sabato 14 dicembre 2013

Il finanziamento pubblico ai partiti, le balle di Letta e le panzane della "sinistra"

Ha colpito la mia attenzione questa foto condivisa sulla Rete da molti esponenti della “sinistra” più “estrema”: delle strane specie di comunistasauri, nostalgici di Honecker e simili. L’immagine in questione è questa:


Questa didascalia lascerebbe intendere che con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti l’Italia entri di fatto in una condizione da “democrazia del terzo mondo”: gli stati evidenziati in rosso non brillano certo in quanto a libertà e democrazia. Ma qui, immancabilmente, ci sono da fare molti appunti, tanti appunti che non so neanche da dove cominciare.

Per prima cosa, partiamo dai fatti: i finanziamenti pubblici ai partiti non sono stati certo aboliti ieri dal governo Letta. Primo grosso errore dell’Apparato comunistoide. I finanziamenti pubblici ai partiti sono stati aboliti nel 1993, in seguito al referendum indotto dai Radicali e stravinto dal fronte favorevole all’abrogazione: il 90,3% dei cittadini votanti espressero in questo modo il sentimento di sfiducia nei confronti della politica e dei partiti in primo luogo, visto lo scandalo di Tangentopoli. Poi, dopo soli sette mesi, toh! Chi si rivede? I finanziamenti pubblici hanno cambiato nome, divenendo “rimborsi elettorali”. Ora, i rimborsi elettorali, così come i finanziamenti pubblici, sono presenti in molti paesi in tutto il mondo, ma qui la questione è diversa: una classe politica ladra fu sfiduciata dai cittadini tramite il referendum, cittadini che non avevano più intenzione di pagare questi partiti corrotti e di malgoverno. Dunque, la reintroduzione immediata dei finanziamenti, con l’aggravante di voler aggirare un referendum democraticamente votato, costituisce un aspetto incostituzionale, non perché i partiti prendano ancora soldi pubblici, ma perché i partiti stessi aggirarono l’esito della consultazione popolare del 1993. Tornando a Letta, ha forse il suo governo abolito questi rimborsi elettorali? Decisamente no. Intanto, la falsità e l’ipocrisia di Letta e della stampa complice di regime sono così evidenti da provocare imbarazzo. Vediamo la dichiarazione di Letta su Twitter e alcuni titoli dalle prime pagine dei giornali:

Tutti in modo fin troppo semplicistico (e vergognosamente propagandistico) annunciano l’abolizione del “finanziamento pubblico” che in realtà, come abbiamo appena visto, non esiste più, avendo passato il testimone ai rimborsi elettorali. Purtroppo, non solo la forma è viziata da questa imprecisione, ma anche sul contenuto c’è da dire:
  • Il 2x1000 è una truffa: a parte il fatto che il governo può (c’è scritto nel ddl!) alzare il tetto massimo previsto (comunque di 61 milioni, non noccioline), l’importo del 2x1000 di chi non indicherà a chi vuole destinarlo sarà ripartito in base ai dati complessivi. Insomma, anche chi non indica niente darà di fatto soldi ai partiti. Un po’ come quella schifezza che è l’8% alle organizzazioni religiose. E intanto, altri soldi che vengono tolti allo Stato: una meraviglia.
  • Sgravi fiscali sulle donazioni: questa è bella. In pratica, se tu doni i tuoi soldi ad un partito, hai agevolazioni fiscali maggiori rispetto al tuo amico che dona i suoi soldi ad un’associazione di beneficienza. Follia? No, semplicemente Letta.
  • Altre agevolazioni. Sedi di partito? Gratis! Canoni e bollette: ridotte oppure gratis! Spazi tv per spot sulla Rai? Gratis! "E io pago...!"
  • Tutto questo, come se non bastasse, non parte immediatamente ma dal 2017. Insomma, altri soldi ai partiti prima di questa finta “abolizione”.

Torniamo all’immagine di cui parlavamo poco fa: quella secondo cui la nostra democrazia è morta con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Un altro grosso appunto è questo: democrazia? Fermi tutti, quale democrazia?!? Quella in cui un referendum votato dai cittadini viene aggirato nel 1993? Oppure quella in cui una legge di iniziativa popolare nel 2007, firmata da 350.000 cittadini, viene ignorata e lasciata decadere? Oppure quella in cui ben tre legislature (le ultime tre legislature, cioè gli ultimi quattro governi) vengono elette con liste bloccate in un sistema elettorale incostituzionale? Oppure quella in cui un governo viene sostituito da uno nominato dal Presidente della Repubblica a tavolino. Oppure quella in cui si governa a colpi di decreti legge? Davvero, sono curioso: quale democrazia? A me risulta che la democrazia sia morta già da un pezzo in questo paese. Altro che per colpa della (finta) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Un'altra critica che mi sento di fare a chi condivide immagini come quella di cui stiamo parlando è la seguente: bene, ora che mi hai fatto vedere la lista dei paesi del terzo mondo in cui i partiti non vengono finanziati da soldi pubblici, fammi vedere la lista dei paesi civili e democratici in cui i partiti rubano a man bassa dai soldi pubblici. Come succede in Italia! Parliamoci chiaramente: se veramente si tratta di “rimborsi elettorali” (che se corretti e limpidi, potrebbero anche essere una cosa giusta) come mai a fronte di una spesa dichiarata dai partiti nell’arco di tempo 1994-2008 pari a 579 milioni di euro, si sono spartiti la bellezza di 2,25 miliardi?!?


Già, perché i numeri (che gli ipocriti non vi dicono) sono questi: a fronte di una determinata spesa dichiarata e accertata, i partiti politici hanno letteralmente guadagnato un utile di ben 1,67 miliardi di euro. Vale a dire un guadagno di circa il 400% rispetto a quanto speso! Se i rimborsi elettorali sono adeguati e corrispondenti ad una spesa dichiarata e accertabile, non ci trovo niente di sbagliato. Ma dato che in questo paese ci troviamo con una delle classi politiche più costose, più privilegiate e più corrotte del mondo, direi che non possiamo permettere a questi partiti di lucrare sui soldi pubblici a spese dei contribuenti.

Morale della favola: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti proclamata da Letta è una bufala, e anche se fosse vero, questo non ci trascinerebbe certo nel terzo mondo né ucciderebbe la nostra democrazia. Anzi potrebbe essere l’unico strumento per ridare una nuova linfa vitale ad una nuova espressione di politica: non una politica vista come un mero arricchimento, un investimento di denaro o un conseguimento dei propri interessi privati, ma vista come una vera missione per il bene dei cittadini.
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