venerdì 18 ottobre 2013

Mistero (per niente) buffo


Vedere la scena di due giorni fa, quando Gasparri in Senato ha impedito l’ascolto di un audio-messaggio di Dario Fo, fa molto male. Fa molto male perché la vicenda racchiude in sé tutto il dramma politico-culturale che affligge il nostro paese.

Quando Bruno Marton (M5S) ha voluto trasmettere in Senato, tramite una registrazione dal proprio smartphone, un messaggio lasciato da Dario Fo diretto ai parlamentari italiani, Maurizio Gasparri, quello che “dice cose sensate solo quando viene imitato da Neri Marcorè” (cit.), ha preferito togliere la parola al senatore 5 Stelle. Il fatto è inaudito per molte ragioni. Tanto per cominciare, il regolamento prevede la possibilità di togliere la parola a chi interviene solo in caso di turpiloquio o comunque di violazione di norme parlamentari. Questo atto di Gasparri deve essere accomunato a tutti gli altri atti di “censura” avvenuti in Parlamento, come quando Laura Boldrini intervenne interrompendo D’Ambrosio che aveva osato affermare che il Parlamento così come stava lavorando non aveva senso, come quando la stessa Madama Boldrini interruppe Buonanno (Lega Nord) che la accusava di essere il peggior Presidente del dopoguerra (è forse vietato dal regolamento affermarlo?), come quando entrambi i presidenti delle camere Grasso e Boldrini impedivano di fare il nome di Napolitano in aula (ma chi è? Dio?), come quando Grasso fece sparire dall'aula le agende rosse di Borsellino e come tutte le altre “piccole” censure che vengono quotidianamente applicate alla vita parlamentare.


Tuttavia, anche se il problema della censura quotidiana rimane gravissimo, in quanto si va a chiudere le bocche di quelli che sono a tutti gli effetti, in una democrazia rappresentativa, rappresentanti del popolo italiano, non è certo l'unico drammatico insulto alla collettività. Qui il problema è un altro: Gasparri chiude la bocca a Dario Fo. Ripeto: Gasparri (Gasparri!!!) chiude la bocca a Dario Fo. Il motivo per cui uno come lui, eletto da nessuno e nominato dal più "illustre" pregiudicato d'Europa, possa permettersi di impedire l'appello accorato di un Premio Nobel per la Letteratura, nonché artista e uomo di teatro apprezzato in tutto il mondo, rimane un mistero. Un mistero per niente buffo.


Stiamo parlando di quel Gasparri che fu il genitore della famosa (o famigerata) legge Gasparri, rinviata al mittente dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Stiamo parlando di quel Gasparri che con una tranquillità quasi surreale ammise in tv, davanti a milioni di persone, di non leggere le leggi che vengono approvate perché, secondo lui, rappresentava uno sforzo che non si poteva chiedere ai parlamentari. Uno che, per lo stesso motivo, è stato preso per un idiota da tutto il mondo, mentre all'estero ci si chiedeva come mai in Italia queste persone ricoprono ancora incarichi pubblici. Uno che, sempre per lo stesso motivo, ha dato adito alle voci che sostenevano che la legge che portava il suo nome, lui, manco l’aveva scritta.


Ecco, è chiaro o no di quale Maurizio Gasparri stiamo parlando? Il messaggio che Gasparri non ha voluto far entrare nella “casa della buona politica” (!) era il seguente:

Permettete di darvi un consiglio: cercate di ricordare in ogni momento che siete tutti al servizio della gente e NON ad interessi particolari di qualcuno o di qualcosa.

Ora, io non voglio spacciare l’idea che qualsiasi cosa esca dalla bocca di Dario Fo sia oro colato e qualsiasi cosa esca dalla bocca di Gasparri sia una merdata (anche se in molti casi è così) ma il punto non è giudicare bene o male le parole di Fo. Il punto è che la fonte del messaggio che Bruno Marton voleva portare in aula proviene da una persona autorevole, di tutto rispetto, una persona la cui cultura non può essere messa in discussione: gli interventi che vengono da una simile fonte si accettano, si ascoltano e rappresentano un messaggio su cui riflettere; che poi siamo d’accordo o meno non ha importanza, anzi, è più che lecito dirsi in disaccordo anche con la più autorevole delle fonti, ma è vitale rifletterci. Una democrazia che rifiuta simili interventi è una democrazia malata, perché non lascia parlare chi è meritevole.

Ma in fondo, un messaggio tanto “eversivo” e tanto “populista”, come poteva Gasparri accettarlo? Come poteva accettarlo, considerando il fatto che veniva direttamente dalla bocca di un Premio Nobel? No, no: Gasparri ha fatto proprio bene. Non sia mai che venga in mente alla gente che persone autorevoli come Dario Fo possano avere un qualche peso critico nella politica del paese.
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