giovedì 25 dicembre 2014

We SHISH you a Merry Christmas


Buon Natale!

Buon Natale a tutti gli italioti, quelli che mi hanno votato  alle europee pensando di dare un voto ad un partito diverso, non sapendo (o forse sì, dipende) di dare il proprio consenso al partito del malaffare.

Buon Natale a Silvio, che in oltre 20 anni ha preparato il terreno per il sottoscritto, piccolo ducetto rignanese! Perché Silvio non ha potuto fare molte delle cose che io sto facendo, perché allora una parvenza di opposizione destra-sinistra doveva pur esserci e perché si sa: se la dittatura la applichi dall’oggi al domani se ne accorgono tutti, se invece la fai assaggiare a piccoli pezzi, piano piano piace a tutti quanti.

Buon Natale agli imprenditori che (senza volere niente in cambio, mi pare ovvio) mi hanno finanziato con le cene da 1000 euro! Anche se non volete niente in cambio, sia chiaro che io non dimentico mai i miei amici.

Buon Natale a Matteo, l’altro Matteo, il mitico Salvini! Senza di lui forse i grillini sarebbero ancora più forti, e se c’è una speranza di avere nuovamente la finta contrapposizione di finto bipolarismo con cui abbiamo inciuciato con la peggior destra d’Europa, quella speranza è proprio lui. Lasciate che il bipolarismo Berlusconi/centrosinistra di ieri diventi un bipolarismo Renzi/Salvini, e ne vedrete delle belle, cari italioti!

Buon Natale ai furbetti! Quelli che pensano che le regole valgano solo per gli altri, quelli che “tengono famigghia”, quelli che si vendono l’anima per pochi centesimi, perché sono soprattutto loro che si riconoscono in me.

Buon Natale agli allocchi che si sono venduti per 80 euro! Perché questi soldi ve li abbiamo già ripresi con l’aumento di molte tasse, a partire proprio dalla vostra busta paga. Controllate l’aumento delle varie rate detratte dalla vostra busta paga, sommatele insieme, e otterrete il magic number: 80 euro!

Buon Natale ai vecchi comunisti di ieri, perché oggi si sono trasformati democristiani solo perché il proprio partito ha votato come segretario uno come me! Senza di voi, utili Pdioti, non sarei mai riuscito a fare tanto.

Buon Natale a Re Giorgio! Il miglior Presidente di sempre, perché Garante della Casta piuttosto che della Carta, perché Presidente dei furbetti piuttosto che dei lavoratori, degno rappresentante della politica che ruba piuttosto che della politica onesta.

Buon Natale alla “sinistra” del Pd! Il vostro inconsistente blaterare di un’opposizione interna al partito, mentre votate puntualmente tutte le mie porcate, tiene insieme un bacino di voti che senza di voi difficilmente potrei avere. Siete voi i miei più fedeli cagnolini: abbaiate tanto, ma i voti che rappresentate non me li togliete mai.

Buon Natale al mio amico Nardella! So di aver lasciato Firenze in “buone mani”: esiste un solo renziano più renziano di me, ed è proprio lui.

Buon Natale, ma soprattutto “tanti auguri”, per l’Italia! Ne vedrete delle belle, sotto il mio nuovo regime delle banane, più di quanto questo paese non abbia già mostrato. Vedrete partiti di governo essere rivotati dopo essere coinvolti nel più grande scandalo dai tempi di Mani Pulite. Vedrete la vostra libertà venire sempre meno, in nome di una sorta di autarchia dei partiti. Vedrete una delle Costituzioni migliori al mondo venire distrutta passo dopo passo dalla mano di pregiudicati, ladri, fancazzisti e animali da circo di vario genere.

Vedrete l’Italia diventare qualcosa che i vostri nonni o i vostri genitori avevano combattuto anche a costo della vita, perché questo è quello che sono e questo è quello che dovete avere. E dunque buon Natale a tutti i somari di questo paese, perché è grazie a loro che uno come me, oggi, decide le sorti di una Nazione.

I SHISH you a Merry Christmas,

Matteo

martedì 23 dicembre 2014

L’importanza di un nuovo Presidente


Ormai sembra che il (secondo e ai limiti della costituzionalità) mandato del Presidente Napolitano giunga al termine. Napolitano ha infatti portato a compimento un progetto che tutti, da destra a sinistra, avevano a cuore: non dare l’incarico di governo nel 2013 all’unica forza politica uscita vincente dalle elezioni e svoltare verso una forma più autoritaria e “arroccata” di “dittatura governativa”, in cui tutte le forze politiche pro-sistema concorrono ad uno scopo comune. Napolitano, tra i suoi due mandati e in soli 3 anni, ha nominato la bellezza di 3 primi ministri non votati alle urne, due dei quali neanche parlamentari (Monti e Renzi): in questa insana successione, difficilmente inquadrabile nei confini della “democrazia parlamentare” e nel concetto costituzionale di “sovranità popolare”, si è svolto un rapido e inesorabile processo di allontanamento del potere decisionale dalle urne in favore di una sottospecie di monarchia, in cui un Presidente della Repubblica si può alzare una mattina e nominare un nuovo governo, dettargli l’agenda delle riforme, guidare direttamente la politica di un paese. Il governo, tramite decretazione d’urgenza e colpi di fiducia, manda avanti il programma del Presidente senza alcun accenno di dibattito parlamentare, tagliando fuori (anche violentemente tramite pratiche illegali quali la cosiddetta “ghigliottina”, non prevista nei regolamenti della Camera dei Deputati) ogni tipo di opposizione, blanda o dura che sia.

Questo paese che siamo diventati non mi piace neanche un po’. E non mi piaceva neanche prima di questi ultimi tre anni, intendiamoci. Ma quello che è riuscito a fare Napolitano, e che sta compiendo adesso il suo burattino Matteo Renzi (indegno rappresentante di questa Casta immorale) è qualcosa che neanche nel peggior berlusconismo saremmo mai arrivati a concepire. In 3 anni, quest’uomo è riuscito, tramite i suoi governi-farlocco Monti, Letta e soprattutto Renzi, a portare a termine un processo di anti-democratizzazione che Berlusconi non avrebbe mai neanche osato auspicare.

Mentre il mandato di Napolitano volge al termine, dato che la sua perversa macchina instaurata a colpi degni di un regime adesso cammina da sola, ora più che mai è importante una vera svolta. L’importanza di un nuovo Presidente è, se vogliamo, l’importanza di essere onesti. Quello di cui non abbiamo bisogno adesso è proprio un Presidente che accetti il testimone infangato che gli lascerà Napolitano, ma che anzi rifiuti ogni idea di continuità con la presidenza, lunga quasi nove anni, di Re Giorgio. Proprio perché abbiamo avuto il peggior Presidente nella storia della Repubblica, occorre adesso una figura quanto più diametralmente opposta a Napolitano.

Il nuovo Presidente dovrà essere esterno ai partiti di oggi e degli ultimi 20 anni. Proprio perché ne abbiamo avuto uno che si trova nella stanze del potere da 61 anni.

Il nuovo Presidente dovrà essere onesto e cristallino nelle sue parole e nelle sue azioni. Proprio perché ogni monito di Napolitano è sempre stato rivolto agli unici (tra opposizioni parlamentari, extra-parlamentari, magistrati e stampa libera) a non essere allineati al sistema e collusi con un potere marcio.

Il nuovo Presidente dovrà rispedire al mittente ogni legge o decreto non rispondente ai canoni di costituzionalità. Proprio perché Napolitano ha firmato di tutto, ma proprio di tutto, comprese leggi incostituzionali quali il Lodo Alfano.

Il nuovo Presidente dovrà battere i pugni sul tavolo, per impedire ai governi di andare avanti a decreti d’urgenza (tutti formalmente incostituzionali, come quelli presentati dai governi Letta e Renzi) e di ricorrere costantemente alla fiducia, perché senza la discussione parlamentare è la dittatura.

