venerdì 13 dicembre 2013

La Costituzione (per ora) è salva: grazie M5S!


Nel silenzio più completo e assordante della stampa e delle tv, Letta ammette di non poter più proseguire l’iter di modifica dell’articolo 138 della Costituzione.

Le riforme costituzionali sono state auspicate dal Presidente della Repubblica Napolitano molto presto, poche settimane dopo la formazione di questo governo. C’erano i numeri (una maggioranza bulgara Pd+Pdl) e soprattutto c’era la necessità politica della Casta di una radicale modifica costituzionale in senso presidenzialista. La volontà di modificare proprio l’articolo 138 è stata una vera e propria dichiarazione di sovversione dei principi della Costituzione. I padri costituenti lo avevo scritto per dire a tutti: “Signori, per cambiare la Carta, si deve fare così”. Nessuno vuole che la Costituzione sia intoccabile, ma andare a forzarne la serratura per facilitarne le modifiche strumentali a proprio uso e consumo è un atto spregevole, e come tale andava fermato.

Napolitano disse: “E’ ora possibile e necessario affrontare il compito di un sapiente rinnovamento del nostro ordinamento costituzionale, coerente con i suoi valori fondanti.” In poche parole, riteneva che il momento e le persone fossero quelle giuste per attuare una modifica alla Costituzione. Peccato però che non era né il momento giusto, né tantomeno le persone giuste per operarlo. Vediamo perché:

  1. Questo Parlamento è illegittimo perché non votato direttamente dai cittadini (a causa delle liste bloccate del porcellum) e perché eletto in base ad una legge incostituzionale, dunque non legittima.
  2. La formazione di un comitato di saggi si addice più ad un’oligarchia che ad una Repubblica parlamentare: senza contare poi che tra i 35 saggi di Letta & Napolitano erano presenti soggetti indagati per concorsi universitari truccati. Far modificare la Costituzione da persone incensurate era troppo complicato, vero?
  3. Secondo Eurispes la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è crollata vertiginosamente negli ultimi anni: dal 2004 ad oggi la sfiducia dei cittadini rispetto alle istituzioni è salita dal 38% al 73,2%!!! Senza contare che la percentuale dei cittadini che si dicono “pienamente fiduciosi” nelle istituzioni (contenti voi…!) è pari al 5,3%: una briciola. Ne consegue una domanda: è veramente questo il momento giusto perché queste istituzioni tocchino la Costituzione?
Adesso, fortunatamente, il pericolo è cessato, almeno in buona parte: dopo un primo rinvio, causato in piena estate dall’ostruzionismo del MoVimento 5 Stelle,  si tornò a parlare di articolo 138 a settembre. Fu proprio quello il  momento che tutti ricordano (e forse ricorderanno anche in futuro) in cui qualche deputato grillino è salito sul tetto di Montecitorio sventolando un manifesto in difesa della Costituzione. Furono multati. Furono messi alla gogna mediatica (altro che liste di proscrizione!) e furono dipinti come dei nullafacenti capaci solo di “stare sui tetti”. Ma intanto i cittadini sono stati sensibilizzati, mentre dentro il Palazzo continuava l’ostruzionismo. Ora che Forza Italia è passata all’opposizione e che Letta non ha più i numeri per modificare l’articolo 138, è costretto a rispettarlo. Se la Costituzione non è stata cambiata a luglio, o a settembre, è unicamente grazie al M5S, non c'è nessun altro che dobbiamo ringraziare – e questa è una realtà con cui tutti devono fare i conti.

Certo, la guardia non va abbassata: Letta (ma soprattutto Re Giorgio) non vuole certo mollare la presa sulla riforme costituzionali. Ovvio, non potrà più farle eludendo l’articolo 138, e sarà infatti “costretto” a muoversi nei limiti previsti dalla Costituzione stessa, ma il fatto rimane: non avendo più i numeri abbondanti che aveva prima, cambiare la Carta gli resterà molto più difficile. Sarà semplicemente “normale”: i padri costituenti avevano previsto che un giorno la Carta avrebbe avuto bisogno di un “rinnovamento”, ed è per questo che la Costituzione indica il modo in cui si possono apportare modifiche. Modifiche che siano condivise, dalle istituzioni e soprattutto dai cittadini, e che rispettino una concezione di libertà e democrazia comunitaria, e non gli interessi di pochi.
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