giovedì 17 ottobre 2013

La Legge e la Propaganda


Il governo Alfetta, dopo aver promesso un aumento in busta paga di 250/300 euro al mese per i lavoratori dipendenti, dopo averlo strombazzato in ogni modo in tutti i canali d’informazione, arriva ora alla conclusione: la legge prevede un aumento netto in busta di addirittura (!) 8 euro. Otto euro! Ma mica ora, dovremo aspettare la primavera del 2014. Posso fare una semplice osservazione? Meglio nulla. Sarebbe stato meglio lasciare le cose come stanno attualmente. Un aumento di 8 euro suona più come uno schiaffo morale che come un’azione a tutela dei lavoratori. Specialmente se si pensa che questi soldi, come al solito, vengono presi da dove non si deve: nuove tasse e nuove imposte mentre le mega-pensioni, i costi della politica e gli stipendi giganteschi dei manager rimangono intatti.

Sembra di rivedere il solito film già proiettato, purtroppo, in occasione del decreto sul lavoro: si pompano al massimo, a mezzo stampa e tv, incentivi per i giovani disoccupati, quando in realtà quel decreto non ha dato lavoro a nessuno. Un incentivo in cui per essere assunto devi essere un disoccupato perenne, un analfabeta o un ventenne con un genitore a carico, non serve a una beata minchia. L’unico scopo a cui servì quel decreto vergognoso fu il messaggio di Letta a reti unificate: “Ora le aziende non hanno più scusanti per non assumere i giovani”. Come se non bastasse, è stato fatto uno studio che dimostra che la fascia di età 18-29 anni è la stessa dell’apprendistato, e ad un’azienda conviene assumere un apprendista piuttosto che avvalersi dell’incentivo del decreto-buffonata.

Adesso siamo alle solite: i giornali e le tv, tutti servi di partito e funzionali alla propaganda del governo, amplificano la notizia “Letta aumenta le buste paga di 250/300 euro al mese”. Il fatto poi che l’aumento da 300 euro passi a 8 euro e che i soldi verranno presi con altre tasse dalle tasche dei lavoratori scompare inspiegabilmente da qualsiasi mezzo di informazione (informazione?!?) e l’unico messaggio che passa è che “il governo attacca finalmente il cuneo fiscale”. Niente è più lontano dalla realtà. Questa è propaganda.

Non dobbiamo pensare alla propaganda come poteva essere la propaganda nazista di Joseph Goebbels. In quel caso, esisteva appunto il Ministro della Propaganda, che controllava direttamente i mezzi di informazione e di comunicazione. Oggi la situazione è diversa, ma solo sulla carta. L’azione dei governi, nel tentativo di indurre pensieri e reazioni nelle coscienze dei cittadini, si riversa sui mezzi d’informazione tramite quei meccanismi che Noam Chomsky analizza in “La Fabbrica del Consenso”. I grandi canali di informazione sono intrinsecamente legati tra di loro, come una sorta di “mappa del potere”, e sono di fatto proprietà di grandi corporations. I grandi quotidiani diventano insomma delle grosse aziende che non vendono il prodotto che dovrebbero (cioè la notizia) ma vendono in realtà un altro prodotto (audience, pubblico) alle aziende pubblicitarie. Se l’informazione non è libera, indipendente, ma soggetta a questo o quel finanziamento (il 95% dei ricavi delle reti tv proviene dalla pubblicità) non sarà mai possibile assicurare una corretta informazione.

Oggi, in Italia, succede questo: il governo dà pubblicamente un annuncio; i giornali e le tv amplificano oltremodo il fatto, seminando nella gente il pensiero che una determinata élite di potere vuole promuovere; nel concreto, non cambia nulla, gli annunci del governo sono sempre e solo parole vuote prive di risvolti nella vita reale, fatto che stavolta viene completamente ignorato dall’informazione; al cittadino rimane l’impressione che si debba prendere “per vero” il fatto che il governo stia lavorando per lui, mentre la realtà è che siamo vittime di una propaganda ancora più bieca e meschina di quella di una dittatura vera e propria.

Le conferme di quanto appena detto si trovano ovunque, basta informarsi in Rete.

Sulle nostre buste paga non cambierà nulla, anzi, tramite altre tasse saremo sempre più “poveri”. Ci mettono 8 euro in busta e ce ne tolgono altri di soppiatto. Un’informazione corretta è l’unico rimedio contro questa vergognosa propaganda e purtroppo non esiste se non in Rete. Siamo in un paese dove le notizie te le devi andare a cercare e questo, non c’è niente da fare, è un dato di fatto.
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