venerdì 22 novembre 2013

Internet nella Costituzione: si può fare?


Proprio mentre l’attuale maggioranza pensa di dare sbocco pratico alle parole di Gasparri (“Abbiamo cambiato la Costituzione di fatto, lasciatecela cambiare anche di diritto”) in un tentativo furbesco di modificare la Costituzione in senso presidenzialista, arriva proprio dal MoVimento 5 Stelle, principale antagonista di tali modifiche alla Carta, una proposta di modifica (o meglio, di integrazione) di un articolo della Costituzione della Repubblica. Addirittura un articolo appartenente alla prima parte della Costituzione: l’articolo 21.


La prima parte della Costituzione e, nello specifico, il Titolo Primo (quello che tratta i rapporti civili nella parte dedicata ai diritti e i doveri dei cittadini) è considerata da (quasi) tutti assolutamente intoccabile, senza se e senza ma. Tuttavia, non deve stupire che proprio un movimento come quello dei “grillini”, che si sono battuti con un’insolita quanto importante protesta sul tetto di Montecitorio in difesa della Costituzione, si apprestino ad una modifica di un articolo della prima parte della Carta, in quanto, come già detto, si tratta di un’implementazione più che di una vera e propria modifica.

La sto “facendo lunga” su questo punto perché presto, non appena anche i media si saranno accorti di tale proposta di legge, partirà come al solito una campagna diffamatoria del tipo “Anche i grillini, che tanto protestavano sull’articolo 138, vogliono cambiare la Costituzione!”: apriti cielo.

Leggiamo l’articolo in questione:

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

L’articolo 21 è estremamente importante, è l’articolo che fondamentalmente sancisce il principio di libertà di stampa. È dunque un soggetto estremamente delicato, occorre metterci le mani con cautela. Credo infatti sia particolarmente appropriata la scelta dei 5 Stelle di non apportare alcuna modifica, ma semplicemente inserire il seguente comma, tra il primo ed il secondo comma esistenti:

“Tutti hanno il diritto di accedere liberamente alla rete Internet. La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale al fine di rendere effettivo questo diritto. La legge promuove e favorisce le condizioni per lo sviluppo della tecnologia informatica.”


L’idea stessa di inserire internet nella Costituzione, inteso come libertà di accesso alla Rete, sarà vista da molti come fumo negli occhi: inutile girarci intorno, siamo un paese retrogrado da questo punto di vista. Ancora troppe persone non hanno capito completamente né cos’è la Rete, né come possiamo servircene per rendere migliore la nostra vita. Molti italiani sembrano spaventati, quasi come da un ignoto fantasma, da Internet e dalle sue potenzialità. Molti sentono di vivere bene senza il computer, semplicemente perché non sanno che la Rete è uno strumento che ci viene messo in mano, arrivando invece a pensare che siano loro stessi a divenire schiavi di un computer. Mi riferisco alla popolazione over 60 in genere, ma non dobbiamo tralasciare i giovani, che troppo spesso non capiscono che internet serve a qualcosa di molto più pratico che trovare gli amichetti su Facebook. La Rete ci interconnette, e l’umanità interconnessa, intesa come intelligenza collettiva, tende all’infinito.

L’iniziativa di introdurre questo principio/diritto addirittura nell’articolo 21 della Costituzione lascia intendere ancora più marcatamente quanto sia smaccatamente provocatoria questa intenzione: inserire il libero accesso alla Rete proprio in questo articolo significa, di fatto, scriverlo nelle tavole sacre che costituiscono la nostra Repubblica. Il problema qual è? Non certo la proposta di legge in sé: la Rete è uno strumento indispensabile in ogni democrazia moderna e ci stiamo avviando verso un futuro in cui non c’è democrazia senza libero accesso alla Rete (o forse ci siamo già): pare invece che il problema di questa proposta sia rappresentato proprio dall’arretratezza italiana in questo campo, non tanto a livello tecnologico, ma a livello mentale.

Inserire questa norma nella Costituzione adesso significa di fatto introdurre un concetto (sacrosanto) che non è però minimamente presente nella mentalità della stragrande maggioranza degli italiani. Credo che ancora oggi almeno 3 italiani su 4 non abbiano familiarità con questo principio, con l’idea di intendere l’accesso alla Rete come una libertà fondamentale dell’individuo e della collettività. Si rischierebbe insomma di introdurre una tematica nella Costituzione che si rivelerà troppo più avanti di come lo sia il popolo italiano.

Detto questo, però, voglio sottolineare un aspetto fondamentale: come afferma il magistrato Roberto Scarpinato in un libro che consiglio a tutti di leggere almeno due o tre volte (Il Ritorno del Principe), la Costituzione italiana, sin dalla sua promulgazione, è sempre stata avanti (molto avanti) al livello di cultura e di senso civico rispetto alla media della popolazione italiana. Basti pensare agli articoli fondamentali:  dov’è la pari dignità dei cittadini di cui parla l’articolo 3? È proprio vero che la Repubblica rimuove “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”? La nostra Costituzione, soprattutto la prima parte, non aspetta altro che essere semplicemente attuata, perché ancora non siamo che la brutta copia (una bruttissima copia) della Repubblica descritta nella Carta.

Vorrei concludere con una piccola analisi riguardante la proposta di modifica costituzionale del MoVimento 5 Stelle. Non facciamoci illusioni. Questa proposta è una manna, una vera evoluzione della nostra società e della nostra informazione: proprio per questo, non passerà MAI. I partiti che dovrebbero votarla, se mai verrà votata, sono gli stessi artefici delle larghe intese, della novella dello stento sulla decadenza di Berlusconi, della fiducia alla Cancellieri, della service tax, del porcellum. Allora a che cosa servirà proporre una legge del genere? Ve lo dico io: a parlarne. Semplicemente, parlarne! Portiamo all’attenzione della gente la tematica della libertà di accesso alla Rete. Suggeriamo alle persone che è possibile informarsi di più (e meglio) spengendo la Tv e accendendo un computer. Facciamo capire che il principio di libero accesso alla Rete è il fratello del principio di libertà di informazione, presente nell’articolo 21 della Costituzione. E che non può esserci né libertà né democrazia senza una libera e corretta informazione. È la cosa più importante: parliamone.
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