domenica 27 ottobre 2013

PD: ovvero, il partito dei Papalini Diocesani

Molti di voi avranno sicuramente visto per le strade delle nostre città (a Firenze, la mia città, si trova su Viale Belfiore) il cartellone della campagna “senza D” dell’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti):


La campagna, concepita per dare risalto a quella grande “minoranza” che in Italia è costituita dai non credenti, sbatte in prima pagina un messaggio forte e chiaro. Si parla di una “minoranza” per modo di dire, innanzitutto: la stragrande maggioranza degli italiani si dice “cattolica” (circa il 90%) anche se questo è un dato a cui bisogna dare il giusto peso, in quanto si identificano come “cattolici” tutti i battezzati. Si stima che solo due terzi dei battezzati siano credenti e appena un terzo praticanti. Se parliamo di altre religioni, diciamo le minoranze religiose, si va dallo 0.17% dei buddhisti, allo 0.06% degli ebrei, allo 0.18% degli induisti, fino alla “maggiore” minoranza religiosa rappresentata dai musulmani (2.17%).

Gli atei e gli agnostici in questo “discorso” tra le varie “minoranze” non vengono mai presi in considerazione. Eppure, studi recenti affermano che si possa parlare di circa 10 milioni di atei e agnostici presenti in Italia. Praticamente un sesto di tutta la popolazione nazionale. Se parliamo di “minoranze”, non possiamo non considerare quella rappresentata dagli atei e dagli agnostici come la più imponente “credenza” (o “non-credenza”) dopo quella cattolica. Nonostante questo dato, gli atei e gli agnostici vengono ripetutamente oltraggiati e offesi o, ancora peggio, ignorati.

La campagna dell’Uaar si pone proprio questo obiettivo: riunire in una voce unica e potente questa enorme massa silenziosa. Quando questa massa diviene omogenea e non più passiva, ma liberamente attiva e equamente rappresentata, non vedrà più calpestati i propri diritti, di quella che altro non è una scelta libera, etica e personale.

Il Pd, come molti ormai sanno, non è altro che una sottospecie di riedizione della Democrazia Cristiana, abbandonato qualsiasi principio fondante della storia della sinistra. Assieme a questo abbandono di principi, si unisce chiaramente una clericalizzazione del pensiero politico e delle dichiarazione pubbliche. Un ultimo esempio lampante è stato quello della lettera scandalizzata che il deputato Pd Ernesto Preziosi ha inviato al direttore de L’Unità. Il magazine Left (settimanale de L’Unità) è “reo” di aver pubblicato il manifesto della campagna “senza D” dell’Uaar.
Il piddino Preziosi scrive: “L’ateismo, come negazione non solo di un dio trascendente ma di qualsiasi carattere religioso e sacro della vita e della realtà, è presente in ogni tempo e in ogni cultura, ma mi chiedo il senso e l’opportunità che la pagina in questione sia ospitata sul magazine de l’Unità. I miei doppi complimenti, caro il mio piddino. Doppi perché dimostra in un sol gesto due evidenti verità: l’Unità risponde direttamente alle volontà e alle esigenze del Partito Democratico (per chi ne avesse ancora dubbi) e non a principi come “libera informazione” e “libertà di stampa”; inoltre, dimostra così la posizione del Pd nei confronti della Chiesa Cattolica e del cattolicesimo in generale, una posizione di servilismo e sottomissione, altro che indipendenza della politica dalla religione! Il direttore de l’Unità, Claudio Sardo, risponde così in un patetico “mea culpa”: “Condivido le preoccupazioni di Ernesto Preziosi. […] Il punto è se una propaganda ateistica o antiteistica sia compatibile con un giornale come l’Unità. […] La mia opinione è che non sia compatibile. Perché quella propaganda contiene un pregiudizio anti-religioso che va ben oltre la libertà di coscienza. […] Il settimanale Left è autonomo da l’Unità. Ma sono certo che gli amici di Left prenderanno in seria considerazione queste nostre riflessioni.


La realtà è che ci vuole fantasia, ma parecchia, per definire una campagna pacifica e civile come quella dell’Uaar come “contenente un pregiudizio anti-religioso”. Se milioni di persone vivono bene “senza la Dnon è un reato. Se queste persone decidono di far sentire la propria voce, senza chiaramente imporre la propria personale scelta religiosa ai credenti, non è solo legittimo, ma anche più che opportuno e doveroso. Il partito dei chierichetti, o quello dei Papalini Diocesani se vogliamo, dovrebbe ricordarsi di questi principi, che vanno a braccetto con i concetti di “libertà personale” e di “democrazia” in tutti i paesi laici del mondo. Quello che, purtroppo, non è il nostro Paese.
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