Il nuovo Presidente dovrà, in definitiva, essere un punto di riferimento di onestà e moralità per tutti i concittadini. Perché i moniti si fanno, eccome, ma contro i disonesti, contro i ladri, contro i corrotti, contro i mafiosi, contro i violenti, contro tutto il marcio che c’è nel paese. E se il marcio è all’interno del Parlamento, è doppiamente meritevole di condanna. Tutti i cittadini onesti devono potersi riconoscere nel Presidente di tutti gli italiani, altrimenti è la deriva morale e – di conseguenza – politica.

martedì 16 dicembre 2014

2 Minutes to Midnight: la drammatica attualità di un classico degli Iron Maiden


Uno dei più grandi classici degli Iron Maiden è sicuramente 2 Minutes to Midnight, il secondo pezzo contenuto nell’album Powerslave, pubblicato nel 1984 dalla EMI. Powerslave si caratterizza con una delle aperture più “storiche” di tutta la discografia maideniana: iniziano le danze con Aces High, ispirata a La Battaglia delle Aquile e dedicata alla memoria dei piloti che morirono difendendo l’Inghilterra dall’attacco aereo dei nazisti. Il tema iniziale non fa altro che gettare le basi di quello che deve essere il mood giusto per ascoltare la seguente canzone, 2 Minutes to Midnight, e lo fa egregiamente. Con la seconda traccia dell’album, infatti, si passa dalla guerra all’oscurità più totale: siamo nel bel mezzo dell'Apocalisse.

Il mondo descritto in 2 Minutes to Midnight è un mondo di guerra, in cui gli uomini si uccidono a vicenda in guerre dettate dal denaro e dagli interessi dei governi. Tutti motivi futili e meramente “terreni” come suggerisce la prima strofa:
Kill for gain or shoot to maim
But we don't need a reason
To Golden Goose is on the loose
And never out of season
Non c’è una buona ragione per uccidersi a vicenda, ma in fin dei conti questo non impedisce all’uomo di trovare stupide motivazioni per andare in guerra. Gli uomini che governano il mondo sono pazzi e ciechi (The blind men, the madmen) secondo i Maiden:
The blind men shout "Let the creatures out
We'll show the unbelievers."

As the madmen play on words and make us all dance to their song
To the tune of starving millions to make a better kind of gun.
Il pezzo prende spunto probabilmente dalla situazione storico-politica della guerra fredda, ma sembra in realtà condannare tutte le guerre, nel senso più assoluto. Non ci sono infatti grossi riferimenti alla guerra fredda, ma pare piuttosto un’invettiva contro la mente umana, capace di cose orribili come la guerra, con tutte le sue conseguenze. Una specie, quella umana, che si trova sull’orlo del baratro e che sta contribuendo lentamente alla sua stessa estinzione. Particolarmente forte, suggestiva e molto significativa questa immagine:
As the reasons for the carnage cut their meat and lick the gravy
We oil the jaws of the war machine and feed it with our babies.
“Stiamo oleando le fauci della macchina da guerra e la nutriamo con i nostri bambini”: mai un’immagine fu così vivida e terrificante, così vera e scioccante, tra tutte le espressioni presenti nella discografia dei Maiden (che ha prodotto grandissimi testi, oltre che tanta ottima musica).

L’unico riferimento alla guerra fredda, in realtà, sta proprio nel titolo di questo brano: “2 minuti alla mezzanotte” è un chiaro riferimento al cosiddetto Doomsday Clock, letteralmente “l’orologio dell’Apocalisse”.  Si tratta di un orologio fittizio creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists: l’orologio intende misurare quanto siamo vicini al rischio di una guerra atomica, dunque con la possibilità concreta della fine del mondo, rappresentata dalla mezzanotte. Fu creato nel 1947, posizionando le lancette alle 23:53, a sette minuti dalla mezzanotte. Nel corso degli anni, le lancette vennero spostate molte volte, fino al punto più vicino alla mezzanotte, le 23:58 appunto, nel 1953 (a causa dei test termonucleari di USA e URSS); tale condizione rimase invariata fino al 1960, quando, tra alti e bassi, le lancette cominciarono ad allontanarsi dalla mezzanotte.

Il riferimento a questo ipotetico orologio, nella canzone dei Maiden, è proprio nel ritornello:
2 minutes to midnight,
The hands that threaten doom.
2 minutes to midnight,
To kill the unborn in the womb.
“Due minuti a mezzanotte, le lancette minacciano distruzione, due minuti a mezzanotte, per uccidere il non-nato nel grembo”: e la cosa tragica, se trasponiamo il tema di questo capolavoro nella nostra realtà attuale, è che vicini a mezzanotte ci siamo anche ora!

Dal periodo di massima distanza da mezzanotte sul Doomsday Clock, vale a dire nel 1991 (17 minuti a mezzanotte), si è verificata una lenta ma inarrestabile progressione negativa: nel 1995 le repubbliche che avevano ottenuto l’indipendenza dall’URSS sono teatro di gravi crisi politiche e sociali, mentre le spese militari (come prevedibile) non erano affatto diminuite con la fine della guerra fredda; nel 1998 viene constatato che USA e Russia ancora dispongono di ben 7000 testate nucleari pronta al lancio nel giro di 15 minuti; nel 2001 la situazione peggiora ulteriormente a causa dell’11 Settembre; dal 2007 ad oggi, la situazione precipita davvero. Non solo le tensioni e gli armamenti non accennano a diminuire, ma si aggiunge, per la prima volta da quando venne istituito il bollettino del Doomsday Clock, il pericolo di catastrofe legato ai selvaggi cambiamenti climatici. USA, Russia, Corea del Nord, Iran: tutti promettono di ridurre gli armamenti nucleari e di sottoporli a maggior controllo, ma tutti mentono spudoratamente. In più, non si accenna a voler dare un deciso giro di vite per contrastare i cambiamenti climatici. Anzi, le nostre vite e le nostre abitudini si fanno sempre più insostenibili, come viene annualmente e tristemente constatato dall’Earth Overshoot Day: impieghiamo sempre meno tempo per terminare le risorse naturali. L’ultimo anno, l’Earth Overshoot Day si anticipato di un ulteriore giorno.

Se ai tempi di 2 Minutes to Midnight, gli Iron Maiden si dovevano immaginare un conflitto nucleare a livello mondiale come causa scatenante della fine del mondo, paradossalmente, adesso è più probabile pensare ad un insieme di cause, in cui quella più verosimile è proprio la fine delle risorse naturali del pianeta e la distruzione del suo clima. È più facile pensare ad una Terra resa inabitabile a causa di una società costruita su un’idea di “crescita infinita” (e dunque impossibile e insostenibile) piuttosto che ad una guerra atomica a livello mondiale.

Ma mentre questi due fattori (gli armamenti e le spese militari che non accennano a diminuire e la progressiva catastrofe climatica e naturale) contribuiscono a far crescere l’allerta, le lancette che ci separano dalla mezzanotte sono adesso soltanto 3. E sono molto minacciose. Siamo ad un passo, dunque, dal pericolo corso durante gli anni Cinquanta. E qual è il dato più allarmante? Che nessuno sembra seriamente preoccuparsene.



Kill for gain or shoot to maim
But we don't need a reason
To Golden Goose is on the loose
And never out of season
Blackened pride still burns inside
This shell of bloody treason
Here's my gun for a barrel of fun
For the love of living death

The killer's breed or the Demon's seed,
The glamour, the fortune, the pain,
Go to war again, blood is freedom's stain
Don't you pray for my soul anymore?

2 minutes to midnight,
The hands that threaten doom.
2 minutes to midnight,
To kill the unborn in the womb.

The blind men shout "Let the creatures out
We'll show the unbelievers."
The napalm screams of human flames
Of a prime time Belsen feast ... yeah!
As the reasons for the carnage cut their meat and lick the gravy
We oil the jaws of the war machine and feed it with our babies.

