domenica 6 ottobre 2013

Boldrineide Atto Secondo


Come forse ricorderanno alcuni lettori di vecchia data di questo blog, poco più di tre mesi fa ho pubblicato questo post: la “Boldrineide”. La Boldrineide era il riepilogo delle dieci tappe di maggior rilievo, le dieci migliori “chicche” che Madama Boldrini ci aveva regalato durante i suoi primi mesi da Presidente della Camera. Dieci piccoli episodi che esprimevano al meglio l’inettitudine politica e la totale mancanza di spessore istituzionale che ha dimostrato Laura Boldrini. La Boldrineide si terminava però in questo modo: “Speriamo di chiuderla qui, perché sinceramente non vorrei fare una Boldrineide Atto Secondo, le chicche che Madama Boldrini ci ha regalato finora sono sufficienti.” Beh, come molti a questo punto avranno capito, non è andata così.

Benvenuti, mettetevi comodi e godetevi la il Secondo Atto della nostra Boldrineide:
  1. Il 25 Luglio 2013, durante la seduta alla camera in cui si doveva discutere dell’ennesimo decreto “blindato” del governo, e il deputato Giuseppe D’Ambrosio (M5S) prende la parola per lamentare l’inutilità di un Parlamento che si limita ad approvare decreti senza che possa avere luogo la benché minima discussione parlamentare. Alla Boldrini, sentendo le parole “Parlamento” e “inutile” nella stessa frase, va in crac il cervello e interrompe l’intervento del deputato (cosa permessa, secondo regolamento, solo in caso di insulti o turpiloqui) e redarguisce il cattivo scolaretto come una perfetta maestrina. “Non c’è alternativa al Parlamento, l’alternativa è la dittatura!” tuona la Boldrini. Novanta minuti di applausi da parte di quei partiti che hanno affossato la sovranità del Parlamento nel corso di decenni di malapolitica. La Boldrini, stupidamente, interviene proprio contro quella sovranità, quel fulcro democratico che dovrebbe essere il Parlamento. Strizzando invece l’occhio a chi quel Parlamento lo ha completamente svilito e svuotato di ogni significato. Lo “spezzone” del video viene mostrato in TV e descritto dai giornali, guardandosi bene di specificare il senso del discorso di D’Ambrosio, esaltando invece l’eroico intervento di Madama Boldrini. Dalle mie parti, questa si chiama propaganda. E la propaganda sa tanto di dittatura.
  2. Appena il giorno dopo, il 26 Luglio 2013, la Boldrini, con la gentile partecipazione del suo collega al Senato, Grasso, se ne inventa un’altra. A quanto pare, non si può nominare il nome di Napolitano invano. Infatti, impedisce letteralmente ad un deputato di tirare in ballo Napolitano in un intervento in aula. Incredibile: già è il sovrano assoluto di questo Paese, ora se non si può più nemmeno nominare, cos’è? Dio? La realtà è che il nome di Napolitano in Parlamento si può fare eccome, e lo ha ribadito Re Giorgio stesso. Quindi, cara Boldrini, non dica sciocchezze. Altrimenti la gente potrebbe pensare che non si vuole nominare Napolitano per coprire il fatto che tutta ‘sta baracca di governo Letta sia un’opera sua. Ma sicuramente sbaglio io.
  3. Il 10 Agosto 2013, la Boldrini ha affermato, parlando delle ferie dei parlamentari italiani, che qui addirittura davamo il “buon esempio” ai parlamentari stranieri, in quanto gli altri fanno molte più ferie dei nostri. Peccato però che i vari parlamenti tedeschi, inglesi, francesi, etc. se le meritino eccome quelle ferie, non essendo popolati da fancazzisti di professione come certi nullafacenti italici. La figura di merda è colossale. Presentarsi alla stampa a propinare queste idiozie è perfino disarmante. Ma la questione non finì qui: quando Luigi Di Maio (M5S), vicepresidente della Camera, sottolineò la stranezza di “richiamare” dalle ferie il Parlamento, unicamente per “farsi belli” davanti alla stampa, fu memorabile poi l’incapacità da parte della Boldrini di tenere la situazione sotto controllo in aula quando richiamò all’attenzione il “Presidente Di Maio”. Di Maio rispose: “Non sono io il Presidente adesso, è Lei”. Che scena epica impareggiabile! Per approfondire il discorso "ferie", trovate il mio post qui: Viva le ferie!!!
