse, quelli che vengono spesso ingiustamente tartassati da Equitalia, e che (a differenza sua) potrebbero anche andare in galera o perdere la casa. Magari per evasioni molto minori. Fazio, porca miseria, incazzati! Reagisci! Dai segni di vita! Macché. Negli studi di “Che tempo che fa?” viene concesso tutto: basta non attaccare i politici e i potenti. Sennò Fazio è in difficoltà, poverino, e non sa più come reagire.



Questa è l’Italia di Fazio, questo è il paese degli evasori che rimangono impuniti perché imputati eccellenti, questa è la terra in cui non esiste più la certezza del diritto. Questa è l’Italia in cui un “giornalista” non crede sia necessario fornire, durante la propria trasmissione, un’informazione giusta e precisa. Questo è il paese in cui un “giornalista” come questo guadagna cifre astronomiche, pagato con i soldi dei contribuenti. Questa Italia è la stessa che soffoca il piccolo imprenditore, che svena il lavoratore dipendente e che non muove un dito quando gli evasori si chiamano Berlusconi, Rossi o Maradona. Magari, se rendono indietro almeno un 10% di quello che hanno evaso, gli fanno anche lo sconto. Questa è l'Italia in cui tutti (ma proprio tutti, da Brunetta a Letta a Fassina) si scandalizzano del gesto di quello che è nient'altro che un calciatore e poi stanno al governo insieme ad un evasore fiscale.

È questa l’Italia di cui dobbiamo vergognarci ed è questa l’Italia che deve essere cambiata.

sabato 19 ottobre 2013

Scelta civica o incivile?


La parabola discendente di Mario Monti in politica è stata talmente rapida da passare in modo (quasi) impalpabile. Il “quasi” ovviamente è bello grosso, visto che nel poco tempo in cui ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio ha, di fatto, rafforzato Berlusconi, imposto nuove tasse, evitato di tagliare la spesa pubblica, dimenticandosi anche di cambiare la legge elettorale (che doveva essere il punto numero 1 del governo tecnico). Quindi, di danni ne ha fatti eccome, nonostante il poco tempo a disposizione. Dopo questo incredibile successo del governo tecnico, Monti ha avuto anche il coraggio di presentarsi alle politiche, mettendo insieme un gruppo di centristi e democristiani falliti talmente imbarazzante che neanche il Pd poteva riuscire in una cosa talmente orribile. Inspiegabilmente, circa il 10% degli italiani ha votato il partito di Monti (magari gli stessi che durante il governo tecnico si lamentavano delle misure impopolari adottate dal professorone) e Scelta Civica si ritrova dunque a presiedere una fetta piccola, ma non inutile, di seggi in Parlamento.

Adesso che Monti ha lasciato il partito da lui stesso fondato, sembra chiaro che la maggioranza di Scelta Civica la pensi più come Mauro e Casini che come il professore. (Ehi, un momento: ho detto “Casini”? Esiste ancora? Chiusa parentesi.) Nella situazione attuale, Scelta Civica rischia di diventare improvvisamente una sorta di stampella per Berlusconi. Casini fa tanto il misterioso, ma si sa che voterebbe contro la decadenza del Delinquente. Mauro addirittura si incontra e prende accordi col Nano. Ma, in fin dei conti, Monti è stato un ingenuo a pensare di mettersi in casa gente così senza la paura di essere fregato: il Nano ha uomini ovunque. Nel Pd, nella Lega e, come risulta evidente, anche il Scelta Civica.


Analizziamo i numeri. Berlusconi decadrà da senatore? Se non si votasse con voto palese, e dunque il Pd votasse in modo disunito, i voti dei "franchi tiratori" del Pd assieme ai voti di Scelta Civica (se compatti) potrebbero impedire la fine del regno birbonico. A quel punto, se a Berlusconi venisse in mente di sfiduciare il governo Letta e di pretendere di guidare un governo monocolore, al Senato avrebbe ampiamente i numeri sufficienti per togliere l'appoggio al governo. Ci si troverebbe con una Camera del Pd ed un Senato (frammentato) del Pdl. Ve lo immaginate? Da lì a nuove elezioni il passo potrebbe essere breve, e il Nano potrebbe anche vincerle, spiazzando tutti e battendoli sul tempo.

Certo, lo scenario è inquietante e sicuramente molto pessimista, ma non appena ho letto della caduta di Mario Monti e dei dubbi amletici di Casini e Mauro (con Silvio o senza Silvio, questo è il problema) non ho potuto fare a meno di pensarci.