The killer's breed or the Demon's seed,
The glamour, the fortune, the pain,
Go to war again, blood is freedom's stain
Don't you pray for my soul anymore.

2 minutes to midnight,
The hands that threaten doom.
2 minutes to midnight,
To kill the unborn in the womb.

The body bags and little rags of children torn in two
And the jellied brains of those who remain to put the finger right on you
As the madmen play on words and make us all dance to their song
To the tune of starving millions to make a better kind of gun.

The killer's breed or the Demon's seed,
The glamour, the fortune, the pain,
Go to war again, blood is freedom's stain
Don't you pray for my soul anymore.

2 minutes to midnight,
The hands that threaten doom.
2 minutes to midnight,
To kill the unborn in the womb.

Midnight
Midnight
Midnight
It's all night

Midnight
Midnight
Midnight
It's all night

venerdì 12 dicembre 2014

Papa Eversore I


Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso Bojano e presidente della Commissione CEI per gli affari sociali e il lavoro, ha risposto direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a proposito delle sue parole (indegne e scandalose) sulla “patologia eversiva” costituita dall’antipolitica. Qui trovate il post uscito ieri sullo stesso argomento. Il vescovo ha detto che tra un politico corrotto e un “antipolitico” onesto è sicuramente più pericoloso il primo. “E’ la corruzione che crea entrambi i guai: l’allontanamento dalla politica e poi, di conseguenza, il disservizio; però, non stiamo lì tutti, con l’indice puntato contro pochi; dobbiamo tutti insieme dire: creiamo delle istituzioni partecipative che ci permettano di tenere sotto controllo i politici, non solo additandoli ma condividendo, imparando però anche da noi stessi che il denaro, se non lo sai usare, ti schiavizza.” Ora, dando per scontato che il Bregantini non è e non sarà mai un “grillino”, difficilmente possiamo però dargli torto.

Sì, lo so: è un’ingerenza (l’ennesima) della Chiesa nelle competenze dello Stato. E sì, lo so: da che pulpito vengono queste parole. La Chiesa cattolica è e rimane quello che è sempre stata: un'istituzione di potere terreno deviata e fondamentalmente criminale. La sua storia ed il suo presente, macchiati di gravi colpe, sangue e deviazioni etiche, è la conferma. Tuttavia, il ritrovarsi d'accordo con i vescovi della CEI che parlano da Radio Vaticana, mentre si è in totale disaccordo con il proprio Presidente della Repubblica, è il colmo dei colmi.

Dal punto di vista strettamente personale, non parliamone neanche: io, agnostico e anticlericale, che critico il Presidente che dovrebbe rappresentarmi come italiano e mi trovo d’accordo con un personaggio come un vescovo che fa bellamente ingerenza nello Stato con le sue sentenze. Una sorta di contrappasso dantesco, se vogliamo. Ma questo non toglie che il vescovo abbia dannatamente ragione e che Napolitano, come al solito, maledettamente torto.

Questo purtroppo ci mette davanti ad una dura verità. E cioè che la Chiesa cattolica, al netto di tutti i difetti che possiamo (e dobbiamo) giustamente imputarle, ha avuto una capacità di riadattarsi alle esigenze del mondo moderno e della gente comune molto migliore rispetto a quella che ha avuto lo Stato italiano, che, al contrario, si è chiuso a riccio. Mentre la Chiesa ha scelto Papa Francesco, figura diametralmente opposta a moltissimi Papi del passato, la Casta ha scelto di nuovo Napolitano, un uomo del Sistema, chiuso nelle stanze del potere da oltre sessant’anni. La Chiesa ha mostrato qualcosa che, sebbene non sia che una leggera apertura perlopiù apparente, è già un passo avanti; la Casta politica invece si è arroccata, ha tagliato fuori i cittadini e adesso ha pure il coraggio di prendere quelli onesti da una parte e bollarli come “eversori”.

E sì, se ne avevate ancora dubbi, anche io che scrivo sono un maledetto eversore. Quindi state alla larga. Sono un personaggio pericoloso, parola di Re Giorgio.

giovedì 11 dicembre 2014

Patologia eversiva


Napolitano si rivela sempre di più per quello che è, e chi lo conosceva un minimo anche prima del suo regn…ops, pardon, della sua elezione (o ri-elezione ai limiti della Costituzione, se vi pare) non può certo esserne stupito.

Stiamo parlando di un signore che è in politica dal 1953 (61, ripeto, sessantuno anni fa) e una volta entrato, curiosamente, non è più riuscito a trovare la porta per uscire. Stiamo parlando di un signore talmente radicato nel Sistema di potere e nei meccanismi di questa classe politica mossa dalla corruzione, che adesso non può non esserne considerato un (in)degno rappresentante.

Ma come si fa? Porca miseria, dico io, come si fa a starsene in silenzio giorni (giorni!!!) dopo quello che è successo a Roma (Mafia Capitale in un paese civile avrebbe non solo causato le dimissioni dei rappresentanti politici, ma sarebbe stato giudicato come uno scandalo macroscopico e infamante) e poi fare un’uscita di questo genere, liquidando la storia di Mafia Capitale in due misere paroline ed individuando nella “antipolitica degenerata a patologia eversiva” il vero problema dell’Italia?

“Antipolitica è la più grave delle patologie” secondo Napolitano. Più della Mafia. Più della corruzione. Più di una classe politica in cui entrano condannati e delinquenti che si apprestano a riscrivere una delle Costituzioni meglio strutturate al mondo. Più dello svilimento della questione morale in politica. Più delle ondate di suicidi che imperversano quotidianamente nel Paese. Più delle menzogne dei media. Più della criminalità organizzata che pervade ogni processo, ogni istituzione, ogni cosa. Questo è il pensiero del Presidente della Repubblica, il garante della corruz…ops, pardon: della Costituzione.

La realtà è che la cosiddetta “antipolitica” altro non è che una vuota parola che perde ogni significato quando pecoroni di stampa e criminali della politica la usano in questo modo. Il sentimento non è quello di “antipolitica”, ma forse di “antipolitici”, contro questi politici. Magari sostituendo la classe dirigente in cui chi è onesto non va avanti e chi è colluso riscrive le leggi con una in cui l’onestà è il valore e la ricattabilità non esiste. Forse, la cosiddetta “antipolitica” è quella che chiede leggi contro la corruzione, norme di trasparenza e principi democratici che questo governo, come e più dei precedenti, non mette in atto, anzi: distrugge quel poco di buono che era rimasto nelle istituzioni democratiche.

Non si tratta di “antipolitica”, amici miei, né di “altrapolitica” (espressione creata da Flores D’Arcais, interessante ma solo in parte corretta), ma semplicemente di “politica”, nel vero senso di questa parola. La spinta che proviene dai quei “gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici”, per dirla con le parole di Napolitano, è la spinta che riavvicina chi è giovane ed esterno dai giochi corrotti del potere alla politica. E la violenza, l’intimidazione fisica, il divieto di discussione parlamentare non sono aspetti che appartengono alla cosiddetta “antipolitica”, ma agli esponenti dei partiti di governo (ci sono nomi e cognomi) che hanno infangato il buon nome della politica stessa, trasformandola in qualcosa che puzza molto più del letame.

Le parole di Napolitano non vanno solo rispedite al mittente, ma sono anche affermazioni indegne per un Presidente della Repubblica.

mercoledì 10 dicembre 2014

Riscopriamo un classico: “Sympathy for the Devil”



“Please allow me to introduce myself, I’m a man of wealth and taste.” Così, nel 1968, nell’album Beggars Banquet, si apriva una delle canzoni più singolari e geniali della storia del Rock. Un ritmo costante e martellante, misto tra samba e rock & roll, con l’incedere della voce incalzante e teatrale di Mick Jagger: basta poco e siamo già trasportati dentro uno dei più grandi classici dei Rolling Stones.

