martedì 17 dicembre 2013

I 12 Apostoli di Renzi


Sono tanti i giornali che hanno riportato una lista “anagrafica” dei 12 scelti da Matteo Renzi alla segreteria del Pd, ma non ho visto nessun giornalista entrare nel dettaglio e analizzarne criticamente i contenuti e le azioni. Chi sono i 12 apostoli del gggiovane Gesù Matteo Renzi? Ecco una lista completa e dettagliata di ciascuno dei dodici, condita da un dato squisitamente comparativo sulle attività svolte in Parlamento (ovviamente solo per quelli che sono attualmente in Parlamento): un confronto di voti tra il parlamentare piddino in questione e due parlamentari (Mottola di Forza Italia e Cariello del M5S) per vedere a quale dei due i suoi voti in aula assomigliano di più. Ho scelto questi due come “esempio” perché sono i più presenti in aula per ciascuna delle due forze politiche.

Mi scuso subito per la lunghezza di questo post ma, come ho detto, nessuno ha mai pubblicato una vera lista completa e approfondita di questi personaggi. Credo sia importante dire le cose come stanno, una volta per tutte. Cominciamo a spulciare questi nuovi-che-avanzano!

1. Luca Lotti all’organizzazione.
Presenze in Parlamento: 56,9%
Voti ribelli: Zero.
Primo lampante caso di doppio incarico (in realtà triplo, come vedremo) nel team dei “rottamatori” di Matteo Renzi. Luca Lotti è attualmente deputato, eletto nel 2013 nel Pd. Ma si dà il caso che il giovane politico empolese sia anche consigliere comunale dal 2004, rieletto nel 2009, a Montelupo Fiorentino. Come se le cariche di consigliere comunale e parlamentare non fossero sufficienti, il nostro è anche stato assunto a Firenze come capo di gabinetto a Palazzo Vecchio, essendo stretto collaboratore di fiducia di Matteo Renzi. Ma una volta eletto in Parlamento, cosa fa Lotti? Si dimette? Neanche per idea: richiede l’aspettativa! Dobbiamo capirlo: come farebbe il nostro povero triplo incaricato se perdesse il suo posto di lavoro in Parlamento e dovesse tornare a Montelupo Fiorentino senza i 7000 euro mensili che si becca come capo di gabinetto? Un classico esempio di politica fatta “co’i paracadute”, proprio come quella che Matteo Renzi ha sempre detto di non approvare.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 91,2%
Ha votato come Cariello (M5S): 31,7%

2. Stefano Bonaccini agli enti locali.
Segretario regionale Pd Emilia-Romagna.
Il nostro, un po’ come Renzi, è molto giovane, anagraficamente parlando, ma non è certo un volto nuovo della politica. È stato infatti dal 1999 al 2006 assessore comunale a Modena, per poi diventare consigliere regionale dal 2010 in Emilia-Romagna. Come potrà conciliare gli incarichi di segretario regionale di partito, consigliere regionale e responsabile agli enti locali della segreteria nazionale di partito? È questa la “nuova” politica, fatta da gente che “ogni giorno va a lavorare al proprio ufficio in bicicletta”, come diceva proprio Renzi? Mah. D'altra parte, proprio Renzi si trova a far combaciare i due incarichi di segretario nazionale di partito e sindaco di Firenze. Come pensa di farlo? Ah, già: lui a Firenze non ci andava quasi mai neanche quando era solo sindaco.

