sabato 30 novembre 2013

La notte dei morti viventi


Non ho visto in diretta Sky la “Notte dei morti viventi”, vale a dire il confronto dei tre candidati alle primarie del Pd. Perché onestamente avevo di meglio da fare che guardarmi tre personaggi che sicuramente mi avrebbero fatto addormentare, per non dire di peggio. Non ho niente da spartire con questi personaggi, di cui mi sono già occupato su questo blog.

Tuttavia, non ho saputo resistere alla tentazione: ho ascoltato il “messaggio” finale che hanno dato ai loro elettori, una sorta di “slogan” da contenere in solo un minuto e mezzo. Messi con le spalle al muro, con solo un minuto e mezzo per esprimere tutto quello che avevano da dire ai propri elettori, cosa avrebbero detto? I risultati sono imbarazzanti. Vorrebbero dirmi che, condensando tutti i propri contenuti in un minuto e mezzo, questo è il massimo che possono fare? Vediamoli:

Renzi continua, semplicemente, a fare Renzi: non dice assolutamente nulla. Vorrei essere nella testa di quegli elettori piddini renziani mentre ascoltano quello che ha da dire il loro leader: cosa ci trovano? Cosa capiscono? Io non riesco, con tutti gli sforzi possibili (e vi garantisco, sono sforzi enormi) a trovare un qualcosa di concreto nelle parole di Renzi, ogni volta che apre bocca. Parla di bandierine, di dimensione della paura, di supermercati (!), di dare un’anima all’Europa. Sembra di sentir parlare Crozza. Il lavoro: lui lo chiama “Job’s act!”, ma in italiano che significa? “Poche regole chiare”. Quali? Renzi non lo ha mai fatto sapere, mai in nessuna campagna elettorale, in nessun documento e certo in nessun “buon esempio” riscontrabile nel Comune di Firenze. Ve lo dice un fiorentino. Parla di “ridare speranza e passione agli italiani”. Insomma, dobbiamo stare sereni. Felici. Beati. Oh, porca miseria, ma questo è il programma del berlusconismo!!! Il partito di Renzi del futuro si chiamerà “PP”: partito Penso Positivo. Gentilmente sponsorizzato da Jovanotti.

Cuperlo, dalemiano di professione, parla molto chiaro: il governo Letta, dice lui, è il “nostro” governo. Poi parla dei “ricatti” della destra berlusconiana che minacciava di far cadere il governo. Ma se è proprio Letta che ha sempre fatto ricorso al “giochino” della fiducia? Votate per la fiducia alla Cancellieri, sennò cade il governo. Votate per il decreto (omnibus) sulle emergenze ambientali, sennò cade il governo. Votate per la legge di stabilità, sennò cade il governo. Quello di Cuperlo è un programma – a mio avviso – agghiacciante: il perpetrarsi del governo Barzel-Letta senza se e senza ma, solo in virtù del fatto che Berlusconi è fuori dal Parlamento e Forza Italia è all’opposizione. Ma chi sono quelli che sono rimasti nella maggioranza? Ho una notizia per Cuperlo: questo è il governo del nulla, dato che non è stato fatto un accidente per i problemi del paese. Non una legge, decine di rimandi. È il governo della necessità, dice Cuperlo: esatto, la necessità dei partiti (tutti) di sopravvivere e mantenersi le poltrone.

Veniamo ora a Pippo Civati. Civati prima di tutto – e questo è un fatto importante – prende le distanze dagli altri due per quanto riguarda il governo. E tira in ballo immediatamente la legge elettorale, con la questione della mozione Giachetti, che il Pd (lui compreso) ha respinto, permettendo al Porcellum di continuare ad esistere. Il governo Letta viene decisamente bocciato, nonostante sia lui stesso l'unico dei 3 a farne parte: Civati spinge per andare alle elezioni in primavera. Parla dei 101 che hanno trombato Prodi e dell’alleanza persa con Sel. Insomma, una direzione diametralmente opposta a quella del governo, che curiosamente è anche la posizione di Renzi e Cuperlo. In questo non può che essere positivo. Il problema qual è? Il problema, se vincesse Civati, è che finora il povero Pippo ha detto tutte cose giuste, ma quando ha avuto la possibilità di andare in direzione opposta alle direttive (malate e perverse) del suo partito, non l’ha fatto. Mai. Civati, se vincesse, dovrebbe immediatamente far vedere “di che pasta è fatto”, se veramente è uno di cui ci si può fidare. Fino a questo momento, non ha mai fatto un atto di coerenza. Ma le cose potrebbero cambiare, una volta segretario del Pd? Può darsi. Può darsi anche di no. Ma mentre una vittoria di Cuperlo o di Renzi ci porterebbe sicuramente verso il baratro, in Civati esiste almeno una leggerissima speranza che il Pd possa cambiare faccia.

E gli elettori del Pd (e non) cosa decideranno di fare tra una settimana? Quanto sono desiderosi di cambiare faccia? E quanto saranno convinti di farlo votando Cuperlo e – soprattutto – Renzi, abbagliati dalle promesse inconsistenti e vuote del sindaco di Firenze? Tutte domande che tra pochi giorni troveranno una risposta. Ma sapete cosa? Tutti questi stanno qui a parlare ancora una volta di leader. Sono ancora schiavi di una concezione politica che parte dal leader e va verso i cittadini. La politica del futuro è un’azione diretta dei cittadini verso la politica, non il contrario. E dunque, mentre ieri vediamo tre morti viventi darsi battaglia a suon di sbadigli, domani a Genova ci sarà il V3-Day, ossia un enorme incontro politico del mondo 5 Stelle, strettamente collegato alle problematiche del paese e rivolto (senza alcun dubbio) ad una prossima campagna elettorale. E indovinate un po’? Non ci saranno politici sul palco.  Non ci saranno parlamentari sul palco. Due concezioni un po’ diverse della politica, non trovate?



venerdì 29 novembre 2013

L’Italia dei rifiuti


C’è uno scandalo di proporzioni ciclopiche, legato alla legge di stabilità del governo Letta, ma nessuno ne parla.

Partiamo dall’inizio. Legge 152 del 2006: viene deciso che entro la fine del 2012, tutti i comuni italiani dovranno raggiungere una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti pari al 65%. È un inizio. Su questo dobbiamo essere chiari però: il 65% non è nulla. Con le tecniche e gli studi che sono portati avanti dal progetto Rifiuti Zero (messo in atto da circa 70 comuni italiani con ottimi risultati) e altri progetti del settore, è dimostrato che è possibile portare la differenziata nel giro di qualche anno (circa 20 anni, a seconda delle condizioni di partenza) al 95%. Tuttavia, considerando che la metà delle regioni italiane porta ancora circa il 50% dei rifiuti in discarica, direi che l’obiettivo fissato dalla legge vigente è un buon inizio.

Ciononostante, la legge non ha spinto molti comuni a raggiungere livelli più virtuosi: su 8.092 comuni italiani, solo 1.300 sono arrivati nel 2012 al tetto del 65% previsto. A Recco, in provincia di Genova, è successo qualcosa di incredibile: grazie ad un esposto dei cittadini, presentato alla Corte dei Conti, il Sindaco, gli assessori e i dirigenti del Comune pagheranno di tasca loro circa un milione di euro per i danni procurati a causa dell’arretratezza nella gestione dei rifiuti. Avete capito bene: di tasca loro. Grazie all’esposto dei cittadini, non è l’Amministrazione in generale ad essere condannata, bensì i singoli responsabili che rispondono alle persone fisiche dei dirigenti del Comune di Recco. Questo significa che cittadini organizzati possono, in ognuno dei circa 6.700 comuni inadempienti, ricorrere allo stesso strumento, con il precedente di questa storica condanna della Corte dei Conti.