Non sono molte le canzoni che hanno dato scandalo e scioccato i benpensanti di ogni epoca come riuscì a fare Sympathy for the Devil. Credo che si possano contare sulle dita di una mano. Considerando poi che nel 1968 sembrava che qualsiasi band di ragazzi giovani, con i capelli “lunghi”, che suonava rock & roll, fosse in realtà una pericolosa gang di satanisti senza scrupoli. Figuriamoci dopo un pezzo come questo! I Rolling Stones sono diventati di diritto (e ingiustamente) gli “adoratori di Satana”.

Ma si sa: il fondamentalismo religioso, e quello cristiano non è da meno, ha sempre prodotto strane cose e atteggiamenti spropositati. Addirittura c’è chi, tra i fondamentalisti cristiani, affermava che la morte misteriosa del piccolo bimbo di Keith Richards a soli due mesi di età fosse una “giusta punizione” divina per questa canzone e per presunte frequentazioni di ambienti occulti.

In realtà, come ben vedremo, questo brano non porta con sé strane maledizioni, messaggi satanici o tantomeno adorazioni del Male. Nonostante il protagonista del brano, interpretato a meraviglia dalla voce di Jagger, sia proprio lui, il Diavolo in persona: Lucifero.
Please allow me to introduce myself
I'm a man of wealth and taste
I've been around for a long, long year
Stole many a man's soul and faith
Il Diavolo si presenta come un uomo ricco e raffinato, che ha “aleggiato” nei vari periodi della storia umana, rubando la fede e l’anima di molti uomini. E le conseguenze di questa strana “presenza” nella storia umana si sono viste in ogni suo periodo, come elenca la canzone nelle strofe successive: i dubbi e le sofferenze di Cristo, la sua crocifissione, la rivoluzione russa, il nazismo, la guerra dei cent’anni, le morti dei Kennedy. Su quest’ultimo punto c’è proprio una curiosità legata a questa canzone. Il verso in questione è il seguente:
I shouted out,
"Who killed the Kennedys?"
When after all it was you and me
Ho gridato “Chi ha ucciso i Kennedy?” quando, dopo tutto, eravamo stati io e te. L’originale sarebbe stato “Who killed John Kennedy”, riferito al compianto JFK. Ma proprio nei giorni in cui veniva incisa Sympathy for the Devil, gli Stones appresero dell’assassinio di Robert F. Kennedy, dovendo cambiare così il testo in quello che conosciamo ora. Una circostanza quantomeno “spettrale”, direi.

Il Diavolo degli Stones si rivela un personaggio fine e garbato che però si compiace e gioisce del Male di cui è capace il genere umano. Ci gode, proprio.
Made damn sure that Pilate
Washed his hands and sealed his fate

I watched with glee
While your kings and queens
Fought for ten decades
For the gods they made
Si diverte, ci prende in giro, ci deride e si compiace di quanto gli uomini siano creature atte irrimediabilmente a farsi del male a vicenda. Sembrano riecheggiare le parole di William Golding, autore del capolavoro “Il Signore delle Mosche”: “L’uomo produce il Male, come le api producono il miele”. Si tratta della nostra natura, non possiamo farci niente.

Perché in effetti è proprio questa la chiave di lettura di Sympathy for the Devil. Non è di Lucifero in persona che stiamo parlando, ma del Male che si annida dentro ogni uomo. Ognuno di noi ha un pezzettino di Diavolo al proprio interno, che lotta contro il bene che abbiamo dentro e cerca di farlo inciampare. Gli suggerisce di gioire del Male e di causare sofferenza. Gli tende ogni trappola possibile e spesso non è facile non dargli ascolto. Particolarmente significativa la strofa finale:
Just as every cop is a criminal
And all the sinners saints
As heads is tails
Just call me Lucifer
‘cause I’m in need of some restraint

Il poliziotto è anche un criminale, e i santi sono anche peccatori. La testa e la coda sono, tutto sommato, la stessa cosa. E Dio e Lucifero sono, irrimediabilmente, entrambi dentro di noi. Ancora più significativa è un’intervista a Keith Richards:
“Before, we were just innocent kids out for a good time, [then] they're saying, 'They're evil, they're evil.' Oh, I'm evil, really? So that makes you start thinking about evil... What is evil?… There are black magicians who think we are acting as unknown agents of Lucifer and others who think we are Lucifer. Everybody's Lucifer.”
“Everybody’s Lucifer”. Tutti siamo Lucifero. E la grande lezione di questo pezzo è proprio questa: il bene e il male sono intrinsecamente legati dentro di noi, e spesso agiscono come organismi autonomi, fuori dal nostro controllo. Dare loro un nome (“Dio” o “Lucifero”) ci aiuta a controllarli, a “tenerli a bada” (“Chiamatemi semplicemente Lucifero, perché ho bisogno di un qualche controllo”) e a scinderli fino a farci capire cosa è bene e cosa è male.

Altro che “Inno a Satana”, dunque. Senza dimenticare che “Sympathy” in inglese non ha lo stesso valore di “Simpatia” in italiano, ma è traducibile più con “solidarietà”, “comprensione”, “compassione”. Si tratta forse di uno dei testi più originali e geniali nella storia del Rock, e della musica in generale.

Se proprio vogliamo trovare una vera maledizione legata a questo pezzo, è un’altra: la cover di Sympathy for the Devil realizzata dai Guns N’ Roses come colonna sonora ai titoli di coda del film Intervista col Vampiro, che peraltro è una delle cover meglio realizzate in assoluto a mio avviso, è stata incisa con Axl Rose che chiamò a registrare la chitarra ritmica Paul Hudge. Slash fu talmente disturbato dalla mossa di Axl Rose che questo evento fu “la goccia che fa traboccare il vaso”, e decise definitivamente di lasciare il gruppo, trasformando di fatto i Guns N’ Roses in quel troiaio di band che sono stati dal 1994 ad oggi. Tutto per colpa di Sympathy for the Devil. Eh, beh, insomma: se ascoltate Chinese Democracy dei Guns N’ Roses, risulta evidente che il Diavolo, stavolta, ci ha davvero messo lo zampino.



Please allow me to introduce myself
I'm a man of wealth and taste
I've been around for a long, long year
Stole many a man's soul to waste

And I was 'round when Jesus Christ
Had his moment of doubt and pain
Made damn sure that Pilate
Washed his hands and sealed his fate

Pleased to meet you
Hope you guess my name
But what's puzzling you
Is the nature of my game

I stuck around St. Petersburg
When I saw it was a time for a change
Killed the czar and his ministers
Anastasia screamed in vain

I rode a tank
Held a general's rank
When the blitzkrieg raged
And the bodies stank

Pleased to meet you
Hope you guess my name, oh yeah
Ah, what's puzzling you
Is the nature of my game, oh yeah
(Woo woo, woo woo)

I watched with glee
While your kings and queens
Fought for ten decades
For the gods they made
(Woo woo, woo woo)

I shouted out,
Who killed the Kennedys?
When after all
It was you and me
(Who who, who who)

Let me please introduce myself
I'm a man of wealth and taste
And I laid traps for troubadours
Who get killed before they reached Bombay
(Woo woo, who who)

Pleased to meet you
Hope you guessed my name, oh yeah
(Who who)
But what's puzzling you
Is the nature of my game, oh yeah, get down, baby
(Who who, who who)

Pleased to meet you
Hope you guessed my name, oh yeah
But what's confusing you
Is just the nature of my game
(Woo woo, who who)

Just as every cop is a criminal
And all the sinners saints
As heads is tails
Just call me Lucifer
'Cause I'm in need of some restraint
(Who who, who who)

So if you meet me
Have some courtesy
Have some sympathy, and some taste
(Woo woo)
Use all your well-learned politnesse
Or I'll lay your soul to waste, mm yeah
(Woo woo, woo woo)

Pleased to meet you
Hope you guessed my name, mm yeah
(Who who)
But what's puzzling you

Is the nature of my game

martedì 9 dicembre 2014

Le infinite cazzate di Paolo Attivissimo

Qui vediamo Paolo Attivissimo nell'intento di sostenere gli USA sulla Luna di cartone.
Paolo Attivissimo è il famoso debunker di professione del CICAP, l’associazione di Piero Angela atta a due principali attività: la prima, ossia confutare affermazioni sul paranormale (come maghi, veggenti, e quant’altro); la seconda, intrapresa appena dopo pochi “casi” smascherati, è la ferma intenzione di confutare ogni tesi su fatti di politica o attualità non concordanti alle versioni governative. Ed è questa seconda caratteristica – la difesa a spada tratta di versioni “ufficiali” governative, inculcando nella testa della gente che i governi non mentono mai i propri popoli – che rende il CICAP, Attivissimo e persino Piero Angela un gruppo di personaggi infimi che non meritano il minimo rispetto umano.