  4. Il 24 Agosto 2013, quando il Fatto Quotidiano dimostrò che le spese della Camera, anziché diminuire, erano aumentate rispetto all’anno precedente, Madama Boldrini rispose stizzita “Non è vero!!!”. Beh invece pare sia proprio vero: le spese della camera, al momento della risposta seccata della “preside del presunto decoro” (cit.) erano di quattro milioni superiori a quelle dell’anno precedente. Anche qui, figura barbina facilmente evitabile. Ma la Boldrini proprio non ci sta, nessuno la può criticare.
  5. Continuiamo con un argomento sempre inerente ai costi della politica: la questione dello spreco della carta intestata alla Presidenza della Camera è davvero ilare. La Boldrini, non contenta che sui fogli intestati della Camera dei Deputati comparisse la scritta “Il Presidente”, ha pensato bene di lasciare questi fogli al prossimo Presidente uomo, mentre ne ha fatti ristampare altri con la dicitura “La Presidente”. Quanto è al contempo ignorante e femministaiolo questo atteggiamento? Sicuramente troppo: ignorante perché dimostra di non sapere che parole come “presidente”, “direttore”, “medico”, “avvocato”, “capo” e così via non si accordano (un direttore d’albergo, donna, si chiama “direttrice”, ma è un gergo colloquiale, ufficialmente sarà comunque la figura del “direttore”, anche se non è un uomo; una donna che studia medicina studia per diventare “un medico” non “una medico”, e via discorrendo); femministaiolo (come direbbe il mitico Gaber) perché dimostra di considerare una sorta di “battaglia” femminista una simile pagliacciata e, se queste sono le battaglie per le donne, beh, allora non hai capito niente di femminismo.
  6. Il 20 Agosto è stato un triste giorno per me: mi è toccato essere d’accordo con un leghista di terz’ordine, il deputato Buonanno. Il Buon Malanno, personaggio che si pone ai limiti del ridicolo di cui ho già parlato su questo blog, ha ragione stavolta nel criticare il Presidente (pardon, La Presidente) per la buffonata della convocazione dei parlamentari dalle ferie (spreco di tempo e soldi per fare bella figura) e per l’altra buffonata della carta intestata. Il Buon Malanno chiama la BoldriniDonna Prassede”, come il personaggio dei Promessi Sposi. Donna Prassede recepisce questo soprannome come un’offesa (!) e infine impedisce a Buon Malanno di concludere il suo intervento, interrompendolo e sovrastando le sue parole con un refrain “deve concludere, deve concludere”. Mi tocca, mio malgrado, essere d’accordo con il Buon Malanno, quando esclama: “Lei è il peggior Presidente della Camera dal dopoguerra!Amen, mio Buon Malanno, Amen…
  7. Come ho già parlato in questo blog (Una Presidente senza vergogna) Madama Boldrini ha fatto affermazioni a mio avviso scandalose riguardo alla protesta di alcuni deputati 5 Stelle in difesa della Costituzione. Qui siamo al limite del regime vero e proprio: mentre il governo si appresta a modificare l’art. 138, affidando la riscrittura della Costituzione ad un manipolo di saggi (5 di loro indagati per reati molto gravi), la Boldrini parla di una lecita protesta dell’unico gruppo parlamentare di opposizione come un “atto di eccezionale gravità”. E allora, avere pregiudicati in Parlamento cos’è?
