lunedì 23 dicembre 2013

Beppe Grillo, il blog e i suoi guadagni tramite la pubblicità: quante bufale!


Mi lascio andare ad un breve sfogo dopo l’ennesimo presunto “scandalo” legato alla pubblicità sul blog di Beppe Grillo. Questa storia mi fa sempre storcere il naso, ma adesso sono arrivato al punto che perfino un livello di sopportazione molto alto non mi esenta dal dire: “Basta!”

Tutto cominciò da quella strana inchiesta di Report, quando la Gabanelli, con l’aiuto (si fa per dire) di una giornalista da due soldi, si inventò letteralmente dal nulla uno scoop fondato sul niente, presentandolo come lo scandalo del secolo. Invece finanziamenti pubblici abusivi dal 1993, lobby, clientelismi e sprechi della politica? Tutti al proprio posto. Se volete sapere nel dettaglio come mai la puntata di Report diceva falsità, leggete questo post: Report e quella sporca inchiesta.

Cerchiamo di chiarire subito una cosa: anche se il blog di Beppe Grillo facesse i milioni (e non ne fa neanche mezzo) cosa ci sarebbe di male? Onestamente, trovo che per un sito internet qualsiasi si tratti di un semplice metodo di autofinanziamento che magari non rende molto (nella maggior parte dei casi) ma comunque un modo onesto e indipendente di autofinanziarsi. Anzi, in molti casi (come sui siti di Repubblica, del Corriere e di molti altri siti “d’informazione”) le pubblicità sono molto più “invadenti”, aprendosi dal nulla in fastidiosi pop-up a tutto schermo, oppure comparendo proprio sopra il link che si vuole far cliccare. Nel caso di un blog, e quello di Grillo non fa eccezione, i banner pubblicitari non creano disturbo alcuno alla navigazione: se non vuoi cliccarci, non ci clicchi. Mentre leggete queste righe, ai lati sono presenti banner pubblicitari gestiti non da me, ma da Google: vi obbligo per caso a cliccarci? Non mi sembra.

Eppure, da molti mesi ormai circola questa panzana che con i banner pubblicitari sul blog si fanno tanti soldi e che quel cattivone di Grillo si becca tutti questi soldi sottraendoli al M5S (sì, ho sentito pure questa!). In un paese in cui i partiti rubano rimborsi elettorali in modo illecito dal 1993, trovo scandaloso che tanta “informazione” si scagli costantemente contro la pubblicità di un blog. In un paese in cui tutti i giornali, tranne qualche meritevole eccezione, prendono soldi pubblici. Ma a quanto pare il problema è Grillo: come no.

L’ultima perla di questi servi di professione viene proprio da un sito di cui ho parlato recentemente: Giornalettismo. L’articolo si chiama “Vuoi vedere il video di Beppe Grillo? Prima guardati la pubblicità!” tanto per farci capire subito che tono vogliamo dare alla questione. Neanche a farlo apposta, non faccio in tempo a cominciare a leggere che si apre questo enorme banner pubblicitario, che segue l’andamento della pagina, quasi costringendomi a cliccarlo senza volere: quando si dice la coerenza, eh?


L’articolo riguarderebbe questo scoop su Adblock, che bloccherebbe gli ads dei video presenti su beppegrillo.it, causando così l’ira del comico, riportata con frasi ad effetto inventate dal nulla senza uno straccio di fonte (proprio cosi!!!): “Beppe Grillo ha un nuovo nemico: Adblock. […] BEPPE GRILLO CONTRO ADBLOCK” e via di seguito con altre falsità. Compresa quella che ti devi sorbire la pubblicità a tutti i costi: tralasciando il fatto che persino su Youtube o su Repubblica TV c’è la pubblicità, che spesso non puoi manco togliere, provate a vedere il video incriminato da Giornalettismo; noterete che appena dopo 1 secondo la schermata che vi hanno fatto vedere nel loro articolo scompare, mentre parte la pubblicità (che puoi saltare dopo appena 5 secondi) e infine parte il video richiesto. Complimenti, Giornalettismo: un articolo che alimenta una bufala incredibile con argomenti inesistenti o addirittura falsati. Questa sì che è informazione!

Il punto è che questa ondata di bufale pazzesche che vorrebbero far credere che un blog possa rubare i tuoi soldi mentre lo leggi a causa di innocui banner pubblicitari sta facendo più danni della grandine: in primo luogo perché distoglie l’attenzione dal vero problema, che sarebbero i fondi pubblici all’editoria; in secondo luogo perché è una polemica fine a se stessa portata avanti con un’ipocrisia e una falsità incredibili, in quanto tutti quelli che parlano di questa “crociata” contro le pubblicità del blog di Grillo hanno a loro volta banner pubblicitari ben più invasivi e più numerosi; in terzo luogo danneggia quello che a mio modesto parere è un nuovo metodo, più equo e libero, di autofinanziare il proprio portale d’informazione. Esatto, perché dovrebbe essere considerato così: hai letto un articolo che ti piace su un blog? Lo puoi aiutare cliccando su un banner pubblicitario; non ti è piaciuto l’articolo? Lo chiudi senza cliccare sulla pubblicità, e nessuno verrà a rimproverarti nulla.

Purtroppo, i sostenitori di questa panzana colossale sembrano scandalizzarsi davanti ad un metodo di autofinanziamento onesto che non grava su denaro pubblico, mentre non si indignano neanche un po’ mentre, con le loro tasse, pagano partiti o giornali di partito senza battere ciglio. Vogliamo svegliarci una buona volta?!?
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