3. Filippo Taddei all’economia.
Professore universitario alla John Hopkins.
Molto più vicino a Civati che a Renzi, Taddei pare il più preparato dei 12 scelti da Renzi – o forse l’unico un minimo competente. Le sue sono solo idee e si sa: in Italia tra il parlare bene e il fare bene c’è di mezzo un oceano. Tuttavia, sono curioso di vederlo alla prova. Le sue ricette sono molto chiare. Tagliare sprechi come la diplomazia (16 miliardi all’anno) e ridurre sensibilmente la pressione fiscale sui redditi dei lavoratori. Se ci mette dentro anche il taglio delle spese della politica e delle spese militari ha fatto centro. Vediamo cosa combina. Certo, dichiarare che da Fassina c’è da tanto da imparare non è proprio un gran biglietto da visita

4. Davide Faraone al welfare e alla scuola.
Su Davide Faraone, ex deputato dell’ Ars e ex consigliere comunale a Palermo, si stanno scatenando molte notizie sui giornali e sulla Rete. Dopo l’accusa di Nuti (M5S) alla Camera, in cui affermava che Faraone aveva avuto rapporti con personaggi legati alla Mafia, il nuovo membro della segreteria del Pd di Renzi ha querelato Giarrusso (M5S) in diretta tv, nonché annunciato una denuncia anche per il deputato Nuti. Questo è il classico caso, affrontato (ahimè) molte volte in passato (anche su questo blog) della candidatura a ruoli di rappresentanza pubblica di personaggi che hanno avuto qualche rapporto “non tanto chiaro” con la giustizia. In Italia esiste questa strana teoria per cui un politico finché non è condannato, non c’è nessun problema. Non è vero: uno può essere benissimo che non sia condannato e dunque non abbia mai commesso reati, ma questo non significa che automaticamente possa fare politica. Per fare politica, come ci insegnava il grande Borsellino, non basta essere onesti (cioè sulla carta, incensurati) ma anche apparire onesti (dimostrare cioè di essere puliti, completamente, senza alcun rapporto “dubbio” con certi criminali). Questo sta alla base della questione. Tutti i giornalisti (servi) che si stanno dando un gran daffare per screditare la tesi per cui Faraone non sia adatto a ricoprire ruoli pubblici, dovrebbero ricordarsi che in un paese civile, uno così neanche lo farebbero entrare in politica. Questo è il primo caso, tra i dodici, in cui mi pare evidente un clamoroso scandalo nella scelta del neo segretario del Pd.

5. Francesco Nicodemo alla comunicazione.
Beh, su questo “piccolo lord” della comunicazione si è già dilungato Andrea Scanzi. Ecco alcuni commenti di questo raffinato signore a proposito di alcuni giornalisti “scomodi”:
“Ma questo Scanzi che mestiere fa? Il giornalista? O il tifoso hooligan di Grillo?”
“Fatto Quotidiano. Stiamo al pavlovismo grillino”
“Forse ci siamo liberati del finto giornalismo di Santoro e di Travaglio”
“Travaglio è più mansueto di un gatto castrato”
“Ciao sono il glaucopide Andrea Scanzi e il pregiudizio non so manco cos’è”
“L’attacco feroce di fascio Travaglio”
“Non so se schifo di più Santanché o Travaglio” (questa poi!)
“Ve lo meritate Beppe Grillo che va da Napolitano. Come vi siete meritati Di Pietro e Travaglio. Siete sempre quelli delle monetine a Craxi”
“Tifare per Gasparri ogni volta che c’è un dibattito tra lui e Scanzi”
“Ma Travaglio si pitta i capelli?”
“Padellaro ridicolo che giustifica Grillo. RIDICOLO”
“Andrea Scanzi è un povero patetico”
Ora, non c’è bisogno di un QI particolarmente elevato per capire davanti a chi ci troviamo: uno di quelli che reagisce alle critiche (indirette, peraltro) con gli insulti; uno di quelli che “meglio votare Berlusconi che M5S”; uno di quelli che come addetti alla comunicazione ci stanno bene come una bestemmia in Chiesa. Mi fanno ridere questi personaggi, con tutti i piddini di seguito, che condannano le presunte “liste di proscrizione” di Beppe Grillo e non si scandalizzano di uno così come responsabile della comunicazione di uno dei maggiori partiti italiani. Nicodemo: ovvero, un altro clamoroso scandalo nella segreteria di Renzi.

