venerdì 4 ottobre 2013

Deconstructing Giuliano Santoro

Per chi non lo conoscesse, Giuliano Santoro è uno di quei giornalisti che amano farsi vedere “di sinistra”, che si commuovono pensando alla Festa dell’Unità (o anche del Pd, ultimamente) e che “sono ricchi, ma amano il popolo” (cit.): insomma...uno di quelli che da mattina a sera non fa altro che scrivere su Grillo.

Avete notato? Gli attacchi più violenti, ripetuti e testardi contro il MoVimento 5 Stelle vengono sempre da “sinistra”. È tipicamente “di sinistra” (quella italica), infatti, scegliersi un nemico e non campare d’altro, limitarsi sempre e solo a demonizzare quel nemico. È successo all’inizio con Berlusconi. È successo quando venivano demonizzati i “girotondi”. È successo con le poche forze politiche davvero di sinistra che erano rimaste prima che Veltroni le accoppasse tutte. È successo con i vari movimenti “estremi” (sticazzi, ndr) come Di Pietro o Ingroia. E ora, immancabilmente, tocca ai grillini.


Giuliano Santoro ha addirittura scritto un libro intero sul cosiddetto “grillismo”. “Un Grillo Qualunque. Il Movimento 5 Stelle e il populismo digitale nella crisi dei partiti italiani”. A parte il fatto del classico accostamento che tutti erroneamente fanno tra il movimento di Grillo e l’Uomo Qualunque di Giannini, che denota di per sé non aver capito molto del M5S e della sua struttura, troviamo solo nel titolo un elemento che sicuramente toglie la voglia di leggerlo: “populismo digitale”. Sfido chiunque a spiegarmi che cazzo significa “populismo digitale”. Leggendo i suoi articoli, si capisce che il buon Santoro, come tanti altri del resto, dice “populismo” intendendo “demagogia”. Credere che queste due parole siano sinonimi denota un’ignoranza che non merita commento alcuno. Ma poi, “digitale”? Boh. Il digitale è un “supporto”, qual è il senso di accostare una corrente politica sviluppata tra il 19° ed il 20° Secolo e una tipologia di supporto elettronico? La cosa non ha senso. E infatti, viene il dubbio che senso non ne debba proprio avere. Il “populismo digitale” di Santoro sembra una di quelle caricaturali frasi fatte che usano i politici ogni santo giorno per non esprimere una mazza e coprire la propria ignoranza con paroloni altisonanti.

Oltre al libro sul “temibile populismo demagogo casaleggese gomblottista digitale”, il nostro ha anche diversi articoli all’attivo sul blog che Micromega gentilmente gli concede. Scorrendo e leggendo i suoi articoli, si nota che circa 4 articoli su 5 trattano lo stesso tema, il “grillismo digitale”. Uhm. Chissà perché, continuo a pensare alla “sinistra” che ha sempre bisogno di demonizzare il “nemico” di turno. Sarà una casualità!


Ma andiamo ad analizzare l’ultimo pezzo sfornato dal nostro eroe: “Deconstructing Di Battista”. Di Battista è uno dei deputati più attivi e (secondo me) più in gamba tra le file del M5S. Potete dare un’occhiata alla sua pagina Facebook per leggere post e interventi in aula. Se avete tempo, vi consiglio la lettura del suo libro, “Sicari a cinque euro”, ne vale la pena. Torniamo all’articolo di Santoro, perché tramite questo breve pezzo è possibile decrittare, o meglio, “stanare” le vere intenzioni di chi lo ha scritto. Che non sono né informare, né approfondire, né nulla: unicamente produrre una serie di illazioni e di accuse diffamatorie ai danni di un “nemico” politico. Troverete molto spesso una semplice equazione che Santoro usa continuamente, assieme a tutti gli altri disinformatori di professione: “Siccome X ha detto questa cosa, se Y dice qualcosa di vagamente simile, X è uguale a Y”.


Cominciamo proprio con un esempio pratico: si parla della tragedia dello sbarco a Lampedusa trasformatosi in un massacro. Durante un dibattito in aula, Di Battista fa il suo intervento. Santoro lo ha analizzato. Noi poi analizzeremo quel furbacchione di Santoro.

”I soldi sono lo sterco del demonio scriveva Massimo Fini”.

Massimo Fini è il polemista che da tempo ha abbracciato posizioni quantomeno reazionarie. Fini si è schierato contro i diritti delle donne, ha difeso la guerra come sanità del mondo, ha ribadito più volte di essere per un sano ritorno all’ordine tradizionale. Si dirà, come si dice, “sono provocazioni”. Ma procediamo con Di Battista su Lampedusa.

Fini ha preso posizioni di destra. Ergo, visto che Di Battista cita Fini, Di Battista è di destra. Questa la chiami logica? Io che scrivo, ad esempio, sono un convinto che “Se la gente capisse la natura del nostro sistema monetario e creditizio, credo che avremmo una rivoluzione entro domani mattina” (Henry Ford). Si dà il caso che Henry Ford sia stato anche un famoso antisemita. Allora io sono antisemita?!?