Ho già scritto a lungo sull’argomento “complottismo/debunking” e sul CICAP, dunque non mi dilungherò qui. Mi limiterò a coprire di ridicolo (perché è l’unica cosa saggia da fare) l’intervista a Paolo Attivissimo pubblicata da Linkiesta.it, con la quale ho tristemente appreso che Attivissimo è ancora piuttosto attivissimo nella sua opera di disinformazione. E, nota bene: la disinformazione è ben peggio della mancanza d’informazione.

Cominciamo con lo stupidario di castronerie tratte dall’intervista in questione:

“Il cospirazionismo nasce da un bisogno di vedere confermata la propria visione del mondo.”
Questo è interessante. Fatemi capire, come se avessi sei anni: sospettare un complotto, tra le alte sfere di un governo, di fronte ad una tesi “ufficiale” che fa acqua da tutte le parti (basterebbe semplicemente condurre una nuova indagine, stavolta indipendente dal governo americano, se stiamo parlando di 11 Settembre!) sarebbe un “bisogno di vedere confermata la propria visione del mondo”? La mia visione del mondo è quella in cui l’umanità vive come un’unica famiglia, un unico organismo, preferendo la l’aiuto reciproco e la lealtà alla competizione e alla guerra. Questa è la mia visione del mondo. Non quella in cui un governo mette in scena un auto-attentato causando la morte di migliaia di concittadini e dando vita a nuove guerre nel pianeta.

“Io vedo una fotografia del Pentagono dopo l’11 settembre, e il buco nel muro. E mi dicono ‘È troppo piccolo perché sia stato davvero provocato dall’aereo’. È interessante, ma è solo una foto. Eppure per alcuni basta per togliere fondamento a tutto il modo in cui viene raccontato l’11 settembre.”
Prego?!? A parte il fatto che ancora, nel dibattito, non sia ancora stata data una risposta seria al quesito del “buco” del Pentagono (in cui non passa neanche un aereo per intero e su cui era impossibile avvicinarsi in volo a quella velocità) ma qui Attivissimo dimentica (volutamente!) di menzionare le decine di altre domande che rendono la questione dell’11 Settembre una domanda ancora molto opaca e mai risolta. Dicendo così tende – volutamente e in malafede – a sdoganare l’intero dibattito sull’11 Settembre come il delirio di poche persone sulla base di un solo elemento. Ragazzi, un ladro è più onesto di questo qui.

“Pensiamo alle case farmaceutiche: tutti abbiamo il sospetto che un po’ ci marcino sopra, anche perché sono aziende, e hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti e non il bene dell’umanità. Il fatto che un farmaco inutile venga introdotto solo per il loro interesse è una tesi di complotto sostenibile, ma il problema è sempre lo stesso: i dati. Serve la dimostrazione, la realtà fattuale.”
Certo, come no: le case farmaceutiche mai e poi mai svenderebbero la propria dignità e la propria “missione” con lo scopo di lucrare sul loro business. Come no. Le posizioni di Attivissimo sono talmente ingenue da risultare ridicole. Pare che sia una roba da “complottisti” immaginare che dei grandi imprenditori (perché di questo si tratta) che sono uomini come me e te che leggi e che come tali si fanno tentare dal denaro e dalle ambizioni di ricchezza possano mettere al primo posto i soldi piuttosto che il bene collettivo: proprio un’ipotesi folle, non c’è che dire. Ma le cazzate di Attivissimo non sono finite. Andiamo avanti.

“Io vedo nel diverso le cause dei problemi, e il diverso è qualsiasi gruppo isolato e separato dalla comunità principale. E allora è colpa di ebrei, massoni, immigrati, rom, e così via. È una visione tribale, solleva dalle proprie responsabilità e crea un nemico.”
E qui Attivissimo fa il classico calderone con tutte le “teorie del complotto” messe assieme, tutte sullo stesso piano. Tratta allo stesso modo le teorie del complotto antisemitiche e le altre teorie che invece non hanno niente a che vedere con tutto ciò. E lo fa in modo misero, meschino, sottile, quasi subliminale. E come? Asserendo di fatto che tutti i complottisti siano, fondamentalmente, dei razzisti.

“Poi il punto problema è che il cospirazionismo appaga. Mette ordine nel mondo. Le cose succedono a casaccio, il caos fa paura. L’idea di un Grande Vecchio che vede e provvede dà un senso a tutto, e per molti un ordine negativo è preferibile al disordine, rassicura di più.”
Siamo alle solite. I complottisti amano pensare che i governi di questo pianeta siano in qualche modo legate in un grande e losco affare ai danni della collettività perché questo pensiero li “rassicura di più”. Ma Attivissimo si ascolta ogni tanto mentre spara queste stronzate?

“Che a un grande evento spettacolare deve corrispondere una causa altrettanto grande. La nostra mente fatica ad ammettere che un personaggio come la principessa Diana possa morire per circostanze banali come un incidente d’auto, di notte, in una galleria. O che Kennedy venga ucciso, davanti a tutti, da un cecchino squilibrato.”
Invece pensare ad un complotto nella famiglia reale, o che l’assassino di Kennedy non sia colui che è stato arrestato mi tranquillizza molto.

“Avere un figlio autistico può portare qualcuno a cercare un colpevole, ad attribuire ad altri le ragioni di un fatto che sono del tutto casuali, e lo trovano nei vaccini.”
Lasciamo perdere, non commentiamo neanche. A quanto pare, anche i magistrati che hanno recentemente aperto delle indagini sono dei “complottisti”. Attivissimo, evidentemente, non segue neanche le notizie dai giornali. Si limita ad ascoltare Piero e Alberto Angela in tv.

“Bisogna insegnare la razionalità a scuola, perché non è una caratteristica dell’uomo. Le sensazioni, le emozioni, sono cose molto umane. E la scienza serve a contrastarle nelle sue forme più degenerate. Ignorare il metodo scientifico è un atto irresponsabile, e succede spesso, per motivi di ogni genere.”
Il messaggio che Attivissimo vorrebbe far passare con questa affermazione è molto grave, a mio avviso. Non bisogna certo confondere la scienza con il metodo scientifico: la prima è la materia, l’insieme di conoscenze acquisite tramite il secondo, e cioè il metodo scientifico. Che è un metodo sperimentale, che dunque a volte fallisce, proprio per la sua natura. Ma tutto, tutto quanto nella storia dell’umanità, si è mosso grazie alla spinta della curiosità umana, della sensazione, del sogno, delle ipotesi più folli. Dalla scoperta del fuoco fino alla tecnologia dei giorni nostri. Senza la spinta sostanziale di questi fattori squisitamente umani (e spesso anche molto forti e determinati nonostante la mancanza di “prove concrete”) sarebbe stato impossibile portare la scienza a progredire. “L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l'immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l'evoluzione.”, diceva qualcuno. Ma Attivissimo, da becero ignorante qual è, preferisce giudicare queste umane ed essenziali qualità (le sensazioni e le emozioni), anche quando esagerate (come se fosse una cosa negativa) come “forme degenerate”. Non solo, dunque, un atteggiamento dis-umano, ma anche anti-scientifico.

