mercoledì 11 dicembre 2013

Tirate i caschi dei poliziotti addosso alla Balacco


Maddalena Balacco, per chi non la conoscesse, è una ragazza che pubblica i suoi articoli su Giornalettismo. Come ho già avuto modo di analizzare per la questione delle balle dei sostenitori della sperimentazione animale, Giornalettismo si rivela ancora una volta una pessima fonte di informazioni, bensì un’ottima fonte di propaganda.

Ieri, la giovane debunker di Giornalettismo ritratta nella foto qui a fianco, specializzata in diamo-addosso-al-movimento-5-stelle come possiamo ben vedere dai suoi precedenti articoli, ha parlato del gesto dei poliziotti e della guarda di finanza quando si sono tolti il casco durante le numerose manifestazioni di questi giorni.

Da una parte abbiamo giornalisti, blogger, politici e sindacati che affermano che il gesto sia stato solamente un normale atto comunicato dalle autorità responsabili, in quanto si trattava di “cessato pericolo”. Altri, tra cui anche Beppe Grillo, lo hanno letto come un’affermazione di solidarietà dei poliziotti nei confronti dei manifestanti. La verità, come spesso accade, sta proprio nel mezzo, libera da pregiudizi e bandierine.

La Balacco afferma, proponendo un completo elenco di comunicati ufficiali, che “in realtà i poliziotti non si sono schierati con i manifestanti come in molti hanno pensato”. La Questura di Torino afferma che in quel momento erano “venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l’utilizzo”. Il sindacato di polizia del Siap ha espresso che “il casco viene indossato ogni qualvolta sussiste il pericolo imminente per l’incolumità degli operatori e viene tolto appena il pericolo viene meno”.

Di diverso avviso sono invece i sindacati di polizia Ugl e Siulp. Di quest’ultimo riporto parte della  dichiarazione del segretario nazionale Felice Romano, che a mio avviso è davvero significativa:

“Quanto accaduto a Torino, a Genova e in tutte le altre città, nonostante i soliti delinquenti professionisti del disordine che hanno dato sfogo alla loro indole criminale e violenta, senza però riuscire a separare il “Paese” (cittadini e poliziotti), merita un plauso a tutti quei colleghi di tutte le forze di polizia che oggi, in modo professionale e coraggiosamente hanno detto simbolicamente basta alla lontananza della politica governativa e dei palazzi del potere rispetto ai danni che stanno producendo contro le famiglie e i lavoratori di questo paese. Togliersi il casco in segno di manifesta solidarietà e totale condivisione delle ragioni a base della protesta odierna di tutti i cittadini che hanno voluto gridare basta allo sfruttamento e al soffocamento dei lavoratori e delle famiglie italiane, è un atto che per quanto simbolico dimostra però che la misura è colma e che i palazzi, gli apparati, e la stessa politica ormai sono lontani dai problemi reali dei cittadini e troppo indaffarati ai giochi di potere per la propria sopravvivenza e conservazione della casta.”

Allora, a chi dare ragione? Né alla Balacco di Giornalettismo né a Beppe Grillo. La prima, mossa dalla sua indole innata di disinformazione antigrillina, ha subito cercato il “pretesto” di “sbufalare” quella che secondo lei era una bufala. Il secondo, preso da troppa foga, ha pubblicato un post condivisibile e sicuramente giusto (che gli è pure costato una denuncia da parte di un politico di Scelta Civica, sic!), partendo però da un episodio analizzato in modo sbagliato. Vediamo cosa ha detto un poliziotto presente tra quelli che si erano tolti il casco:

È vero che lo avete fatto solo perché era finito il turno, come ha sostenuto la questura? Oppure c’era anche qualche motivazione in più?
«No, il turno non era ancora finito. Anche se gli scontri che c’erano stati in mattinata erano terminati ed era cessata la condizione di pericolo».
Ma è sbagliato leggerlo come un gesto simbolico, di solidarietà con i manifestanti e di condivisione dei motivi della protesta?
«No, non è sbagliato. Io personalmente, e anche altri colleghi con cui ho parlato in piazza, lo abbiamo vissuto con questo spirito. Anche se è un gesto che qualche volta si usa fare per stemperare il clima. In questo caso, quando è arrivato un ordine in questo senso, lo abbiamo fatto davvero con piacere».
Perché?
«I motivi che hanno spinto molta gente ieri a scendere in piazza li condividiamo. Le tasse troppo alte, gli stipendi bloccati, il disagio economico a cui dobbiamo sottoporre le nostre famiglie li viviamo sulla nostra pelle. E anche noi non ce la facciamo più».
Cosa è accaduto dopo che avete tolto i caschi?
«La gente applaudiva. Ci dicevano bravi. Ho visto un collega sfilarsi il casco e andare a stringere la mano a un manifestante. È stato un momento bello».

Dunque parrebbe che un ordine sia effettivamente arrivato, ma che il gesto di togliersi il casco sia stato fatto più “con spirito” che per reazione ad un semplice ordine. Inoltre, se ci guardiamo con attenzione quella che dovrebbe essere la prova “definitiva” del fatto che il gesto sia stato effettivamente simbolico, ossia il video ripreso e che è presto divenuto virale su internet, ci accorgeremo di una cosa: al secondo 50, sentiremo distintamente una voce (presumibilmente di un poliziotto) dire “Dai che ce la facciamo così, tutti uniti ragazzi!

Ecco il video:

Se uniamo questo al fatto che i poliziotti non si sono tolti il casco tutti insieme, ma uno dopo l’altro, quasi con timore, guardandosi l’un l’altro quasi come a sostenersi a vicenda, pare piuttosto evidente che si sia trattato di un gesto “sentito”. Poi magari sottoposto ad una rilettura ad hoc da Questura e Siap, sottolineando strumentalmente il particolare del comando del “cessato pericolo”, per mettere in secondo piano la volontà delle persone che indossavano quei caschi.

Il punto è questo: fino a quando dovremo vedere un filmato chiaro e lampante come questo per poi farci imboccare da giornalisti servi e disinformatori di professione che vogliono farci avere una percezione errata di quello che abbiamo visto? Il filmato è chiaro e non lascia spazio a dubbi. Io so cosa ho visto: ho visto poliziotti che hanno deciso spontaneamente di fare un gesto (lecito dal punto di vista del regolamento) per associarlo ad un significato ben preciso, e cioè esprimere la propria solidarietà verso i manifestanti.
UA-57431578-1