Spero vivamente di sbagliarmi, altrimenti altri 5 anni di berlusconismo sfrenato non ce li toglierebbe nessuno.

Trova le differenze


C’è un sindaco di un’importante città del sud che ha un problemino di incompatibilità, visto che si trova ad essere nello stesso tempo anche vice-ministro del governo in carica. Questo sindaco, in carica sulla stessa poltrona da 20 anni, è stato il primo ed unico sindaco dopo che la giunta venne sciolta per i fatti di Tangentopoli nel 1993. Giunta di cui il futuro sindaco faceva già parte. Il sindaco non è alla sua prima esperienza di doppio incarico, tuttavia: è stato al contempo sindaco e deputato dal 2001 al 2008. Si tratta di un sindaco che fu visto a distribuire manganelli ai vigili urbani. Si tratta di un sindaco che in questi giorni, sperando di ottenere consensi anche fuori dalla sua città (mirando alla carica di governatore), sta sostenendo la candidatura per la carica di primo cittadino in un altro importante comune del sud di un signore condannato in primo grado per abuso d’ufficio.

Ora, molti avranno capito di chi sto parlando, ma sicuramente molti altri non sanno chi sia questo meraviglioso sindaco. Ecco, a loro chiedo: secondo voi, di quale partito è questo sindaco? Ma è ovvio, starà nel Pdl di Berlusconi! È una prassi ormai comune nel Popolo della Libertà Provvisoria infischiarsene di doppi incarichi, condanne e quant’altro.

Sbagliato! Il sindaco in questione è Vincenzo De Luca, primo cittadino di Salerno e Sottosegretario del Ministero dei Trasporti. Vincenzo De Luca ha aderito in passato al PCI, poi al PDS, poi DS e finalmente… PD. Sta sostenendo attualmente un candidato sindaco per la città di Pompei (dico, ma sarà importante il sindaco di una città come Pompei?), il sig. Carmine Lo Sapio, dirigente Pd della provincia di Napoli. Condannato in primo grado per abuso d'ufficio.

L’idea di sostenere un candidato sindaco condannato in primo grado per una città tanto importante quanto delicata come Pompei mi incute terrore. Pompei, un patrimonio dell’umanità difficile da preservare e tutelare, ha bisogno di una gestione onesta, limpida, cristallina. Ha bisogno, in poche parole, di una politica nuova che ne tuteli la bellezza e il valore storico/archeologico e che al contempo sia attento a problematiche di tipo legale e mafioso. Non voglio entrare nel merito di giudicare Carmine Lo Sapio, che non conosco bene, ma possibile che uno incensurato non ci sia? Non sono in grado di proporre una persona senza problemi legali a carico? E Vincenzo De Luca, sponsor che non promette niente di buono, come può permettersi di andare a giro per la Campania, mentre è al contempo sottosegretario di un importante ministero e sindaco di Salerno, per accaparrarsi consensi e diventare governatore? Sarà forse tentato di battere ogni record e mantenere 3 cariche contemporaneamente? Ad essere sinceri, non me ne stupirei affatto: conosco molto bene il personaggio, di cui ho già parlato su questo blog.


Trovate le differenze: in cosa Pd e Pdl si diversificano quando c’è di mezzo una poltrona? In cosa sono tanto diversi? Una delle critiche che i piddini fanno più spesso a chi non la pensa come loro (in particolare ai grillini) è “Non è vero, non sono tutti uguali! Destra e sinistra sono diverse!”. Beh, forse. Forse in un altro paese. Magari in un altro paese possiamo discuterne. Ma non certo in Italia. Pd e Pdl sono due espressioni dello stesso potere. Sono due figli della stessa madre, di un sistema di potere politico e di scambio di poltrone. Hanno come unico obiettivo il mantenimento dell’attuale stato di privilegio e le differenze (se esistono, e questo è un “se” bello grosso) sono marginali, di facciata. Di copertura. Costituiscono assieme una classe dirigente che difende gli stessi interessi con le stesse modalità. Una partitocrazia perfetta. L’esempio di Vincenzo De Luca in Campania è lampante: non esistono differenze, sono tutti uguali.

venerdì 18 ottobre 2013

Mistero (per niente) buffo


Vedere la scena di due giorni fa, quando Gasparri in Senato ha impedito l’ascolto di un audio-messaggio di Dario Fo, fa molto male. Fa molto male perché la vicenda racchiude in sé tutto il dramma politico-culturale che affligge il nostro paese.

