venerdì 27 dicembre 2013

Il regalo di Natale di Travaglio: come evitare futuri casi Satyricon?


Il vice-direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio gioisce (giustamente) sul suo blog definendo la sentenza di secondo grado sui suoi processi intentati da Berlusconi riguardo al caso Satyricon “un regalo di Natale”. Sono certo che tutti si ricordano della storica puntata del programma Satyricon di Daniele Luttazzi (ai tempi in cui Luttazzi andava in onda su Raidue!!!) quando invitò un giovane Marco Travaglio con una capigliatura come quella di un Mark Knopfler dei tempi d’oro per presentare il suo libro, “L’Odore dei Soldi”.



Il 14 Marzo 2001 nelle case degli italiani irruppe sonoramente la storia passata di Silvio Berlusconi, scatenando quella reazione a catena che portò al famigerato editto bulgaro, quando Biagi, Santoro e Luttazzi vennero cacciati dalla Rai. Ma non è della cacciata che voglio discutere, anche perché pare evidente che in qualsiasi paese, un “servizio pubblico” televisivo che caccia alcuni giornalisti scomodi (o comici, in questo caso) per ordine del Presidente del Consiglio, è sintomo di una democrazia malata e ridotta ai minimi termini. Oggi, proprio mentre le 8 cause civili intentate da B. ed i suoi replicanti contro Travaglio e tutti i “colpevoli” del presunto “uso criminoso” del servizio pubblico vengono respinte pure in secondo grado (tutte e 8!) sempre per lo stesso motivo (il libro contiene “notizie vere” e “critiche politiche legittime”), voglio parlare di questo: non credete sia possibile (o meglio, doveroso) attuare una sorta di “soglia di sbarramento” come un tetto economico massimo per le cause civili? Mi spiego: è mai possibile che un giornalista, che non fa altro che il suo lavoro, vada in televisione a dire cose (vere, peraltro!) e un miliardario qualunque possa per questo intentare cause civili chiedendo risarcimenti folli, inducendo l’emittente televisiva (o il giornale, a seconda dei casi) a tutelarsi cacciando i “presunti diffamatori”? Questo è quello che successe. In totale, tra le cause a Travaglio, a Raidue, all’autore, etc. i risarcimenti chiesti da B. e dal suo esercito ammontavano a circa 70 miliardi di lire. Che sono una cifra che farebbe impallidire chiunque: un’azienda, pubblica o privata che sia, potrebbe essere indotta (molto probabilmente) a tutelarsi da un’eventuale condanna di risarcimento facendo fuori su due piedi il programma o il giornalista incriminato. Il resto è storia di questi anni.

Introducendo una sorta di indennizzo o comunque un tetto massimo sotto il quale ti devi mantenere se vuoi intentare una causa contro qualcuno, si potrebbero evitare futuri casi come quello de “L’Odore dei Soldi. Tu mi pianti una causa da 16 milioni di euro, ad esempio come quella che B. ha intentato contro Travaglio? Molto bene, ma se perdi la causa, oltre al rimborso delle spese processuali, i 16 milioni me li devi pagare a me. Poi ci pensi bene due volte prima di fare il gradasso con i soldi che hai. Questa sarebbe una norma che credo sia lecito chiedere di inserire nelle procedure giudiziarie, per evitare che futuri “berluschini” possano tappare la bocca all’informazione sventolando minacciosamente qualche banconota di grosso taglio.

Nel frattempo, non resta che festeggiare questa sentenza, che per la seconda volta respinge le fandonie di B. e della sua ciurma, augurando a +Marco Travaglio un buon Natale e tanti altri anni di vero giornalismo di qualità, libero e indipendente.
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