6. Maria Elena Boschi alle riforme.
Presenze in Parlamento: 79,5%
Voti ribelli: 4 (ma favorevole a fiducia, Tav, stabilità, contraria a sfiducia Cancellieri)
Maria Elena Boschi, detta anche la pitonessa di Renzi o la giaguara, ha anche lei un problemino di doppio incarico. O meglio, più che doppio incarico, un caso tipico di lottizzazione alla Renzi: la troviamo infatti, rieletta per la seconda volta anche grazie alla pressione del sindaco, nel CdA della Publiacqua (servizi di irrigazione idrica della Toscana). Un buon esempio, per la politica fatta con i meriti e non con le conoscenze, vero Matteino?!? D’altronde, ce lo ricordiamo tutti quando in vista delle primarie del 2012, Renzi parlava dei “suoi uomini in Parlamento”.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 92,7%
Ha votato come Cariello (M5S): 29,3%

7. Marianna Madia al lavoro.
Presenze in Parlamento: 83,3%
Voti ribelli: 6 (ma favorevole a fiducia, Tav, Missioni militari e contraria a sfiducia Cancellieri)
Marianna Madia è famosa per essere una brava a salire sul carro dei vincitori. Prima veltroniana (fu Veltroni a “scoprirla”; poi, dopo la sconfitta elettorale di Veltroni, si diceva dalemiana, sostenendo Bersani alle primarie; trombato anche Bersani, si vocifera la sua vicinanza ai giovani turchi del Pd (che non sono né giovani né turchi: basti guardare Orfini); poi diceva che il Pd romano era una mafia; adesso, con l’exploit di Renzi alle ultime primarie, diviene renziana. Senza contare un ultimo fatto interessante: la direttrice di Youdem, sostenitrice della Madia, le ha scritto una lettera elencandole questi fatti e chiedendole spiegazioni. Lei ha risposto, con la solidarietà di 26 deputate piddine, che si trattava di un inaccettabile attacco. Pensate un po’, la Madia voleva chiamare sua figlia “Chiara” ma ora che Chiara Geloni le ha fatto questo scherzo ha cambiato idea. Son cose che segnano, si capisce. Ma intanto, le accuse di trasformismo politico non trovano risposta. Non c’è che dire, Marianna Madia ha imparato alla svelta a non rispondere nel merito alle domande, come ogni politico di vecchia data che si rispetti. Complimenti vivissimi.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 93,8%
Ha votato come Cariello (M5S): 27,8%

8. Federica Mogherini all’Europa.
Presenze in Parlamento: 57%
Voti ribelli: zero.
Federica Mogherini è un po’ come Renzi: nonostante la giovane età, non stiamo parlando di un giovane politico. Infatti, già 17 anni fa la nostra si iscrive a Sinistra giovanile, per entrare dopo soli due anni nel Consiglio nazionale dei DS. Dal 2003 nel Dipartimento esteri dei DS, ha tenuto rapporti con il PSE e l’Internazionale Socialista. In Parlamento due anni a cavallo tra il 2007 ed il 2009, diviene responsabile delle pari opportunità nella segreteria di Dario Franceschini. Insomma, non proprio il nuovo che avanza. Visto anche che stiamo parlando di una che in tutti i voti (dico, tutti) ha supportato il governo delle larghe intese come una sottospecie d’automa, direi che si tratta dell'ennesimo autogol di Renzi nella sua segreteria nazionale.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 91%
Ha votato come Cariello (M5S): 29,5%