Ma chi arriva in soccorso ai comuni inadempienti? Ma mi pare ovvio, no? Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando (Pd). Il quale fa inserire nella legge di stabilità (art. 18) una generale sanatoria per tutti i comuni inadempienti, beffandosi tra l’altro di tutti i comuni virtuosi che hanno rispettato le direttive della Legge. Questo aspetto è grave per tre motivi principali:
  1. Beffarsi dei cittadini onesti e rispettosi della legge e premiare, tramite un trattamento differenziato e favorevole, i cittadini furbi e disonesti che se ne fregano della legge, è un comportamento immorale che arreca enormi danni al concetto stesso di Giustizia o di Stato di Diritto. Come sarebbe a dire? Chi rispetta la legge è un fesso, mentre chi non la rispetta può star tranquillo, perché tanto arriverà sempre una sanatoria a salvarlo? Un gran bel messaggio, proprio degno di un paese civile, non trovate? Senza contare che il ministro dell’Ambiente (proprio lui!!! Dell'ambiente!!!) si beffa di una decisione (giusta) presa in tema “Ambiente” dalla Corte dei Conti. Una totale sovversione dei principi e dei diritti.
  2. Si cambia rotta: la differenziata non è più una priorità. Il tetto del 65% slitta di altri quattro anni, sollevando i responsabili di tale inadempienza da ogni penalità riscontrata. Il paese fa marcia indietro sul tema dei rifiuti, dopo che la legge 156/2006 aveva lanciato un (timido) segnale di buona volontà.
  3. Multe dall’Europa: e i cittadini che pagano le tasse, mestamente, ringraziano. L’Europa prevede multe per un ammontare di circa 100 milioni di euro a causa eccessivo conferimento di rifiuti e discariche abusive o fuori norma. Tiriamo la corda in ogni settore, il cittadino è spolpato fino all’osso da impopolari e inutili tasse, l’Iva è arrivata al 22%... e questi ci buttano addosso persino una multa di una simile entità. Complimenti.
Insomma, i sindaci virtuosi lo prenderanno (come sempre accade nel Paese delle Meraviglie) in quel posto, mentre i furbi e i disonesti verranno (ancora una volta) premiati: come può l’Italia non premiare tutte quelle amministrazioni fallimentari, disoneste, lobbistiche, prevaricatrici e irrispettose della legge? Prendiamone atto: nel Paese dell’impunità, fregarsene della legge e dell’ambiente, è un atto piuttosto di moda. Tanto arriverà sempre il ministro di turno a salvarti il culo. Se invece sei uno onesto… beh, forse hai sbagliato a nascere italiano.

giovedì 28 novembre 2013

Renzi, il nulla

Incredibile: Renzi se la prende con Crozza e per le sue imitazioni! Da quest’anno, Crozza ha messo in scena una perfetta imitazione del sindaco di Firenze, giocando soprattutto sul fatto che il gggiovane politico di Rignano sull’Arno non dica assolutamente nulla nei suoi discorsi: solo vuoti giri di parole che non esprimono altro che la totale mancanza di contenuti e di argomenti. Un esempio qui sotto, se qualcuno non avesse ancora visto niente di Crozza nei panni di Renzi:


A dire il vero, non è proprio da quest’anno che Renzi viene imitato negli spettacoli del comico genovese: già gli anni passati potevamo vedere l’imitazione che Crozza metteva in scena, dipingendo Renzi come un bimbo, come uno talmente giovane che si portava pure dietro il vicesindaco, un tenero orsetto di peluche… Ve lo ricordate? Salve, son Matteo Renzi...


Dunque, per quale motivo Renzi s’incazza proprio ora con Crozza? Perché non se la prendeva prima, quando lo ritraeva con lo zainetto e con l’orsetto? Semplice: perché l’imitazione odierna rispecchia perfettamente la realtà – e la realtà fa male. Quella dell’orsetto vicesindaco era uno sfottò, una risatina spiritosa. Quella dei Renzini (40% di niente, 30% di Baricco e una spolverata di sinistra) invece, è satira: satira allo stato puro. E la satira, quando è fatta bene, comunica la verità (quella scomoda) tramite una caricatura di un personaggio politico. Quando la caricatura, tramite una risata, ti fa arrivare la vera essenza di quel personaggio politico, allora è satira ben fatta. Per quale motivo la satira di Crozza (quasi sempre) è buona satira? Perché coglie in modo perfetto l’aspetto più caratteristico di un personaggio politico. Il “Che figata” di Berlusconi è l’espressione che meglio rappresenta lo spirito del berlusconismo. Bersani, non ne parliamo nemmeno: scommetto che il 90% degli italiani quando pensa a Bersani, la prima cosa che gli viene in mente è Crozza mentre dice “Porco boia, ragassi”. Ingroia: credo che Crozza, con la sua perfetta imitazione, sia stato addirittura uno dei fattori del tonfo politico dell’ex magistrato. Persino Casaleggio: la parodia dell'uomo moderno con i capelli da Robert Plant dei Led Zeppelin che farnetica su un mondo post-apocalittico... Le utlime imitazioni, da Razzi a Marina Berlusconi (che altri non è che Berlusconi travestito!) sono un ulteriore conferma di quanto Crozza riesca alla grande, con delle semplici imitazioni, a cogliere lo spirito di questi personaggi, di coprirli di ridicolo – e qui arriva la cosa più importante – utilizzando unicamente le loro stesse caratteristiche. Questa è satira: verità portata all’estremo, critica convertita in risata.

L’imitazione di Renzi, con le sue praline dell’ovvio, non è da meno. Coglie perfettamente l’essenza (o meglio, la non-essenza) del candidato alla segreteria del Pd. E questa volta, Renzi non ci sta: non appena la satira arriva a cogliere il punto dolente di una personalità politica, arriva inevitabilmente il contrattacco. In questo, il “nuovo che avanza” non pare molto diverso dal “vecchio da rottamare”. Ma forse non solo in questo, dico bene?

Durante la presentazione del nuovo libro di Aldo Cazzullo (sic!) il gggiovane Renzi sbotta: “Crozza? Altro che leggerezza, cerca di dire che sono il nulla assoluto.” Beh, Crozza è andato abbastanza vicino alla realtà, se vogliamo usare un eufemismo. Come risponde Renzi a questa accusa?

I leader del centrosinistra pensano che sorridere sia un atto del nemico. La crisi ha ristretto i sogni delle ultime generazioni, ma possiamo farcela: se torneremo ad avere visioni ‘extra large’ l’Italia finalmente potrà smettere di piangere.

È fantastico: lo accusano di rappresentare il nulla più assoluto e lui risponde con altro nulla! I “sogni extra large”… Il nulla che avanza, altro che il nuovo! Ditemi che differenza c’è tra l’affermazione di Renzi che ho appena citato e questa:

Noi dobbiamo dare un colore alla paura. Dobbiamo prendere l'ansia a braccetto. Io voglio fare! Non durare, ma fare!

Trovate voi le differenze.

La politica che non ride della satira è una politica morta. È una politica che non ha spazio e che mai dovrebbe prendere quota. È quella stessa politica che cacciò Luttazzi con il famigerato editto bulgaro. È una politica che ha paura, perché non rappresenta più nessuno. Se il nuovo che avanza è così, vi prego, ridatemi il vecchio.

mercoledì 27 novembre 2013

Decaduto. E adesso?!?


Adesso cosa succede? Mi piace pensare al Presidente del Senato Grasso mentre pronuncia queste storiche parole:

“Si prega di accompagnare il senatore Berlusconi fuori dall’aula.”

