lunedì 14 ottobre 2013

D, il Nobiluomo socialista


È molto interessante trovare pareri di persone che giudicano con malinconia e ammirazione la figura di Massimo D’Alema. Specialmente quelli che oggi votano Pd, sconsolati dallo scontro Renzi-Cuperlo e desiderosi di un vero leader di sinistra, che inspiegabilmente vedono in D’Alema un grande leader vincente. Cito testualmente un articolo che parla di D’Alema: “Si può ascoltare un politico che parla di politica, intesa come visione, come progettualità, come organizzazione pratica della vita.Ma chi, D’Alema???

Ricordiamoci un attimo di chi stiamo parlando, perché io non mi ricordo un grande uomo politico come poteva essere Togliatti, io mi ricordo di uno che ammirava Craxi piuttosto che Berlinguer. Io mi ricordo un signorotto coi baffi che “amava essere odiato” (classico atteggiamento da leader?), uno che ha distrutto Prodi per spianare la strada a Berlusconi, uno che (con la spocchia di chi conosce una tattica politica infallibile) si accorda con Berlusconi (spacciandolo per un “padre costituente”) e gli offre un'intera carriera in Parlamento, uno che sempre, puntualmente, sbaglia qualsiasi mossa politica.

Vi ricordate di quando andò a Mediaset? In uno studio televisivo, in presenza di Confalonieri e del Gabibbo, D’Alema affermò che Mediaset era una “risorsa per il paese”: mah. Io direi che al massimo è una risorsa per B., ma si sa, D’Alema è talmente machiavellico che è difficile stargli dietro.

Vorrei sottolineare che si tratta dello stesso D’Alema che disse “Prodi non capisce un cazzo”: ma come? Proprio Prodi che, al di là di qualsiasi posizione politica, rimane di fatto l’unico che è riuscito a battere Berlusconi. Due volte. D’Alema cosa ha fatto per la sinistra, a parte “aumentare il fatturato di Mediaset”, come suggerì Violante nel suo “mitico” discorso alla Camera nel 2003?


D’Alema è lo stesso che nel 2007, alla faccia dei grandi ideali che dovrebbero ispirare un diretto discendente del PCI, si fece nominare Nobiluomo e Vice-Conte da Ratzinger: ve lo ricordate quando vestito di tutto punto si presentò davanti al Papa per ricevere la carica di Cavaliere di gran croce dell’Ordine Piano? Ma dico, dovrebbe essere questa la sinistra, secondo tutti i piddini malinconici del baffino? Un leccaculo del Vaticano?

D’Alema è quello che nel 1993, quando il pool di Mani Pulite cominciò a mettere il naso nelle tangenti al PCI/PDS, definiva con spregio i giudici “il soviet di Milano”. Vi rammenta per caso qualcuno, o sono solo io che penso al Nano?


D’Alema è quello che ama circondarsi da banchieri e affaristi, quello delle passioni costose e sfrenate, che va alle feste dell’Unità e alle case del popolo con le scarpe da un milione e mezzo fatte a mano.

Per dirla tutta, D’Alema è uno che ha tradito ogni principio ideale di sinistra, che ha sbagliato tutto, dalla prima all’ultima mossa politica, dal primo all’ultimo collaboratore, dalla prima all’ultima alleanza, dalla prima all’ultima previsione. È uno che rappresenta al meglio quella sinistra di oggi, che vede la richiesta di una vera politica come una vuota antipolitica, un riavvicinamento della cittadinanza alla cosa pubblica come una povera demagogia. D’Alema è precisamente quella sinistra di oggi: senza più passato e senza futuro, che si ritrova come unico presente un’identità smarrita e inesistente. Una sinistra morta, che D’Alema, per primo, ha contribuito ad affossare.
UA-57431578-1