 “Il cospirazionismo è tossico proprio perché distoglie dai veri complotti, che hanno un effetto reale sulla vita di tutti.”
Pardon, Attivissimo. Dico un’ultima cosa e poi mi cheto. È il tuo mestiere quello che è da considerarsi “tossico”. Perché non parte dalle basi, dai fatti, ma parte dalle tesi che vengono divulgate dai governi, andando a cercare solo le “prove” che avvalorano quella tesi. Il termine stesso “debunking” indica la volontà di affermare teorie concordanti a quelle che nella storia hanno sempre “fatto comodo” ai vari governi, rei in realtà di gravi menzogne. Non ho mai visto un “debunker” smontare una teoria governativa. Perché? E che nessuno mi dica che i governi non ne hanno mai combinata una, per piacere. Il “debunker” ha proprio questa, come missione: supportare sistematicamente e con metodi apparentemente scientifici qualsiasi menzogna comoda al Sistema. Che è quanto di peggio, perché se è grave la corruzione, intesa come l’atto di corrompere in cambio di denaro o favori, è la corruzione della propria integrità ed la rinnegazione della propria onestà il crimine più grande. 

giovedì 4 dicembre 2014

Il Partito Trasversale del Malaffare


La vicenda di Mafia Capitale rende ancor più evidente quello che per alcuni era già evidente in passato. Ossia che l’Italia non ha mai conosciuto una tradizione politica vera e propria, ma un continuo susseguirsi di loschi affari che hanno coinvolto elementi da destra e sinistra che una sola cosa avevano in comune: l’interesse privato e la reciproca ricattabilità.

Attenzione, qui non stiamo dicendo che “destra e sinistra sono la stessa cosa” o che “in politica rubano tutti”. Questa sarebbe un’affermazione generica, poco fondata e soprattutto qualunquista. Qui stiamo solo analizzando il fatto che dalle amministrazioni locali ai governi nazionali che si sono succeduti in questo paese, di fatto chi ha potuto prendere decisioni e avere peso politico è sempre stata una classe a-politica (perché né di destra né di sinistra) trasversalmente d’accordo su questioni economiche ed interessi reciproci di fondo, di politici corrotti alleati tra loro nel nome della ricattabilità.

Non puoi fare politica in questo sistema senza essere ricattabile. Chi afferma il contrario o è in malafede o non conosce affatto la politica degli ultimi 20 anni. Puoi fare politica, certo, ma non occuperai mai un ruolo decisionale, perché questo sistema si guarderà bene dal far entrare uno “svincolato”, un “onesto”, nel giochetto delle parti. E mentre nominalmente, ma solo nominalmente, destra e sinistra si fanno la guerra, esiste un “mondo di mezzo” (se vogliamo citare le parole di Carminati) in cui è un solo partito, il Partito Trasversale del Malaffare, a comandare davvero le sorti della politica di questo paese.

Le larghe intese in atto da aprile 2013 e tutt’ora vive e vegete, nonostante le promesse del pinocchietto di Rignano sull’Arno, non sono altro che un’espressione lampante di quello che era stato il “mondo di mezzo” esistente già in precedenza, molto in precedenza: il Partito Trasversale, quello che sta sotto, che non si fa vedere, che dunque governa davvero il paese, è stato costretto a venire allo scoperto grazie ad un corto circuito costituito da una forza parlamentare per la prima volta completamente assente da questo processo di ricattabilità.

E qui casca l’asino, purtroppo. Già, perché ben presto abbiamo scoperto che persino nel M5S esistono personaggi che sono voluti entrare in politica usando la spinta popolare di Beppe Grillo solo per poter partecipare a questo gioco d’interessi privati. La Gambaro, assieme a tutti gli altri “fuoriusciti” che sostengono di fatto il governo Renzi, fino ad Artini (“la frusta pe’i’su’culo”) sono andati ad ingrassare quella classe politica trasversale che mette tutti d’accordo nel nome della corruzione e del malaffare. Perché anche nel M5S sono entrati esseri umani e non alieni, molti di loro si sono rivelati particolarmente impressionabili dal life style di questa Casta, e probabilmente alquanto attratti dagli interessi di questo “mondo di mezzo”. Questo a causa di una scarsissima abilità di selezione di quella che in un partito si chiamerebbe “classe dirigente”. Come scrissi per il “caso Venturino” in Sicilia, è su questo che si gioca (e si giocherà) il futuro del MoVimento 5 Stelle. Ecco perché la mossa dei 5 “garanti” del “direttorio” è la prima  mossa saggia da un pezzo a questa parte. La democrazia diretta è una bella cosa, ma quando si tratta di una selezione seria, è preferibile valutare i meriti, piuttosto che i voti ricevuti tramite un sito web. Occorre conoscere personalmente questi soggetti e valutarne capacità e soprattutto lealtà e dedizione. E questo in troppi casi non è stato fatto.

O il M5S imparerà a scegliere in modo attento ed oculato i propri rappresentanti, o verrà risucchiato (solo in parte, ma tanto basta al Sistema corrotto) dai meccanismi della Casta trasversale. Ed il Partito Trasversale, i mascalzoni della larghe intese, sarà l'unico a trarvi profitto.

mercoledì 3 dicembre 2014

In Rock ‘n’ Roll we trust – it’s Rock or Bust!


Ero molto curioso di ascoltare il nuovo lavoro degli AC/DC, caratterizzati negli ultimi tempi da una sorta di “eterno ritorno” sulla scena rock mondiale. Infatti, dopo averli dati per finiti con Stiff Upper Lip (in realtà già con Ballbreaker si vociferava di un possibile abbandono dalla scena da parte del gruppo) si sono rifatti vivi con Black Ice. Black Ice fu un disco non male, anche se pieno di molti filler messi lì tanto per far numero. E tanto per affermare in modo insidacabile che si trattava davvero dell’ultimo lavoro della storica band australiana.

Dopo essermi perso le due date di Milano nel 2009, annunciate come uniche date italiane del loro tour d’addio e con biglietti finiti in pochi minuti, Angus e compagni decisero di replicare con un breve tour, passando stavolta da Udine nel maggio 2010. E quello non me lo persi. In coda al Box Office (perché ancora non era così semplice e naturale acquistare un biglietto via internet, se la connessione ti abbandonava il concerto te lo sognavi) per riuscire ad avere i primi biglietti. E nonostante il biglietto lo avessi comprato ad appena 17 minuti dalla prima emissione, erano rimasti solo i posti della curva dello Stadio Friuli. Al concerto vendevano le magliette “Last tour 2010: and now, WE SALUTE YOU” giocando con le parole di una loro grande canzone, facendoci capire che stavolta davvero si sarebbero sciolti.

E invece, rieccoli qua, nonostante i problemi di salute di Malcolm (quanto mi è dispiaciuto apprendere della demenza che ha afflitto il chitarrista ritmico degli AC/DC) e i problemi legali di Phil (ancora non si è ben capito cosa diavolo è successo!) a sfornare un altro disco di inediti (11 questa volta) a 6 anni di distanza da Black Ice.

Premessa: chi scrive è un die-hard fan degli AC/DC, quindi non potete aspettarvi critiche come “E’ da 40 anni che suonano la stessa cosa”: è un bene che gli AC/DC suonino la stessa cosa da 40 anni (41 per l’esattezza!) e imputare la mancanza di varietà agli AC/DC è come imputare ad una bella ragazza di non essere invecchiata di una sola ruga dopo molto tempo. It’s Rock ‘n’ Roll, and we like it: è molto semplice. Come dimostra un’intervista ad Angus rilasciata sul libro “Guitar Heroes” di Battigelli, quando ad Angus venne fatto notare che gli AC/DC avevano registrato 12 album tutti uguali, lui ci pensò un attimo su e rispose: “Sbagliato. Noi abbiamo registrato 13 album tutti uguali.” Idolo.