Credo che queste parole potrebbero tranquillamente essere messe a confronto con altri frasi che resteranno scolpite nella storia del mondo, come “Un piccolo passo per me, ma un grande passo per l’umanità” o cose simili. Sì perché l’importanza che ha avuto ed ha tuttora Silvio Berlusconi, va molto al di fuori dei confini nazionali. Ormai tutto il mondo conosce, o meglio riconosce, l’Italia intera nella personalità di Silvio Berlusconi. Il cazzaro cresciuto, quello che si fa beccare al telefono mentre la Merkel aspetta, quello che dà di Kapo ad un parlamentare austriaco mentre parla di sole e mare anziché rispondere di illegalità e omofobia, quello che fa la figura del porco di fronte alla moglie di Obama (l’abbronzato Obama), quello che, poverino, ha i figli perseguitati come gli ebrei durante il nazismo. E così via. Tutto il mondo lo conosce e, ancora peggio, associa immancabilmente l’Italia e gli italiani ad un simile personaggio. I danni che ha causato Berlusconi all’Italia vanno ben oltre i nostri confini nazionali.

La decadenza di questo Nano della democrazia porta con sé aspetti davvero interessanti. Cosa succede adesso?

Beh, sicuramente si chiude una fase: la storia della Seconda Repubblica per come l’abbiamo conosciuta finisce qui. La seconda Repubblica è inevitabilmente dominata dalla figura di Silvio Berlusconi, persino più di quanto Andreotti dominò la storia della Prima. La grande capacità di Berlusconi (se mi è permesso usare le parole “Berlusconi” e “capacità” nella stessa frase, per quanto possa sembrare assurdo) è stata quella di fare dei problemi suoi personali i problemi di un Paese intero. Per anni, molti più anni di quanti ne abbia passati al Governo, il Parlamento italiano non si è minimamente occupato dei problemi del paese, ma solo e unicamente delle magagne giudiziarie di Berlusconi. La storia della Seconda Repubblica, che per comodità verrà ricordata nei libri di storia come “la Repubblica delle Banane”, si può riassumere facilmente come una grande bolla, scoppiata inevitabilmente dopo anni di rimandi, prescrizioni, leggi ad personam, eccettera eccetera eccetera.

Quello che succederà adesso dipenderà tutto dagli eredi politici di Berlusconi che, volenti o nolenti, siamo tutti noi.

La destra, o Nuovo (!) Centro Destra, farà quello che gli è possibile per contare ancora qualcosa a livello politico. Sarà essenziale, per la sopravvivenza di tutti gli esponenti della destra, essere capaci di balzare su un qualche carro per poter tirare ancora a campare. Un protrarsi infinito delle larghe intese, anche con forme diverse da quella attuale (che altro non è che un inciucio palese uscito allo scoperto dopo anni di inciucio sottobanco) parrebbe una buona opzione: sono convinto che tutti gli ex-berlusconiani ci metterebbero la firma a sostenere, insieme ad una finta opposizione, gli interessi trasversali di una classe politica degenerata da interessi personali e privati. In poche parole, gli “orfani” di B. cercheranno in tutti i modi di far assomigliare la Terza Repubblica agli aspetti più vili e occulti che hanno retto la Seconda.

La sinistra (se è possibile ancora chiamarla così) o meglio il Pd, si ritroverà a fare quello che ha sempre fatto: parlare del nulla, continuare ad andare avanti senza presentare alcun argomento o intenzione di riforma. Il motivo, l’assicurazione sulla vita, della persistenza della sinistra in Italia, è stato proprio Berlusconi. Il Cavaliere Condannato ha permesso alla sinistra di restare a galla per anni senza il minimo sforzo. Berlusconi rappresentava lo spauracchio perfetto per continuare a ricevere voti: “Votate per noi, altrimenti vince Berlusconi!”. È stato questo l’unico punto di tutte le campagne elettorali del centrosinistra dal ’94 ad oggi. Le larghe intese attuali e l’esigenza di costituire, assieme al “nuovo” centrodestra, un blocco di potere e di conservazione di poltrone, spingerà inevitabilmente il Pd a “trovarsi un nuovo nemico”. Il candidato più plausibile pare Grillo: quello che tenterà di fare adesso il Pd è cucire addosso al M5S lo stesso ruolo pseudodemoniaco che aveva Berlusconi. Basta guardare il programma presentato da Renzi in occasione della candidatura alle imminenti primarie Pd: l’unico punto concreto (perché di concreto non ha assolutamente nulla, tutta aria fritta) è rosicchiare voti a Grillo. “Votate noi, sennò vince l’antipolitica”: l’antipolitica sarà il nuovo nemico e, di conseguenza, il nuovo cavallo di battaglia della sinistra che, per giustificare qualsiasi inciucio, ricorrerà sempre e in modo sempre efficace allo “spettro del populismo”.

In tutto questo si inserisce il MoVimento 5 Stelle, unica forza politica fuori dagli schemi logici della Prima e Seconda Repubblica e vero fattore di cambiamento degli equilibri politici. Quale peso, quale entità sarà capace di avere il M5S in un’ipotetica “Terza Repubblica” post-berlusconiana? Questo è un punto interessante e credo che solo il tempo ce lo saprà dire. Perché qui sta il vero fattore X della questione. Abbiamo parlato sinora di “cosa farà la destra?” o “cosa farà la sinistra?” senza considerare l’elemento chiave: il popolo italiano sarà ancora così somaro da cascare nuovamente nei tranelli dei partiti che hanno distrutto il paese in questi 20 anni? Come accennavo prima, insomma: gli eredi del berlusconismo siamo noi. Che Terza Repubblica vogliamo costruire?

martedì 26 novembre 2013

Parole inopportune: “Giustizialismo”
















Altro appuntamento con la rubrica “Parole inopportune”. Mi riferisco a parole che vengono continuamente storpiate e utilizzate in modo improprio dai media e dalla nostra classe politica, con l’unico scopo di distorcere la realtà e trarre in inganno l’opinione pubblica. Dopo essermi occupato di termini come “Populismo” e “Antipolitica” nei precedenti appuntamenti di questa rubrica, oggi analizzerò un’altra parola chiave nella nostra scena politica nazionale odierna: “Giustizialismo”.

Purtroppo, stando all'utilizzo comune di questa parola, si cade nel regno della completa ignoranza politica. Qual è il significato originario di questo termine? Per Giustizialismo si intende la dottrina politica adottata dal Presidente dell’Argentina Peròn dal ’46 al ’54, caratterizzata da una “dichiarata equidistanza tra capitalismo e comunismo, da acceso nazionalismo”, da riforme sociali e spunti autarchici o corporativi. Il Partido Justicialista si poneva come primo obiettivo la difesa dei lavoratori, creando un forte accordo con i sindacati e la classe operaia. La parola stessa “Justicialismo” nasceva dall’unione di due concetti fondanti: “Giustizia” e “Socialismo”.

Con il passare degli anni, nel nostro paese, il significato di questa parola è stato completamente stravolto e usato strumentalmente per fini politici. Nell’ambito politico attuale (specialmente dal centrodestra berlusconiano) vengono dipinti come giustizialisti politici come Di Pietro e Ingroia (e ultimamente pure Beppe Grillo e il M5S) e giornalisti come Marco Travaglio e Peter Gomez, tutti personaggi che ovviamente non hanno alcun collegamento col Giustizialismo argentino: non mi risulta infatti che essi siano iscritti al Frente para la Victoria di Cristina Fernandez Kirchner.

