sabato 28 dicembre 2013

Il Nuovo Scudo Crociato


Si va delineando sempre di più una sorta di cristallizzazione della vecchia Democrazia Cristiana nella “nuova” scena politica nazionale, culminata con la vittoria di un popolare (Matteo Renzi) nel partito che dovrebbe costituire l’eredità storica del PCI. In pratica, lo scorso 8 Dicembre, il Pd ha smesso di essere l’erede della cosiddetta “sinistra” diventando di fatto il vero erede storico della DC. Ma il motivo per cui parlo di “cristallizzazione” è un altro. In questo momento, dando per finito Berlusconi (ma attenzione a non darlo per morto troppo presto), vediamo come 3 personaggi stanno manovrando la politica del paese: il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo vice Angelino Alfano e il segretario del Pd Matteo Renzi. Tre personaggi che ogni tanto tendono ad accennare una battaglia di principi, qualche blando braccio di ferro istituzionale, ma che molto spesso si trovano a fare in comune accordo la stessa cosa. Come nel caso Cancellieri: prima “si dovrebbe dimettere”, poi “le dimissioni sono un atto politico”, poi tutti votano allo stesso modo. Magari sembrano tanto diversi, a prima (s)vista, ma vediamo invece come tutti insieme formino una perfetta riedizione della Democrazia Cristiana.

Tutti e tre rientrano grossomodo nella stessa fascia d’età, quelli dei “quarantenni”:  Letta è del ’66, Alfano del ’70, Renzi del ’75. Hanno vissuto praticamente nello stesso periodo a livello giovanile e la loro militanza politica rientra precisamente nei medesimi anni.

Matteo Renzi, che deve la sua formazione democristiana al padre Tiziano, consigliere comunale di Rignano sull’Arno eletto tra il 1985 ed il 1990 nella lista della DC, è il più giovane dei tre e per questo non ha mai potuto militare nei giovani della DC. Tuttavia, il primo partito in cui il sindaco di Firenze ha militato è stato proprio il Partito Popolare Italiano, di chiara discendenza democristiana. Il partito di Rocco Buttiglione, per intendersi.

Enrico Letta e Angelino Alfano provengono dalla stessa area politica, i Giovani Democristiani. Entrambi hanno militato nella DC fino al 1994. Nel 1994, Letta confluisce nel PPI, mentre Alfano “vira” verso Forza Italia, affermando che il PPI spesso “lo superava a sinistra”. Come in una bella favola, i due si trovano insieme al governo molti anni dopo, in una stomachevole riconciliazione democristiana.

Questi tre personaggi che, come abbiamo visto, provengono dalla stessa identica ideologia politica, hanno molti punti in comune. Mentre i punti in comune tra Renzi e Alfano finiscono qui (e il motivo si chiama “Berlusconi”, perché senza il Nanetto, Renzi sarebbe stato a destra tutta la vita) quelli tra Renzi e Letta continuano. Letta si iscrive al Partito Popolare Italiano alla sua fondazione, nel 1994. Dopo soli due anni, Renzi lo raggiungerà. I due militeranno insieme nello stesso partito per ben 6 anni, per poi confluire insieme nel 2002 nella Margherita, dove passeranno insieme altri 5 anni. Nel 2007, Enrico Letta è uno dei 45 membri del comitato nazionale per la fondazione del Partito Democratico. Nel comitato, insieme a lui, troviamo nomi come Amato, Bassolino, D’Alema, Dini, Domenici (ex sindaco di Firenze prima di Renzi), Fassino, Finocchiaro, Jervolino, Rutelli e Veltroni. Con un simile elenco di giovani e promettenti politici, carichi di nuove vedute, Renzi non poteva certo tenersene fuori. E infatti, in un impeto di voglia di aria nuova e fresca, aderisce fin dalla sua fondazione al Partito Democratico. Quel  Partito Democratico. Questo andrebbe ricordato a tutti quelli che lo hanno votato pensando che si sarebbe finalmente liberato di quella vecchia classe dirigente che diceva di voler rottamare: anche lui fa parte della stessa classe dirigente, non dimentichiamocelo.

Insomma, Letta e Alfano provengono dalla DC, mentre Letta e Renzi vantano la bellezza di 17 anni consecutivi di militanza politica negli stessi partiti. Praticamente due fotocopie. Questo “nuovo” fronte che “avanza” (il Pd di Renzi, quello di Letta e il Nuovo Centrodestra di Alfano) non è altro che un enorme “blocco” politico che parla la stessa lingua, ha gli stessi programmi, le stesse idee e la stessa provenienza politica. Una specie di riedizione dei Popolari, con uno spiacevole retrogusto democristiano. Dubito fortemente che un bipolarismo di queste due forze politiche possa giovare ad un processo di democrazia e di vera partecipazione popolare in questo Paese: di opposizioni che fanno il gioco dei governi ne abbiamo già avute troppe.
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