“Barconi di nuovi schiavi salpano per l’Italia nella speranza di trovare un lavoro che non c’è, non c’è più. È drammatico”.

Il lavoro in Italia non c’è, dice Di Battista. Dunque che vengono a fare? Pare quasi di sentire il mantra razzista dell’uomo medio (“Statevene a casa vostra”). E infatti eccolo che arriva. Un po’ mascherato, ma arriva.

Di Battista sottolinea l’assurdità di gente che viene in un paese straniero nella speranza di trovare un lavoro, senza sapere che quel paese ha una disoccupazione giovanile del 40%. Ma Santoro preferisce dire che questa frase significhi “Statevene a casa vostra”. Sono il solo a pensare che il collegamento di Santoro faccia acqua da tutte le parti? Traspare, come al solito, la volontà di demonizzare Di Battista, facendolo comparire come un S.S. nazista, che supera abbondantemente la volontà di fare un'onesta analisi politica.

“I fratelli africani dovrebbero stare a casa loro ma a casa loro ci sono immense imprese europee e nordamericane che ungono le classi dirigenti locali per avere appalti e concessioni e continuare la depredazione dell’Africa costringendo i cittadini afrcani a cercare nuovi spazi e nuove opportunità”.

È vero che l’Occidente sfrutta l’Africa. Ma non è questo il punto. Perché per Di Battista, le migrazioni non sono parte della storia dell’umanità, e dunque la libertà di movimento non dovrebbe essere un diritto. No, le migrazioni sono frutto dei poteri economici. Sono una malattia da curare. Una cosa infame.

Di Battista dice che gli africani non possono stare a casa loro perché le loro terre vengono saccheggiate e depredate dalle imprese europee e nordamericane. Una persona normale direbbe: “Beh, allora il problema è questo capitalismo globalizzato che strozza i paesi del terzo mondo, anticapitalismo uguale sinistra”. Ma invece, Santoro preferisce attribuire a Di Battista un pensiero razzista e reazionario: “Che se ne stiano a casa loro, l’immigrazione è una malattia e un cancro.” Seriamente, Santoro: fatti vedere da uno bravo.

“È quel che succederà a noi italiani se non prendiamo in mano il Paese. Già espatriamo direzione USA, Australia, UK ma in futuro andremo a vendere Noi le rose nei bar delle zone ricche di Mumbai”.

La conclusione è evidente. Piace, come piace il grillismo, perché non è spiazzante ma rassicurante. Come la lama nel burro, affonda nel senso comune dominante da almeno venti anni a questa parte. Permettetemi di sintetizzare: “Se non torniamo padroni a casa nostra faremo la fine degli africani”, dice il grillino. Di Battista non affronta il tema delle migrazioni in termini globali, meticci, connessi. Non si sogna neppure di chiedere la cancellazione della legge Bossi-Fini o del reato d’immigrazione. Perché ragiona in quanto italiano, cercando di salvare la sua nazione. Qualcuno penserà: ma difendendo la sovranità delle nazioni, Di Battista rivendica anche di voler difendere i “fratelli africani”.
È quello che fanno molti pensatori di estrema destra (a partire da Alain de Benoist, molto amato da neofascisti, comunitaristi e leghisti), che a parole sono per l’uguaglianza di tutti i popoli ma sostengono la necessità che ognuno se ne stia a casa propria, senza contaminarsi. Forse Di Battista quei testi non li ha mai letti. Ma a furia di leggere il mondo da un punto di vista nazionale, rivendicando l’unità del popolo italiano e braccando oscuri complotti plutomassonici mondialisti, finisce per venderci una narrazione di estrema destra.

Santoro continua nella sua attività preferita, dipingere qualcuno che “a lui non piace” come uno squadrista delle camicie nere. Rileggetevi l'intervento di Di Battista, per favore, e ditemi dove parla di “popoli che se ne stiano a casa propria” o di “complotti plutomassonici mondialisti”. Trovato? No, perché non ne parla affatto.


Questo non è giornalismo. E non mi sento di chiamarla onestà intellettuale. Questo è un semplice atto di propaganda, nient’altro. Dobbiamo riuscire a decrittare i messaggi di questi pseudo-giornalisti per arrivare a vedere quello che c’è veramente dietro: dietro ai voli pindarici di parole vuote e dietro a ottusi e sconnessi ragionamenti. Proprio come nel filmEssi Vivono”, di John Carpenter: dobbiamo vedere cosa si cela dietro a queste persone. I “giornalisti” come Giuliano Santoro sono i peggiori: sono lupi che si travestono da pecore. Sono quelli che ti fanno credere di essere indipendenti, quando sono i più conformisti di tutti. Un'utile lettura per comprendere questo conformismo è "La democrazia del Grande Fratello", di Noam Chomsky (di cui ho già parlato su questo blog).

Vi invito infine a leggere tutti gli articoli di questo “signore”, e poi analizzarli come ho fatto con questo suo ultimo pezzo. È un ottimo esercizio per la mente. E non costa niente. Let's deconstruct Giuliano Santoro! 
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