martedì 3 dicembre 2013

Lettera aperta a Vauro Senesi


Caro Vauro,

Ho seguito le tue vignette praticamente da quando seguo la politica. Prima sul Manifesto, poi in TV insieme a Michele Santoro, poi sul Fatto Quotidiano. Sono cresciuto a suon di “satira per tempi di merda”, per dirla con le tue parole. E ti ho seguito anche quando hai collaborato con Beppe Grillo per le illustrazioni del suo libro “Tutte le battaglie di Beppe Grillo”. Quello stesso Beppe Grillo che hai, più e più volte, dimostrato di non apprezzare, se vogliamo usare un eufemismo.

Ci tengo a precisare che le tue critiche al MoVimento 5 Stelle rappresentano secondo me una delle voci più autorevoli al riguardo: Grillo e tutti gli attivisti del M5S sono vittime di una manipolazione mediatica, di una campagna diffamatoria che farebbe impallidire persino la propaganda fascista. In un simile contesto, le critiche che muovi verso il M5S rappresentano una delle voci più valide in assoluto. Se a fare una critica al MoVimento è un Renzi, un Letta o un Quagliariello qualsiasi, onestamente, non gli do nemmeno peso. Non sono critiche, sono soltanto un vile insulto all’intelligenza delle persone. Ma le critiche che arrivano da un personaggio come te, nonostante non mi trovino quasi mai d’accordo, sono critiche di cui il M5S dovrebbe fare tesoro. Poi magari non condividerle, per carità: ma sicuramente farne tesoro. E se non lo fa, il MoVimento sbaglia.

Tutto fino ad ieri, quando seguendo la tua pagina Twitter mi sono imbattuto nella tua “Lettera aperta a Dario Fo”. Mi dispiace, ma non voglio credere che sia stato veramente tu a scriverla: ti reputo troppo intelligente per essere veramente sceso a questo livello.

L'intervento di Dario Fo sul palco del V3-Day a Genova è stato memorabile. L'ho ascoltato, commosso, più di una volta. “Dobbiamo vincere e vinceremo non sono brutte parole. Sono parole di un popolo intero che, in quasi 200.000 al freddo e al vento e molte altre migliaia collegati in streaming, desidera cambiare le cose. Quelle cose che la vostra generazione, nonché (e soprattutto) quella successiva non sono stati in grado di cambiare. Confondere una serena rabbia ed una decisa indignazione con una confusa e violenta protesta senza contenuti non è un atto che ti si addice. Citando proprio Dario Fo, siamo democratici, ma moderati no, per Dio. “Sono tutti morti, cadaveri”: è vero. Sono fermamente convinto che i partiti che ci hanno trascinato in questa situazione sono così. Per usare un termine poco forte, aggiungerei quasi. Una classe politica trasversale (di destra e di sinistra) che per difendere i propri interessi è stata disposta a tutto, anche a mandare a picco il Paese: come la vogliamo chiamare? Ma la nostra rivoluzione non è strillare che sono tutti morti. La nostra rivoluzione parla di democrazia partecipativa. Parla di cultura, come testimoniano i magnifici interventi di Dario Fo, ben prima di quello di ieri sera. Parla di acqua pubblica, trasporti pubblici, scuola pubblica. Parla di un senso di comunità in cui nessuno deve rimanere indietro. Parla di onestà e di trasparenza nella politica. È una rivoluzione che si fa prima di tutto spazzando via una classe politica compromessa e pregiudicata che ha malgovernato da anni. E poi si fa coinvolgendo le persone, ritrovando la speranza nell’idea di fare politica (quella vera) insieme.

Ieri, Beppe ha fatto il suo intervento. E dopo di lui, molti altri hanno preso la parola. Non erano parole di macabra memoria, erano parole di speranza e felicità, nonché di spiccata competenza. Già, perché insieme a Dario Fo, la cui cultura e integrità morale non possono essere messe in discussione, ci sono personaggi di altissimo livello che appoggiano gli intenti e le idee del M5S. Vogliamo descrivere Paul Connett, ideatore di Rifiuti Zero, come una “macabra memoria fascista”? Certo, si può fare: solo infischiandosene di qualsiasi principio morale e di onestà intellettuale. Ecco perché da te, assolutamente, non me lo aspettavo. Ti prego, dimmi che questa lettera l’hai scritta in un momento di rabbia e pubblicata con troppa leggerezza.

Caro Vauro, non solo Dario Fo non deve scendere da quel palco, ma dovrebbero salirci persone come te, che considero come un patrimonio nazionale. Il “Compagno Dario” ha capito che questa è la strada giusta da percorrere, proprio perché “Compagno” – nella vera e più onesta accezione del termine. Te lo dice uno che è sempre stato di sinistra – e che quindi non ha mai votato Pd. La democrazia è in salute quando è attiva: “Libertà è partecipazione” cantava Gaber. Vieni anche tu. Partecipa. Di’ anche tu, sul palco, quello che credi. Critica anche tu, dall’interno, quello che ti senti di criticare.

Sappi però che le folle che non sanno fare altro che ripetere gli slogan del capo non ci appartengono, come invece appartenevano a quelli che, anni fa, vestiti tutti uguali con l’eskimo e i capelli lunghi, strillavano e alzavano il pugno ogni volta che il loro leader pronunciava un qualche “cavallo di battaglia” del Comunismo. Oggi che fine hanno fatto? Quelli che lo facevano “per moda”, adesso sono finiti tutti a votare Pd, cosa che meno di sinistra non può essere. Quelli “nostalgici”, un po’ i Pandacomunisti come te insomma, o si astengono, o votano partitini di pseudosinistra come quello di Ingroia (che stimo moltissimo, ma che si è imbarcato dentro al suo partito tanti trombati della sinistra cosiddetta “estrema” da far vomitare). Quelli che veramente credevano a ideali di giustizia sociale, di libertà e di democrazia, lascia che te lo dica: sono tutti qui; e , sono insieme anche a persone che “ideologicamente parlando” sono più a destra. Questa è un’anomalia, ma non del MoVimento: è un’anomalia dell’Italia. Quell'Italia in cui vengono a mancare le fondamenta di base della convivenza civile. Quell’Italia che ormai è affossata da un finto bipolarismo destra/sinistra e da una partitocrazia incancrenita che ha spolpato ogni risorsa del paese. Che si deve fare? Schierarsi con quelli che questi problemi li hanno causati? O tentare, e magari riuscirci anche, di portare un po’ di gente onesta e pulita (come sono i “grillini” che tu dipingi come una sorta di camicie nere) dentro la politica? Per ricostruire, si deve ripartire da qui. Anche a costo di staccarsi, anche solo momentaneamente, come ha fatto il “Compagno Dario”, dai propri ideali. Sotto il palco, l'altro giorno a Genova, c'era l'Italia migliore.

Ti chiedo di salire su quel palco, Compagno Vauro. Sali per favore.

Con l’affetto e la stima che meriti

Niccolò Talenti

Aggiornamento:
Vauro, come era facilmente prevedibile, non ha risposto a me. (Ma va?!?)
Riporto per completezza d'informazione e per correttezza la meravigliosa risposta di Dario Fo al vignettista, seguita dalla risposta di Vauro al Premio Nobel. Cosa ha detto di fatto Vauro? Che lui e Dario Fo sono "pagliacci", mentre Beppe Grillo ha la colpa di essere un "pagliaccio divenuto capo-popolo". Le accuse di fascismo a Beppe Grillo e alle nuove camicie nere dei grillini? Come al solito, non stanno assolutamente in piedi.

Link alle due lettere: Link
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