Il fatto è che questa parola è piaciuta perché si prestava bene a ricevere un significato funzionale ad una precisa operazione politica. Ed ecco che, immancabilmente a seguito di qualche sentenza scomoda, si è passati a parlare di magistratura o di giudici giustizialisti, e così pure in concomitanza di particolari dibattiti politico-parlamentari si è denunciata la presenza di intenzioni o di spinte giustizialiste. Per cui il quadro si è fatto chiaro e l'intento della manipolazione pure: si voleva e si vuole tuttora (eccome!) far passare qualsiasi atto di giustizia sacrosanto (ma scomodo per alcuni) come atto di giustizia sommaria, come l'esito di volontà persecutorie e di intenti sbrigativamente giustizieri.

Certi "onorevoli" gridano al giustizialismo quando la giustizia, a loro parere, manca di garantismo. Ma il garantismo, principio invocato impropriamente dai berlusconiani per promuovere aberrazioni giudiziarie come il “legittimo impedimento” o il “lodo Alfano”, è al contrario già ben presente, è addirittura l’aspetto fondante del nostro codice di procedura penale: la presunzione di innocenza vale infatti fino alla sentenza definitiva. I cosiddetti “giustizialisti” non è che vogliono anzitempo dichiarare qualcuno colpevole. La loro vera "colpa" è che vorrebbero trattare questi "signori", questi “onorevoli”, alla stessa stregua di qualsiasi altro cittadino, e impedire loro do ricorrere a immunità e trucchetti artificiosi per sottrarsi alla giustizia.

Dunque, l’accusa di “giustizialismo” rivolta a giornalisti, politici o attivisti in generale, non è altro che un’altra parola storpiata e strumentalizzata a cui si cerca di dare un’accezione negativa e spregiativa, nel tentativo di screditare e di svilire le posizioni degli avversari politici. Nel gergo ignorante e becero dei vari pidiellini servi del loro padrone, ma anche di qualche finto progressista, vengono bollati come “giustizialisti” tutti coloro che vogliono che la legge sia applicata, nel rispetto della magistratura e del principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. L’idea infima e sottile che molti politici (ultimamente non solo nel Pdl) e molti media vorrebbero farci passare è che chiunque voglia semplicemente rispettare e applicare la legge sia un terribile “giustizialista”. Secondo la loro logica mostruosa, dovremmo forse non rispettare la legge per essere veramente giusti?!?

Il grosso problema è che qui, a forza di manipolazioni e stravolgimenti, si è arrivati a rovesciare completamente la scala dei valori e le norme elementari della convivenza civile, per cui oggi chi non rispetta le leggi è presentato come un furbo, mentre chi invece vi si attiene è considerato un fesso. La deriva verso uno Stato di "non-diritto", in cui i cittadini sono diversi di fronte alla legge, è prossima. Chi può, chi ha il potere, le facoltà, le conoscenze “giuste”, evade il fisco, ruba, corrompe, si prende gioco della giustizia, il tutto nella più completa impunità e sotto una luce di normalità giustificativa perché... "così fan tutti".

Ricordate l'epica scena del film “Signore e Signori,Buonanotte”? Mastroianni, nelle vesti di giornalista, chiedeva al politico onorevole (!) indagato per corruzione se non era il caso di dimettersi nell'attesa della conclusione del processo, ma riceveva allibito la seguente risposta: “Ma no, no: io non mi dimetto per combattere la mia battaglia da una posizione di privilegio. Dal mio posto posso agevolmente controllare l'inchiesta, inquinare le prove, corrompere i testimoni: posso, insomma, fuorviare il corso della giustizia.

Ebbene, violentare la Giustizia, devastare lo Stato, spolpare le risorse economiche, mandare a picco il Paese pur di arricchirsi, difendere i propri interessi e mantenere i propri privilegi, non è un vero e proprio atto criminale - e della peggiore specie?


In conclusione, è questa casta politica l’artefice di questa manipolazione, dell’uso strumentale ed errato della parola “giustizialismo”; un atto disonesto e criminale, che ha lo scopo di mettere in cattiva luce tutti quei cittadini onesti e rispettosi della legge, nella loro richiesta (sacrosanta) di vera giustizia.

lunedì 25 novembre 2013

Berlusconi, Mangano e la novella dello stento


La novella dello stento
Che dura tanto tempo
Chi la vuol sentire?

Io no. Questa di Berlusconi è una lungagnata che un paese civile ci avrebbe messo 5 minuti a levarsela di torno. Inquisito? In un altro paese un politico inquisito si sarebbe dimesso subito. Condannato? In 5 minuti sarebbe stato espulso dal Parlamento: rito abbreviato. In Italia? Una novella dello stento che va avanti, all’italiana, nel modo peggiore.

È molto triste vedere che ancora esiste gente che sta dietro a B. e a quello che dice, non tanto perché dica cazzate (e le spara sempre grosse), non tanto perché sia un delinquente (e non solo perché condannato per un gravissimo reato), ma soprattutto perché dice le stesse cose che ripete assiduamente da 20 anni. È questa l’essenza della novella dello stento, si ripete, sempre uguale, all’infinito: non importa cosa risponderai alla domanda “La vuoi sentire?”, la fine della novella non la sentirai mai, perché si tratta di una tiritera infinita.

Berlusconi chiede (o meglio, pretende) la grazia da Mastro Napolitano che, poverino, ha già tanto da fare: non è facile mandare avanti questa baracca delle larghe intese. E mentre il governo Lettamaio sembra sempre più autonomo dalle bizze di B., lui continua imperterrito con i soliti refrain degli anni 90.

Proprio ora è tornato in ballo con un suo vecchio cavallo di battaglia, gentilmente prestatogli dal compare Marcello Dell’Utri, condannato per Mafia: “Mangano è un eroe”. Dell’Utri (quello stesso Dell’Utri che disse che il fascismo era finito perché “Mussolini era troppo buono”, mica cattivo “come Stalin”, e che i libri di storia dovevano essere revisionati in quanto “condizionati dalla retorica della Resistenza”) disse che Mangano era un eroe, perché non aveva vuotato il sacco a proposito dei rapporti con Berlusconi e con la criminalità organizzata. Mangano era tutt’altro che un eroe, bensì un sanguinario mafioso. Adesso vediamo cosa dice quel delinquente di Berlusconi:

Sapete quante ingiurie ha avuto Dell'Utri perche' defini' Mangano un eroe?” Eh, povero Marcello, non si può più nemmeno definire “eroe” un “bravo ragazzo” come Mangano. “Cercavo qualcuno che si intendesse di cavalli e non lo trovavo e Marcello aveva conosciuto alla lontana questo signore, lo interpellò e lui accettò”: la vedete la novella dello stento, che dura tanto tempo? Ancora con la storia dei cavalli… E i giovani di Forza Italia che ascoltano e annuiscono!!! “Si mise con alcune persone vicine alla mafia e accusato addirittura di omicidio e messo in carcere.” Sai com’è, è questo il trattamento che dovrebbe essere riservato ai mafiosi. “Venne assalito dal cancro e ogni giorno un pm gli diceva: ti mandiamo a casa se ci racconti i rapporti tra Dell'Utri e la mafia, tra Berlusconi e la mafia. Lui non voleva farlo. Ebbene, sapete quando lo hanno mandato a casa? Quando è morto. Credo che Marcello abbia detto bene quando lo ha definito un eroe.Un mafioso che non parla, per il nostro ex Presidente del Consiglio, è un eroe.


