venerdì 25 ottobre 2013

Lo svilimento della democrazia


“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (Art. 1)

“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.” (Art. 55)

“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.” (Art. 70)

“L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.” (Art. 76)

“Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.” (Art. 87)

“Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.” (Art. 90)

“Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.” (Art. 91)

La Costituzione italiana ci arriva in soccorso, quando non riusciamo a capire cosa sta succedendo al nostro paese, nel momento in cui ci stiamo trasformando in qualcosa che i nostri padri costituenti e eroi della Resistenza non avevano assolutamente previsto.


Il popolo è sovrano, ce lo dice l’articolo numero 1 della Costituzione. E in una Repubblica parlamentare, la sovranità del popolo si esprime attraverso il Parlamento. L’iniziativa di legge è un diritto del governo, che la discute e la presenta al Parlamento. Il Parlamento decide, legifera: in parole povere, “esercita la sovranità popolare”. Il Presidente della Repubblica non è altro che un garante della Costituzione, che esercita la facoltà di promulgare una legge presentatagli dal Parlamento, o di rinviarla per motivi di dubbia costituzionalità. Questo dovrebbe essere il funzionamento della nostra Repubblica.


Inutile dirlo, quello che sta succedendo in questi giorni sta andando ben oltre il tracciato di ciò che è consentito dalla nostra Costituzione. Non si è mai visto (ma sicuramente si rivedrà, purtroppo) un Presidente della Repubblica che convoca dei capigruppo per la discussione di una legge, per di più di una legge importante come il sistema elettorale. Sarebbe estremamente scorretto e poco ortodosso anche se fossero stati convocati i capigruppo di tutti gli schieramenti parlamentari, figuriamoci se invece (come è successo) vengono ignorate tutte le opposizioni presenti in Parlamento.

MoVimento 5 Stelle: 8 689 458 voti
Sinistra Ecologia e Libertà: 1 089 409 voti
Lega Nord: 1 390 014 voti

Queste sono le tre principali forze di opposizione (senza voler entrare nel merito di quale opposizione facciano in realtà le ultime due) che hanno ottenuto complessivamente più di 11 milioni di voti alle scorse elezioni politiche. Vale a dire quasi 2 milioni di voti in più di ciascuna delle rispettive alleanze elettorali di centro-destra e centro-sinistra. Ecco, l’atto (illecito e eversivo) del Presidente della Repubblica di ignorare queste opposizioni scavalca e svilisce la volontà popolare di 11 milioni di cittadini italiani, che significa un terzo di tutti i votanti alle scorse elezioni. Un vero svilimento della democrazia.

Questo atto è inaudito e non deve essere tollerato da nessuna forza politica: tollerare un'azione tanto eversiva significa automaticamente farsi complice di un vero e proprio stupro della nostra Costituzione. Non mi metto neanche a discutere la proposta di legge elettorale avanzata da Napolitano assieme ai capigruppo dei partiti di maggioranza (anche perché ci è dato sapere veramente poco dai giornali e dai media in generale), ma si evince già che potrebbe essere una sorta di proporzionale con premio di maggioranza à la Prima Repubblica che guardi con un occhio attento e vigile che nessun “partitino” rimanga indietro e che conservi una sorta di mini-porcellum (il 20% dei candidati resta bloccato e deciso dalle segreterie di partito). Non entro comunque in una discussione su questa proposta perché farlo significa in qualche modo accettare l’estrema violenza di questo atto del Presidente della Repubblica: chiunque abbia a cuore questa nostra povera Italietta non può non esigere immediatamente le dimissioni del Capo dello Stato che ha evidentemente confuso la democrazia parlamentare con una sottospecie di presidenzialismo totalitario.

Se stiamo qui a discutere di sovranità del Parlamento, di Presidenzialismo, di semi-Presidenzialismo, significa che ci sta sfuggendo a tutti qualcosa, un piccolissimo particolare: questa è già Monarchia, altro che Repubblica parlamentare.
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