giovedì 12 dicembre 2013

La #sorpresina: ecco perché #RenzieNONfirmeràqui


Una battaglia a suon cinguettii quella tra Beppe Grillo e Matteo Renzi. Il primo lancia l’invito al neo segretario del Pd tramite il suo blog, facendo partire l’hashtag #RenzieFirmaQui su Twitter:

“Renzie vuole tagliare un miliardo di euro di costi della politica. La parola di Renzie è sacra. Gli voglio credere. Inizi dai soldi del partito di cui è segretario. Rinunci ai finanziamenti pubblici. E' sufficiente una firma. La lettera l'ho preparata io.”

La richiesta è semplice ed è corretta. In effetti, in assenza di una futura (e auspicabile) abolizione dei rimborsi elettorali, appena giudicati incostituzionali dalla Corte dei Conti, basta una semplice lettera per rinunciare a questo tipo di finanziamento. Inoltre, la richiesta è sacrosanta. Sacrosanta perché i finanziamenti pubblici ai partiti sono stati aboliti grazie ad un referendum nel 1993. Non mi interessa se il fatto sia giusto o meno: se ne può discutere in separata sede, dato che una sorta di finanziamento pubblico ai partiti è presente anche in molti paesi più “civili” del nostro. Ma c’è una cosa su cui non si può discutere: il risultato di un referendum non si ignora e soprattutto non si aggira. Il modo in cui i partiti della Seconda Repubblica hanno aggirato clamorosamente un referendum votato dai cittadini italiani è quanto di peggio abbiamo visto in questi anni. Partiti abusivi che si finanziano in modo illecito sovvertendo illegalmente un risultato referendario: adesso che tutto il Parlamento è delegittimato dall’incostituzionalità della legge elettorale, siamo a posto! Tutto un oceano di paradossale illiceità.

In risposta al post di Grillo, Renzi ha cinguettato a sua volta su Twitter. Già nel fatto di aver risposto a questa “provocazione”, questo va detto, Renzi si dimostra diverso dai suoi predecessori. Quando Bersani o Letta furono interpellati dal comico nello stesso modo, la risposta fu un eloquente ed imbarazzante silenzio. Renzi invece risponde, sempre con un hashtag di Twitter:

“Caro @beppe_grillo ti rispondo nei prossimi giorni con una #sorpresina che ti sto preparando.”

Caspita. Wow. Che paura. Sembra quasi una minaccia! Che cosa sarà la “sorpresina” che la mente machiavellica di Matteo Renzi sta preparando per Beppe Grillo? Lo dico subito, a scanso di equivoci: se veramente proporrà l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (o perlomeno rinuncerà a quelli del Pd) senza fare sotterfugi e senza giochini di parole, questa sarebbe una svolta storica. Sarebbe la prima dimostrazione di voler cambiare il modo di fare politica dopo secoli di annunci e slogan, di intenzioni di facciata e di promesse non mantenute. E sono sicuro che il M5S accoglierebbe la cosa con il dovuto rispetto e dando a Renzi il merito di aver proposto al suo partito una simile svolta. E dico di più: sempre se si trattasse di una proposta limpida senza giochi sottobanco, mica come quella avanzata invece dal governo Barzel-Letta, sono convinto che Grillo e il MoVimento sarebbero ben felici di appoggiarla, tanto è importante abolire i rimborsi elettorali.

E se invece Renzi intendesse “sorpresina” in senso ironico? Ho paura solo a pensarci. La campagna elettorale di Matteo Renzi ha una consistenza pari a quella dell’aria, in quanto a contenuti, ma le poche cose che ha annunciato concretamente sono agghiaccianti: parlo in primo luogo della riforma elettorale. Se fosse proprio una proposta di legge elettorale la “sorpresina” di Renzi? Sappiamo bene che tipo di legge elettorale sogna il sindaco di Firenze: un sistema elettorale che lui chiama “del sindaco d’Italia”. In pratica, un super-maggioritario, in cui “chi vince governa”. Renzi afferma che “non basta una riforma della legge elettorale in senso maggioritario”, lui vuole di fatto una legge che chi vince le elezioni si prende la fetta più grossa. Questo è quanto di più lontano dalla Costituzione, che con l’articolo 48 sancisce che il voto è “eguale” (dunque la Costituzione suggerisce un metodo proporzionale), ma non solo: è anche quanto di più lontano da qualsiasi concetto di democrazia! Il motivo per cui un partito che si prende, che so, il 30% dei voti si debba beccare il 51% dei seggi in Parlamento rimane un mistero agli occhi di chi ha ancora una qualche idea di “Repubblica parlamentare”. Questa idea di legge elettorale ci fa capire una cosa di Renzi: non è capace. Semplicemente, senza specificare nient’altro: non è capace. La sua è quell’incapacità della politica che non sa governare se non con la maggioranza assoluta, quell’incapacità della politica in cui sono gli interessi privati e le “bandierine” a governare, non il buon senso. Nascondere questa incapacità dietro la vuota minaccia della cosiddetta ingovernabilità è un atto estremamente falso e ipocrita, una balla su cui non dobbiamo cascare.

In ogni caso, di qualsiasi cosa si tratti la “sorpresina” di Renzi, non sarà l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Sarò prevenuto, ma ci sono buoni motivi per credere che #RenzieNONfirmeràUnaMazza: uno di questi, il più importante, è il fatto che Renzi verrebbe immediatamente linciato da tutto il partito, senza alcun dubbio. Sarà davvero in grado di (citando testualmente) portare “la fine di un’intera classe dirigente”? Se lo farà, sarò il primo a dire “Chapeau”. Se, come quasi sicuramente, non lo farà, sarà solo l’ennesimo venditore di fumo in Italia. L’ultima cosa di cui questo paese ha bisogno.
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