Torniamo un attimo al giochino iniziale: ve lo immaginate all’estero un politico che dice una cosa del genere? Sono stufo e disgustato, oltre ogni limite, da questa classe politica figlia e complice del berlusconismo: B., i suoi e gli alleati piddini. La feccia dell’Italia.

domenica 24 novembre 2013

Uno spettro s’aggira per l’Europa


Dopo il mio post di ieri, ho avuto una reazione da parte dei lettori che non mi aspettavo: io avevo preso semplicemente “spunto” dalle parole di Enrico LettaBasta tasse, sennò Grillo prende il 51%” per poi trattare la tematica dell’utilità di una politica di austerity, una politica assolutamente fallimentare e controproducente, come dimostravano tutti gli interventi di Stiglitz e Krugman che ho riportato nel post. Il “punto di partenza” delle parole di Letta l’ho “liquidato” in due righe perché mi sembrava talmente ridicolo che la cosa migliore da farsi era semplicemente ignorarlo. Vedendo però nella stragrande maggioranza dei vostri commenti rimarcare e sottolineare la stupidità di Letta, che lo ha portato a coprirsi di ridicolo con la battuta del “51%”, in una figura di merda di proporzioni bibliche, ho rivisto la mia posizione: parliamo di questa uscita del Presidente del Consiglio.

Letta ha detto: “Se si continua con tasse e tagli Grillo avrà la maggioranza. Basta con tagli e tasse o Grillo arriva al 51%.” Detto in altre parole, se la politica continua ad applicare misure impopolari come nuove tasse e tagli ai servizi al fine di contenere la spesa pubblica, la gente s’incazza e finisce che il MoVimento 5 Stelle vince le elezioni, europee o italiane che siano. Della serie: “Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro del populismo”. L’idiozia di Letta mi aveva inizialmente lasciato indifferente, ma in queste parole, a pensarci bene, si cela in realtà tutta l’essenza della classe politica dirigente degli ultimi anni. Pensateci bene: questi è da anni che adottano politiche di austerity, forse anche prima del governo tecnico di Monti. Perché le parole di Letta racchiudono l’essenza di questa classe politica? Eccolo facilmente spiegato:

L’ignoranza: Letta si dimostra estremamente ignorante in materia dicendo questo. Il motivo per cui politiche di eccessiva tassazione e drastici tagli di servizi non vanno fatte, non è tanto perché siano profondamente sbagliate e controproducenti, ma perché… GRILLO SENNO' PRENDE IL 51%??? Fatemi capire, questo significa che se non ci fosse stato l’elemento di “disturbo” rappresentato dai grillini, questa politica avrebbe continuato imperterrita ad adottare queste misure? Letta, e con lui tutta la classe politica dirigente, è ignorante in materia perché non sa che queste sono politiche fallimentari, e dunque è da considerarsi inadatto a ricoprire un simile ruolo. Un Presidente incapace, "The Wimp President", una classe politica da mandare in cantina, perché assolutamente incompetente.


La disonestà: cosa c’è di più disonesto di questo? Sapere che certe politiche non servono a nessuno, tranne che per la conservazione di una casta politica autoreferenziale e degli interessi di una ristrettissima élite di privilegiati, e comunque attuare ugualmente queste politiche finché non arriva “un Grillo qualunque” a mettere i bastoni tra le ruote? Questo sottolinea ancora più nettamente l’indubbio fattore meritorio di Beppe Grillo, che ha giocato un ruolo fondamentale per risvegliare, se non la maggior parte delle coscienze, comunque qualche milione di coscienze di italiani che non riuscivano più a indignarsi per le nefandezze dei politici, e per aver portato all'attenzione nazionale temi di cui prima la stampa si guardava bene dal trattare.


Profittatrice: questa casta avrebbe continuato praticamente indisturbata nell’azione distruttiva che tuttora compie nei confronti del paese, della nostra economia e del lavoro su cui si dovrebbe fondare la nostra Repubblica. Come la vogliamo chiamare questa, se non una classe dirigente profittatrice che mangia sulle spalle dei cittadini? Approfittare di una condizione di indisturbato privilegio finché è possibile approfittarne: questo è l’abc del manuale del perfetto politico italico, ladro fino nel midollo.


Idiota: se prendiamo per buone tutte le cose appena dette, pare evidente che solo un idiota si metterebbe ad ammettere bellamente, come ha fatto Letta, la verità riguardo alle menzogne dette finora a tutti gli elettori. Mi ricorda un po’ quella scena del film in cui Giandomenico Fracchia entra nel marasma più completo davanti al suo capo, mentre sprofonda seduto sul puff: “Mi sono fatto la spia da solo…!

Lo avete visto tutti: questa classe politica, capeggiata degnamente da Letta nipote di suo zio e burattino di Napolitano, è ignorante, disonesta, profittatrice e idiota. Vogliamo davvero essere più idioti di loro e dargli ancora la possibilità di governare questo paese?


Faber est suae quisque fortunae!

sabato 23 novembre 2013

Grillo al 51% e Letta in cantina


Enrico Letta ha affermato a Berlino: “Se si continua con tasse e tagli Grillo avrà la maggioranza. Basta con tagli e tasse o Grillo arriva al 51%.” Letta dice che occorre un’inversione di marcia nelle politiche economiche europee per contrastare l’avanzata dei “populisti alla Beppe Grillo”. In pratica, sta dicendo in Europa che l’unico modo per far sì che la gente elegga ancora i partiti “tradizionali” e l’attuale classe dirigente europea, salvando così l'Europa dai populisti è di mettere in atto politiche più (ehm…) “populiste”?

A parte la buffa scenetta in questione, in cui Letta si ricopre di ridicolo, occorre sottolineare che proprio oggi sul Corriere in prima pagina non si parla certo di “Basta tasse o tagli”: “Rischio rincari per togliere l’Imu, per la tassa sulla casa copertura anche dalla benzina.” Mi chiedo con quale faccia vada il premier Enrico Barzel-Letta in Europa a dire queste sciocchezze; i soldi ci sarebbero per tutto, basta avere la volontà (politica) di andarseli a prendere: evasione fiscale, sprechi della casta, pensioni d’oro, gioco d’azzardo, finanziamento pubblico a giornali e partiti politici, tassazione sulle rendite finanziarie, far pagare le tasse alla Chiesa, etc.


Ma analizziamo la questione centrale del discorso di Letta, vale a dire non le solite accuse (vuote e insensate) di populismo a chiunque non sostenga i partiti che hanno rovinato l’Italia, bensì il discorso “Basta tasse”: l’austerity funziona?

Non secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz: “L'austerità non è la soluzione, anzi, non fa che peggiorare la crisi.” Per Stiglitz (che certo non è un grillino populista e demagogo, poi Letta magari dirà anche la sua su questo) le scelte che operano governi e tecnici per ridurre il deficit pubblico tramite i tagli alle spese pubbliche e nuove impopolari tasse, sono scelte economiche che funzionano solo in casi di piena occupazione lavorativa: in caso contrario, portano inevitabilmente alla recessione più buia. Detta in parole povere, quando vige un regime di austerità cosa succede? La domanda ovviamente diminuisce e, quando la domanda è diminuita, allora diminuisce anche la “crescita” con un conseguente aumento della disoccupazione. Una possibile sterzata delle politiche economiche verso gli interessi della popolazione più debole (una sterzata “populista”, direbbe il Presidente del Consiglio) porterebbe immediatamente a molteplici risvolti positivi. Basti pensare all'inversione della pressione fiscale che ne deriverebbe: quell'1% che detiene il 25% della la ricchezza di un determinato paese si troverebbe improvvisamente a sostenere una maggiore tassazione, specialmente sulle rendite finanziarie, mentre alla fascia economicamente più debole verrebbe immediatamente alleviato l'enorme impatto determinato da un'eccessiva tassazione. Stiglitz sottolinea come la politica di G. W. Bush negli USA è stato l'esatto contrario, così come la gigantesca tassazione che viene applicata nel nostro paese alle piccole imprese ed ai lavoratori dipendenti. Una ridiscussione ed una conseguente inversione di marcia della tassazione alle classi sociali più o meno agiate sarebbe, al contrario, perfettamente auspicabile. Questa idea è condivisa anche da un altro famoso premio Nobel, economista e saggista americano, che certo non appartiene alla cosiddetta “deriva populista” dell’Europa: Paul Krugman. “Molti pensano che i cittadini spagnoli e greci stiano semplicemente rimandando l’inevitabile, protestando contro sacrifici che, di fatto, devono essere fatti. La verità è, invece, che chi protesta ha ragione. Una maggiore austerità non servirà a nulla; i veri irrazionali, in questo contesto, sono i c.d. “seri” politici e funzionari che chiedono altri sacrifici.Questo dice Krugman.