Il nuovo Rock Or Bust parte col botto: la title-track apre le danze e siamo nel più classico stile AC/DC. Riff tagliente, ritmo marcato ed elettrizzante scandito dalle note stoppate del basso, voce cartavetrata e inconfondibile di Brian Johnson. Inizi a muoverti a tempo e non ne puoi fare a meno. Una goduria immensa.
Si prosegue con la fantastica Play Ball, una sorta di hard blues con un gran lavoro di chitarra, che si intreccia alla perfezione con i cori del ritornello. Un pezzo che vi resterà in testa sin dall’inizio. Come iniziare al meglio un nuovo disco? Ovvio, con due instant classics. Che domande!
L’ottantiana Rock The Blues Away ci riporta a sonorità e melodie dell’epoca partita nel 1980 con Back in Black e, più nello specifico, con l’immortale Shook Me All Night Long. Un pezzo riuscitissimo anche questo.
Miss Adventure, con un killer riff ed il coro da stadio, è un brano diretto e senza compromessi: si tratta del più classico stadium rock.
La successiva Dogs Of War è un semplicissimo giro di accordi, che però suona così maledettamente bene come solo gli AC/DC possono fare. Un po’ come War Machine nel disco precedente, questo pezzo tende a incupire l’atmosfera, renderla più accattivante, con un pezzo che obiettivamente non è da 10 e lode, ma, se ben piazzato, suscita comunque un’ottima impressione.
Con Got Some Rock & Roll, Hard Times, Rock The House e Sweet Candy ci troviamo davanti ai classici filler di un B-Side, pezzi senza infamia e senza lode che adempiono però in modo egregio al proprio compito: tenere alto il ritmo dell’album.
Non rientrano secondo me nella categoria “filler” i due pezzi migliori del “B-Side” di questo album: Baptism By Fire e Emission Control. Il primo è una sassata di rara potenza che, per carità, non sarà Riff Raff, ma comunque resta una perla di aggressività: il classico pezzo headbanger che non può mancare in un album degli AC/DC che si rispetti. La track conclusiva, Emission Control, chiude con un magistrale riffing di chitarra quello che sicuramente è un buon disco, anzi più che buono, come quasi tutte le produzioni degli AC/DC.

Perché puoi dire quello che ti pare, ma questo gruppo di rocker ormai sessantenni che ancora ci danno dentro come quando avevano 19-20 anni, mettendoci tutta la voglia e la passione del mondo, non può fare altro che piacere. Già, perché difficilmente abbiamo visto e ancor più difficilmente vedremo in futuro una band che in ogni album rimane fedele al proprio stile, senza scendere a compromessi con imposizioni di mercato o mode temporanee. Perché qui stiamo parlando di una cosa sola: il Rock ‘n’ Roll. Che è estraneo alle mode temporanee, se è fatto in modo autentico, dato che così è nato e così rimane. E che non ha nessun motivo di evolversi e di suonare diversamente, perché è la cosa migliore che possiamo ascoltare ogni volta che accendiamo la radio. Come dicono gli AC/DC nella opener di questo album, con una rima che è tanto vecchia quanto genuina e autentica “In Rock ‘n’ Roll We Trust: It’s Rock Or Bust”.


lunedì 1 dicembre 2014

Invenzioni di una mente cattolica: il “cassacandelabro”


A Bergamo, il rettore del santuario di Caravaggio ha avuto un’idea geniale. La sua divina inventiva cattolica ha escogitato questo nuovo modello di candelabro-bancomat, in cui anziché mettere le monetine per accendere la candela di turno, si sarebbe dovuto adoperare una carta di credito.

L’idea del geniaccio, tale Don Gino Assensi, ha avuto vita breve, creando polemiche e risentimenti che hanno costretto il novello Da Vinci a ritirare anzitempo la sua creazione. Vuoi per la stramba novità, sicuramente difficile da digerire per un popolo conservatore come quello degli osservanti pii cattolici, vuoi per le strane tariffe che si aggiravano sul celestiale touch screen: scorrendo si potevano infatti trovare cifre che oscillavano tra i 10 euro per far dire una messa in suffragio e i 420 euro (!!!) per un intero mese di celebrazione. Una sorta di abbonamento formato biblico.

Ora, se da una parte tutto questo disturba, anzi deve disturbare, una persona ragionevole e di buon senso (con tutte le entrate che ha la Chiesa cattolica, pure questa?) da un’altra parte mi viene da dire: perché no? Perché non bandire totalmente la raccolta di contanti nelle chiese? Perché non obbligare anche la Chiesa cattolica sin dalle piccole parrocchie a pagare le tasse che puntualmente evade? Se non è possibile far sì che la gente smetta di donare tali cifre (meno male che c’è la crisi!) ad un’istituzione già abbastanza ricca e benestante così “a cuor leggero” (in definitiva se non è possibile precludere a degli imbecilli la possibilità di buttare denaro per un’associazione a delinquere), almeno facciamo in modo che su questi soldi ci si paghi le tasse!

In realtà, la storia del “cassacandelabro” che, quando l’ho letta, speravo fosse Lercio e invece era la verità, è ridicola. Lo è perché mette in risalto quanto sia ridicolo il “chiedere i soldi” da parte della Chiesa cattolica.

Fa del bene? Può darsi. Ma mai tanto da giustificare il male che ha fatto nei secoli e quello che continua a fare adesso.
Ne ha bisogno? Ma quando mai: se esiste al mondo uno Stato che non ha bisogno di aiuti economici, ahimè, quello è proprio il Vaticano.
Perché ci credono? Non diciamo sciocchezze, Dio è onnipotente, non ha certo bisogno di soldi: casomai è l'uomo (avido e ladro) ad averne bisogno.
È “legale”? Ancora meno: su questi soldi la cara Madre Chiesa non paga un cazzo di niente di tasse e poi pontifica pure tramite il “povero” Francesco sul “valore della povertà”, sull’”arte della sobrietà”.

La Chiesa cattolica che chiede soldi è la più bizzarra barzelletta che si possa raccontare. Ne volete sapere una ancora più ganza? Vi racconterò quella degli imbecilli che gli regalano i propri soldi di spontanea volontà, ma, vi prego, non mettetevi a ridere.

domenica 30 novembre 2014

Mary aveva un agnellino


“Mary Had A Little Lamb” è un classico blues di Steve Ray Vaughan, probabilmente uno dei pezzi più conosciuti del chitarrista di Dallas, immortalato nell’album-capolavoro “Texas Flood”. Ma forse pochi sanno che, come spesso accade in un album blues, solo 6 delle 10 canzoni presenti in Texas Flood sono state scritte da Stevie Ray Vaughan. E Mary Had A Little Lamb è una di queste. Anzi, come vedremo tra poco, le origini di questo pezzo vengono da molto, molto lontano.

Il testo: Mary had a Little Lamb ha una grande storia dietro di sé. Si tratta infatti di una filastrocca per bambini diffusa in America nel 1800.
Mary aveva un agnellino,
il cui pelo era bianco come neve.
E ovunque Mary andava,
l'agnellino sicuramente la seguiva.
L’importanza “storica” di questa filastrocca è davvero curiosa. Thomas Edison, quando nel 1877 inventò il primo fonografo, strumento per registrare e riprodurre i suoni, per “testare” la sua nuova invenzione canticchiò proprio i primi versi di questa filastrocca. Possiamo dunque affermare che la frase “Mary had a little lamb” è stata, in assoluto, la prima frase nella storia ad essere registrata.

La versione che tutti conosciamo di questa canzone è sicuramente quella che Stevie Ray Vaughan pubblicò nel suo primo album in studio, Texas Flood. Texas Flood, pubblicato 1983 per Epic Records, ha l’enorme merito di aver riportato il blues a livelli mainstream, dopo anni di lontananza dal grande pubblico. Segna il grande blues revival andato in scena negli anni 80. Possiamo quasi affermare che, se ancora oggi ci sono persone che vengono facilmente a conoscenza di artisti blues, è praticamente grazie all’incredibile impatto di SRV e dei suoi Double Trouble. Texas Flood, con i suoi classici Pride and Joy, la title-track Texas Flood e appunto Mary Had a Little Lamb, costituisce dunque uno dei dischi più importanti nella storia della musica blues e colloca di diritto SRV nell’olimpo dei più grandi chitarristi blues di tutti i tempi. Per un assaggio delle sue qualità, è sufficiente l’ascolto di un pezzo tratto proprio da Texas Flood: Rude Mood.



