lunedì 18 novembre 2013

Ci meritiamo o no il reddito di cittadinanza?


Ho trovato davvero interessante leggere, su questo blog e su altri siti d’informazione, alcuni commenti a proposito della proposta di legge del M5S riguardante l’introduzione del reddito di cittadinanza.

Questi commenti a cui mi riferisco si concentravano tutti su un punto: “il reddito di cittadinanza non si può fare perché si incentiva il lavoro in nero”. Prima di analizzare questa contestazione all’introduzione di tale reddito, occorre sintetizzare nuovamente cosa prevede questa proposta di legge.
  1. Introduzione di un reddito a tutti i cittadini disoccupati, italiani o stranieri (con almeno 2 anni di residenza in Italia), pari a 600 euro netti al mese.
  2. I centri per l’impiego e le agenzie formative lavorano per proporre ad ogni cittadino disoccupato 3 colloqui lavorativi consoni alla propria istruzione e alle proprie capacità specifiche: dopo 3 rifiuti, si perde il diritto al reddito di cittadinanza.
  3. Agevolazioni per la casa a tutti i beneficiari del reddito di cittadinanza che non siano proprietari di beni immobili.
  4. Salario minimo garantito: non si può lavorare per meno di 9 euro orari lordi (circa 1150/1200 euro al mese).
  5. Coperture per finanziare il reddito di cittadinanza in: beni immobili e mobili superiori al milione e mezzo (esclusa la prima casa), tassazione sulle speculazioni finanziarie, entrate dei giochi d’azzardo, tagli alle spese militari, tagli alle pensioni d’oro e alle spese della politica.

Fermo restando che si tratta di una misura presente in tutti i paesi civili sotto varie forme, esistono pareri discordanti. L’obiezione principale all’introduzione del reddito di cittadinanza sarebbe che se venisse attuata tale misura, specialmente in Italia (il paese dei furbetti e dei ladri), si fomenterebbe il lavoro nero. Uno percepisce uno stipendio a nero e richiede il reddito di cittadinanza allo stesso tempo.

L’obiezione mi pare quanto di più qualunquista e idiota possibile, in quanto fondamentalmente afferma: “Non possiamo permetterci qualcosa che ci renderebbe un paese più civile, perché non siamo un paese civile”. Un controsenso gigantesco. Allora proporrei di finanziare direttamente il lavoro in nero, l’evasione fiscale e magari anche la rapina a mano armata: tanto, visto che non siamo un paese civile, no?

Ma anche se cerchiamo di smontare con argomenti reali e concreti questa tesi, lo possiamo fare senza problemi.

Punto primo: il reddito di cittadinanza non è un reddito eterno. Si presume che, se i centri per l’impiego fanno veramente i centri per l’impiego, i tempi per trovare un lavoro sono ridotti al minimo. Si potrebbe passare da una media di 15 mesi (!) per trovare lavoro alla media dei principali paesi europei di 8 mesi. Praticamente la metà. Ciò significa che tu puoi anche rifiutare per 3 volte il lavoro, ma se un centro per l’impiego ti procura 3 colloqui validi nel giro di (massimo) 8 mesi, potrai aver fatto “il furbo” per appena 8 mesi della tua vita. Per poi tenersi il proprio lavoro (a nero) che, con l’introduzione di una legge come questa, avrebbe probabilmente un reddito altamente inferiore a quello minimo previsto per legge.

Punto secondo: il reddito minimo per legge, appunto. Vai a lavorare in nero, cosa ci guadagni? Uno stipendio che, se ti va bene, è pari a quello di 1200 euro previsto dalla legge. Il rischio di essere buttato fuori senza alcuna garanzia, senza che tu possa ricorrere al reddito previsto dalla legge per chi perde il lavoro. Niente garanzie per la pensione. Zero. Al cospetto di una legge come quella sul reddito di cittadinanza, dovresti veramente volerti male per preferire un lavoro in nero.

Punto terzo: la possibilità di lavorare nel proprio campo preferito. Sempre se riusciamo a trasformare i centri per l’impiego italiani in centri per l’impiego seri, qui si tratta, per un giovane che ha fatto determinati studi ad esempio, di una concreta possibilità di trovare un lavoro nel proprio settore di competenza. Volete sapere quanti giovani sarebbero felici di percepire un reddito di 600 euro nell'attesa di una possibilità concreta di trovare un lavoro consono alle proprie conoscenze e capacità? Un botto. Ce ne sarebbero a migliaia di giovani così. Altro che i 250.000 giovani “sbandierati”da Enrico Barzel-Letta che si sono poi trasformati in appena 14.000. Qui si tratta di investire non solo sui giovani, ma sulle loro qualità. O vogliamo continuare a far scappare all’estero i cervelli migliori?


Come vedete, ci sono tanti e tanti motivi per sostenere una legge come quella sul reddito di cittadinanza. L’obiezione “siamo in Italia, questa legge è troppo civile per un paese così incivile” rispecchia al meglio lo spirito di tutti quegli italiani che per troppo tempo si sono abituati a vivere in un paese di merda e che non hanno né la voglia né la serietà per cambiare le cose. Il reddito di cittadinanza è una via d’uscita dalla catastrofe sociale a cui ci stiamo condannando. O vogliamo proprio farci del male?
UA-57431578-1