Concludo riportando ancora un’affermazione di Joseph Stiglitz, che a proposito di Europa (e di uscita dall’Euro) ha affermato: “Diventa urgente che l’Europa e gli Stati Uniti cambino la loro struttura economica. La rigidità delle politiche non sono la soluzione. […] Ci sono vantaggi e svantaggi ad avere un grande mercato come l'Europa. Ma se non lo si può riformare, io non credo che non sia poi così male tornare alle vostre vecchie monete. Le unioni monetarie spesso durano soltanto un breve periodo di tempo. Ci proviamo, e o funziona o non funziona. [...] L'idea che sarebbe la fine del mondo è sbagliata. Sarebbe un periodo molto difficile, ma la fine dell'euro non sarebbe la fine del mondo.” Insomma, pare che la parola d’ordine per salvarsi dalla crisi economica sia “ripensare”: occorre ripensare le nostre posizioni su politiche di austerità e moneta unica. Vanno riviste, praticamente da zero: ora, Letta potrà anche dire che questo è “populismo”, ma a me pare solo buon senso.

venerdì 22 novembre 2013

Internet nella Costituzione: si può fare?


Proprio mentre l’attuale maggioranza pensa di dare sbocco pratico alle parole di Gasparri (“Abbiamo cambiato la Costituzione di fatto, lasciatecela cambiare anche di diritto”) in un tentativo furbesco di modificare la Costituzione in senso presidenzialista, arriva proprio dal MoVimento 5 Stelle, principale antagonista di tali modifiche alla Carta, una proposta di modifica (o meglio, di integrazione) di un articolo della Costituzione della Repubblica. Addirittura un articolo appartenente alla prima parte della Costituzione: l’articolo 21.


La prima parte della Costituzione e, nello specifico, il Titolo Primo (quello che tratta i rapporti civili nella parte dedicata ai diritti e i doveri dei cittadini) è considerata da (quasi) tutti assolutamente intoccabile, senza se e senza ma. Tuttavia, non deve stupire che proprio un movimento come quello dei “grillini”, che si sono battuti con un’insolita quanto importante protesta sul tetto di Montecitorio in difesa della Costituzione, si apprestino ad una modifica di un articolo della prima parte della Carta, in quanto, come già detto, si tratta di un’implementazione più che di una vera e propria modifica.

La sto “facendo lunga” su questo punto perché presto, non appena anche i media si saranno accorti di tale proposta di legge, partirà come al solito una campagna diffamatoria del tipo “Anche i grillini, che tanto protestavano sull’articolo 138, vogliono cambiare la Costituzione!”: apriti cielo.

Leggiamo l’articolo in questione:

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

L’articolo 21 è estremamente importante, è l’articolo che fondamentalmente sancisce il principio di libertà di stampa. È dunque un soggetto estremamente delicato, occorre metterci le mani con cautela. Credo infatti sia particolarmente appropriata la scelta dei 5 Stelle di non apportare alcuna modifica, ma semplicemente inserire il seguente comma, tra il primo ed il secondo comma esistenti:

“Tutti hanno il diritto di accedere liberamente alla rete Internet. La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale al fine di rendere effettivo questo diritto. La legge promuove e favorisce le condizioni per lo sviluppo della tecnologia informatica.”


L’idea stessa di inserire internet nella Costituzione, inteso come libertà di accesso alla Rete, sarà vista da molti come fumo negli occhi: inutile girarci intorno, siamo un paese retrogrado da questo punto di vista. Ancora troppe persone non hanno capito completamente né cos’è la Rete, né come possiamo servircene per rendere migliore la nostra vita. Molti italiani sembrano spaventati, quasi come da un ignoto fantasma, da Internet e dalle sue potenzialità. Molti sentono di vivere bene senza il computer, semplicemente perché non sanno che la Rete è uno strumento che ci viene messo in mano, arrivando invece a pensare che siano loro stessi a divenire schiavi di un computer. Mi riferisco alla popolazione over 60 in genere, ma non dobbiamo tralasciare i giovani, che troppo spesso non capiscono che internet serve a qualcosa di molto più pratico che trovare gli amichetti su Facebook. La Rete ci interconnette, e l’umanità interconnessa, intesa come intelligenza collettiva, tende all’infinito.

L’iniziativa di introdurre questo principio/diritto addirittura nell’articolo 21 della Costituzione lascia intendere ancora più marcatamente quanto sia smaccatamente provocatoria questa intenzione: inserire il libero accesso alla Rete proprio in questo articolo significa, di fatto, scriverlo nelle tavole sacre che costituiscono la nostra Repubblica. Il problema qual è? Non certo la proposta di legge in sé: la Rete è uno strumento indispensabile in ogni democrazia moderna e ci stiamo avviando verso un futuro in cui non c’è democrazia senza libero accesso alla Rete (o forse ci siamo già): pare invece che il problema di questa proposta sia rappresentato proprio dall’arretratezza italiana in questo campo, non tanto a livello tecnologico, ma a livello mentale.

Inserire questa norma nella Costituzione adesso significa di fatto introdurre un concetto (sacrosanto) che non è però minimamente presente nella mentalità della stragrande maggioranza degli italiani. Credo che ancora oggi almeno 3 italiani su 4 non abbiano familiarità con questo principio, con l’idea di intendere l’accesso alla Rete come una libertà fondamentale dell’individuo e della collettività. Si rischierebbe insomma di introdurre una tematica nella Costituzione che si rivelerà troppo più avanti di come lo sia il popolo italiano.

Detto questo, però, voglio sottolineare un aspetto fondamentale: come afferma il magistrato Roberto Scarpinato in un libro che consiglio a tutti di leggere almeno due o tre volte (Il Ritorno del Principe), la Costituzione italiana, sin dalla sua promulgazione, è sempre stata avanti (molto avanti) al livello di cultura e di senso civico rispetto alla media della popolazione italiana. Basti pensare agli articoli fondamentali:  dov’è la pari dignità dei cittadini di cui parla l’articolo 3? È proprio vero che la Repubblica rimuove “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”? La nostra Costituzione, soprattutto la prima parte, non aspetta altro che essere semplicemente attuata, perché ancora non siamo che la brutta copia (una bruttissima copia) della Repubblica descritta nella Carta.

Vorrei concludere con una piccola analisi riguardante la proposta di modifica costituzionale del MoVimento 5 Stelle. Non facciamoci illusioni. Questa proposta è una manna, una vera evoluzione della nostra società e della nostra informazione: proprio per questo, non passerà MAI. I partiti che dovrebbero votarla, se mai verrà votata, sono gli stessi artefici delle larghe intese, della novella dello stento sulla decadenza di Berlusconi, della fiducia alla Cancellieri, della service tax, del porcellum. Allora a che cosa servirà proporre una legge del genere? Ve lo dico io: a parlarne. Semplicemente, parlarne! Portiamo all’attenzione della gente la tematica della libertà di accesso alla Rete. Suggeriamo alle persone che è possibile informarsi di più (e meglio) spengendo la Tv e accendendo un computer. Facciamo capire che il principio di libero accesso alla Rete è il fratello del principio di libertà di informazione, presente nell’articolo 21 della Costituzione. E che non può esserci né libertà né democrazia senza una libera e corretta informazione. È la cosa più importante: parliamone.

giovedì 21 novembre 2013

Vincenzo De Luca, i suoi processi e i deliri d’onnipotenza


Altro avviso di garanzia per il sindaco più amato d’Italia, Vincenzo De Luca!