La prima versione propriamente blues di Mary Had A Little Lamb, che si distaccava dalla versione originale della filastrocca per bambini, l’ha scritta da giovanissimo il grande bluesman Buddy Guy, nel 1969. Già allora potevamo sentire le tonalità acute della sua versatile voce “black”. Ovviamente la versione di Buddy Guy rappresentava un approccio più grezzo e più spregiudicato, mentre SRV ha di fatto “ripulito” e dato una connotazione più groove a questo classico. Possiamo però, ascoltando la versione “originale” di Buddy Guy, notare che SRV non ha fatto altro che “personalizzare” la canzone con il suo stile soggettivo, mentre risulta chiaro che l’autore del pezzo, come peraltro tributato giustamente da SRV nel disco, sia proprio il mitico Buddy Guy.



Le versioni celebri di questa canzone, tuttavia, non finiscono qui: già, perché nel 1972 l’ex-Beatle Paul McCartney pubblicò, assieme alla sua nuova band Paul McCartney & Wings, un 45 giri di nome Little Woman Love. Il B-side di questo singolo era, inutile dirlo, proprio Mary had a Little Lamb. Questa volta, però, ci allontaniamo dal sound blues di Buddy Guy, tornando alle origini: si riprende infatti la melodia “classica” della filastrocca, unita ovviamente ad un sound estremamente Seventies e alla voce inconfondibile del cantante storico dei Beatles. Davvero uno spettacolo di canzone, anche questa.



Questo è il blues, signori, questa è la vita: un ciclico e ridondante susseguirsi di eventi che si richiamano tra loro e formano qualcosa che è molto più simile ad un percorso che ad un punto fermo. Allo stesso modo, Mary Had A Little Lamb ci ha fatto fare molte miglia, passando per Thomas Edison e la voce graffiante di Buddy Guy, arrivando a destinazione con Paul McCartney ed il Blues Revival degli Eighties. Mary Had A Little Lamb è un capolavoro, un piccolo gioiello che ho sempre amato perché mi ricorda, con una puntuale e precisa insistenza, che la musica e la vita sono due concetti molto simili, se non lo stesso identico aspetto: un percorso infinito di ciclici eventi sempre in evoluzione.



Mary had a little lamb
His fleece was white as snow, yeah
And everywhere the child went
That little lamb was sure to go now.

He followed her to school one day
Which broke the teachers rule
But what a time did they have
That day at school.

Tisket! Tasket! baby
A green and yellow basket
Sent a letter to by baby
And on my way I past it.

Express myself.

martedì 25 novembre 2014

Coltivatori d’astensionismo


I dati relativi alle recenti elezioni regionali non fanno altro che convincermi di qualcosa che già sapevo ben prima delle elezioni, perfino quelle cruciali elezioni politiche del 2013. E per dati relativi alle elezioni regionali non intendo certo quelli relativi alla vittoria di Renzi (perché in uno Stato democratico chi vince le elezioni essendo votato da un elettore su cinque non è realmente legittimato a governare) né quelli relativi al flop del M5S (perché aumentare il numero assoluto dei propri voti non è un flop). Ma neanche la sconfitta del Pd di Renzi, perché – ahimè – si governa con le percentuali di chi è andato alle urne a votare, e dunque Renzi ha stravinto. E neanche alla storia che il M5S debba ritenersi soddisfatto dell’esito delle elezioni, perché se il 60% degli italiani sta a casa invece di andare a votarti, e quelli che votano sono talmente masochistici da votare di nuovo Pd, allora significa che non hai fatto una campagna elettorale fruttuosa, ma neanche sufficiente. In un certo senso credo abbia ragione Pizzarotti: “Non abbiamo intercettato il non-voto”.

Tuttavia, l’idea che il non-voto potesse essere intercettato completamente, e che buona parte poteva essere intercettato dai 5 Stelle, non è un’analisi corretta. Chi non ha votato, sapendo benissimo di contribuire direttamente alla vittoria del più forte (il piccolo grande dittatore Renzi), difficilmente potrà mai votare 5 Stelle. Perché piuttosto di far vincere questo insipido e bimbominkia-style cancro della democrazia, una persona ragionevole vota per chi almeno potrebbe contrastarlo, con chi potrebbe dargli del filo da torcere, pur sapendo che sta votando il “meno peggio”. In fondo, la sinistra è abituata a votare il meno peggio, lo ha fatto per decenni.

Ma allora perché non votare i 5 Stelle? E qui entra in gioco l’informazione. L’informazione distorta e di regime ha demonizzato in ogni modo le posizioni del M5S, dipingendolo come una Lega Nord 2.0 o come un Front National all’italiana. La conferma che si tratti di puttanate spaziali è semplicemente il fatto che la Lega Nord di Salvini, al contrario, è salita molto (sempre a livello di percentuale) e che Salvini creerà un nuovo partito, una sorta di Front National à la Le Pen, per poter guidare la destra in Italia, e che mai e poi mai il M5S ne condividerà le ideologie e mai e poi mai ne sarà alleato.

Ma se da una parte il M5S ha le sue colpe (non puoi non andare in Tv mentre le Tv ti spalano merda addosso, che questo sia deleterio per il MoVimento è lapalissiano) e la sua campagna elettorale dovrebbe sforzarsi maggiormente nel canalizzare i voti degli astensionisti, il grande artefice di questa disfatta della democrazia (perché di questo si tratta, quando l’astensionismo raggiunge questi livelli) è proprio la classe politica dirigente italica, degnamente rappresentata da Matteo Renzi.

Questa è una classe politica strana: negli altri paesi, l’astensione è vista con paura, con timore, con sdegno, con preoccupazione. Al contrario, il Renzismo di oggi fa una campagna (politica, prima ancora che elettorale) che mira proprio al non-voto. Non si ciba di voti e di elettori, ma si nutre di astensionismo e di disillusi della politica. Vive di menefreghismo e qualunquismo. È una classe politica che vuole, più di ogni altra cosa, che la gente stia a casa, il giorno delle elezioni.

Il motivo? Prima di tutto, l’astensionismo premia il partito più forte. E al momento, i più forti sono loro. Inoltre, l’astensionismo aumenta il valore del voto di scambio e della corruzione: se esiste un voto di scambio (che ha smesso da un pezzo di essere solo di stampo mafioso, non a caso il Pd che si finanzia con le cene da 1000 euro con gli imprenditori ne è un validissimo esempio) è estremamente più efficace se a votare ci va poca gente. Più “gli onesti” e “chi non ha nessuno da ringraziare” vanno a votare, meno il voto di scambio ha valore percentuale.

Non a caso, il grande vincitore di queste elezioni è un tizio che ha perso circa 700.000 voti, che governa senza essere mai stato votato da nessuno, se non dal Gabibbo, e che fa di tutto per disilludere il cittadino medio dalla politica. E a non vincere queste elezioni è stato un movimento giovane e pulito che ha guadagnato oltre un centinaio di migliaia di voti rispetto all’ultima chiamata alle urne.

È questa la logica e il fine ultimo di questa classe politica: rovesciare i valori che stanno alla base di una qualsiasi democrazia rappresentativa. Rendere la politica qualcosa riservato a pochi privilegiati e restare in quattro gatti a votarsi a vicenda.

Se l’astensionismo cala, allora Renzi ha paura. Purtroppo, al momento, Renzi non ha nulla da temere: un italiano su cinque lo vota, ma nello stesso momento ce ne sono altri tre che stanno a casa a renderlo davvero forte.
UA-57431578-1