Quando Bruno Marton (M5S) ha voluto trasmettere in Senato, tramite una registrazione dal proprio smartphone, un messaggio lasciato da Dario Fo diretto ai parlamentari italiani, Maurizio Gasparri, quello che “dice cose sensate solo quando viene imitato da Neri Marcorè” (cit.), ha preferito togliere la parola al senatore 5 Stelle. Il fatto è inaudito per molte ragioni. Tanto per cominciare, il regolamento prevede la possibilità di togliere la parola a chi interviene solo in caso di turpiloquio o comunque di violazione di norme parlamentari. Questo atto di Gasparri deve essere accomunato a tutti gli altri atti di “censura” avvenuti in Parlamento, come quando Laura Boldrini intervenne interrompendo D’Ambrosio che aveva osato affermare che il Parlamento così come stava lavorando non aveva senso, come quando la stessa Madama Boldrini interruppe Buonanno (Lega Nord) che la accusava di essere il peggior Presidente del dopoguerra (è forse vietato dal regolamento affermarlo?), come quando entrambi i presidenti delle camere Grasso e Boldrini impedivano di fare il nome di Napolitano in aula (ma chi è? Dio?), come quando Grasso fece sparire dall'aula le agende rosse di Borsellino e come tutte le altre “piccole” censure che vengono quotidianamente applicate alla vita parlamentare.


Tuttavia, anche se il problema della censura quotidiana rimane gravissimo, in quanto si va a chiudere le bocche di quelli che sono a tutti gli effetti, in una democrazia rappresentativa, rappresentanti del popolo italiano, non è certo l'unico drammatico insulto alla collettività. Qui il problema è un altro: Gasparri chiude la bocca a Dario Fo. Ripeto: Gasparri (Gasparri!!!) chiude la bocca a Dario Fo. Il motivo per cui uno come lui, eletto da nessuno e nominato dal più "illustre" pregiudicato d'Europa, possa permettersi di impedire l'appello accorato di un Premio Nobel per la Letteratura, nonché artista e uomo di teatro apprezzato in tutto il mondo, rimane un mistero. Un mistero per niente buffo.


Stiamo parlando di quel Gasparri che fu il genitore della famosa (o famigerata) legge Gasparri, rinviata al mittente dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Stiamo parlando di quel Gasparri che con una tranquillità quasi surreale ammise in tv, davanti a milioni di persone, di non leggere le leggi che vengono approvate perché, secondo lui, rappresentava uno sforzo che non si poteva chiedere ai parlamentari. Uno che, per lo stesso motivo, è stato preso per un idiota da tutto il mondo, mentre all'estero ci si chiedeva come mai in Italia queste persone ricoprono ancora incarichi pubblici. Uno che, sempre per lo stesso motivo, ha dato adito alle voci che sostenevano che la legge che portava il suo nome, lui, manco l’aveva scritta.


Ecco, è chiaro o no di quale Maurizio Gasparri stiamo parlando? Il messaggio che Gasparri non ha voluto far entrare nella “casa della buona politica” (!) era il seguente:

Permettete di darvi un consiglio: cercate di ricordare in ogni momento che siete tutti al servizio della gente e NON ad interessi particolari di qualcuno o di qualcosa.

Ora, io non voglio spacciare l’idea che qualsiasi cosa esca dalla bocca di Dario Fo sia oro colato e qualsiasi cosa esca dalla bocca di Gasparri sia una merdata (anche se in molti casi è così) ma il punto non è giudicare bene o male le parole di Fo. Il punto è che la fonte del messaggio che Bruno Marton voleva portare in aula proviene da una persona autorevole, di tutto rispetto, una persona la cui cultura non può essere messa in discussione: gli interventi che vengono da una simile fonte si accettano, si ascoltano e rappresentano un messaggio su cui riflettere; che poi siamo d’accordo o meno non ha importanza, anzi, è più che lecito dirsi in disaccordo anche con la più autorevole delle fonti, ma è vitale rifletterci. Una democrazia che rifiuta simili interventi è una democrazia malata, perché non lascia parlare chi è meritevole.

Ma in fondo, un messaggio tanto “eversivo” e tanto “populista”, come poteva Gasparri accettarlo? Come poteva accettarlo, considerando il fatto che veniva direttamente dalla bocca di un Premio Nobel? No, no: Gasparri ha fatto proprio bene. Non sia mai che venga in mente alla gente che persone autorevoli come Dario Fo possano avere un qualche peso critico nella politica del paese.
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