Vincenzo De Luca è il sindaco di Salerno al suo quinto mandato consecutivo (è sindaco di Salerno dal 1993 a oggi) e si è distinto per essere il sindaco più votato d’Italia. Oltre che all’incarico di sindaco, il nostro soggetto è anche viceministro alle Infrastrutture e Trasporti del governo Letta. Esponente di punta del Partito Democratico campano, non è certo nuovo al problema del doppio incarico: era già stato allo stesso tempo sindaco e deputato alla Camera dal 2001 al 2008, con un record di assenze davvero invidiabile (il decimo deputato più assenteista d’Italia). Fu curioso anche il suo appoggio al dirigente piddino Carmine Lo Sapio per la carica di primo cittadino di Pompei: Lo Sapio, proprio come De Luca, è stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio. Mentre il sindaco più amato d’Italia cerca di procurarsi consensi per candidarsi (e stavolta vincere) alle elezioni per la Regione Campania, arriva (toh!) un’altra indagine giudiziaria sul suo operato.

Il cantiere, conosciuto come progetto “Crescent” e attualmente sotto sequestro per ordine dei carabinieri del comando provinciale di Salerno, ha destato numerosi dubbi e incertezze riguardo alla sua attuazione, in quanto si tratta di una sorta di cementificazione massiccia di abitazioni, uffici, locali commerciali e box auto, per un totale di 90.000 metri cubi di complesso architettonico. Un mostro lungo 300 metri e alto 30, costruito proprio a ridosso della spiaggia di Santa Teresa, nei pressi del corso d’acqua sotterraneo del Fusandola. I vari comitati contrari alla cementificazione sottolineano il rischio idrogeologico che questa enorme opera inutile comporterebbe.

Vincenzo De Luca deve averci fatto l’abitudine ad essere indagato, tanto è che sul suo profilo Facebook scherza: “Ogni opera pubblica, un procedimento giudiziario. Ogni variante urbanistica, un avviso di garanzia. Oggi arriva quello relativo al Crescent. Tranquilli!!! Siamo in perfetta media inglese.” Avete capito? Il megasindacogalattico De Luca si permette pure di scherzare, nonostante anche la sua famiglia sia stata indagata per altri reati, lui che ormai si sente nel bel mezzo di uno spregiudicato delirio di onnipotenza (disse: “A Salerno, mi votano anche le pietre”). Peccato però che ci sia ben poco da scherzare:
  • Sversamento illegale di rifiuti nel sito di Ostaglio. Reato estinto per prescrizione. I rifiuti di Ostaglio furono oggetto di un enorme incendio nel 2001.
  • Condannato a versare 23.000 euro dalla Corte dei Conti di Napoli per il procedimento “Stipendi d’oro” che ha coinvolto i dirigenti del comune di Salerno e i loro stipendi.
  • Condannato per diffamazione aggravata ai danni di Marco Travaglio: “Quel grandissimo sfessato di Travaglio, che aspetto di incontrare per strada al buio qualche volta a Roma… questo pipì… Aspetto di incontrarlo al buio…
  • Processo MCM, indagato per truffa e falso: procedimento in corso.
  • Processo Sea-Park, indagato per corruzione, truffa aggravata, truffa, falso, associazione a delinquere e concussione. Processo tuttora in corso.

Ed ora, last but not least, si aggiunge anche il procedimento penale sul cantiere “Crescent”. Quello che più mi stupisce, a questo punto, è il fatto che troviamo in Vincenzo De Luca, che a tutti gli effetti è un esponente di punta di quello che dovrebbe essere il discendente “storico” dell’ex PCI, la stessa bieca filosofia e lo stesso ignobile modus operandi della peggiore destra imprenditrice. Non esiste alcuna differenza, quando si parla di lucro e di affari, specialmente illeciti, tra la cosiddetta fazione “democratica” di “centrosinistra” e la cosiddetta fazione “liberale” (!) ossia di “centrodestra”. È tutta un’enorme “pappa” che ha ben chiari i veri motivi della propria esistenza come “casta politica”: si tratta di interessi privatistici, personali e affaristici, che tutto sono, tranne che politici. Mettiamocelo bene in testa. Non è un caso che sulla stessa pagina Facebook in cui De Luca pubblica queste schifezze si trovino centinaia di commenti dei suoi “sostenitori” che utilizzano espressioni come “La magistratura è il cancro della democrazia” o “Riforma della giustizia subito! E' giusto che, se sbagliano, anche i magistrati paghino e vengano rovinati!!!”. Sbaglio, o pare di leggere la bacheca di Silvio Berlusconi? Costatare che si leggano queste parole tra i seguaci dei “teorici oppositori” del berlusconismo dovrebbe far seriamente riflettere qualsiasi elettore del Pd.

Questo atteggiamento, folle e sconsiderato, privo di ogni preoccupazione verso i cittadini e di attenzione verso il territorio, lo vediamo nella sua versione più tragica proprio in questi giorni, con i terribili fatti avvenuti in Sardegna, quando la Terra, in qualche modo, vendica quella mancanza di rispetto verso il territorio dimostrata da questa classe politica cieca e disposta a tutto.

mercoledì 20 novembre 2013

La sfiducia alla Cancellieri e il significato delle parole


È un episodio che dovrebbe farci riflettere, quello del caso Cancellieri. Un ministro della Giustizia (e sottolineo: della Giustizia) che dice alla compagna di Ligresti “Qualsiasi cosa possa fare, conta pure su di me” per poi scoprire, magicamente, che la figlia di Ligresti è stata scarcerata grazia all’interessamento della Guardasigilli, non è un ministro della Giustizia serio. Le richieste di dimissioni sono sacrosante, ma dirò di più: in un paese serio e civile, un ministro che viene beccato a fare una cosa del genere si dimetterebbe non appena questi scandali fossero resi pubblici. In un paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di una mozione di sfiducia, un ministro si dimetterebbe per buon senso e per decenza. Cosa che da noi, ahimè, non succede. Anzi, se prendiamo in considerazione la mozione di sfiducia presentata dal M5S, ci troviamo improvvisamente nel campo delle vere comiche politiche: una mozione giusta, legittima e condivisa da tutti e quattro i candidati alle primarie del Pd, nonché dalla quasi totalità delle forze politiche in parlamento. Non si può votare quella mozione, perché? Perché è stata presentata dai grillini. Dico, stiamo scherzando? Qui stiamo parlando di una mozione di sfiducia, non si tratta di un atto politico: eppure, ancora una volta, le proposte che arrivano dal M5S sono considerate “invotabili a priori”, inaccettabili in quanto tali. Civati addirittura voleva presentare la stessa identica mozione, solo firmata da membri del Pd, per renderla “votabile”: aiuto!!! Questi sono pazzi!!!

Veniamo al punto: la Cancellieri si deve dimettere perché un politico, come diceva Borsellino, oltre che essere onesto, deve anche sembrare onesto. Vale a dire, anche se non sei indagato, sei incensurato e non hai commesso alcun reato, a seguito di un simile scandalo, che ha determinato comportamenti inaccettabili, hai l’obbligo morale di dimetterti. Per inciso: Josefa Idem si è dimessa per molto meno (e doveva assolutamente dimettersi) ed è stata spinta a farlo persino dal premier Enrico Letta, nonostante si trovi ancora al governo con un pregiudicato evasore fiscale come Berlusconi. Abbiamo visto anche il caso dell’intercettazione tra Vendola e Archinà: Vendola deve dimettersi. Non perché ha commesso qualche reato, che in effetti non ha commesso affatto, ma per un motivo semplicemente morale che è un aspetto imprescindibile di un politico. Allo stesso modo, la Cancellieri dovrebbe dimettersi prima ancora della votazione di sfiducia, se si trattasse di una persona responsabile. Che, a quanto pare, non è.

