martedì 31 dicembre 2013

Napolitano dimettiti!


Gira da qualche ora una presunta anticipazione del consueto discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Stando a quanto riporta “Affari Italiani”, le persone che nelle ultime ore hanno incontrato il Presidente della Repubblica raccontano che Napolitano potrebbe anche dimettersi, annunciando la sua “caduta” dal trono d’Italia proprio durante il discorso televisivo. Proprio mentre sarà l'unico uomo nella storia della Repubblica a fare l'ottavo discorso di fine anno da Presidente.

Beh, io certo non so se Napolitano mi darà questa grande gioia stasera, ma so di certo cosa mi ha già regalato in ben 8 anni di “regno”. Mi ricordo l’indulto che firmò praticamente appena insediato nel 2006. Mi ricordo decreto-bavaglio sulle intercettazioni. Mi ricordo il lodo Alfano. Mi ricordo il legittimo impedimento. Le telefonate con Mancino, fatte distruggere senza vergogna. Mi ricordo di un uomo che non ha perso occasione di calpestare la Costituzione in ogni articolo che parli del Presidente della Repubblica, a partire dalla sua rielezione: “Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni”. La Costituzione recita così. Napolitano sarà invece il primo e l’unico (ma forse anche l’ultimo) eletto per quattordici anni. Non a caso, i padri costituenti avevano forti dubbi (Terracini per primo) riguardo all’inserimento di un vincolo esplicito per vietare la rielezione. Certo è che 14 anni sono un regno, non un mandato di una carica repubblicana.

Napolitano non rappresenta l’unità nazionale già da un pezzo. È praticamente dal momento in cui ha sabotato il parlamento, nominando il non-eletto Mario Monti a guidare un governo di larghe intese. Il vero Presidente Unico è sempre stato lui, sin da allora. Poi, con il governo Barzel-Letta, la cosa si è fatta unicamente più evidente. Una geniale vignetta di Giannelli ritraeva Napolitano che dettava qualcosa a Letta: “Il governo Letta e il Presidente detta”. Il Presidente è una figura che rispetta la Costituzione solo se rispecchia l’unità della nazione: se rispecchia unicamente l’unità della “Nuova DC” (cioè il governo) allora non serve più a niente. Anzi, nuoce a tutto il Paese.

È il Presidente che voleva cambiare la Costituzione, nel momento più sbagliato e con le persone peggiori di cui si poteva disporre. È il Presidente che chiamava i capigruppo della maggioranza per discutere a tavolino della riforma elettorale. È il Presidente che dichiarava apertamente la legittimità di un Parlamento reso illegale dall’incostituzionalità del porcellum. È il Presidente che si è detto categoricamente contrario ad ogni tipo di sistema elettorale proporzionale, l’unico compatibile con l’articolo 48 della Costituzione. È il Presidente che obbligò il Parlamento ad acquistare i cacciabombardieri F-35, in barba alla crisi e all’articolo 11 della Costituzione. Come scrive Travaglio nel suo ultimo libro: “Delle due l’una: o sbaglia la Costituzione repubblicana, o sbaglia continuamente Giorgio Napolitano.

Ma forse, in fondo, Re Giorgio lo sa: il 2014 sarebbe un anno terribile per lui e per il suo sogno perverso di trasformare l’Italia in qualcosa che difficilmente definirei “democratico”. A gennaio, potrebbe essere pronta la richiesta di impeachment da parte del MoVimento 5 Stelle. Magari non passerebbe, ma sarebbe il primo Presidente sfiduciato palesemente dalla prima forza politica nazionale: non proprio una bella postilla sul curriculum. Inoltre, Re Giorgio in fondo sa che le larghe intese si stanno restringendo sempre di più, e che la vita del governo potrebbe essere tanto breve da non vedere neanche la primavera. A quel punto, Re Giorgio dovrebbe dimettersi per forza di cose, nell’amarezza, nella disillusione, nella vergogna, nel silenzio, nella sconfitta. Passerebbe alla storia come l’uomo che voleva rendere l’Italia a sua immagine e somiglianza ma fallì miseramente. Al contrario, un’uscita di scena spettacolare, inaspettata e dignitosa sarebbe qualcosa di molto più positivo per Napolitano. Chissà che davvero non sfrutti questo discorso a reti unificate per proclamare la sua resa. Sicuramente, le dimissioni in questo contesto gli conferirebbero una dignità estremamente più alta rispetto alla (poca) stima che merita quest’uomo.

Presidente, La prego, approfitti di questa occasione e non indugi, poiché di occasioni simili non ne capiteranno altre: si dimetta durante il Suo discorso, e regali al Suo popolo un bel motivo per stappare lo spumante allo scoccare del Nuovo Anno.

Napolitano deve dimettersi, perché l’Italia possa rinascere. Buon Anno a tutti.
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