martedì 8 ottobre 2013

Il povero Giachetti


Mi lascia basito questa notizia, in cui apprendo che il povero Giachetti ha intrapreso – nuovamente – uno sciopero della fame. Complessivamente i giorni di sciopero sono più di 100.

Il povero Giachetti è il vicepresidente della Camera ed è stato eletto nelle file del Partito Democratico (Partito Disastro) alle ultime elezioni del febbraio 2013. Ex-Radicale, ex-Margherita, ex-Ulivo, ora renziano, è stato, come molti di noi sicuramente sanno, il deputato Pd primo firmatario della famosa “mozione Giachetti”, firmata da numerosi parlamentari e la quasi totalità dei suoi colleghi di partito, che proponeva l’immediata abolizione del Porcellum, con il conseguente ritorno al Mattarellum. Sarebbe stata la soluzione definitiva all’annoso problema della legge elettorale? Sicuramente no, il Mattarellum aveva tanti difetti. Ma almeno, in caso che si dovesse tornare a votare senza che nessuno avesse proposto ed elaborato una nuova legge elettorale (cosa peraltro molto probabile), sarebbe già stato possibile ristabilire la preferenza del candidato, un atto di fondamentale ed elementare imprescindibilità in qualsiasi paese democratico. Si sarebbe smesso almeno, dall’oggi al domani, di essere classificati come un paese semilibero, in cui non l’elettore, ma la segreteria del partito, decide chi mandare in Parlamento a rappresentare il popolo italiano. Il Porcellum sarebbe una legge degna di un regime semidittatoriale, e questo (almeno a parole) non lo vuole nessuno. Peccato però che quando, a maggio 2013, si mise ai voti la mozione Giachetti, tutti (ma proprio tutti) i parlamentari piddini si tirarono indietro, lasciando a votare favorevolmente solo il MoVimento 5 Stelle, Sel, ed il povero Giachetti stesso.

La storia la conosciamo tutti. E inutili sono anche le balle siderali di Enrico Letta, intervistato da Fabio Lingualunga Fazio: vergognose e incommentabili.

Ma non è della (triste) storia che voglio parlare, ma proprio del protagonista della vicenda: il povero Giachetti. Il povero Giachetti, che intraprende ancora lo sciopero della fame come strumento di protesta, rivendicando così un’anima che in fin dei conti non si è mai discostata più di tanto dallo spirito “radicale”, è un personaggio strano, indecifrabile, incomprensibile. Un po’ come Pippo Civati, ma per altri motivi. Civati è uno che vuole (almeno sulla carta) cambiare il suo partito dall’interno. Insomma, un povero illuso oppure un bischero. Alle volte entrambe le cose coincidono. Giachetti invece, sostenendo Letta e sostenendo al contempo una possibile elezione di Renzi alle primarie del Pd, ha una posizione ancora più indecifrabile: sta con il Pd, ma il Pd lo lascia solo; vuole abolire il Porcellum, ma sta nella maggioranza di chi ancora (evidentemente) lo vuole; cerca di riportare un po’ di “sinistra” nel suo partito, ma sostiene il candidato meno di sinistra sulla piazza (Mr Bean Renzie); crede nella bontà del Pd, ma si stupisce dei voltafaccia di personaggi come Anna Finocchiaro.


La domanda è: quanto seriamente possiamo accettare le “buone intenzioni” di personaggi come il povero Giachetti? Per la miseria, se vuoi realmente cambiare le cose, cosa ci fai nel Pd? Cosa è rimasto nel Pd, se non correnti di finta sinistra ed ex-democristiani (ma mica tanto ex)? Le possibilità di “ricreare una sinistra” ci sarebbero anche, seppure con molte difficoltà, ma basterebbe pensare ad un “laboratorio” di sinistra assieme a persone come Rodotà, come Landini, etc. Tutti personaggi che con Letta o con Renzi non prenderebbero neanche un caffè!


Io, onestamente, ci credo nella “buona fede” del povero Giachetti, motivo per cui mi fa tanta pena e compassione. Pensate: siete arrabbiati, siete indignati, siete convinti a cambiare le cose, e il massimo che riuscite a fare è stare con Letta strizzando l’occhiolino a Renzi. Non fa un po’ pena anche a voi? Chi vuole adottare il povero Giachetti?
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