I piddini invece si muovono, ballano e piroettano intorno al significato delle parole, in una danza che di morale ha veramente poco. Leggiamo le parole di Enrico Letta:

Sarò molto breve. La sfiducia al ministro Cancellieri sarebbe una sfiducia al governo. So che la pensiamo diversamente ma vi chiedo un atto di responsabilità come comunità, l'unità del Pd è l'unico punto di tenuta del sistema politico italiano. La richiesta di sfiducia contro Annamaria Cancellieri è un'aggressione politica. E va considerata per quello che è: un atto politico. La risposta deve essere un atto altrettanto politico: un rifiuto. Viviamo un passaggio estremamente complesso che ci porterà a una situazione migliore. È in questa prospettiva che vivo il mio ruolo di responsabilità di presidente del Consiglio.

La sfiducia al ministro Cancellieri sarebbe una sfiducia al governo.Falso. È proprio Enrico Letta a volerla mettere su questo piano. Letta, in modo subdolo e spavaldo, si sta arrogando il diritto di rendere la questione di un singolo, il ministro della Giustizia, questione di un governo. Non è altro che un “ricattino” con cui il premier vuole costringere tutti, nel suo partito e comunque nella maggioranza, a votare contro un atto dovuto e civile, come le dimissioni della Cancellieri.

Vi chiedo un atto di responsabilità.” Vedete come giocano con le parole? Qui non si parla di responsabilità. Responsabilità è una delle parole più abusate dai politici italiani. Ricorrono a questo termine ogni volta che non sanno più che pesci prendere per pararsi il culo. Si chiama “paraculismo”, altro che senso di responsabilità!

La richiesta di sfiducia contro Annamaria Cancellieri è un'aggressione politica.Falso anche questo. È una richiesta di responsabilità (quella vera) che le persone oneste di questo paese devono esigere. Chi commette un atto tanto inaccettabile, non può ricoprire la carica di ministro, né di rappresentate politico. Altro che aggressione politica: è semplicemente un atto di civiltà, quello che si richiede alla Cancellieri.

E va considerata per quello che è: un atto politico.” La richiesta di dimissioni di una persona che ha dimostrato di non poter rappresentare degnamente questo paese è un atto responsabile, non un atto politico. Letta tenta di “dare un colore” a questa richiesta, di darle un colore politico. “Lo propongono loro, non possiamo certo scendere a compromessi!” sembra che dica così. Qui stiamo parlando di un ministro della Giustizia, per Dio, non di un ministero qualsiasi. Possibile che non riusciamo a mettere uno onesto neanche in un ministero del genere?

Il nuovo dizionario Lettiano rivolta il significato delle parole a suo uso e piacimento, senza provare la minima vergogna nel prendere per il culo elettori, governo e opposizione. Un atto civile diventa un atto politico. Una richiesta di responsabilità diventa un’aggressione politica. Un presidente paraculo diventa un presidente responsabile. La sfiducia a uno diventa la sfiducia al governo. Letta mente, senza pudore e senza vergogna. È quanto di peggio abbiamo avuto in Italia dal dopoguerra in poi. Sì, persino peggio del Nano.



Morale della favola: la mozione, se mai si voterà, verrà respinta, prendendosi gioco ancora una volta della volontà degli italiani e del senso di responsabilità e moralità che dovrebbe governare la politica. I quattro replicanti (Civati, Cuperlo, Pittella e Renzi) candidati alla guida del Pd hanno già detto pubblicamente che accetteranno il diktat di Letta. Sono tutti uguali. Servono ancora ulteriori dimostrazioni al riguardo?

martedì 19 novembre 2013

Firenze boccia Rifiuti Zero


Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha bocciato la mozione riguardante l’introduzione della strategia Rifiuti Zero.

Rifiuti Zero è una strategia che si propone di ripensare completamente la produzione, attraverso un riutilizzo ciclico delle risorse, cosa che permette di avvicinarsi al livello “Zero Rifuti” e di ridurre dunque al minimo la quantità di rifiuti destinati alla discarica.
 
La strategia Rifuti Zero è stata già attuata in 72 comuni italiani, il primo dei quali fu proprio un comune toscano, quello di Capannori (Lucca). Ieri, la culla del rinascimento avrebbe potuto intraprendere questo percorso virtuoso ma, ahimè, a Firenze governa il Partito Democratico.

La mozione in Consiglio comunale a Firenze è stata presentata da Ornella De Zordo (perUnaltracittà) e scritta in collaborazione con tutti i movimenti di cittadini fiorentini e toscani. I motivi per cui una mozione finalizzata ad una gestione virtuosa, attenta alla salute e conveniente a livello economico possa essere bocciata in questo modo rimane un mistero. O meglio, si capisce fin troppo bene, viste le motivazione che il Pd, colpevole di aver bocciato la mozione, ha rilasciato: a quanto pare, il Pd non riteneva opportuno “fare il gioco dell’oca” e tornare indietro per attuare una nuova strategia per la gestione dei rifiuti, dato che quella attuale funziona già egregiamente. Questa è la principale motivazione che ha spinto il Pd a votare in modo compatto e unanime contro Rifiuti Zero.

L’attuale strategia funziona già egregiamente? A Firenze la raccolta differenziata è pari al 45% delle tonnellate complessive di rifiuti, a fronte di un minimo del 65% previsto dalla legge. 65% che, peraltro, non è niente, se si considerano le percentuali di 85%-90% raggiungibili con Rifuti Zero. Non mi pare che questo dato sia particolarmente positivo!

L’incenerimento di rifiuti non “termovalorizza” proprio una mazza, questo deve essere chiaro. In quasi tutti gli impianti di “termovalorizzazione” l’energia utilizzata per bruciare è addirittura superiore all’energia che viene creata. Senza contare gli enormi danni a livello di inquinamento e di salute. Ma forse il caro Renzi non ci crede a queste cose? Sentite cosa diceva qualche anno fa:


La triste realtà è che persino Galli (Pdl) e Razzanelli (Lega) hanno votato a favore di Rifiuti Zero. Il Pd, che “dovrebbe” rispecchiare invece valori di sinistra, ha votato contro qualcosa che proprio a sinistra era sempre stato un cavallo di battaglia, anche se da tempo ormai non è più così: i principi ambientalisti. Il motivo per cui il Pd vota contro Rifiuti Zero è semplicemente un motivo legato al voto di rappresentanza: cosa rappresenta realmente il Pd? Quali poteri stanno dietro al gggiovane Renzi? I poteri forti e le lobby dell’incenerimento e delle discariche. Non c’è alcun dubbio a riguardo. E la cosa più divertente (si fa per dire) è che questo ce lo ritroveremo presto Presidente del Consiglio, perché la gente ancora si ostinerà a votare Pd, condannandoci a venti anni di Renzi, dopo un triste ventennio berlusconiano.

Dobbiamo avere la forza di cambiare. Dobbiamo smetterla di votare questi criminali al soldo di interessi privati, non rappresentano più nessuno se non le lobby ed i poteri forti. La bocciatura di Rifiuti Zero ieri a Firenze dovrebbe servire come esempio: fate quello che volete, ma non votate per il Pd. È quanto di più sporco e ipocrita possibile nella scena della politica italiana. Basta col Pd, basta con Renzi, basta con questa classe politica. Basta, basta, basta.
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