domenica 13 ottobre 2013

L’uomo sbagliato nel momento sbagliato


Dopo la manifestazione di ieri in difesa della Costituzione, promossa in primo luogo da Stefano Rodotà, la posizione di Napolitano non cambia: questa Carta s’ha da cambiare.

Napolitano afferma, testualmente: “È importante ricordare il valore ancora attuale della Carta come strumento di indirizzo e stimolo in direzione di una Europa di pace e di progresso. Alla luce della scelta europea, sviluppatasi nei decenni successivi, è ora possibile e necessario affrontare il compito di un sapiente rinnovamento del nostro ordinamento costituzionale, coerente con i suoi valori fondanti.” Il suo dipendente Enrico Letta ha aggiunto: “Quello delle riforme costituzionali è uno dei tre grandi obiettivi del governo nato a fine aprile con l'idea di concludere le riforme in 18 mesi: per ora il cronoprogramma è rispettato anzi siamo in anticipo e vogliamo continuare a tenere il punto.

Difficile (e doloroso) immaginare cosa sarebbe successo se a quest’ora avessimo avuto proprio Stefano Rodotà come Presidente della Repubblica: la Costituzione salva, il Paese in ripresa, un aumento della credibilità nelle istituzioni, un Parlamento al lavoro per abolire il porcellum, onestà e trasparenza di ritorno alla politica. Ma i due gemelli diversi Pd+Pdl hanno preferito continuare sulla (cattiva) strada battuta da Napolitano durante i suoi “primi” sette anni, regalandoci l’obbrobrio del governo Alfetta. Viene male a pensare cosa poteva succedere se solo Rodotà fosse diventato Presidente. Viene male a guardare cosa sta succedendo adesso. Ma la (dura) realtà è questa purtroppo.

Le parole di Napolitano sono gravissime: come ho già scritto nei post “Impeach Napolitano!” e “Una situazione inconcepibile”, si tratta di un vero e proprio assalto alla Costituzione, proprio dalla persona che dovrebbe ricoprirne il ruolo di garante. Spero vivamente che una mozione finalizzata all’impeachment di Napolitano veda presto la luce in Parlamento: Napolitano deve essere messo sotto accusa per tradimento e attentato alla Costituzione.

È incredibile sentire il Capo dello Stato affermare che questo sia il momento giusto per mettere mano alla Costituzione. Ma prima ancora di entrare nel merito, è forse questo il modo di mettervi mano? Modificando la regola di garanzia e stabilità che i padri costituenti hanno inserito per evitare che tali cambiamenti potessero essere fatti con troppa facilità e leggerezza? L’articolo 138 non è un articolo come un altro. Vogliamo “modernizzare” la nostra Costituzione? Vogliamo renderla più attuale? Beh, che venga cambiata come prevede l’articolo 138, senza disonesti e furbi colpi di mano.

Ma entriamo ora nel merito: è questo il momento di cambiare la Costituzione? Sono queste le persone che dovrebbero riscriverla? Ci sono le condizioni per farlo? La risposta, ovviamente, è sempre no. Decisamente NO. L’attuale Parlamento sarebbe legittimato ad apportare modifiche alla Carta se fosse stato, tanto per cominciare, votato dai cittadini: a causa del porcellum, questo è un Parlamento di nominati, un Parlamento di gente decisa a tavolino dalle segreterie di partito. Una chiara rappresentanza democratica sarebbe una prima condizione per la modifica della Costituzione. E di certo non è questo il caso.

Una seconda condizione necessaria per le riforme Costituzionali è la presenza di persone qualificate e responsabili che siano in grado di apportare le giuste modifiche alla Carta. Certo, questo non corrisponde all'attuale stato delle cose: quando dai 35 “saggi” si trovano escluse persone come Zagrebelsky, includendo invece persone indagate per concorsi universitari truccati, non si sta certo mettendo su un team adeguato ad una così delicata operazione. Ma possibile, dovendo scegliere 35 persone, non sono stati capaci di sceglierle incensurate? Tipicamente italico.

Una terza importante condizione perché si possa dire che “è il momento giusto” per apportare modifiche alla Costituzione, è che la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sia alta. È chiaro: con quale diritto le istituzioni si permettono di cambiare la Carta senza godere della fiducia del Paese? Eurispes dice che la sfiducia dei cittadini italiani nelle istituzioni, nel 2013, è addirittura salita al 73,2%. 73,2%!!! E pensare che appena 9 anni fa, nonostante fossimo in pieno berlusconismo, i “delusi” erano “solo” il 38%. In nove anni, la percentuale è quasi raddoppiata. Eurispes dice che il 19,1% degli intervistati ha risposto che la sfiducia nei confronti delle istituzioni è “rimasta invariata”. È lecito supporre che tra questi, una buona parte non avesse fiducia prima nelle istituzioni e non ne ha tuttora. La percentuale di coloro che si dicono “più fiduciosi” nelle istituzioni è ridicola: 5,3%. Con quale autorità si permette dunque Napolitano di intraprendere un percorso di riscrittura della Costituzione? Ecco uno dei motivi per cui il Presidente della Repubblica dovrebbe essere messo sotto accusa. Immediatamente.

Una volta analizzati questi dati, risulta oltremodo chiaro ed evidente che non è questo il momento, non è questo il metodo, non sono queste le persone giuste per cambiare la Costituzione: l’esatto contrario di ciò che sostengono Napolitano e Letta. Le persone sbagliate nel momento sbagliato: cosa c’è di peggio? 
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