sabato 9 novembre 2013

Si scrive “reddito di cittadinanza” si legge “civiltà”


Agosto 2007: una delle mie prime vacanze all’estero, destinazione Danimarca. A Copenhagen, una delle prime cose che pensai fu “Questi hanno un senso civico che da noi ce lo scordiamo”. Durante una visita con una guida locale, esce fuori, come per incanto, il tema del reddito di cittadinanza. Da pischello appena diplomato, chiedo “Cioè???”. La guida risponde: “Un certo stipendio che percepiamo da disoccupati, mentre lo Stato si adopera per trovarci un lavoro. Ci mandano tre proposte e, se le rifiutiamo tutte, allora perdiamo il diritto al reddito di cittadinanza. Perché? In Italia non esiste?” Oggi potrei finalmente rispondere che esiste una forza politica parlamentare che ne sta discutendo l’entrata in vigore. Nel 2007, ho potuto solo vergognarmi di essere italiano e provare tanta, tanta invidia.

Dopo più di sei anni, finalmente, questa proposta di civiltà, presente in tutta Europa in varie forme, viene discussa a livello politico nazionale. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato sulla propria piattaforma la proposta di legge che verrà depositata in circa tre settimane. Le modalità e le regole previste mi rammentano molto il modello danese. Ma vediamolo più da vicino, questo progetto di legge, in cui si parla di reddito di cittadinanza e molto altro.

All’articolo 1 leggiamo che viene introdotto “il Reddito di Cittadinanza in attuazione dei principi fondamentali sanciti dall’art. 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nonché dei principi di cui agli articoli 2, 3, 4, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 38 della Costituzione.Si comincia subito bene: una delle cose di cui sono sempre stato convinto è che il reddito di cittadinanza contribuisce a quella dignità imprescindibile che ogni cittadino ha di diritto secondo la Costituzione Italiana:

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

In questi tre articoli è previsto il reddito di cittadinanza, senza alcun dubbio. È gravissima la mancanza di un tale reddito in un paese in cui la Costituzione stessa lo prevede in modo così chiaro.

Analizzando la proposta di legge, nell’articolo 3, comma 1, si legge per la prima volta quale sarebbe l’entità di questo reddito di cittadinanza: 7200 euro netti annui, vale a dire 600 euro al mese. Certo, non è una cifra enorme ed è essenziale dire che i 5 Stelle avevano sbandierato addirittura 1000 euro in campagna elettorale. Ciononostante, si tratta di una cifra che permette chiaramente ad ogni cittadino in difficoltà di rialzarsi con le proprie gambe. Non riesco ad immaginare un paese in cui un lavoratore che rimane disoccupato rischia di non arrivare a fine mese, trascinando con sé magari anche tutta la famiglia in una spirale di povertà. O meglio, me lo immagino perfettamente: ci vivo in un paese così.


Un piccolo neo, a proposito dei “beneficiari” del reddito di cittadinanza: 2 anni di residenza e di lavoro per gli stranieri sono un po’ pochini. Io direi minimo 3 anni. Ci sono italiani che sguazzano nella melma da decenni a causa della mancanza di una legge simile, credo che 3 anni di contributi per gli stranieri prima di ricevere questo reddito siano importanti.

Arriviamo poi alle strutture che dovrebbero avere una funzione chiave per l'attuazione di questa legge: strutture come i centri per l’impiego, le università, le agenzia formative e le scuole devono concorrere per il raggiungimento dello stesso obiettivo. Vale a dire, trovare un lavoro. In poche parole, i centri per l’impiego devono fare i centri per l’impiego, al contrario di quella che è la situazione attuale. Ti mandano 3 proposte di lavoro pertinenti alle tue conoscenze e tu puoi scegliere se accettarle. Se le rifiuti tutte e tre, perdi il diritto al reddito di cittadinanza. Qui si nota pesantemente il contributo del modello danese. Si torna nuovamente alla Costituzione, per come la vedo io: queste sono le strutture che si devono occupare del diritto/dovere del cittadino previsto dall’articolo 4 della Costituzione di “svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

All’articolo 13 del disegno di legge troviamo un’altra grande lezione di civiltà: “I beneficiari del reddito di cittadinanza non proprietari di immobili ad uso abitativo e locatari dell’abitazione principale, non percettori di altre agevolazioni per l’abitazione, hanno diritto a ricevere l’agevolazione” per il diritto alla casa. Nessun cittadino italiano deve rinunciare a questo diritto. La casa è un diritto che rientra in quella stessa dignità di cui parla la prima parte della nostra Costituzione.

All’articolo 19 della proposta del M5S troviamo un altro elemento di grande civiltà mancato per troppo tempo in Italia: il salario minimo garantito. In Francia, ad esempio, è illegale essere pagati meno di 1300 euro al mese per una prestazione di lavoro da 40 ore settimanali. Un simile concetto da noi è (ahimè) assente. La proposta di legge in questione prevede una cifra inferiore (9 euro lordi l’ora) che ammonta a circa 1.150 euro netti al mese. Ma è un inizio. Intanto smetteremo di vedere giovani sottopagati che si fanno un mazzo tanto con 700 euro al mese. Dobbiamo fissare un punto, decidere che non si può lavorare ed essere pagati meno di una data cifra. La cifra posta dai 5 Stelle mi pare un ottimo tentativo, anche se dovrebbe essere aumentata, e non di poco, per portarla a livelli europei. Ma sono sicuro che si potranno trovare maggiori coperture finanziarie in futuro.

Nell’articolo 20 (il più lungo e dettagliato) si trovano le famose “coperture finanziarie”: si vanno a toccare beni superiori al milione e mezzo di euro (esclusa la prima casa, comprese barche, aerei e altri beni di lusso), tassazione delle speculazioni finanziarie, entrate dei giochi d’azzardo, tagli alle spese militari (altro che F-35), tagli alle pensioni d’oro e alle spese pazze della politica. Per quanto mi riguarda, sono leggermente contrariato dal fatto che ancora una volta non si ha il coraggio di tirare in ballo seriamente la Chiesa Cattolica, ma come inizio non c’è male. Dimostra intanto che, al contrario di cosa dice quel geniaccio di Fassina, i soldi ci sono.


Come ci sono i miliardi per salvare le banche, i miliardi per gli F-35 e tutte le spese di quelle macchina mangiasoldi che sono i partiti, i soldi ci sono: vanno solamente impiegati per i cittadini. E questo non è populismo, non è demagogia: è il principio civico numero 1 espresso dalla nostra stessa Costituzione, la dignità del cittadino. Se la politica non si occupa assiduamente di questa dignità come la vera priorità assoluta, allora è una politica indecente, fallimentare e inetta. Una politica da mandare a casa.
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