9. Debora Serracchiani alle infrastrutture.
Avvocato, pubblica articoli su Il Post e tiene un blog sul FattoQuotidiano.it, la Serracchiani è in politica dal 2006, quando viene eletta nel consiglio provinciale di Udine (, quelle stesse province che sia lei che Renzi vogliono abolire, ma nelle quali hanno militato entrambi per alcuni anni: la forza della coerenza!).  Nel 2009 grazie alla “promozione” ricevuta da Dario Franceschini, viene eletta nel Parlamento Europeo, conseguendo comunque un’ottima attività parlamentare. Sostiene Franceschini per la sua riconferma a segretario nazionale creando la lista “Semplicemente democratici” (sic!) per poi essere eletta nel 2013 Presidente della Regione Friuli. Ah, per inciso: si dimette da europarlamentare solo dopo aver vinto le elezioni regionali: un altro caso di politica fatta “co’i paracadute”, come quella che Renzi dice di non approvare (ma ne ha fatto largo uso sia lui che altri suoi collaboratori, come anche la Serracchiani). Ora si scopre renziana ed entra nella segreteria del Matteino nazionale. Attualmente, oltre al ruolo di avvocato che non ha mai smesso di esercitare anche durante il periodo da europarlamentare, è anche commissario straordinario per la Terza Corsia in regione, Commissario per il porto della Ferriera, rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nella Cabina di Regia per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, nominata Ambasciatrice dell’Est dal premier Letta in occasione della visita a Trieste del Presidente della Federazione Russa Putin. Il nuovo che avanza? Comincio a nutrire qualche dubbio. Un bel modo di rinnovare la politica: giovani politici che si comportano da politicanti di vecchia data.

10. Alessia Morani alla giustizia.
Presenze in Parlamento: 92,2%
Voti ribelli: 5 (ma favorevole a Tav, fiducia, contraria a sfiducia Cancellieri, etc…)
Nel 2006 entra in politica come membro del consiglio nazionale dei DS. Dal 2007 è nell’Assemblea regionale e nell’Assemblea provinciale delle Marche con il Pd. Dal 2003 al 2009 (sempre negli stessi anni, dunque) è consigliere e assessore del Comune di Macerata Feltria. Dal 2009 al 2013 è assessore tecnico all’istruzione nelle Marche. È attualmente in Parlamento nella commissione Giustizia. Come vediamo qua sotto, è una che si occupa di giustizia mentre in aula vota come Forza Italia, un partito che brilla per onestà e rispetto della legge. Complimenti.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 92,9%
Ha votato come Cariello (M5S): 27,9%

11. Chiara Braga all’ambiente.
Presenze in Parlamento: 88,5%
Voti ribelli: 7
Urbanista eletta in Parlamento la prima volta nel 2008. Ora in commissione Ambiente e in commissione bicamerale per i procedimenti d’accusa.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 92,7%
Ha votato come Cariello (M5S): 27,7%

12. Pina Picierno a legalità e sud.
Presenze in Parlamento: 84,3%
Voti ribelli: Zero.
In Parlamento dal 2008, era stata scelta per il medesimo ruolo anche dalla segreteria di Epifani, dimostrando dunque nella segreteria di Renzi una piacevole (!) continuità. Si è laureata con una tesi sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita, tanto per confermare ancora una volta la provenienza politica dei renziani.
Ha votato come Mottola (Forza Italia): 97,5%
Ha votato come Cariello (M5S): 27,2%

Terminata questa carrellata, direi che il quadro generale è piuttosto chiaro. Non stiamo parlando di niente di nuovo, è il classico del Gattopardo Tutto deve cambiare perché nulla cambi”: il Pd doveva sopravvivere e pertanto ha inserito facce che dessero un’aspetto a prima vista “nuovo” e “giovane celando però tutte le peggiori caratteristiche delle passate generazioni politiche. Come reagisce Renzi alle critiche? Quando una giornalista gli ha chiesto se veramente possa essere questo il “nuovo che avanza”, Renzi ha fatto una delle sue classiche risatine (madonna, pare di vedere Crozza) per poi rispondere: “Credo che in molti casi, la qualità delle risposte dipenda alla qualità delle domande”.

Insomma, questi dodici giovani sembrano piuttosto un gruppo di dodici apostoli della vecchia politica, quella che ha malgovernato il Paese per tutti questi anni. Un vile e disperato tentativo del Pd di offrire un rinnovamento tutto fumo e niente arrosto. Speriamo non ci caschino in tanti!
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