mercoledì 18 dicembre 2013

Ma chi è il Presidente del Consiglio?


Questa recente vicenda della Web Tax ha qualcosa di strano dietro di sé… Un renziano (Edoardo Fanucci del Pd) propone un emendamento alla Legge di Stabilità che istituisce questa cosiddetta Web Tax, una folle idea che pone l’Italia fuori dal mondo globale di internet e ci trascina direttamente nel terzo mondo.

Ora, io non voglio entrare nel merito di questa Web Tax perché lo hanno già fatto in tanti, voglio solo sottolineare un fatto mediatico abbastanza particolare legato a questa vicenda.

Cosa è successo nottetempo nelle file del governo? Renzi ha insistito, fuori dal Parlamento (dato che ancora è teoricamente sindaco di Firenze), perché questa schifezza promossa proprio da uno dei suoi “discepoli” venisse abolita dalla Legge di Stabilità, e dunque non approvata dal governo. La mattina dopo, magicamente, la Web Tax è (quasi) scomparsa. Ho aggiunto questo “quasi” perché in realtà se n’è andata solo la parte più “folle” ma non è stato tolto niente.

Come sono andate dunque le cose? Un parlamentare (un deputato, per l’esattezza) propone un emendamento. Il capo del suo partito (che costituisce un elemento esterno al Parlamento eletto) tuona contro tale emendamento, spingendo non solo lui, ma tutta un’intera maggioranza a fare marcia indietro, portando a casa il risultato voluto. UhmMi ricorda qualcosa!

Il 10 Ottobre 2013, due parlamentari M5S presentarono l’emendamento sull’abolizione del reato di clandestinità. Dopo poche ore, sul blog di Beppe Grillo uscì un post molto controverso, del quale ho ampiamente parlato nel mio post “Le due facce del post”. Grillo e Casaleggio tuonarono contro questa iniziativa, criticandola sia nel merito (e cioè sull’abolizione del reato di clandestinità) che nella forma (vale a dire nella modalità in cui l’emendamento fu presentato). Dunque, mentre nel merito Beppe Grillo dimostrò di avere posizioni tutt’altro che condivisibili, ricordò giustamente che un tale emendamento doveva essere discusso con gli iscritti al MoVimento e con l’elettorato, prima di approvarlo “in solitaria” in Parlamento. Insomma, un richiamo al regolamento sottoscritto da tutti i parlamentari del M5S.

Le due situazioni sono pressoché identiche: un leader, o comunque un importante esponente, di una grande forza politica agisce ed interviene dall’esterno in modo da far cambiare una proposta di legge (o un emendamento, come in questo caso), pur non essendo stato eletto in Parlamento.

Nel primo caso però, quello che riguardava il post di Grillo e l’emendamento presentato dal M5S, i media si scatenarono all’attacco: “Fascista! Dittatore! Razzista! Nazista! Nessuno vale uno! Conta solo il pensiero di Beppe! Grillo è contro la Costituzione!”. Nel secondo caso, curiosamente, non succede niente di tutto questo. Tutta la stampa e tutti i media in generale, completamente allineati, non rimproverano a Renzi di aver espresso un diktat al Parlamento, nessuno che faccia notare la “violazione” del segretario del Pd che condiziona il Parlamento pur standone fuori.

I risultati di questi due “interventi esterni” poi sono ancora più interessanti da analizzare, perché ci fanno capire ancora meglio la differenza di trattamento mediatico che hanno ricevuto. Nel primo caso, Beppe Grillo s’incazzò e se la prese con i “piccoli onorevoli”, ma l’abolizione del reato di clandestinità fu approvata e l’emendamento restò in piedi: possiamo dire dunque che nonostante l’invasione di campo di Grillo e Casaleggio, il gruppo parlamentare andò per la sua strada e (questo va sottolineato, perché come al solito le accuse di “epurazioni” non trovano alcun riscontro logico nella realtà) nessuno venne espulso dal M5S per questo, seppure in disaccordo con il presunto “leader”. Nel secondo caso, Renzi interviene invece con una certa efficacia, dato che dopo il suo diktat il Partito Democratico e l’attuale maggioranza tornano sui propri passi e seguono la volontà di Renzi, che col Parlamento non dovrebbe avere niente a che fare.

Stiamo parlando di un segretario di partito, che evidentemente si sente già incaricato come Presidente del Consiglio, nonostante che nessuno lo abbia ancora eletto e che le elezioni sembrano ancora molto lontane. Come la mettiamo con questa storia? Quello che traspare, ancora una volta, è un (tutt’altro che) inspiegabile trattamento differenziato dei media a seconda di quale sia l’oggetto politico di cui stiamo parlando. È un dato che dovrebbe farci quantomeno riflettere, al di là delle personali posizioni politiche.
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