sabato 2 novembre 2013

Giulia Innocenzi, è giusto sfotterla?


Prende sempre più quota questo “caso” scoppiato dal fatto che Giulia Innocenzi, la gggiovane “rampolla” di Michele Santoro, sia bocciata all’esame da giornalista. Giulia Innocenzi viene bocciata, il giorno dopo molti giornali, specialmente Libero e Il Giornale, colgono la palla al balzo per sfottere “la maestrina” che non ha passato l’esame. Ma non è da meno neanche Luca Telese (che ogni giorno che passa le spara sempre più grosse) che al contrario propone “una medaglia” per la giovane giornalista.

Analizziamo la questione con ordine. Partiamo dalla prima considerazione: ha un senso l’ordine dei giornalisti? Secondo me no. Siamo il solo paese che ancora conserva una simile istituzione. In tutti gli altri paese europei esistono delle sorti di sindacati, associazioni e organizzazioni simili, ma nessuna di esse richiede l’iscrizione per poter esercitare la professione di giornalista. L’ordine dei giornalisti non è altro che uno sgradevole strascico lasciatoci dal ventennio fascista e impedisce di fatto l’accesso alla professione di giornalisti a chiunque non vi sia iscritto.

Una seconda considerazione: Luca Telese, nonostante i numerosi deliri presenti nel suo articolo, ha ragione quando dice che è “assurdo considerare come un giudizio attendibile un concorsone taroccato per costituzione” o che “bocciare uno famoso da sempre soddisfazione ai burocrati designati”. In fin dei conti, se siamo d’accordo sul fatto che l’ordine dei giornalisti sia un’organizzazione obsoleta e sciocca, che senso ha questo esame (promossi o bocciati, non importa) se Giulia Innocenzi fa la giornalista di fatto già da molti anni?


Alla fine, e questa è la mia considerazione ultima sulla faccenda, conta solo una cosa: sei un bravo giornalista o non sei un bravo giornalista? In definitiva, quello che conta per giudicare una qualsiasi situazione in ambito giornalistico (in questo caso Giulia Innocenzi) è la qualità del servizio che proponi. E qui, sarò sincero, stiamo parlando di una pessima giornalista. Quello di chi rincorre i politici di turno cercando di consegnare inviti a trasmissioni televisive non è buon giornalismo. Le interviste realizzate con il taglia e cuci adattato su misura per promuovere una parte politica e screditarne un’altra non sono buon giornalismo. “Meglio fottere che farsi comandare da questi”, buttando in un unico calderone in modo qualunquista e indistinto Pd, Pdl, Lega e M5S non è buon giornalismo. L’idea che debba essere la sinistra a “riformare la Costituzione” a partire dall’articolo 1 (!) non è buon giornalismo. Stiamo parlando di una che il giorno prima era candidata alla segreteria dei Giovani Democratici del Pd e che il giorno dopo ripiegava sulla professione di giornalista, recitando la parte della radical chic anti-partiti tutta de sinistra, solo perché trombata alle votazioni dei gggiovani piddini: che tipo di coerenza e di buon giornalismo dovremmo aspettarci da una così?

Se dobbiamo valutare la qualità di un giornalista non in base ad un esame, ma in base a quello che scrive, allora il risultato non cambia: altro che medaglia, datele un Valium alla Innocenzi prima che apra di nuovo bocca. 
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