  8. Una gaffe istituzionale davvero notevole, una vera chicca: Alessandro Di Battista (M5S) è convinto che il Pd agisca più falsamente del Pdl, in quanto il Pdl (seguendo di fatto un condannato per evasione fiscale) compie dichiaratamente un atto eversivo, mentre il Pd (che sulla carta si propone come “buono” e come “di sinistra”) ha una posizione aggravata dall’ipocrisia di fondo con cui si presenta ai propri elettori. Dunque, Di Battista esclama in aula che il Pd “è peggio del Pdl”. La Boldrini è eccezionale: “Deputato Di Battista, non offenda!” Ah, dunque la Presidente della Camera crede che “dare del Pdl” sia un’offesa? Certo, si tratta di una piccola gaffe istituzionale, ma denota quanto sia “poca” e “inetta” politicamente ed istituzionalmente Madama Boldrini.
  9. Beppe Grillo definì in un suo post la Boldrini “un oggetto di arredamento del Potere”.  La Boldrini, assieme a tutta la stampa, in un atto di totale manipolazione mediatica, dipinge Grillo come un maschilista da quattro soldi che ha chiamato la Presidente della Camera “donna oggetto”. Non importa neanche soffermarsi sulla grandezza di questa manipolazione mediatica, tanto è evidente. Quello che ci interessa è la reazione della Boldrini, che posta su Twitter: “Grazie alle parlamentari di diversi partiti per la solidarietà contro un'offesa a tutte le donne. Grazie a chi sta twittando #siamoconlaura”. Ma come, chi critica la Boldrini “offende tutte le donne”? Stiamo scherzando? Il massimo dell’ipocrisia sinistroide, femministaiola e italica. La Boldrini, dopo che si accorge di quanto l’ha detta grossa, cancella il tweet da internet. Peccato che siamo nel 2013, la Rete non perdona. Il tweet è stato già salvato e rimesso in circolo: hai fatto una figura di merda e, non contenta, ne fai un’altra subito dopo cercando di cancellare quella che hai fatto prima, complimenti!
  10. Ci lasciamo come dessert un episodio che ha sempre a che vedere con l’atteggiamento da femministaiola militante, ipocrita e modaiola, che ha tenuto Madama Boldrini al convegno “Donne e Media”. Questa volta, la paladina delle battaglie femministe (!) se la prende contro gli spot pubblicitari che mostrano mariti e figli che vengono serviti a tavola dalla donna. Azz, se questi sono i problemi delle donne, andiamo bene! A parte l’insulsa vuotezza di questa posizione, ci terrei a sottolineare come la Boldrini esclami che questi spot non si vedano mai al di fuori dell’Italia. Un divertente montaggio apparso poche ore dopo su Youtube raccoglie tutte le pubblicità del mondo che mostrano la stessa identica scena: una madre di famiglia che serve a tavola marito e figli. Una scena maschilista? Forse, per Madama Boldrini. Io non ho visto una donna schiavizzata servire a tavola in queste pubblicità, ma una madre che serve amorevolmente il figlio ed il marito. Questione di punti di vista? Può darsi. Il fatto però rimane: la Boldrini ha sparato una cazzata siderale, con un particolare contorno di figura di merda. Quando il femminismo perde ogni significato e virtù, ecco, quella è Laura Boldrini.

Finisce qui il mio secondo viaggio nell’epopea boldriniana, un viaggio che se non lo butti sul ridere, seriamente, ti fa piangere. Pensare di essere rappresentati così in Italia e all’estero, da una persona così vuota e insulsa, così ignorante e politicamente inesistente, votata dal 3% degli italiani e messa lì da uno come Vendola, mette davvero tristezza. La mia vicinanza va a tutti gli italiani che non si sentono rappresentati da una così, ma soprattutto alle donne che veramente lottano per qualcosa, e che inevitabilmente si sentono ridicolizzate e sminuite da questa “signora”.

Ci sarà una Boldrineide Atto Terzo? Beh, se si continua così, direi che non ci sono dubbi.
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